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“Vogliamo più gendarmi”. Il silenzioso fiasco della piazza Pd-Cgil a Milano
Circa trecento persone hanno partecipato mercoledì pomeriggio al presidio “Milano non vuole la violenza” promosso dal PD cittadino, raccogliendo l’appello della Cgil a scendere in piazza “per la coesione sociale” dopo i fatti accaduti sabato e domenica nel centro cittadino. Un presidio silenzioso: solo la lettura di un comunicato all’inizio […] L'articolo “Vogliamo più gendarmi”. Il silenzioso fiasco della piazza Pd-Cgil a Milano su Contropiano.
October 23, 2026
Contropiano
Cuba: “qui le bombe sono silenziose”
Il racconto del viaggio della Carovana di solidarietà partita dall’Italia tra blackout di 22 ore, carenza di farmaci e un popolo messo a durissima prova dal bloqueo sempre più stringente imposto dagli Stati Uniti di Emanuela Manco (*) «Qui stiamo vivendo una guerra, solo che le bombe sono silenziose». Questa frase, raccolta tra le strade de L’Avana, riassume il dramma
October 21, 2026
La Bottega del Barbieri
LAVORO: ANCORA UN OPERAIO MORTO NEL BRESCIANO, QUESTA VOLTA ALLE ACCIAIERIE VENETE DI SAREZZO
Aveva 47 anni l’operaio deceduto dopo essere rimasto schiacciato in un cestello elevatore in un omicidio sul lavoro avvenuto questa mattina alle Acciaierie Venete di Sarezzo, in provincia di Brescia. L’uomo, dipendente di una ditta esterna, era impegnato in interventi nello stabilimento siderurgico quando, secondo una prima ricostruzione, il cestello su cui stava lavorando sarebbe stato urtato da un mezzo pesante. L’impatto lo avrebbe schiacciato contro la struttura del cestello. L’azienda, in concertazione con i sindacati, ha fermato completamente le attività per tutta la giornata di oggi. Il collegamento con Maurizo Oreggia, segretario generale Fiom Cgil Brescia, che si è recato alle Acciaierie Venete di Sarezzo appena appreso dell’accaduto. Ascolta o scarica
October 20, 2026
Radio Onda d`Urto
“Che roba Contessa!”. Un solo coro nella politica milanese
La rabbia sociale e giovanile esplosa sabato e bissata domenica a Milano è stata seguita, fin dalle prime ore, da un rincorrersi frenetico di tweet, commenti e dichiarazioni di sdegno e condanna da parte di esponenti politici e istituzionali per questi “quattro ignoranti” che hanno osato gridare la loro esistenza nel […] L'articolo “Che roba Contessa!”. Un solo coro nella politica milanese su Contropiano.
October 20, 2026
Contropiano
CGIL, oltre centomila a Roma: la piazza corre, la politica insegue
Oltre centomila partecipanti, secondo gli organizzatori, alla manifestazione nazionale della CGIL del 17 ottobre a Roma. Il corteo, partito da piazza della Repubblica, ha raggiunto piazza del Popolo con delegazioni arrivate da tutta Italia. Lavoratori, pensionati, studenti, associazioni e organizzazioni politiche hanno sfilato tra bandiere, striscioni, musica e slogan. La piazza era gremita, con la folla che si estendeva oltre i suoi confini. A concludere la giornata è stato il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, che ha annunciato lo sciopero generale del 20 novembre. La CGIL ha confermato una capacità di mobilitazione che non nasce certo oggi. Sarebbe quindi riduttivo fermarsi ai numeri, per quanto importanti. Il dato politico più interessante è la distanza tra la forza delle mobilitazioni sindacali e la difficoltà di tradurre le rivendicazioni che esprimono in un progetto capace di incidere sulle scelte del Paese. Al centro della protesta ci sono problemi che riguardano milioni di persone: salari insufficienti, pensioni, precarietà, sanità pubblica e servizi sempre più in difficoltà. Non si tratta soltanto di percezioni. Secondo i dati Istat diffusi nei giorni scorsi, tra il primo trimestre del 2021 e il secondo del 2026 le retribuzioni reali di fatto hanno perso il 9,4% del loro potere d’acquisto. Un dato che aiuta a comprendere perché, anche quando l’occupazione cresce, tante famiglie continuino a incontrare difficoltà economiche. La questione riguarda anche il modo in cui vengono utilizzate le risorse pubbliche. Il governo si è impegnato ad aumentare le spese militari, mentre i Comuni e gli altri enti locali incontrano crescenti difficoltà nel garantire servizi essenziali ai cittadini. È una contraddizione che solleva una domanda precisa: quali devono essere le priorità del Paese? Si tratta di decidere dove investire le risorse disponibili, quali bisogni soddisfare e come finanziare gli interventi necessari, chiedendo anche un contributo maggiore a chi dispone di redditi e patrimoni più elevati. Lo sciopero generale del 20 novembre, in coincidenza con la mobilitazione studentesca, può rappresentare un passaggio importante. Salari bassi, precarietà, difficoltà di accesso alla casa e riduzione dei servizi pubblici attraversano le generazioni e condizionano la possibilità di costruirsi una vita autonoma. Collegare le rivendicazioni del mondo del lavoro con quelle degli studenti può rafforzare le mobilitazioni e ricostruire legami collettivi che negli ultimi decenni si sono indeboliti. Ma sarebbe sbagliato chiedere al sindacato di risolvere problemi che appartengono alla politica. La presenza delle opposizioni alla manifestazione è significativa, ma non autorizza a considerare le persone scese in piazza come un consenso elettorale già acquisito. Una manifestazione sindacale raccoglie sensibilità e orientamenti diversi. Partecipare a una protesta contro le politiche del governo non significa necessariamente riconoscersi in una delle proposte politiche oggi disponibili. Nel Paese esistono insoddisfazione, disagio sociale e disponibilità alla mobilitazione. Eppure, una parte consistente della popolazione continua a non riconoscersi nei partiti. Anche l’astensionismo, pur avendo cause diverse, segnala la difficoltà della politica a mantenere un rapporto stabile con ampi settori della società. Non basta dunque sommare le sigle dell’opposizione per pensare di recuperare automaticamente quel rapporto di fiducia. Le alleanze elettorali sono importanti, soprattutto quando permettono alle diverse forze di opposizione di confrontarsi su obiettivi comuni. La costruzione di una coalizione ampia può rappresentare un’occasione per mettere in relazione culture politiche differenti e affrontare insieme questioni che riguardano milioni di persone. Perché questo percorso abbia basi solide, però, occorre chiarire quale politica salariale si intende sostenere, come rafforzare la sanità pubblica, dove trovare le risorse per gli investimenti e quali scelte economiche si vogliono cambiare. C’è anche una questione di credibilità. La critica alle decisioni dell’attuale governo può accompagnarsi a una riflessione sulle politiche del passato che hanno contribuito a indebolire le tutele del lavoro e il ruolo dell’intervento pubblico. Affrontare apertamente queste contraddizioni può aiutare le forze di opposizione a costruire un rapporto di fiducia più solido con la società. Le differenze tra le forze di opposizione esistono e non vanno nascoste. Su questioni importanti, come la guerra in Ucraina, le distanze sono ancora significative. Proprio per questo, la costruzione di una coalizione ampia dovrebbe accompagnarsi a uno sforzo più deciso per avvicinare le posizioni, assumendo come riferimento comune i principi della Costituzione, a partire dall’articolo 11 e dal ripudio della guerra. La piattaforma della CGIL, che mette al centro lavoro, salari, giustizia fiscale, servizi pubblici e pace, può rappresentare un valido punto di partenza per individuare convergenze programmatiche concrete. Non si tratta di cancellare le diverse identità politiche, ma di costruire su queste basi un progetto comune che vada oltre le intese elettorali e possa tradursi in scelte di governo coerenti. Un progetto politico capace di raccogliere consenso deve tenere insieme due esigenze: costruire le condizioni per cambiare il governo e indicare con chiarezza che cosa si intende cambiare nelle politiche del Paese. Senza la prima si rischia di restare nella testimonianza; senza la seconda, anche un’eventuale vittoria elettorale potrebbe lasciare irrisolte le ragioni del malcontento. C’è infine una questione che riguarda il rapporto quotidiano tra politica e società. La fiducia non si ricostruisce soltanto attraverso i programmi o le dichiarazioni dei dirigenti. Si conquista tornando nei luoghi di lavoro, nei quartieri popolari, nelle scuole e nelle università. Sostenendo le vertenze, difendendo i servizi pubblici e costruendo relazioni con chi oggi si sente escluso dalla possibilità di incidere sulle decisioni. Le mobilitazioni sindacali hanno un valore che non può essere misurato soltanto attraverso i risultati immediati. Contribuiscono a organizzare interessi collettivi, rafforzare la consapevolezza dei lavoratori e modificare i rapporti di forza nella società. La manifestazione del 17 ottobre lo ha confermato, mentre lo sciopero del 20 novembre offrirà una nuova occasione per dare continuità alle rivendicazioni sociali. Alle opposizioni spetta un compito che non può essere delegato al sindacato: costruire una proposta politica capace di riconquistare la fiducia anche di chi oggi non si riconosce più nei partiti. Le ragioni per protestare sono sotto gli occhi di tutti, ma per molti manca ancora la convinzione che un cambiamento di governo possa tradursi in un miglioramento concreto delle proprie condizioni di vita. La manifestazione del 17 ottobre, però, ci consegna anche un messaggio di speranza. In un Paese attraversato dalla sfiducia e dalla rassegnazione, ci sono ancora tante persone disposte a impegnarsi, a organizzarsi e a lottare per i propri diritti. È da questa disponibilità collettiva che bisogna ripartire. Perché il cambiamento non è garantito, ma neppure impossibile. E le energie per costruirlo, come abbiamo visto a Roma, ci sono.     Giovanni Barbera
October 18, 2026
Pressenza
Le immagini della manifestazione del 17 Ottobre a Roma
Senza commentare ecco alcuni volti della manifestazione “La via maestra” ossia la via indicata dalla Costituzione per una trasformazione radicale, in un certo senso rivoluzionaria del nostro Paese: pace, disarmo, solidarietà, tutti i diritti per tuttə. Il 20 Novembre la Cgil proclama lo sciopero generale lo stesso giorno dello sciopero europeo degli studenti. Mauro Carlo Zanella
October 18, 2026
Pressenza
A MASSA CARRARA MAXI-CORTEO: 15MILA IN PIAZZA CONTRO L’ONDATA DI DENUNCE, “IN ITALIA SI CERCA DI LIMITARE IL DISSENSO IMPEDENDO LE MANIFESTAZIONI”
Almeno 15mila persone hanno sfilato per le strade di Massa Carrara nella giornata di mercoledì 15 ottobre, giorno in cui si sarebbe dovuta tenere la prima udienza a carico dei manifestanti colpiti dall’andata repressiva contro il movimento per la Palestina. Il governo Meloni, a botte di decreti sicurezza, ha cercato di mettere un freno alla straordinaria partecipazione alle proteste che hanno attraversato in particolare l’autunno 2025 in Italia. A Massa uno spropositato numero di denunce – almeno 37 – sono state comminate contro altrettanti attivisti e attiviste massesi. La prima udienza a carico dei manifestanti, che si sarebbe dovuta tenere ieri, è slittata a marzo 2027: Quella di ieri, afferma il segretario generale della Cgil di Massa Carrara Nicola Del Vecchio ai microfoni di Radio Onda d’Urto, “è stata una manifestazione non solo per esprimere solidarietà agli indagati, ma anche per denunciare quello che sta accadendo nel paese. Si cerca di limitare il dissenso impedendo le manifestazioni. Dobbiamo continuare ad indignarci di fronte alle ingiustizie esattamente come facemmo lo scorso ottobre”. Di fronte a un genocidio, dice dalla piazza, “non possiamo voltarci dall’altra parte”. “Viviamo in un contesto gravissimo, un contesto segnato dalle disuguaglianze che stanno sempre più aumentando”, e “c’è una deriva bellicista che toglie risorse alla sanità, ai trasporti, alla scuola per buttarle via nelle armi. Se di fronte a tutto questo le persone vogliono dissentire, vogliono manifestare pacificamente come previsto dalla Costituzione, ecco i Decreti Sicurezza: questo è inaccettabile”, ha detto Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana, alla partenza del corteo nell’ambito della giornata di sciopero generale regionale indetta dal sindacato. Ai sindacati, si sono uniti migliaia di giovani, studenti e studentesse, organizzazioni e singoli cittadini. L’intervista a Nicola Del Vecchio, segretario generale della Cgil Massa Carrara. Ascolta o scarica.
October 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Melonellum: non bastano i ricorsi
di Franco Astengo   Ascoltato l’annuncio della presentazione dei ricorsi avverso la nuova legge elettorale, mi permetto di ritornare sull’argomento ribadendo prima di tutto la necessità di una forte iniziativa politica che coinvolga la società italiana: la manifestazione indetta dalla CGIL per sabato prossimo dovrebbe avere nei contenuti anche questo segno facendo comprendere che la formula elettorale rimane l’architrave della
October 14, 2026
La Bottega del Barbieri
EX ILVA: SCIOPERO E CORTEI CONTRO IL SILENZIO DEL GOVERNO SUL FUTURO DELL’ACCIAIERIA, IN PIAZZA ANCHE I LICEALI
Sono 10 mila i lavoratori e le lavoratrici costretti in cassa integrazione fino al 30 giugno 2027. Ad annunciarlo la scorsa settimana Acciaierie d’Italia Spa in amministrazione straordinaria dopo l’incontro a Palazzo Chigi con il governo: a partire da venerdì scorso, sono sospese tutte le attività produttive dell’area a caldo dello stabilimento Ex Ilva di Taranto e tutti gli impianti italiani. Cioè Genova (nel quartiere di Cornigliano), Novi Ligure (in provincia di Alessandria) e Racconigi (Cuneo). È sciopero per tutte le sedi ex Ilva a partire da oggi. A Genova un corteo è partito dalle portineria dell’ex Ilva di Cornigliano ed è diretto verso la Prefettura. In testa al corteo alcuni mezzi pesanti. Ci siamo collegati con il corteo di Genova con Stefano Bonazzi segretario generale Fiom Cgil del capoluogo ligure. Ascolta o scarica Il secondo collegamento dal corteo genovese con Bruno Manganaro, oggi segretario del Sunia Genova, per anni segretario generale della Fiom del capoluogo ligure. Ascolta o scarica Gli studenti del Liceo Gobetti sono scesi in strada all’arrivo del corteo dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano portando uno striscione con scritto ‘Al fianco con i lavoratori ex Ilva’. Il corteo si è fermato e i lavoratori hanno applaudito gli studenti urlando ‘siete il nostro futuro’. Poi è ripartito in direzione centro di Genova, dove è previsto il presidio sotto la prefettura.
October 12, 2026
Radio Onda d`Urto
In Italia il diritto all’assistenza continua a dipendere dal luogo in cui si vive
La spesa dei Comuni per i servizi sociali e socio-educativi nel 2023 è stata di 9,4 miliardi di euro a cui si aggiungono 1,3 miliardi di euro del Servizio Sanitario Nazionale e 862 milioni dalla compartecipazione degli utenti per un totale di 11,6 miliardi di euro. Un volume di risorse, che conferma l’importanza degli enti locali nel difficile ruolo di provare a garantire protezione sociale a milioni di persone, ma l’impegno risulta spesso del tutto inadeguato rispetto ai bisogni crescenti della popolazione. Inoltre, dietro alla spesa complessiva si nasconde un Paese profondamente diseguale, dove il diritto all’assistenza continua a dipendere dal luogo in cui si vive. E’ quanto dimostra l’analisi elaborata dall’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL sui dati ISTAT, dal titolo: “La spesa dei comuni per i servizi sociali”, che aggiorna al 2023 i dati già pubblicati con il Report dello scorso luglio (https://www.pressenza.com/it/2026/08/le-macroscopiche-disparita-territoriali-nella-spesa-dei-comuni-per-i-servizi-sociali/). Il rapporto mostra come la spesa sociale comunale media sia pari a 160 euro per abitante, ma varia dai 215 euro delle regioni del Nord-Est ai soli 89 euro del Mezzogiorno. Le differenze diventano ancora più evidenti guardando ai singoli territori: si passa dai 639 euro pro capite della Provincia autonoma di Bolzano ai 56 euro della Calabria, con ampie distanze anche tra province e tra comuni di diversa dimensione demografica. La quota più consistente delle risorse è destinata a famiglie e minori, con 3,5 miliardi di euro, seguiti da 2,7 miliardi per le persone con disabilità e 1,4 miliardi per gli anziani. Complessivamente i servizi e gli interventi sociali dei Comuni hanno raggiunto oltre 9,3 milioni di utenti. Negli ultimi dieci anni sono cresciuti in particolare gli interventi rivolti alla disabilità e al contrasto della povertà, mentre diminuisce l’utenza dei servizi per anziani, segnale di un welfare che fatica a rispondere adeguatamente all’invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di assistenza per la non autosufficienza. > “Divari rilevanti, si sottolinea nel Rapporto, si registrano anche tra i > singoli comuni che aumentano in relazione anche alla dimensione demografica > con una spesa media che da 196 euro nei comuni con oltre 50 mila abitanti, > scende fino a 116 euro nei comuni con meno di 2 mila abitanti. Divari si > registrano anche tra i comuni delle aree centrali e quelli delle aree interne. > L’intervento di regioni e province autonome determina una spesa aggiuntiva > media di 4 euro per abitante”. Il rapporto evidenzia inoltre come oltre la metà della spesa sociale sia sostenuta attraverso risorse proprie dei Comuni. Un modello che, in assenza di un adeguato riequilibrio nazionale, tende a rafforzare le disuguaglianze territoriali: i territori con maggiori disponibilità finanziarie riescono a garantire più servizi, mentre quelli con minori capacità fiscali restano indietro. Come già evidenziato nel report di luglio, per la CGIL la risposta passa dal pieno finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), indispensabili per rendere effettivi e uniformi i diritti sociali su tutto il territorio nazionale. La definizione dei livelli essenziali, sottolinea il sindacato, non può rimanere un mero esercizio normativo: servono risorse strutturali, il rafforzamento dei fondi nazionali per il sociale, la programmazione dei servizi e una forte azione di contrattazione territoriale per garantire a tutte le persone, indipendentemente dal luogo di residenza, un accesso equo ai servizi di welfare. Il report restituisce così la fotografia di un sistema che, pur registrando una crescita degli investimenti, continua a essere segnato da profonde disparità. Una sfida che riguarda non solo la qualità dei servizi sociali, ma la concreta attuazione del principio costituzionale di uguaglianza e l’esigibilità dei diritti fondamentali delle persone. > “Se l’articolo 3 della Costituzione, si legge nelle conclusioni del Rapporto, > assicura il principio di uguaglianza sostanziale, i bilanci dei comuni > italiani raccontano un’altra storia. I dati sulla spesa sociale dimostrano che > il sistema attuale, eccessivamente basato sulle risorse proprie degli enti > locali, sta allargando la forbice delle diseguaglianze nel Paese, lasciando > indietro chi ha più bisogno di protezione: non solo persone povere, > marginalizzate, disabili, anziane, non autosufficienti, migranti, minori e > famiglie fragili ma sempre più spesso anche chi ha bisogno di lavorare per > vivere e un lavoro lo ha. I livelli essenziali delle prestazioni sociali > rappresentano l’unico argine a questa deriva delle disuguaglianze, > specialmente di fronte alle incognite del regionalismo differenziato. > Tuttavia, determinare nominalmente i LEPS senza stanziare risorse adeguate è > un esercizio di ipocrisia istituzionale che questo sindacato respinge al > mittente”. Intanto, la cosiddetta Autonomia differenziata va avanti: in piena estate sono state approvate dal Senato e dalla Camera gli schemi di intese preliminari con le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto che riguardano “forme e condizioni particolari di autonomia” per le materie: “Protezione civile”, “Professioni”, “Previdenza complementare e integrativa”, “Tutela della salute” relativamente a Coordinamento della finanza pubblica”. Alla conclusione dell’iter avviato potranno diventare materie di esclusiva potestà legislativa regionale delle 4 regioni del Nord. Si tratta di preintese che non rispettano la sentenza della Corte Costituzionale del 12 novembre 2024 e che fanno un altro pericoloso passo in avanti verso lo “Spacca Italia”. Anna Maria Bianchi su https://www.carteinregola.it/ fa il punto della situazione e propone un efficace videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=hAdqaFsPbk4&t=26s. Qui il report dall’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL: “La spesa dei comuni per i servizi sociali”: https://files.cgil.it/version/c:MDAzMWY4ZTktNzdhZS00:N2I5NjkyOGMtMDY1NC00/Report%20Spesa%20sociale%20Comuni%20-%202023.pdf, Giovanni Caprio
October 12, 2026
Pressenza