Tag - cgil

MILANO: PRESIDIO DEI SINDACATI CONFEDERALI AL NUOVO CONSOLATO USA. CENTINAIA DI LAVORATORI PAGATI…2 EURO ALL’ORA.
Si è avvalso della facoltà di non rispondere Ulas Demir, manager turco della filiale italiana della statunitense Caddell Construction al centro di una indagine sullo sfruttamento dei lavoratori impiegati per la costruzione del nuovo consolato Usa a Milano e bloccato domenica scorsa all’aeroporto di Orio al Serio mentre stava cercando di lasciare l’Italia e rientrare a Istanbul. L’uomo, assieme all’italian branch della società statunitense, è indagato per intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori, centinaia, indiani ma non solo, pagati – si fa per dire – 2 euro all’ora e costretti pure a pagare – loro – un pizzo da 5mila euro per poter entrare nel cantiere (in foto la cerimonia d’apertura dei lavori, nell’aprile 2022) in via Papa, zona piazza d’Accursio, dal valore di almeno 200 milioni di dollari. Qui, oggi – mercoledì 3 giugno – presidio di Fenealuil, Filca e Fillea, insieme alle segreterie milanesi unitarie di Cgil, Uil e Cisl. Tra le realtà presenti la Filctem Cgil, per la quale “per chi lavora, per chi rivendica diritti e per chi combatte sfruttamento e caporalato non esistono confini. Le battaglie per la dignità del lavoro riguardano tutti e tutte. Nella filiera della moda e del tessile affrontiamo ogni giorno temi che parlano di diritti, tutele e condizioni di lavoro. Per questo abbiamo voluto essere presenti e dare un segnale concreto di vicinanza a chi lotta per il rispetto della persona e della dignità del lavoro. La solidarietà non è solo una parola. È una scelta. È esserci”. Secondo in particolare la Cgil, “il caso del Consolato rappresenta solo la punta dell’iceberg”, come spiega Luca Stanzione, segretario metropolitano della Camera del Lavoro di Milano, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica  
June 3, 2026
Radio Onda d`Urto
A Sulmona la festa della Repubblica che ripudia la guerra
“Pensate quanto è lungo il lavoro per rendere un uomo capace di uccidere. Bisogna dirgli che il nemico è un mostro e non un essere umano come lui. Dunque, la guerra è un triste progetto di morte preparato a freddo. Noi continueremo ad opporci”: si è aperta con queste parole della cantautrice e attivista statunitense Joan Baez la manifestazione svolta oggi a Sulmona per chiedere la smilitarizzazione della base di Monte San Cosimo. “Celebriamo il 2 giugno, Festa della Repubblica all’insegna di quanto sancisce la nostra Costituzione: il ripudio della guerra – ha detto Mario Pizzola del Movimento Nonviolento – Un ripudio che coinvolge anche la preparazione della guerra e la folle corsa al riarmo decisa dall’Unione Europea e accettata supinamente dal governo italiano. Da quasi 90 anni la Valle Peligna è costretta a convivere con il più grande deposito di armi e munizioni esistente in Abruzzo. Una struttura che rappresenta un pericolo per la popolazione e che è stata già bombardata nel corso della Seconda guerra mondiale. Vogliamo che questa area vastissima di 133 ettari venga restituita alla comunità locale per essere adibita a finalità civili e di pace”. Il segretario provinciale della Cgil dell’Aquila, Francesco Marrelli, ha ricordato che già nel primo dopoguerra ci furono lotte organizzate dal sindacato per chiedere la smilitarizzazione di Monte San Cosimo e per trasformarlo in area da destinare ad attività sociali e produttive: “E’ un progetto che oggi rilanciamo con forza tenendo conto che si tratta di un’area già infrastrutturata e dotata di ogni servizio come acqua, luce e gas. Ci sono inoltre strade interne e una ferrovia ed è anche vicinissima all’autostrada Pescara-Roma. Perciò può rappresentare una importante risorsa per risollevare un territorio soggetto ad una pesantissima crisi economica e ad un continuo spopolamento, un territorio dove le uniche attività che vi si insediano sono quelle a forte impatto ambientale e senza ricaduta occupazionale, come la centrale Snam”. Renato Di Nicola, del coordinamento Disarmare la pace Disertare la guerra, ha sottolineato il forte legame che c’è tra fonti fossili e guerra. “Le fonti fossili – ha detto – non sono solo la causa principale del cambiamento climatico e dei disastri che esso produce, ma sono anche la causa di molte guerre, come dimostra il conflitto in Ucraina e quello in Iran. Le due lotte, perciò, sono congiunte. Il governo continua a dire che all’interno di Monte San Cosimo vi sono solo limitati quantitativi di armi e munizioni. Ma allora perché negli anni ’80 le servitù militari furono raddoppiate? Perché Gheddafi minacciò di colpirlo? Se fosse vero che la base militare è poco importante, allora che senso ha impegnare un’area così grande? Smilitarizziamola e restituiamola ad un territorio in forte sofferenza. In primo luogo, ad esempio, ad attività di protezione civile visto che parliamo di una zona ad altissima sismicità”. Alla manifestazione hanno partecipato anche i giovani del PD la cui rappresentante Caterina Marzi ha messo in evidenza che ciò che sta avvenendo nel mondo, lo sdoganamento della guerra come mezzo ordinario per risolvere le controversie internazionali, gli eccidi della popolazione civile fino al genocidio, come a Gaza, la soppressione del diritto internazionale, suscitano una fortissima preoccupazione tra le nuove generazioni: “Noi guardiamo al futuro con angoscia, ed è per questo che ci battiamo per la pace, contro il riarmo e contro la crescente militarizzazione dei territori. Pertanto, facciamo nostro l’obiettivo della smilitarizzazione del deposito di Monte San Cosimo, come pure ci opponiamo decisamente ai disegni governativi che mirano alla reintroduzione della leva militare obbligatoria”. Marco Alberico, attivista del blog Casa di Vetro, ha fatto presente che la lotta per la smilitarizzazione di Monte San Cosimo non parte da zero ma che già in passato ci sono state molte iniziative: “Circa 20 anni fa una petizione popolare che raccolse 5.000 firme di cittadini e ben 17 Comuni del comprensorio approvarono delibere in favore della smilitarizzazione. La stessa Regione Abruzzo recepì la richiesta dei Comuni ma poi tutto si fermò perché la nostra classe politica lasciò cadere questa battaglia. Avevamo invitato alla manifestazione anche i Sindaci, le consigliere regionali e i parlamentari ma non si è presentato nessuno di essi. Noi però non demordiamo e continueremo a portare avanti questa lotta quale componente non secondaria della vertenza Valle Peligna”. Gli interventi che si sono susseguiti nella manifestazione sono stati accompagnati anche da canti e letture di testi pacifisti. Tra questi un appello della Federazione Giovanile Socialista ai coscritti della leva del 1911 che diceva: > Pensateci quando in nome del re e della patria vi comanderanno di andare > contro i vostri fratelli di altre nazioni, lavoratori come voi, sfruttati come > voi, per ucciderli e farvi uccidere. Risvegliate allora nel vostro cuore i > migliori sentimenti, e se qualche delinquente gallonato vi comanderà il fuoco, > non dimenticate la vostra origine, non dimenticate che continuate ad > appartenere alla classe operaia anche se vi hanno imposto la casacca > soldatesca, non dimenticate che vi rendereste indegni del bacio materno > assassinando i vostri compagni. Redazione Abruzzo
June 2, 2026
Pressenza
L’Inno dei lavoratori di Amintore Galli risuonerà nel Teatro riminese a lui dedicato, eseguito dal violinista Federico Mecozzi
L’Inno dei lavoratori di Amintore Galli risuonerà nel Teatro riminese a lui dedicato, eseguito dal violinista Federico Mecozzi | Anche Sergio Cofferati a Rimini per un appuntamento pubblico che intreccerà musica, storia e impegno sociale Venerdì 5 giugno 2026, alle ore 17.00, alla sala Ressi del Teatro Amintore Galli (Rimini – piazza Cavour, 22), si terrà l’iniziativa pubblica “Amintore Galli e l’Inno dei lavoratori”, a partire dalla pubblicazione del volume di Andrea Montemaggi dedicato alla vicenda umana, artistica e civile del compositore riminese. L’iniziativa sarà aperta dai saluti istituzionali di Jamil Sadegholvaad, Sindaco di Rimini, e dagli interventi di Lorenzo Valenti, Presidente della Società di Studi Storici per il Montefeltro, e di Francesca Lilla Parco, Segretaria generale CGIL Rimini. La parte centrale dell’incontro vedrà gli interventi di Sergio Cofferati, già Segretario generale CGIL dal 1994 al 2002 e appassionato melomane, di Andrea Montemaggi, autore del volume, e di Enrico Amati, docente di diritto penale all’Università di Udine. A coordinare il confronto sarà Nadia Bizzocchi, già Direttrice della Biblioteca Civica Gambalunga, che accompagnerà il pubblico nel dialogo con gli ospiti. A 140 anni dalla composizione dell’Inno dei lavoratori, scritto da Filippo Turati e musicato da Amintore Galli e a 120 anni dalla nascita della Confederazione Generale del Lavoro, CGIL dal 1944, CGIL Rimini, SPI CGIL Rimini ,Società di studi storici per il Montefeltro, con la collaborazione della Biblioteca Gambalunga e con il patrocinio del Comune di Rimini, presentano alla cittadinanza un incontro di approfondimento che unisce ricerca storica, impegno civile e valorizzazione di una pagina fondamentale della cultura italiana e della storia locale. L’appuntamento, inserito all’interno del calendario riminese per i 120 anni della CGIL, nasce con l’obiettivo di restituire attenzione a un brano che non è soltanto un celebre canto del movimento operaio, ma un frammento vivo della storia del Paese, capace di attraversare generazioni, lotte sociali e stagioni politiche diverse, mantenendo intatta la sua forza simbolica. L’Inno dei lavoratori ha accompagnato per decenni la crescita della coscienza collettiva, diventando una delle espressioni più riconoscibili dell’identità del mondo del lavoro. Il libro di Andrea Montemaggi, al centro dell’incontro e pubblicato con il contributo del sindacato pensionati SPI CGIL Rimini, ha ricostruito con rigore e partecipazione la storia dell’Inno e, insieme, ha rimesso a fuoco la figura di Amintore Galli: musicista, compositore e direttore d’orchestra riminese, ricordato per il teatro cittadino che porta il suo nome, ma meritevole di essere conosciuto anche per il valore della sua produzione e per il legame profondo con la sua città. L’Inno dei lavoratori, come emerge dalla ricerca di Andrea Montemaggi, è stato per anni simbolo di riscatto e motivo di persecuzioni giudiziarie a carico di chi osava anche solo intonarlo. Il Comune di Rimini, che sostenne parte degli studi di Amintore Galli, rinnova così un gesto di riconoscimento verso una personalità che ha dato prestigio e respiro nazionale alla cultura riminese. La presenza di Sergio Cofferati offrirà un ulteriore elemento di interesse all’iniziativa, aprendo una riflessione sul legame tra memoria sindacale, diritti, rappresentanza e partecipazione democratica. A distanza di oltre un secolo dalla fondazione della CGdL, il richiamo all’Inno dei lavoratori consente infatti di guardare alle radici del movimento dei lavoratori con uno sguardo attuale, interrogandosi sul valore che quelle esperienze continuano ad avere nel presente. Il pomeriggio si chiuderà con un momento musicale unico affidato al violinista Federico Mecozzi, che eseguirà alcuni brani tra i quali una ELABORAZIONE dell’ Inno dei lavoratori di Amintore Galli. L’appuntamento, al quale tutta la cittadinanza è invitata insieme a lavoratori e pensionati, si rivolge a chi desidera conoscere meglio la storia sindacale, a chi è interessato alla musica e alla cultura dell’Ottocento, a chi vuole riscoprire una figura importante della storia riminese e a chi semplicemente riconosce nel valore della memoria un bene comune da condividere. Rimini, 30 maggio 2026 Camera del Lavoro Territoriale – CGIL Rimini – SPI CGIL Rimini Redazione Romagna
June 1, 2026
Pressenza
Segrate (MI), 7 giugno: incontro pubblico “Difendere il lavoro, fermare le armi”
DOMENICA 7 GIUGNO, H 18.00 CSA BARAONDA, VIA PACINOTTI 13, SEGRATE L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università partecipa all’incontro pubblico che si terrà domenica 7 giugno al CSA Baraonda di Segrate (MI), dal titolo “Difendere il lavoro, fermare le armi – risposte pratiche”. Ripubblichiamo il messaggio di presentazione dell’evento: Ci dicono che guerra e riarmo sono “normali” e “inevitabili”, mentendo senza vergogna. La pace non si compra con le armi: si costruisce con il lavoro, con i diritti, con le lotte di chi ogni giorno difende la dignità della vita. All’incontro pubblico “DIFENDERE IL LAVORO, FERMARE LE ARMI”, con la partecipazione di CUB, USB, CGIL e Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, si parlerà di sindacati, scuola e pratiche per fermare il riarmo e difendere il welfare Un confronto per individuare risposte pratiche da applicare nei luoghi di lavoro e nelle scuole. Come contrastare il sistema guerra dal basso? Come bloccare i finanziamenti al riarmo e liberare risorse per sanità, istruzione e servizi? Come costruire alleanze sul territorio per difendere il welfare? La pace si pratica, anche e soprattutto dove si produce, dove si insegna, dove si vive. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
28 Maggio ore 10:30 sala Pironi – presentazione osservatorio sull’economia e il lavoro IRES
Comunicato stampa IRES Emilia-Romagna e CGIL Rimini: l’Istituto Ricerche Economico Sociali presenta i dati del 14° rapporto sull’economia ed il lavoro in provincia di Rimini / Al termine della presentazione, Caritas Diocesana interverrà sulle crescenti povertà tra la popolazione riminese Giovedì 28 maggio alle ore 10.30 presso la Sala Massimo Pironi della Provincia di Rimini (Rimini, corso d’Augusto, 231) IRES Emilia-Romagna (Istituto Ricerche Economico Sociali) presenterà i dati del 14° rapporto sull’economia ed il lavoro in provincia di Rimini. I dati della ricerca, commissionata da CGIL Rimini, saranno illustrati da Valerio Vanelli (Ricercatore IRES). La ricerca sarà messa a disposizione dei partecipanti all’iniziativa pubblica. L’iniziativa pubblica sarà aperta dai saluti istituzionali dell’Assessora del Comune di Rimini Francesca Mattei. Gli ambiti di approfondimento dell’Osservatorio IRES per la provincia di Rimini La ricerca – condotta da Valerio Vanelli con un’appendice statistica a cura di Federica Benni – si suddivide in 4 macro capitoli, che affrontano per la provincia di Rimini: la struttura e le dinamiche demografiche, le dinamiche economiche e d’impresa, il mercato del lavoro ed il benessere sociale, l’ambiente ed il territorio. I dati metteranno in luce aspetti territoriali dell’economia e del territorio sui quali servono interventi urgenti, quali ad esempio: il rapido invecchiamento della popolazione, la povertà economica ed i nessi con il mercato del lavoro, il consumo di suolo; il tutto inserito nel complesso contesto geo politico internazionale. Due temi – invecchiamento e povertà – che saranno affrontati dopo l’esposizione della ricerca attraverso l’intervento di Isabella Mancino (Responsabile osservatorio povertà Caritas Diocesana) e le conclusioni della Segretaria generale della Camera del Lavoro Territoriale -CGIL Rimini Francesca Lilla Parco. Rimini, 26/5/2026 Camera del Lavoro Territoriale – CGIL Rimini Redazione Romagna
May 26, 2026
Pressenza
Comunicato stampa SPI CGIL Rimini | Sanità pubblica: conosciamola insieme
Comunicato stampa Sanità pubblica: conosciamola insieme A Cattolica martedì 26 maggio un incontro al Centro Vici Giovannini, promosso dal sindacato pensionati SPI CGIL SPI CGIL Rimini invita la cittadinanza di Cattolica ad un incontro pubblico sui temi della sanità territoriale, case di comunità, cau, infermieri di comunità, osco e progetti comunitari. Nel contesto di un sistema sanitario che sta cambiando, è sempre più necessario conoscere a fondo il significato di quelli che possono apparire acronimi incomprensibili o nuovi servizi mai utilizzati. Nell’ambito dell’iniziativa pubblica saranno affrontati anche i temi legati agli investimenti legati alla sanità territoriale ed alle prospettive nell’ambito dei quali essi s’inseriscono in un’ottica di prossimità, presa in carico ed integrazione sempre più stretta con il sistema socio sanitario. Per queste ragioni e per discutere insieme della sanità pubblica, martedì 26 maggio alle ore 15 presso il Centro sociale Vici Giovannini a Cattolica (via Umbria 23) SPI CGIL promuove un’iniziativa pubblica alla quel prenderanno parte il Dott. Ardigò Martino Direttore distretto socio sanitario Rimini sud e Nicola Antonio Romeo assessore servizi sociali comune di Cattolica. Rimini, 22/5/2026 SPI CGIL Rimini Redazione Romagna
May 25, 2026
Pressenza
Electrolux dimezza la produzione. Una nuova bomba occupazionale per le Marche
Qualche giorno fa sull’Italia già debilitata a livello economico ed industriale è arrivata la bomba ‘Electrolux’. Il colosso svedese l’11 maggio scorso ha annunciato 1.700 esuberi su un totale di 4.000 addetti. In particolare sono le Marche a pagare il prezzo più di alto di questa scelta: è prevista la chiusura e la dismissione dello stabilimento di Cerreto D’Esi, piccolo centro in provincia di Ancona, a ridosso dell’appennino umbro-marchigiano. Centosettanta lavoratori si ritroveranno di punto in bianco in mezzo alla strada. Un altro colpo che viene inferto a un territorio, quello del fabrianese, famoso nel secolo scorso come il “distretto del bianco” e per la produzione dii elettrodomestici, che dal 2008  ha già subito duri colpi e per il quale la luce fuori dal tunnel ancora oggi non si vede. Abbiamo incontrato su questo aspetto e sulla situazione marchigiana in genere il segretario regionale della CGIL Giuseppe Santarelli. La vicenda Electrolux è un fulmine a ciel sereno, o è solo, per usare un riferimento letterario, la ‘cronaca di una morte annunciata’? La vicenda Electrolux non è né un fulmine a ciel sereno, né una cronaca di una morte annunciata. Gli svedesi di Electrolux hanno acquisito la Best nel 2017 con l’intento di portare dentro al proprio gruppo la produzione di cappe per cucine. Si passava da un’azienda che era diventata nel 2016 di proprietà di un fondo finanziario inglese, a un marchio che rappresentava e rappresenta ancora un player importantissimo nel settore. Il problema è quello che è avvenuto proprio dal 2017 in avanti. È cambiata la produzione, si è passati da prodotti di alta gamma gradualmente a prodotti di fascia bassa. Le strategie delle multinazionali si decidono con logiche puramente finanziarie e di profitto, logiche che in Italia nessuno ha voluto e vuole contrastare, oggi ma anche nel passato. Abbiamo assistito negli ultimi 15 anni a uno shopping di numerose aziende marchigiane: oggi secondo l’Istat sono oltre 1.000 le unità locali che fanno riferimento direttamente o indirettamente a multinazionali. Non esistono vincoli normativi obbligatori, condizionalità, piani di investimenti a medio e lungo termine. Si arriva, si prende quello che c’è da prendere, compresi contributi pubblici e cassa integrazione. poi quando si trova qualcosa di più conveniente in altre aree del mondo si lascia il deserto. Questo modello di capitalismo si può e si deve contrastare, altrimenti siamo alla farsa. Le dichiarazioni del presidente della Regione Acquaroli e del ministro Urso, se non corredate da atti chiari a tutela del lavoro e del territorio, servono solo a salvare la faccia. Noi vogliamo sentire parole chiare e impegni precisi, altrimenti quello che è successo con Beko, Giano e Electrolux capiterà ancora con altre aziende sparse per il territorio marchigiano. Qual è oggi il vero volto dell’imprenditoria marchigiana? È quello de “l’ultimo dei Mohicani” come si è autodefinito Francesco Casoli di Elica group, o quello delle multinazionali che stanno colonizzando la regione? Sono tanti i volti degli imprenditori marchigiani, non esiste un solo modello d’impresa. Ci sono oggi oltre 15.000 aziende manifatturiere attive, da piccolissime a grandi; aziende che hanno saputo innovare processi e prodotti e che hanno investito e altre che hanno tirato a campare perseguendo un modello competitivo basato su bassi salari e poca innovazione dei processi organizzativi. Siamo la Regione con il tasso di manifatturiero più alto, ma con gli stipendi in questi settori più bassi. In 15 anni nell’industria marchigiana il valore aggiunto delle imprese è quasi raddoppiato, mentre i salari sono cresciuti del 23%. Molto meno che in Emilia Romagna, in Veneto, in Toscana o Lombardia. Poi si lamentano che non trovano operai: li vogliono formati, giovani e pure che costino poco.  Faccio un esempio su tutti: la Tod’s si rifiuta da almeno 25 anni di firmare contratti aziendali integrativi, è una delle pochissime griffe internazionali a pagare solo i minimi contrattuali nazionali. L’imprenditoria familistica marchigiana è un glorioso nostalgico ricordo, un possibile ritorno al futuro, o la vera “artefice del disastro” degli ultimi vent’anni? È indubbiamente la vera artefice del declino che ha determinato, pensando che tutto sarebbe potuto andare come sempre, mentre il mondo stava cambiando. Generalizzare in questi casi è sempre complicato, ma i numeri ci dicono questo: se perdi 5.300 industrie e 37.000 addetti in 15 anni, qualcosa non ha funzionato. Hanno evidentemente privatizzato gli utili e socializzato le perdite, che poi in fondo è l’obiettivo del capitalismo, ma nelle Marche è accaduto po’ di più. Sarà il ‘modello’ Amazon’, prossimo all’apertura a Jesi, la panacea di tutti i mali, come decanta bipartisan l’intera classe dirigente politica ed economica regionale? Oppure è solo un modo per evitare di guardarci allo specchio? Io ribadisco sempre lo stesso concetto: il modello Amazon si basa sulla sistematica compressione del costo del lavoro, negli hub e lungo tutta la catena della logistica e fino alla nostra porta di casa. Con la modica cifra di € 49,99 ci garantiamo la spedizione di centinaia di pacchi gratuitamente ogni anno; chi pensate che paghi quelle spedizioni? Le paga il lavoratore lungo tutta la catena Amazon, dalla produzione di beni e servizi fino alla consegna a casa. Ma come per tutte le altre multinazionali, non possiamo permettere che Amazon arrivi, condizioni fortemente lo sviluppo, l’ambiente e la vita del territorio, senza dare nessuna garanzia. In questi anni come CGIL abbiamo fatto in Italia centinaia di vertenze, arrivando anche a importanti accordi, ma Amazon resta comunque un’azienda basata su un modello di sviluppo che per natura tende a ridurre i costi e a comprimere i diritti. L’obiettivo della Cgil non sarà mai quello di chiudere gli stabilimenti, ma quello di lavorare e lottare per renderli più rispettosi dei diritti e delle tutele. Ammetto che contro questi colossi è un lavoro improbo, ma non possiamo fare altro che provarci. Nelle Marche i movimenti pro Pal hanno portato alla luce diverse aziende coinvolte più o meno direttamente nell‘’economia del genocidio’. Il Rearm Europe, la corsa al riarmo, potrebbe diventare per gli imprenditori marchigiani ‘la zona Cesarini’, ovvero quella riconversione industriale capace di rimettere in corsa l’economia manifatturiera regionale? Credo che la guerra sia la più grande sciagura dell’umanità e se produci carri armati, armi e tecnologie belliche, prima o poi quelle armi o le userai contro qualcuno, o qualcun altro le userà contro di te. L’Europa ha imboccato questa folle strada che la vedrà investire oltre 800 miliardi in armamenti entro il 2030. Una follia che pagheremo a caro prezzo e che ci impedirà di investire risorse nel rilancio dell’industria europea dal punto di vista tecnologico e della transizione ambientale. La legge vieta l’esportazione verso Paesi in stato di conflitto armato, in Paesi i cui governi violano i diritti umani e verso Stati la cui politica contrasta con l’art. 11 della Costituzione. Va applicata la legge, punendo e sequestrando le fabbriche che non rispettano la legge. Una cosa però non si può fare: prendersela con i lavoratori che in queste fabbriche ci lavorano, cioè scambiare il boia con l’impiccato. Anche la democrazia sindacale e la coscienza non si possono esportare da altri luoghi davanti ai cancelli. Deve crescere all’interno e dal basso, avviando percorsi formativi e culturali e chiedendo a queste aziende informazioni sulle produzioni e le destinazioni delle merci.   Leonardo Animali
May 22, 2026
Pressenza
In 300 al Salone Polverelli della Camera del Lavoro di Rimini: la campagna firme della CGIL parte con grande slancio sulle due proposte di legge su sanità e appalti
La voce dei lavoratori e dei pensionati al centro dell’iniziativa, raccolte già centinaia di firme.   La mobilitazione per le due leggi d’iniziativa popolare su sanità pubblica e appalti è partita con una partecipazione straordinaria in provincia di Rimini. Oltre 300 delegati e cittadini hanno riempito il Salone Polverelli della CGIL di Rimini, segnando un inizio promettente per la campagna di raccolta firme. I lavori hanno preso il via con la relazione della Segretaria generale CGIL Rimini Francesca Lilla Parco che ha sottolineato l’esigenza, di fronte allo strapotere di finanza e miliardari, riunificare società e mondo del lavoro sotto le bandiere di leggi che estendano e non restringano i diritti. La Segretaria generale ha inoltre sottolineato come queste rivendicazioni si inseriscano nel solco di un sindacato generale e di programma quale è la CGIL. L’obiettivo è riunificare il mondo del lavoro e la società attorno a temi fondamentali, senza dimenticare che le storture del sistema degli appalti causano ancora oggi la causa di troppi morti e incidenti sul lavoro.   La voce dei lavoratori: condizioni insostenibili Di particolare rilievo sono stati gli interventi delle delegate e dei delegati, che hanno evidenziato come sia ormai trasversalmente necessario “mettere mano” ai sistemi della sanità e degli appalti. Le testimonianze dirette hanno descritto condizioni di lavoro ormai insostenibili: Nel comparto sanitario, la crisi è alimentata da una cronica mancanza di risorse e di personale che mette a dura prova chi opera in prima linea. Nel mondo degli appalti, la precarietà, il dumping contrattuale e i rischi per la sicurezza minano quotidianamente la dignità e la salute dei lavoratori.   Sanità Pubblica e Pace: un movimento popolare Durante la prima tavola rotonda, i relatori hanno tracciato la strada per il rilancio del welfare pubblico: Marinella Melandri (CGIL Emilia Romagna) e Vasco Errani hanno affermato che “questa iniziativa non è solo una raccolta firme, ma l’avvio di un movimento popolare che deve portare a grandi riforme, sulla scia di quanto avvenne negli anni Settanta per i diritti dei lavoratori e il Servizio Sanitario Nazionale.” Leonardo Montecchi ha ricollegato la battaglia per la salute a quella per la pace, definendo assurdo l’impegno a destinare quote crescenti di PIL alle spese militari, sottolineando come la “cultura della guerra” sia la vera malattia da sconfiggere.   Appalti: legalità e tutela dei più fragili La discussione sulla seconda proposta di legge ha messo al centro la qualità del lavoro: L’Avv. Bruno Laudi nel suo intervento ha affermato come la proposta di legge rappresenti  uno strumento fondamentale per l’azione legale a tutela del lavoro e per contrastare anche chi fa impresa in maniera opaca lucrando su appalti illeciti. Ilvo Sorrentino, Segretario Filctem Nazionale, nelle sue conclusioni, ha sottolineato che sanità pubblica e appalti sono temi che tengono uniti tutti i lavoratori e che, sollevando le sorti dei più fragili e degli ultimi, si migliora la vita dell’intera collettività.   Domani la raccolta continua nelle piazze Dopo il successo di oggi, la raccolta firme prosegue domani mattina, sabato 16 maggio , con banchetti nelle principali piazze della provincia. Gli appuntamenti con i tavoli CGIL saranno a Bellaria – Igea Marina in via P. Guidi angolo via Mar Ligure, a Cattolica in piazza De Curtis, a Santarcangelo di Romagna in piazza Ganganelli, a Riccione in piazza Fontanelle (via Sicilia), a San Giovanni in Marignano in piazza Silvagni, a Rimini in piazza Tre Martiri, a Verucchio in piazza Europa, a Novafeltria in piazza Vittorio Emanuele, a Morciano di Romagna in via Roma (davanti a Conad) e a Pennabilli in piazza Vittorio Emanuele II. Per firmare le proposte di legge è necessario presentarsi ai tavoli con un documento d’identità valido. Dal 15 maggio sarà possibile firmare anche online sul sito Internet https://firmereferendum.giustizia.it/   Rimini, 15/5/2026   Camera del Lavoro Territoriale – CGIL Rimini Redazione Romagna
May 18, 2026
Pressenza
CURAMI – PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: LA CAMPAGNA DI RACCOLTA FIRME DELLA CGIL PER IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
“Curami – Prima di tutto la salute” è la rubrica settimanale di Radio Onda d’Urto dedicata ai temi della sanità, curata da Antonino Cimino, medico di Medicina Democratica, e Donatella Albini, medica del Centro studi e informazione sulla Medicina di genere. Curami va in onda il sabato alle 12 e il mercoledì alle 12.30. Oggi con Francesco Bertoli, segretario generale della CGIL di Brescia, e Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica, abbiamo parlato della campagna di raccolta firme della CGIL per la sanità e il diritto effettivo alla tutela della salute, con l’obiettivo di difendere e rafforzare il Servizio sanitario nazionale e valorizzare il lavoro nel settore. Ascolta la puntata Ascolta o scarica
May 16, 2026
Radio Onda d`Urto
11 maggio 1961, l’omicidio di Mario Savoldi davanti allo Stabilimento Sebina a Sarnico (BG)
Dalla fine degli anni Cinquanta all’inizio degli anni Sessanta, l’industria italiana conosce la grande produzione di massa, i processi di automazione, le trasformazioni della forza lavoro, i primi segnali importanti dello sviluppo di una politica dei consumi alla quale far partecipare anche gli strati popolari. Non sarebbe infatti comprensibile la ripresa, seppure timida, dei rapporti unitari tra le forze sindacali senza le grandi trasformazioni politiche mondiali e la sperimentazione in Italia della formula di governo nazionale del centro-sinistra, che non solo allenta le tensioni ideologiche ma soprattutto apre una nuova fase economica e industriale del Paese. Ed è proprio in questo momento che le tensioni tra le parti sociali iniziano ad evidenziarsi sempre di più. Gli anni Sessanta si aprono, per i lavoratori bergamaschi, in maniera tragica. L’11 maggio 1961, presso la Manifattura Sebina (tessuti, gomma, etc) di Umberto Ravasio sita a Sarnico (BG), sono in corso degli scioperi contro la serrata imposta dalla proprietà dopo la rottura delle trattative sindacali per migliorare le condizioni economiche e dei diritti dei lavoratori. Durante la manifestazione di solidarietà verso le lavoratrici e i lavoratori della Manifattura tessile Sebina (che occupavano la fabbrica per una vertenza salariale) un drappello di carabinieri in tenuta antisommossa intervengono duramente contro gli operai in agitazione davanti allo stabilimento della Manifattura Sebina sparando colpi di pistola calibro 9 ad altezza d’uomo. Veniva colpito mortalmente in fronte l’operaio disoccupato Mario Savoldi di 30 anni – del tutto estraneo alla manifestazione – che era andato davanti ai cancelli per parlare con la fidanzata, dipendente dello stabilimento, che avrebbe dovuto sposare due mesi dopo. Altre 7 persone delle maestranze venivano ferite. I “fatti di Sarnico” e “l’omicidio di Stato” di Mario Savoldi furono un esempio eclatante di repressione dello Stato contro i lavoratori, tanto da essere iscritti in numerosissimi elenchi dei morti causati per mano dello Stato stesso. Fuori dalla fabbrica c’erano rappresentanti, di Cgil, Cisl e Uil, del Pci, del Psi e della Dc, dell’Azione Cattolica e i commercianti della zona che avevano voluto esprimere la loro solidarietà ai 700 dipendenti Sebina a rischio impiego. L’agitazione si inseriva nel più ampio quadro di problemi occupazionali che interessavano nel circondario soprattutto le aziende Dalmine di Bergamo, Lamiset di Boltiere, Conchiglia di Bolgare, Germani di Seriate e Gres di Sorisole. Nei giorni successivi a Sarnico e nei paesi limitrofi si svolsero manifestazioni di protesta e scioperi. Un mese dopo la Camera del Lavoro organizza a Sarnico una manifestazione con Rinaldo Scheda, segretario della CGIL, e viene intitolata a Mario Savoldi la bandiera provinciale del sindacato unitario bergamasco. I “fatti di Sarnico” e “l’omicidio di Stato” di Mario Savoldi alimenteranno la tensione politica nazionale dei giorni successivi e verranno discussi alla Camera dei Deputati nella seduta del 23 maggio successivo. All’epoca era in carica il terzo governo guidato da Amintore Fanfani (DC) – dal 27 luglio 1960 al 2 febbraio 1962 – con Ministro degli Interni il famigerato Mario Scelba (DC), sostenuto da una coalizione DC con l’appoggio esterno di PSDI, PLI, PRI e l’astensione del PSI. Nelle discussioni parlamentari, le forze governative e i sostenitori del governo Fanfani, mantennero una linea tesa a difendere l’operato dei Carabinieri e giustificandone l’intervento, ovvero giustificando la morte di Mario Savoldi. Il PCI, dall’opposizione, insieme alle forze sindacali condannarono l’atto come un crimine e un atto di repressione antioperaia voluta dal governo Fanfani in difesa degli interessi padronali e confindustriali ed espressero solidarietà alle lavoratrici e i lavoratori. L’inchiesta giudiziaria, presso il Tribunale di Bergamo, non portò alla condanna di singoli responsabili per l’uccisione dell’operaio Mario Savoldi. Il procedimento si chiuse con il proscioglimento dei carabinieri coinvolti negli scontri, e fu giustificato penalmente come un “uso delle armi legittimo e non perseguibile da parte delle forze dell’ordine” (che spararono colpi di pistola calibro 9 ad altezza d’uomo). L’esito giudiziario esasperò ulteriormente la protesta operaia. (nella immagine una vista aerea dello stabilimento Sebina. Lo stabilimento è stato successivamente demolito e sull’aerea è stato realizzato un intervento residenziale/commerciale sempre in nome del profitto)   Per info: Potere Operaio, n°10, anno I, 27 novembre – 3 dicembre 1969 Il boom economico e la morte di Mario Savoldi – Cgil Bergamo Sulla vicenda di Mario Savoldi, cfr. Carlo Simoncini, Cronaca di una serrata. I fatti di Sarnico (maggio 1961), Bergamo 1997. Marco Marsili, IL LIBRO NERO DELLA POLIZIA Piccoli omicidi di Stato tra amici 2001-2011 Tesi di laurea “Prima dei paninari Tendenze e modi di aggregazione giovanile nell’Italia del boom (1957-1968)” di Guglielmo Perfetti > PER NON DIMENTICARE https://www.fondazionecipriani.it/home/index.php/approfondimenti/42-uccisi-dallo-stato https://www.ilcentro.it/blog/11-maggio-1.2219212 > Vincenzo Vinciguerra: I nemici del popolo   Redazione Sebino Franciacorta
May 14, 2026
Pressenza