28 maggio – 1 giugno 2026: soldati israeliani in Sardegna. Diario d’inquietudini e domande Dalle piazze di tutto il mondo si leva alto il grido per liberare la Palestina
dall’Oppressione: Free Free Palestine! Palestina Libera! Chiedendo a gran voce
di fermare il genocidio! Di rispettare il Diritto Internazionale! In due anni e
mezzo dal 7 ottobre sono 1500 i bambini arrestati nelle carceri israeliane,
secondo l’ultimo rapporto sull’uso della tortura da parte di Israele nei
territori palestinesi occupati, presentato in Senato da Francesca Albanese,
Relatrice Speciale dell’Onu sui territori palestinesi.
E quale sarebbe la destinazione di chi perpetra violenza nei confronti di minori
in un genocidio in atto?
Giovedì 28 maggio Pierpaolo Loi (Redazione Pressenza Sardigna) riporta l’arrivo
di quattro voli provenienti da Tel Aviv, con dispiegamento di forza pubblica
nell’aeroporto di Cagliari-Elmas, diretti ad uno dei più lussuosi resort
presenti nel Sud Sardegna.
E dire che proprio il 28 maggio 2026, a Cagliari si è svolta la presentazione
dei lavori del Consiglio delle Bambine e dei Bambini del Comune di Cagliari sul
tema della Pace, del progetto su la “Pace disarmata” presentato dalla classe 1ˆA
della Scuola Secondaria di Primo grado “Manno” e dell’intervento “Imparare a
parlare la lingua della pace e della non violenza” da parte del ricercatore e
docente di Pedagogia generale e sociale dell’Università di Cagliari Salvatore
Deiana, nei locali della Mediateca del Mediterraneo di Cagliari (MEM)
all’interno del progetto promosso dal Comune: “Cagliari città della Pace”. E
dire che la Regione Sardegna ha sottoscritto a ottobre 2025 il documento dal
titolo: “Sardinia Peace Island – Building Peace, Growing Futures” in risonanza
al noto: “costruire ponti e non muri”!
E mi chiedo: “Quali ponti? Quali muri? … Con quali bambine e bambini?”
Il giorno dopo l’arrivo dei primi voli charter con soldati da Tel Aviv verso il
Sud Sardegna, un’esponente della maggioranza in Regione, ha chiesto formalmente
di interdire lo sbarco dei reparti militari dell’IDF, in applicazione dell’atto
formale che vincola la Regione a recidere ogni rapporto istituzionale, economico
e di cooperazione con lo stato di Israele fino all’interruzione delle violazioni
del diritto internazionale: “Non siamo una colonia per le vacanze di chi, con le
mani ancora sporche di sangue, si concede relax dopo aver massacrato un popolo”
(V. Di Nolfo, Consiglio RAS, 29/05/2026). Lo stesso giorno, nel parlamento
italiano, esponenti di minoranza hanno sollevato l’abnorme contraddizione in
atto presente anche in altre regioni italiane.
“Abbiamo solo un’arma: la parola. E dunque, continueremo a parlare. Senza
vergogna e senza paura», afferma il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca
Latino di Gerusalemme, che ha scelto di rimanere affianco, con e dalla parte
della popolazione, di chi soffre. “Non scriviamo per contrapporci, ma per
condividere una ferita”, sottoscrive La Rete internazionale “Preti contro il
genocidio” – oltre 2.200 sacerdoti, 25 vescovi, 2 cardinali, in 58 paesi, e in
risonanza alla frase di Papa Francesco “Vado avanti” (in risposta a chi lo
accusava di mettere a rischio la sicurezza mondiale per aver predicato la pace).
Affermano: “Andiamo avanti”, per una pace ‘disarmata’, cioè non fondata sulla
paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di
risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e
speranza” (Camerun, 15 aprile 2026).
“Eppure, tra le macerie, resistono gli sguardi delle persone che incontriamo che
racchiudono tutto il dolore e tutta la forza di umanità che si esprime in ogni
gesto di cura, presenza, dignità”, dichiara il personale di Emergency. Tante le
manifestazioni in Italia e nel mondo a sostegno di chi volontariamente è salpato
sulle imbarcazioni della Global Sumud Flottilla, trasportando aiuti umanitari
verso la popolazione palestinese sotto assedio, e ha subito violenze
dall’abbordaggio fino alla fine della prigionia nelle carceri israeliane! Tanti
gli scioperi contro la guerra, contro il riarmo (vedi, non ultime, il 18 e 29
maggio 2026!) e per i diritti sindacali di chi lavora e per la Pace! Tanti i
Presidi, tante le associazioni che promuovono manifestazioni e iniziative
culturali che denunciano il genocidio in atto dichiarato anche dall’ONU e dai
rapporti redatti dalla Relatrice Speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti
umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese
(Dall’economia di occupazione all’economia di genocidio, Anatomia di un
genocidio, 2024), per i quali da mesi subisce sanzioni dagli USA, (nonostante la
dichiarazione del giudice federale americano e sia cittadina europea e
funzionario dell’ONU), che le impediscono di aprire e gestire un conto bancario
condannandola, fino a svolta negli iter legali in corso, a quella che lei stessa
definisce “una morte civile”, per cui chiede sostegno.
Andare a scuola, a che pro? Interiorizzare il messaggio, “Mai Più! Mai più
l’olocausto! Mai Più la pulizia etnica!” e trovarsi oggi a essere testimoni di
crimini inauditi nei confronti di una popolazione civile inerme?
Eppure, nonostante l’articolo 4 del codice etico di UniCa (Università di
Cagliari) dichiari di ripudiare la guerra, nonostante le dichiarazioni da parte
del rettore Francesco Mola e del senato accademico, UniCa e i suoi docenti
compaiono ancora nei siti ufficiali di ben quattro progetti di ricerca europei
in collaborazione con atenei israeliani: PlatinuMS con l’università di “Tel
Aviv”(costruita su quel che fú un villaggio palestinese raso al suolo durante la
Nakba), Better4u con il Weizmann Institute of Science, NPP-SOL e Impactive con
il Technion (l’università più collusa con il complesso militare-industriale
sionista).
Da qu l’appello tra chi studia, insegna, lavora all’Università che esige:
l’interruzione immediata di ogni collaborazione con lo Stato israeliano; un
Decreto Rettorale che renda effettiva la rescissione a effetto immediato; la
modifica del regolamento per impedire la partecipazione a bandi congiunti
Italia-Israele; corridoi accademici e umanitari per studenti e ricercatori
palestinesi; una presa di posizione netta dell’Ateneo contro il genocidio. (dal
Dossier: Unica e la filiera del genocidio: fondi europei e dati sardi per
“Israele”, aggiornato al 19/05/2026 ).
Ancora mancano studentesse e studenti palestinesi negli istituti AFAM, per Alta
Formazione Artistica, Musicale e Coreutica italiani…
E chi arriva prima di loro?! Quando attivare voli charter per portare chi
continua a macchiarsi del sangue di innocenti di fronte alla Corte di Giustizia
Internazionale?
Il 2 giugno commemoriamo l’ottantesimo anniversario della proclamazione della
Repubblica italiana.
E per la Festa della Repubblica (fondata sul lavoro. Art. 1 Costituzione
italiana) a quali manifestazioni partecipiamo? Senza il lavoro di madri e padri
nelle famiglie italiane, tanto silente quanto presente, come potrebbe andare
avanti la vita?
Più intellettuali e gruppi e movimenti popolari chiedono a gran voce che la
festa della Repubblica veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli
ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato, delle
diverse spiritualità e della cooperazione internazionale che apre lo sguardo
solidale sul mondo!
Quando riusciremo a svincolare l’immagine della Repubblica da una sicurezza a
senso unico, intesa solo dal punto di vista militare? Forse con la proposta di
legge di iniziativa popolare per la difesa civile non armata e nonviolenta? (per
la quale si stanno raccogliendo adesioni e firme on line e negli uffici del
comune di residenza). La svolta da dove può partire se non dall’attenzione di
ciascuna e ciascuno di noi verso ciò che sogniamo di realizzare?
Redazione Sardigna