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Terlizzi (Bari): orientamento alle carriere militari al polo liceale “Sylos Fiore”
Il polo liceale “Sylos Fiore” di Terlizzi (Bari) ha avviato un progetto POC di
orientamento alle carriere militari per 21 studenti e studentesse scelti tra 11
classi di terzo, quarto e quinto anno.
Il percorso, che ha già previsto una visita al Comando Generale di Bari, potrà
contenere anche esercitazioni, laboratori e incontri con “professionisti del
settore”. Gli studenti e le studentesse in questione stanno partecipando a otto
incontri pomeridiani di 4 ore ciascuno, appuntamenti extracurriculari iniziati
il 18 marzo e che segneranno tutto il mese corrente di aprile.
Si tratta quindi di un percorso di orientamento “rinforzato”, diverso da quelli
che solitamente denunciamo come Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università, che durano una mattinata o una sola ora e che
utilizzano tempo prendendolo dalle ore di lezione. I fondi pubblici destinati al
POC (Programma Operativo Complementare) avrebbero la finalità di contrastare la
dispersione scolastica e rendere più consapevoli gli studenti e le studentesse
circa le loro aspirazioni e attitudini.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si
contrappone fermamente alla proposta delle carriere militari nei percorsi di
orientamento in uscita e immagina altre soluzioni per la dispersione scolastica,
non certo cedendo alla dilagante propaganda bellicista. “Offrire” alle nostre
studentesse e ai nostri studenti come “buona soluzione” per il loro futuro di
arruolarsi e diventare un/una professionista delle Forze Armate e di Polizia non
è una soluzione.
Mentre una parte della popolazione mondiale si interroga quotidianamente sulle
alternative possibili ai conflitti armati, un’altra considera le guerre un dato
naturale della Storia e della coesistenza umana, impossibile da risolvere. Se i
mass media mainstream parlano di guerre è sempre all’interno di una narrazione
che le dà per necessarie e indica gli appartenenti alle Forze Armate come
modelli da seguire e garanti dell’ “ordine giusto”.
I fondi POC sono risorse nazionali per le “regioni meno sviluppate”, questo
liceo è del territorio pugliese e sappiamo che gran parte dei militari italiani
è originaria delle regioni del mezzogiorno. Davvero non esistono modi
alternativi di utilizzarli per i giovani che vivono questi territori? Perché in
fondo i percorsi di orientamento alle carriere militari che qui stiamo
denunciando aggancerebbero soprattutto quelle ragazze e quei ragazzi che vedono
davanti a loro una situazione occupazionale precaria.
Il Ministero della Difesa bussa alla porta della scuola, continuamente. Ma per
contibuire all’orientamento nelle nostre scuole ci sono anche soluzioni
accettabili, alternative. Possiamo invitare, per esempio, i soggetti che vivono
questi territori e la loro complessità senza volerne approfittare. Non occorre
andare molto lontano a cercare: questo scorso fine settimana a Cosenza, ad una
due giorni dal titolo “I Sud si organizzano“, hanno partecipato in molte di
queste realtà. Come docenti, possiamo contattarle. Anche perché, come docenti,
eravamo presenti.
Esiste una contraddizione tangibile tra i principi della Costituzione italiana e
le funzioni delle Forze Armate. La presenza dei militari nella scuola viola
principi etici ed educativi. Come comunità educante, ci opponiamo ancora una
volta alla militarizzazione della parte civile della nostra società e all’uso
improprio delle classi scolastiche come fossero una El Dorado di future
reclute.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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Una “Corri con Gioia” divisiva ed esclusiva. A Gioia del Colle (BA) si corre nell’aeroporto militare
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO STAMPA DI DISARMA TERRA FORUM
TERRITORIALE CONTRO LE POLITICHE DEI CONFLITTI, ASSOCIAZIONE PACIFISTA DI GIOIA
DEL COLLE (BA), CHE DENUNCIA LA MILITARIZZAZIONE DELLO SPORT E DELLA CORSA
PODISTICA CITTADINA, CHE QUEST’ANNO SI SVOLGERÀ ANCHE NELL’AEROPORTO MILITARE
DELLA CITTÀ.
Domenica 26 aprile si svolgerà, a Gioia del Colle (BA), la 12ª edizione della
“Corri con Gioia”, gara podistica organizzata dall’Associazione Sportiva
Dilettantistica locale denominata “Gioia Running”.
Nelle sue precedenti edizioni, la manifestazione sportiva (inserita nel
campionato regionale “CorriPuglia”) si è sempre articolata tra le vie della
città pugliese da cui prende il nome, includendo tra le tappe del suo percorso i
luoghi simbolo della cittadina murgiana, quali il Palasport Pinuccio Capurso, il
Castello Normanno-Svevo, la centralissima via Roma, il Teatro comunale Rossini,
piazza Cristoforo Pinto e piazza Plebiscito.
Onorando pienamente i valori dello sport cui si è sempre ispirata, negli anni la
“Corri con Gioia” è riuscita, in modo encomiabile, nell’intento di trasformare
una competizione sportiva per professionisti e amatori anche in una grande festa
cittadina aperta a tutti, sportivi e non: un momento di aggregazione comunitaria
all’insegna dei principi dell’inclusività, della condivisione e della
partecipazione.
L’edizione 2026 della corsa si presenta, purtroppo, in netta rottura con la sua
stessa tradizione. La “Corri con Gioia” 2026 diventa divisiva ed esclusiva.
Esclusiva perché i cancelli dell’area militare, pur consentendo l’accesso a
migliaia di runner registrati (sollevando non poche perplessità dal punto di
vista della sicurezza collettiva), diventeranno quasi certamente il limite
invalicabile oltre il quale non sarà consentito l’accesso e la fruizione della
manifestazione a un pubblico non registrato.
Divisiva perché la decisione degli organizzatori di portare una parte
significativa del percorso della gara all’interno del perimetro chiuso
dell’aeroporto militare appare discutibile e inopportuna in un momento di
massima allerta per le nostre basi e di fortissima tensione internazionale quale
è quello attuale; uno scenario geopolitico caratterizzato da una violenza senza
precedenti negli ultimi decenni e talmente drammatico da rendere più che mai
inaccettabile il parallelismo evocato in uno dei comunicati di lancio
dell’iniziativa, divulgato dagli organizzatori, tra le performance sportive
degli atleti e quelle tecnologiche degli aerei da caccia di stanza nella base
pugliese.
La narrazione falsata della base militare di Gioia del Colle è degna di
diventare un caso di studio a livello nazionale.
* Una base che, nei primi anni ’60, è stata il centro operativo dei missili
Jupiter equipaggiati con testate nucleari.
* Una base che è stata avamposto strategico degli interessi USA nella seconda
metà degli anni ’80, quando fu individuata come idonea ad ospitare i
cacciabombardieri F-16 a capacità nucleare.
* Una base che è stata piattaforma di lancio del 70% dei bombardamenti con armi
all’uranio impoverito nella fase finale del conflitto jugoslavo.
* Una base, tra le più grandi d’Italia, che non potrà non giocare un ruolo
strategico, in trigono con quelle di Amendola e Galatina, in caso di
escalation bellica.
* Una base che ospita una sede di Leonardo, primo produttore di armi a livello
europeo.
Di fatto, una base all’avanguardia nella militarizzazione pressante degli spazi
della società civile e delle coscienze.
Eppure una base che, paradossalmente, continua a essere raccontata alla
popolazione locale come una sorta di circolo socio-ricreativo, dove è possibile
organizzare gare podistiche, sorseggiare aperitivi all’hangar al tramonto, fare
raduni motociclistici, osservare la Befana calarsi da elicotteri militari e
distribuire caramelle ai bambini, organizzare seminari sulla salute e
sull’ambiente e partecipare a open day per ammirare aerei da combattimento.
Una servitù militare protagonista di primo piano della vita sociale della città,
ma di cui non si discute mai l’impatto ambientale, sanitario, economico e, in
termini di sicurezza, della sua ingombrante presenza sulla qualità della vita
dei cittadini.
È arrivato il momento di chiedere conto di tale impatto, di smascherare la
cultura della guerra e di ristabilire la verità nella narrazione di quello che
è, e resta, nient’altro che un avamposto militare.
LA STAGIONE DELLA CONTRO-NARRAZIONE È INIZIATA.
Info sulla pagina Facebook.
DISARMATERRA – Forum territoriale contro le politiche dei conflitti
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Contro i droni ‘resistenti’. Contro la sinistra arruolata. Sulla campagna di Solidarity Collectives in Italia
La campagna di Solidarity Collectives in Italia, che prevede una prima tappa al
Cecchi Point di Torino il 1 aprile — finalizzata alla raccolta di fondi per
droni e mine…
Molfetta, Carabinieri armati al Liceo “Fornari” per incontri formativi con cani molecolari
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università riceve
la segnalazione dell’iniziativa “Cultura della legalità”, annunciata nella
circolare interna del Liceo “Vito Fornari” di Molfetta (clicca qui), attraverso
un commento entusiasta pubblicato sulle pagine Facebook il 12 marzo. Chi ha
redatto il post entra nel merito dell’incontro che, come ormai accade in
tantissime scuole d’Italia, si occupa di educare, o meglio di formare al
rispetto della legge. La formazione, offerta anche in questo caso dai
Carabinieri, concerne l’attività di prevenzione e di dissuasione dall’uso di
sostanze stupefacenti.
Quali? Tutte, perché nel nostro Paese ogni psicotropo è messo sullo stesso
piano, dai derivati della canapa fino a quelli sintetici. Tutti non proprio,
visto che sono piuttosto diffuse le pratiche di medicalizzazione del disagio non
solo adulto e adolescenziale, ma anche infantile, e di somministrazione di
benzodiazepina in varie versioni farmaceutiche.
Del resto, a Molfetta come altrove, del commercio di droghe illegali si occupano
le mafie. Di criminalizzazione dei giovani, del loro potenziale distruttivo e
autodistruttivo, molto dicono le agende governative che hanno a tema la
sicurezza, mentre la cronaca ci aggiorna sui misfatti commessi da giovani
disturbati, atti a suscitare lo scandalo e la paura degli adulti (clicca qui).
Sulla percezione della pericolosità dei minorenni, soprattutto quando
appartenenti a nuclei famigliari non italiani, ne scriveva già nel 2001 il
sociologo Alessandro del Lago (Giovani, stranieri e criminali, Manifestolibri).
La convinzione che sia da educare/formare l’appartenenza allo Stato (sic!),
unica via per stare nel circuito della legalità, come recita la circolare della
Dirigente del liceo, è rafforzata dalla diffusa percezione dell’insicurezza di
cui le giovani generazioni sono sia i fautori che le vittime.
Ricordo che della cosiddetta “insicurezza percepita” ne parlavano anche
documenti ministeriali nel 2007, sotto il secondo Governo guidato da Romano
Prodi e con Giuliano Amato al Ministero degli Interni (2006-2008), relativamente
alle violenze negli stadi e nelle vie adiacenti, prima e dopo le competizioni.
Percepire: provare con i sensi, con tutto il corpo, il rischio delle offese e
dunque la paura. La stessa che, in maniera controintuitiva, si genera quando un
quartiere viene classificato come zona rossa e le gazzelle della polizia, le
auto dei carabinieri, sostano nei punti di incontro, soprattutto giovanili,
presso le stazioni e gli edifici pubblici.
Al “Fornari” la presenza dei carabinieri fruisce del rinforzo offerto dall’Onlus
di volontariato Sermolfetta e dall‘ANPAS, associazione nazionale di pubblica
assistenza presso la quale è possibile svolgere anche il servizio civile. Questi
incontri sono funzionali anche a presentare realtà territoriali che possono
dialogare con la scuola per arricchire i percorsi di Educazione Civica, come
annota la circolare interna che invita gli insegnanti in servizio a trascrivere
l’attività sul registro elettronico.
Al liceo vengono mostrati anche i cani poliziotto, i cosiddetti molecolari
(percettori di molecole attraverso il potentissimo olfatto) che danno un tocco
simpatico all’incontro, versione aggiornata di Rin Tin Tin, il pastore tedesco
protagonista della serie televisiva degli anni Cinquanta.
Tuttavia, chi chiediamo, per avviare progetti sul consumo di stupefacenti tra
i/le giovani, non sarebbe meglio, piuttosto che chiamare i Carabinieri armati e
in divisa, che la scuola si attivasse in una campagna informativa sugli effetti
di vari tipi di droghe nella chimica del cervello e nel comportamento? Chiamando
qualche tossicologo e/o neurologo a informare e interloquire con gli studenti e
le studentesse?
In tal modo la scuola cercherebbe di adempiere al suo impegno di formare
cittadini e cittadine consapevoli e informate anziché ricorrere a un metodo
puramente repressivo e punitivo, sanzionatorio, ottenendo sicuramente risultati
educativi migliori.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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GLOBAL SUMUD FLOTILLA: SALPANO DA BARI LE DUE IMBARCAZIONI DI SPAZI SOCIALI E REALTÀ DI MOVIMENTO. “IN ROTTA VERSO LA SICILIA E POI, INSIEME, ALLA VOLTA DI GAZA”
Salperanno da Bari entro oggi, martedì 7 aprile, le due imbarcazioni della
Global Sumud Flotilla gestite da realtà e spazi sociali.
Le due imbarcazioni – con a bordo compagne e compagni di Gaza Freestyle, Centri
Sociali del Nord Est, Municipi Sociali di Bologna, Spazi Sociali Astra e
Brancaleone di Roma -raggiungeranno la Sicilia dove, insieme alle altre barche
italiane, si uniranno alle altre imbarcazioni della Flotilla provenienti da
Francia e Spagna per poi salpare verso Gaza entro il 25 aprile.
Questa nuova e ormai imminente missione della Global Sumud Flotilla – denominata
Springs Mission 2026 – sarà presentata in una conferenza stampa dedicata che si
svolgerà indicativamente intorno alle 11 di oggi sul lungomare Starita di Bari
(zona pedonale), in concomitanza della partenza delle barche dal porto barese.
Per approfondire i contorni di questa partenza, e della missione in generale,
abbiamo raggiunto Giulia dei Municipi Sociali di Bologna Ascolta o scarica
Bari: “Scegliamo i soldati” e “Diventiamo marinai” nella scuola dell’infanzia IC “Massari-Galilei”
In queste settimane nei due plessi Montello e via Mandragora della scuola
dell’infanzia dell’IC “Massari-Galilei” di Bari è partito il progetto
“Raccontami … che lavoro fai?”, che prevede il coinvolgimento diretto dei
genitori nelle attività scolastiche, con brevi momenti di gioco strutturato e
laboratori. Così le piccole e i piccoli bambini, guidati dalle maestre e dal
genitore invitato, hanno di volta in volta costruito un autolavaggio, simulato
la gestione di un fast food McDonald’s, giocato a lavorare come commessi in un
negozio di scarpe, simulato il lavoro dell’infermiere con cerotti e termometri
giocattolo, ascoltato dal papà agronomo la storia sui semi che diventeranno
piante.
Tra i genitori intervenuti fino ad oggi anche un papà capitano dell’Esercito
Italiano, che ha guidato la mattinata dal titolo “Scegliamo i soldati” e un papà
Sottufficiale della Marina Militare con la mattinata dal titolo “Tutti a bordo!
Diventiamo marinai”.
Qui in basso il post su Facebook della scuola, che, evidentemente, dimostra come
spesso anche i/le docenti obbediscano ad una retorica nazionalistica priva di
fondamento sostanziale se arrivano a scrivere che con la discussione guidata dal
soldato si giunge ad una «definizione rassicurante del suo ruolo come tutore
della pace e difensore della nazione». Occorrerebbe ricordare ai bambini e alle
bambine, e forse anche ai/alle insegnanti, quante volte negli ultimi 30 anni le
forze armate italiane sono intervenute, per scellerate scelte politiche, in
scenari di guerra non certamente a difesa della nostra Patria o sotto l’egida
dell’ONU, ma in forma aggressiva accanto alla NATO o, peggio, accanto agli Stati
Uniti, causando anche la morte dei nostri militari da parte delle popolazioni
invase (Balcani, Iraq, per citarne solo alcune).
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università critica aspramente la banalizzazione romantica delle professioni
militari. A maggior ragione, quando il pubblico è formato da bambine e bambini
di quattro anni, dal discorso romantico e patriottico viene rimossa totalmente
la loro funzione offensiva e letale. Difficilmente si può accettare una simile
riduzione di complessità. Inoltre, in un territorio a forte connotazione
militare troveremo molti genitori che lavorano nella Difesa e quindi, in
contesti scolastici come quello “Raccontami … che lavoro fai?”, i genitori in
divisa saranno statisticamente più numerosi, incentivando nell’immaginario
infantile il modello del militare.
Per elevare il livello di propaganda militaristica funzionale a generare
l’universo simbolico che normalizza la guerra e la rende plausibile, di recente
il Parlamento italiano ha stabilito ben due ricorrenze nazionali a carattere
militare e il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha prontamente suggerito di
inserirle nel calendario della didattica nelle scuole, quelle dell’infanzia
comprese: il 17 marzo Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione,
dell’inno e della bandiera e il 4 novembre Giornata dell’Unità Nazionale e delle
Forze Armate. Vi invitiamo alla lettura dei nostri approfondimenti su queste due
ricorrenze, qui per il 17 marzo, qui per il 4 novembre.
L’Osservatorio è nato per ricercare e denunciare tutte le iniziative che
prevedono la partecipazione e l’ingerenza delle Forze Armate e delle
organizzazioni e aziende della filiera bellica negli istituti scolastici di ogni
ordine e grado. Vogliamo contrastare la militarizzazione dei luoghi di
istruzione e la diffusione della cultura della difesa tra le nuove generazioni.
Lo sfondo attuale vede un riarmo senza precedenti e seriamente temiamo per il
loro futuro.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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#stopthegenocide #Bari, una maratona di musica e parole per sostenere la
#Flotilla
Il mare torna a essere simbolo e orizzonte politico. Domani la spiaggia di Pane
e Pomodoro ospita «Sumud – In rotta verso la Palestina», maratona civile di
tredici ore, dalle 11 a mezzanotte, che intreccia musica, parole e mobilitazione
in concomitanza con la partenza della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza.
https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/gazzetta-weekend/1947143/bari-una-maratona-di-musica-e-parole-per-sostenere-la-flotilla.html
Rotary Club ed Aeronautica militare in provincia di Bari: un binomio da non ignorare
Lo scorso febbraio il Rotary Club Acquaviva delle Fonti – Gioia del Colle ha
svolto presso l’ITI Galilei di Gioia del Colle e il Liceo Leonardo da Vinci di
Cassano, entrambi nella provincia di Bari, degli incontri di orientamento dal
titolo “Facoltà e scenari internazionali: un binomio da non ignorare”.
Lo scopo è stato quello di far conoscere a studenti e studentesse le professioni
che maggiormente saranno richieste nel futuro e, quindi, con un focus
particolare sulle discipline STEM. Proprio per la natura degli incontri
l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università riceve
con inquietudine la notizia secondo la quale nell’ambito di queste iniziative
sia stata effettuata anche una visita all’Aeroporto Militare “A. Ramirez” – 36°
Stormo Caccia dove quasi 200 studenti e studentesse hanno potuto conoscere le
diverse professionalità richieste dall’Areonautica militare.
In un tale contesto a passare è innanzitutto il messaggio che lavorare per
l’esercito sia un mestiere come un altro e, per di più, un mestiere in cui viene
richiesto personale altamente qualificato. Come successo già con l’evento
tenutosi all’Areoporto dei Parchi di Preturo, in provincia dell’Aquila, non solo
si nasconde la necessità di arruolare giovani per le probabili guerre che
verranno dietro la promozione della cultura scientifica, ma si omette anche che
lavorare per l’Aeronautica militare significa esporsi al rischio di uccidere e
di essere uccisi.
Come Osservatorio torniamo perciò a ribadire con forza che qualsiasi forma di
promozione della cultura e di orientamento per il futuro delle giovani
generazioni debba essere fatto in nome della pace, immaginando un futuro dove le
conoscenze possano servire per costruire un mondo migliore e non per seminare
morte e distruzione.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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