Lottare per la libertà: sette ore per sette anni

Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, March 31, 2026

Quando il 28 marzo 2019 Abdalla, Amara e Kader sono arrivati sull’isola di Malta avevano solo 15, 16 e 19 anni.

Sono passati sette lunghi anni – 2.555 interminabili giorni – da quando sono stati accusati ingiustamente di diversi reati, tra cui atti di terrorismo, minacce all’equipaggio e dirottamento di una nave. Accuse che potrebbero comportare l’ergastolo.

Al fianco di Abdalla, Amara e Kader, un’ampia rete di organizzazioni locali e internazionali si è mobilitata fin da subito contro questa profonda ingiustizia, chiedendo il ritiro di tutte le accuse e la libertà dei tre giovani. Iniziative pubbliche, presidi informativi e mobilitazioni durante le udienze hanno segnato questi anni. L’ultima si è svolta sabato 28 marzo, in occasione dell’anniversario del loro arresto: sette ore in Piazza della Valletta per raccontare sette anni di attesa, ingiustizia e resistenza 1.

Arrestati al loro arrivo, sono rimasti in detenzione per quasi otto mesi, per poi essere rilasciati su cauzione nel novembre 2019. A quel tempo, due di loro erano minorenni. Da allora, sono obbligati a presentarsi regolarmente alla polizia, mentre il processo continua a trascinarsi senza una conclusione, un vero e proprio accanimento della Procura maltese, caratterizzato da gravi ritardi.

Notizie

Il processo ai 3 di El Hiblu: una scandalosa ingiustizia che deve finire

Tutte le accuse devono cadere. Free the El Hiblu 3!

Redazione 27 Settembre 2023
Fumetto di The Fake Pan commissionato da Amnesty International in occasione del lancio della campagna di lettere “write4rights” nel 2020

Abdalla, Amara e Kader, originari della Costa d’Avorio e della Guinea, erano partiti dalla Libia a bordo di un gommone insieme ad altre 108 persone.

Soccorsi al largo delle coste libiche dalla nave mercantile El Hiblu 1, di proprietà turca battente bandiera di Palau, si trovano presto al centro di una nuova emergenza: la Missione Sophia 2 coordina le operazioni e da istruzione al comandante di andare a Tripoli.

A bordo cresce rapidamente la tensione, si diffonde il panico e la protesta, legata al rischio concreto di un respingimento illegale.

In quel contesto, i tre giovani svolgono un ruolo cruciale come mediatori e traduttori tra equipaggio e persone soccorse, contribuendo a evitare un’escalation e – come sottolinea la Coalizione per gli El Hiblu 3 – dimostrando “coraggio nel prevenire un respingimento illegale verso la Libia” 3.

Le persone piangevano e gridavano “Non vogliamo tornare in Libia!”, “Preferiamo morire”.

Il caso degli El Hiblu 3 esemplifica i tentativi sistematici dell’Europa di criminalizzare le persone in movimento 4.

La giornata del 28 marzo ha segnato simbolicamente i 2.555 giorni dalla loro incriminazione. Un tempo sospeso che i partecipanti al presidio hanno voluto rendere visibile. Dopo la conferenza stampa della mattina 5, ogni ora 6 è stato dedicata a un tema specifico: dalla criminalizzazione delle persone migranti ai respingimenti nel Mediterraneo centrale, dalle politiche di esternalizzazione dell’Unione Europea agli accordi con Libia e Tunisia, fino alle espulsioni e alle campagne contro il razzismo e l’esclusione sociale.

Ampio spazio è stato dato anche al racconto delle pratiche di resistenza: il lavoro della flotta civile impegnata nei soccorsi in mare, le reti transnazionali di solidarietà, le mobilitazioni che attraversano i confini europei opponendosi al regime di frontiera.

Secondo Ċetta Mainwaring della Coalizione per gli El Hiblu 3, Abdalla, Amara e Kader sono veri difensori dei diritti umani, che hanno agito per impedire un respingimento illegale verso la Libia. “Sono oltre 2.556 giorni che vivono in un limbo legale – anni che hanno sottratto loro l’adolescenza e il futuro”, ha sottolineato. Vicki-Ann Cremona, presidente dell’ONG Repubblika, ha aggiunto che sette anni di incertezza e di attesa processuale non possono considerarsi neutrali: un ritardo di questa portata costituisce, di fatto, un’ingiustizia 7.

Il presidio si è concluso con un appello chiaro e condiviso: il ritiro immediato delle accuse e la liberazione degli El Hiblu 3. Una richiesta che si rinnova con forza, mentre cresce la consapevolezza che il loro caso rappresenta molto più di una vicenda giudiziaria individuale. È il simbolo di un sistema che criminalizza la mobilità, punisce la solidarietà e trasforma i sopravvissuti in imputati.

Sette ore per sette anni, dunque. Ma anche sette ore per ribadire che la lotta continua, e che la solidarietà non si arresta.

Free El Hiblu 3!

  1. Qui la convocazione dell’iniziativa e il programma ↩︎
  2. EUNAVFOR MED Operation Sophia si è conclusa il 31 marzo 2020 ↩︎
  3. La Coalizione per gli El Hiblu 3, una rete di individui e gruppi a Malta e oltre, si mobilita a sostegno di Abdalla, Amara e Kader, lavorando al loro fianco per difendere il loro diritto alla giustizia e alla libertà ↩︎
  4. Scarica il libro in diverse lingue pubblicato nel 2022 da Free the El Hiblu 3 Campaign ↩︎
  5. con Ċetta Mainwaring (Coalizione per gli El Hiblu 3); Vicki-Ann
    Cremona (Repubblika); Regine Nguini (African Media Association Malta);
    Katrine Camilleri (Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati di Malta); David Yambio (Rifugiati in
    Libia) ↩︎
  6. Sulla pagina Facebook della Coalizione alcuni video del presidio ↩︎
  7. Activists mark seven years since start of El Hiblu 3 legal nightmare, Times of Malta (28 marzo 2026); Coalition renews call to drop El Hiblu 3 charges on seventh anniversary of arrests, Malta Today (28 marzo 2026) ↩︎