
Diritti, sud e divenire minoritario
Comune-info - Thursday, March 26, 2026Il detrito è lo scarto, l’improduttivo, qualcosa che il sistema rigurgita. A volte però i detriti prendono parlano, in alcuni casi imparano a disobbedire, spesso vivono i Sud per pensare le vite altrimenti e aprire spazi del possibile. A proposito del film DEBRIS/DETRITI_Argentina di Sergio Racanati, presentato al Bif&st-Bari International Film&Tv Festival venerdì 27 marzo

Una carcassa di un animale, inerme e isolata in una strada. Cartelli e murales tra i rumori del traffico di Buenos Aires. Persone che dicono No. Sono i detriti di cui ci parla il film DEBRIS/DETRITI_Argentina di Sergio Racanati, presentato in occasione del Bif&st-Bari International Film&Tv Festival il 27 marzo 2026.
Ma cos’è un detrito? Il detrito è lo scarto, l’improduttivo, qualcosa che ha svolto la sua funzione per un certo lasso di tempo e ora ha smesso di farlo. Qualcosa che il sistema ha rigurgitato, via, lontano, tra i marciapiedi, nelle periferie, nei terzi mondi interni ed esterni, fuori dalle aziende, dalle economie, dai privilegi, dalle norme. Qualcosa che non può essere reintrodotta e deve essere accumulata, accatastata, ma pur sempre misurata e controllata, nelle città, nei quartieri, nei sottoscala. Racanati afferma a tal riguardo: “Per me il film essay si sviluppa come un dialogo continuo e stratificato tra materiali visivi, etno-antropologici e una riflessione concettuale e politica che li attraversa e li mette in tensione”. Come gli ossi di seppia di Montale, anche qui le vite sono state prosciugate, ridotte all’osso. Mentre i cosiddetti Grandi 20 nel 2018 parlavano di nuove agende lavorative, di nuove infrastrutture per incrementare lo sviluppo e di politiche sostenibili, il mondo, le strade, i detriti, gli ossi de seppia, iniziarono a disobbedire. D’altro canto, si sa, sono sempre gli altri che hanno buoni propositi per noi, guai lasciare alle persone la possibilità di autodeterminarsi. Nel film di Racanati sono proprio questi detriti a parlarci, che si tratti di anime al margine, di oggetti abbandonati sul ciglio della strada, di lische di pesce, di cibi putridi, essi in ogni caso custodiscono la potenza di una possibilità. Le inquadrature si soffermano proprio su questi particolari apparentemente inutili, insignificanti, improduttivi, che disegnano una logica del minorare, come avrebbe detto Deleuze, che non vuole convertirsi in maggioranza e, forse, non vuole più essere contemplato dalla Storia, quella con la “S” maiuscola. Così come nel pensiero del filosofo francese la letteratura minore scava e sovverte quella maggiore, allo stesso modo la logica dei detriti di Racanati cerca di sovvertire — o al limite sospendere — gli accadimenti in cui essi sono inseriti. Inquadrare ciò che è scarto, l’improduttivo, affinché tutto il resto venga sospeso. Sembra essere questo, tra le altre cose, l’atto di resistenza dell’artista. Il detrito diventa l’elemento che apre lo spazio del possibile quando ogni politica, etica ed estetica hanno irrimediabilmente fallito. Perché sì, inutile ribadirlo, hanno fallito. L’artista sostiene infatti: “Sono contento di portare la riflessione sui Sud del mondo al BIFEST, insieme al materiale fragile dell’umanità che per me designa quella moltitudine di soggettività, narrazioni e forme di vita che occupano una posizione di vulnerabilità all’interno dei regimi di visibilità e di rappresentazione”.
La sezione Frontiere del festival è il luogo ideale per condividere il film con il pubblico: “La mia ricerca ha come punto di partenza e di approdo la dimensione umana, osservata e de-costruita in relazione alle disparità politiche e sociali. Storia e contesto, coordinate imprescindibili ai fini di questa indagine filosofica e politica, si integrano in un rapporto tra forze polarizzate – globale e locale, macrostoria e microstoria, memoria collettiva e individuale – con uno sguardo che si focalizza sullo scarto, sul frammento, sul lacerato, sul detrito”.
Frame tratto da DEBRIS/DETRITI_Argentina, concessione dell’artistaÈ forse a partire da questo che si comprende la riflessione sui Sud che accompagna la produzione artistica di Racanati. Il film è infatti accompagnato dalla lettura del manifesto redatto dall’artista in cui vengono esplicitate le ragioni che lo hanno portato ad abbandonare le grandi capitali europee per vivere in un paese marginale del Sud Italia. Anche qui, il Sud è vissuto come spazio di possibilità. Non un’area geografica, ma una potenza che si muove all’interno delle relazioni politiche, ecologiche, sociali, spaziali e, disattivando l’operare dei dispositivi di potere, consente di pensare le vite altrimenti. Racanati, attraverso il Sud e la logica del minorare dei detriti, sembra parlarci proprio di questa possibilità. Come spiega lo stesso artista nel suo manifesto:
“Sono particolarmente interessato alle marginalità, ai territori liminali, alle periferie, ai sistemi di decentramento del capitale cognitivo: ed ecco che ho scelto di ri-posizionarmi a Sud. Il Sud per me è un eco-sistema di possibilità di riscatto, di rivincita sullo sfruttamento del tempo-spazio e delle risorse umane. A Sud puoi ri-appropriarti del tuo tempo, del tuo spazio esistenziale. Non sono legato alla spettacolarizzazione del Sud. La sua dimensione più rurale, le sonorità più dure, l’inceppo politico, la sua struggente deriva mi seducono. Il Sud, è per me, un bene comune: un archivio dell’umanità. È ancor oggi per me la culla dell’umanità, anche nella sua dimensione più tragica. Anche nella sua dimensione di deriva”.
Siamo il popolo dei detriti, degli amputati, quelli a cui è stata cucita la bocca, tagliato un braccio, una gamba; siamo il popolo che a lungo è stato tenuto nelle tenebre, ai margini delle strade, dei marciapiedi, lontano da quello che loro chiamano civiltà. Ma come dice Isaia, siamo il popolo delle tenebre, ma “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”.
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