
“Si può trattare solo da uomini liberi”: libertà per Marwan Barghouti e per tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi
Pressenza - Saturday, May 30, 2026Oggi a Firenze si è tenuta, al Mandela Forum, l’iniziativa promossa dalla Campagna per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi, dalla Rete degli Enti Locali per i diritti del popolo palestinese e dal Nelson Mandela Forum, un migliaio le persone presenti durante l’incontro, al pranzo di raccolta fondi ed all’Urlo per Gaza, che oggi è tornato nelle strade della città di Firenze.
“Si può trattare soltanto da uomini liberi”: con le parole di Mandela, apre Massimo Gramigni, presidente del Nelson Mandela Forum a Firenze, con un appello alla speranza, per poter fare uscire dalla cella Marwan Barghouti, il cui figlio è presente e prenderà parola al termine della mattinata. Sara Lucaroni, giornalista, sottolinea l’impegno della Regione Toscana, con la rete degli enti locali, per un “risveglio delle coscienze”, per quella “famiglia umana che non si è arresa”; questo appello non è però solo per Marwan, ma per tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi, per i diritti umani. “Il tantissimo che c’è ancora da fare” porta oggi ad essere qua ed a confrontarci tra “amiche e amici”, in termini che sono risuonati durante la tarda mattinata tra “compagne e compagni”.
Cosimo Guccione, presidente del consiglio comunale di Firenze, parla di “emozioni che si fanno ricordo”, ricordando, nella tradizione di La Pira, Mario Primicerio. Ringraziando i comuni che hanno dato sostegno a Marwan Barghouti, invita a prendere parola, per la rete, il sindaco di San Casciano in Val di Pesa, che, sottolinea, “non può esserci pace senza giustizia” e, con le parole di Mandela, che “la pace nasce dal riconoscimento della dignità e dei diritti di ogni popolo”.
Seguono i rappresentanti dei comuni che hanno conferito la cittadinanza onoraria a Marwan, leggendo i testi delle motivazioni della scelta; sono rappresentati i comuni di Pontedera, Calenzano, Vicchio, Impruneta, Campi Bisenzio, San Casciano in Val di Pesa, Calcinaia.
Da Pontedera, il ricordo dei detenuti bambini palestinesi, punta di iceberg, che richiama l’importanza che questa campagna per Marwan sia rivolta anche e soprattutto all’infanzia.
Da Calenzano, la dimostrazione di quanto tutta la comunità di questo territorio sia vicina al popolo palestinese; Marwan ha subìto, per oltre ventiquattro anni, le torture chiuso in una cella, e come lui altri 10000 palestinesi abbandonati anche dai governi; infatti, “siamo qui anche per esigere giustizia, perché Marwan è la voce di chi non ha voce, è la voce di un popolo che lotta per la propria libertà”, sottolinea Marco Bonaiuti.
Da Vicchio: “chi lotta per i propri diritti non è solo un compagno ma un fratello”; infatti Marwan è, sottolinea Federica Petti, “fratello della comunità” e così i suoi familiari e i palestinesi e le palestinesi (tutti e tutte); l’appello è a “stare dalla parte giusta della storia, con il popolo palestinese”.
Da Impruneta, segue un appello all’Unione Europea, che non ha ancora preso posizione.
Da Campi Bisenzio, si sottolinea il fatto che Israele sia uno stato sionista, che al contempo Marwan non debba diventare un martire; “dobbiamo avere il coraggio di denunciare” e “ci dobbiamo domandare che cosa noi stiamo facendo, mentre i bambini e le bambine vengono bombardate”.
Abed Daas prende parola in rappresentanza della comunità palestinese fiorentina: “11000 palestinesi sono nelle carceri israeliane” e, guardando alla realtà, ricorda essere un dato che “l’80 per cento dei palestinesi hanno subito il carcere come strumento di controllo politico, in una società costantemente sottomessa”.
Continua: “i partecipanti alla Flotilla abbiamo visto che cosa hanno subìto, abbiamo visto che cosa hanno subito la nostra amica e sorella Antonella Bundu e il nostro amico e fratello Dario Salvetti”. Preoccupato, sottolinea che: “se un ministro può fare sciacallaggio mediatico sui detenuti, questo significa che viene a lui dato il potere di farlo”; resta da chiedersi quale sia il livello di violenza (probabilmente maggiore rispetto a quelli visti aver subìto i partecipanti alla Flotilla) praticato contro detenuti palestinesi: “lì non si sono giornalisti, c’è l’arbitrio assoluto”. Marwan è in prigione dal 2002, “giudicato dall’occupante”, maltrattato, perché Israele teme Marwan per il peso politico di oggi, perché è “figura trasversale”, ha promosso il documento dei prigionieri su una piattaforma comunale di resistenza; “la scarcerazione dei prigionieri è necessaria per la libertà del popolo palestinese, così come fu per il Sud Africa”, quindi l’appello è a “continuare ad informare, smontare le narrazioni, quelle della sicurezza, dietro cui si nasconde l’abuso, e applicare il diritto internazionale”.
Antonella Bundu ringrazia i sindaci e fa appello anche al comune di Firenze (tuonano gli applausi di consenso da parte delle persone partecipanti), che possa esserci anche questo comune tra quelli che daranno la cittadinanza onoraria a Marwan. Ricorda che nel carcere israeliano “siamo stati torturati e… lì vengono torturati bambini e bambine”; “in quel mare navi da guerra ricercavano persone protette dal diritto internazionale”, eppure il sequestro avveniva “con la complicità attiva dei governi dell’ l’unione europea”.
Continua Antonella: “filo spinato, ci bagnavano in continuazione, ci puntavano il fucile addosso, noi in sciopero della fame, privati del sonno, ci davano calci, rimasti lì due ore in posizione di stress”. Pensando che sia inaccettabile che le istituzioni abbiano permesso questo, si ricorda che “non solo il centro destra, ma anche il cento sinistra sta permettendo tutto questo”. E questo succede anche nel mare mediterraneo, mentre le istituzioni si siedono con i criminali”. Smaschera il fatto che anche qui in Toscana c’è chi appoggia il governo israeliano sionista (riferendosi a Carrai). Chiude con l’appello di riconoscere lo stato di Palestina.
Dario Salvetti dichiara: “siamo per la fine del genocidio”; continua: “abbiamo visto solo un piccolo pezzo di una piccola bolla distopica” e “ci deve essere un cambiamento radicale rispetto al sionismo”. Che cosa ci rimane di umano? Si chiede, perché è necessario “rompere ogni accordo con il sionismo col boicottaggio e le sanzioni”; infatti, mentre ci si domanda a che punto sia la “sionizzazione” della nostra società, non si porta la solidarietà alla Palestina come qualcosa di lontano La Flotilla è stata fermata, un briciolo di speranza è necessaria. “Non ci possiamo più permettere di attendere”.
Luisa Morgantini ringrazia i sindaci, ricorda che adesso a Ramallah sono entrati i soldati in ospedale, a Gaza stanno continuando a uccidere, hanno ucciso un fotografo che fotografava i bambini, che diceva che anche questi bambini erano diventati i suoi figli. Dobbiamo ricordare, oltre Gaza, anche la Cisgiordania, che “anche il respiro i coloni l’esercito la polizia tolgono”. Perché il disegno di Israele non è più quello dal fiume al mare ma che questa terra sarà nostra dal tigri all’eufrate perché dio ce l’ha data. In nome di Dio viene fatto tutto questo. Non c’è silenzio nel mondo ma chi non parla o parla male sono i governi , che si spera che vadano davanti al parlamento europeo. Fa appello all’unità ed al valore a chi conferisce le cittadinanze onorarie a Bargouti.
Arab Barghouti, emozionato, ringrazia per la solidarietà attiva , diversa dall’empatia silenziosa. Ricorda che “essere pro Palestina significa essere per tutti i popoli oppressi nel mondo”. A Gaza è in corso un genocidio ancora oggi, negli ultimi due tre giorni abbiamo visto scene che mettono alla prova l’umanità del mondo. In questo momento Israele quindi non sta rispettando quel cessate il fuoco di cui si parla, è una finzione (strumentale). “Dal 7 ottobre mio padre è in isolamento, rotte le costole, la mano destra”; e ancora “da più di cinquanta anni lotta per il popolo palestinese”; suo padre “non è mai stato una minaccia per la sicurezza, ma una minaccia per gli obiettivi politici di Israele, che vuole fare una vera e propria pulizia etnica”. È in gioco la libertà per tutti i palestinesi e le palestinesi oppresse. Suo padre, continua Arab, “crede nel diritto internazionale e nel diritto all’autodifesa dei palestinesi. L’obiettivo degli oppressori è uccidere ogni speranza tra gli oppressi, mio padre porta la speranza di un futuro migliore per la Palestina, che i bambini palestinesi possano vivere in sicurezza. La causa palestinese la insegniamo ai nostri figli, non la si può cancellare”, anche perché “non si può dimenticare la libertà della Palestina, non ci potrà altrimenti essere nessuna Pace in Medio oriente”. E chiude con l’appello a continuare a fare pressione sui governi, compre quello italiano, per “un atteggiamento giusto nei confronti del popolo Palestinese”, restituendo responsabilità collettiva.
Foto di Emanuela Bavazzano