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PRIMA DI TUTTO LA PACE. Marcia Gravina-Altamura, 24 ottobre 2026: Dossier e moduli di adesione
Il nostro appello vi giunge dal cuore del Meridione d’Italia, da una vasta area collocata al confine tra la Puglia e la Lucania, in un momento così particolare della storia in cui circa metà della popolazione mondiale vive in un clima di guerra, aperta o strisciante, in cui milioni di persone sono condannate a vivere, oppressi, in condizioni di povertà e di sofferenze estreme. Sono sempre più le guerre, infatti, a plasmare in senso militarista le capacità distruttive dei conflitti, con l’impiego di sempre più sofisticate tecnologie poste al servizio del capitalismo globale, responsabile delle distruzioni ambientali e delle stragi di civili, sino a commettere, nell’indifferenza o nella complicità dei governi cosiddetti democratici, dei veri e propri genocidi. Il nostro appello vi giunge da un territorio vocato alla pace ma costretto ad essere ancora teatro di esercitazioni di guerra attraverso una diffusa e articolata presenza delle Forze Armate di terra, di mare e di cielo: dall’aeroporto militare di Amendola a quelli di Gioia del Colle, di Galatina e di Brindisi, al porto militare di Taranto; dalle numerose servitù militari dislocate sul territorio pugliese ai poligoni di tiro presenti nel Parco nazionale dell’Alta Murgia. Il nostro appello vi giunge da un paesaggio storico e ambientale di inestimabile valore ma ancora continuamente saccheggiato e devastato da interessi forti e da illegalità diffuse, da indifferenze e da responsabilità istituzionali e in cui sono state individuate ben 17 aree ritenute idonee (sic!) per la costruzione del deposito unico nazionale per lo stoccaggio di scorie nucleari nel mentre l’attuale governo paventa l’assurda volontà di costruire nuove centrali nucleari… Il nostro appello intende ricongiungersi alle tante iniziative di lotta di ieri e di oggi, e mira a saldare il patrimonio di esperienze maturate all’interno di un movimento ricco e variegato: dalle marce Gravina – Altamura a Scanzano Ionico; dalla tutela di un paesaggio di pietre e di ulivi secolari al rifiuto delle guerre e delle basi militari presenti sul territorio; alla difesa delle coste adriatiche e ioniche dall’assalto del cemento e da pericolose forme di inquinamento e di degrado. Ci rivolgiamo a tutte le donne e gli uomini che sono impegnati a difendere la qualità della vita e del lavoro dalle aggressioni cieche e irreversibili dei potenti e dei furbi; a quanti praticano forme di politica dal basso e che mirano alla realizzazione di progetti concreti e durevoli a beneficio della collettività. Ci rivolgiamo a coloro che si oppongono a vecchie e nuove forme di colonialismo che, con brutalità e irridendo ogni diritto, si appropria della ricchezza sociale e delle fonti energetiche globali. Ci rivolgiamo alle donne e agli uomini che lottano contro i fili spinati dei confini e che rifiutano ogni forma di criminalizzazione verso quante e quanti sono costretti a lasciare la propria terra per fuggire la morte o la fame. Ci rivolgiamo a quell’arcipelago di sensibilità diverse che, unito, ha saputo conseguire alcuni significativi successi che, tuttavia, risultano essere oggi ancora provvisori. È il caso del Parco nazionale dell’Alta Murgia, nato ormai più di vent’anni fa ma che non è cresciuto nella maniera da noi auspicata. Di fronte a queste e ad altre piccole e grandi questioni aperte avvertiamo la necessità di creare un altro decisivo momento di confronto, per socializzare e rafforzare progetti ed esperienze e rappresentarle con fermezza alle Istituzioni che governano i nostri territori. PARTECIPARE ALLA MARCIA GRAVINA–ALTAMURA DEL 24 OTTOBRE 2026 SIGNIFICA RIMETTERE INSIEME CIÒ CHE IL POTERE DIVIDE: PACE, AMBIENTE, LAVORO, LIBERTÀ DI MOVIMENTO, AUTODETERMINAZIONE DEI TERRITORI. PER RIBADIRE LA NOSTRA OPPOSIZIONE A TUTTE LE GUERRE E AD OGNI FORMA DI ASSURDO RIARMO NEL RISPETTO DELL’ART. 11 DELLA COSTITUZIONE. DAL BASSO, INSIEME, PER UN SUD CHE NON SIA RETROVIA MILITARE NÉ DISCARICA, MA SPAZIO DI PACE, SOLIDARIETÀ E RESISTENZA. Per facilitare la condivisione dei contenuti e degli strumenti informativi relativi alla Marcia Gravina-Altamura 2026, in attesa di versioni stampate, abbiamo predisposto un sistema di consultazione ottimizzato per la fruizione mobile. Dal file allegato potete accedere a tutti gli strumenti e agli approfondimenti: · Appello della Marcia · Sistema di adesione mediante form online · consultazione di tutte le adesioni pervenute · Modulo di richiesta adesione per le scuole · Indicazione dei dati bancari per contributi e sostegni economici · Accesso alla mappa Google Earth online relativa alla logistica della Marcia (in fase di definizione) · Tutti gli approfondimenti pervenuti sui diversi temi richiamati nell’appello che costituiscono il dossier condiviso, compreso quello relativo alla Militarizzazione delle scuole, delle università e della società civile in Puglia di Michele Lucivero, docente e promotore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che aderisce all’iniziativa. CLICCA QUI PER ACCEDERE AL DRIVE CON IL DOSSIER E TUTTI I DOCUMENTI DISPONIBILI PER ADERIRE ALL’APPELLO E PARTECIPARE. 09_WADownload CONDIVIDETE PURE E PARTECIPATE IL 24 OTTOBRE 2026 ALLA MARCIA GRAVINA-ALTAMURA. PRIMA DI TUTTO LA PACE -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Alexian Group, il gruppo di musica rom di fama internazionale, in concerto a Bari, Giovedi 23 luglio ore 21.00.
Sarà la Parrocchia San Marco Evangelista di Bari in Via Caldarola 50 ad ospitare il concerto di musica rom dell’Alexian Group. L’evento artistico è inserito nell’ambito della manifestazione gestita dalla direttrice artistica Angela Cataldo. È il terzo appuntamento della rassegna “Assud” proposta dall’associazione Al Nour, vincitrice del progetto “Le due Bari”, finanziato dal Mic – Direzione Generale Spettacolo. L’ evento è accessibile al LIS (Lingua Italiana dei Segni). Dopo il successo nei più prestigiosi teatri internazionali, l’Alexian Group di Alexian Santino Spinelli sarà protagonista a Bari di un percorso musicale intenso, suggestivo e originale. Il concerto è previsto giovedi 23 alle ore 21.00. Sul palco con Alexian Santino Spinelli alla fisarmonica, ci saranno: Luciano Pannese al contrabbasso, Davide Chiarelli alle percussioni etniche, Evedise Spinelli all’arpa e Gualtiero Lamagna al bouzuki e alla chitarra. Alexian Santino Spinelli da decenni è presente sui più importanti palcoscenici mondiali: dal Teatro alla Scala di Milano al Teatro San Carlo di Napoli, fino alla Carnegie Hall di New York e al Gran Teatro La Fenice di Venezia. Alexian Santino Spinelli ha suonato per Capi di Stato e per tre Papi, spesso in mondovisione promuovendo il valore artistico, culturale e identitario delle comunità dei rom e sinti. «La musica è un linguaggio universale che supera ogni barriera e costruisce ponti tra culture diverse», ha dichiarato Alexian Santino Spinelli. «Portare la musica romanì nei luoghi più prestigiosi dell’arte rappresenta un passo importante per il riconoscimento della nostra cultura. Questo concerto è un’occasione per affermare il valore artistico della tradizione romanì nel panorama musicale italiano ed europeo. Attraverso la musica possiamo promuovere dialogo, rispetto e una nuova consapevolezza culturale». Una manifestazione importante e un concerto emozionante per conoscere una cultura millenaria come quella romani. Un percorso musicale dall’India, terra d’origine, fino alla Spagna, attraversando i Balcani, l’Est Europa e il jazz manouche. Un evento imperdibile. L’ingresso è gratuito. Ufficio Stampa Alexian Group Redazione Italia
July 22, 2026
Pressenza
BARI: CONDIZIONI (INDEGNE) PER 4MILA BRACCIANTI STIPATI NEI GHETTI DELLE CAMPAGNE PUGLIESI. IN 200 OCCUPANO LA BASILICA
Caporalato nelle campagne pugliesi. È terminata la protesta di centinaia di braccianti che insieme a Usb hanno occupato simbolicamente la basilica di San Nicola a Bari, per chiedere acqua e condizioni di lavoro minime, in quello che è il più grande ghetto di braccianti d’Europa, in settimane di caldo asfissiante. Quello tra Foggia e Bari è infatti un buco nero dello sfruttamento, dove vivono in condizioni indegne oltre 4mila braccianti. Dopo l’occupazione, una delegazione di lavoratori di Torretta Antonacci ha incontrato il presidente della Regione Puglia. “Chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi. Buttati i fondi Pnrr, ora il governo e la Regione intervengano”, fa sapere il sindacato Usb. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Francesco Caruso, funzionario di Usb. Ascolta o scarica.  
July 6, 2026
Radio Onda d`Urto
Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari
In questo momento un centinaio di braccianti del ghetto di torretta antonacci hanno occupato la BASILICA DI SAN NICOLA A BARI. I 30 milioni per Torretta Antonacci li avete persi voi: ora fondi contro le baracche e documenti per tutti Da questa mattina siamo dentro la basilica di San Nicola […] L'articolo Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari su Contropiano.
July 4, 2026
Contropiano
Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Usb Braccianti Foggia -------------------------------------------------------------------------------- Da questa mattina siamo dentro la basilica di San Nicola a Bari. Siamo un centinaio di braccianti e ci siamo rinchiusi qui, nel cuore di questa città, perché fuori nessuno ci ascolta. Veniamo dalle baracche di Torretta Antonacci (nel foggiano, ndr), arriviamo dai campi dove alle sei del mattino stiamo già curvi sui filari. E da qui non ce ne andiamo finché il presidente della Regione Puglia Decaro e il governo Meloni non daranno un segnale chiaro e concreto: soluzioni vere contro le baracche, subito, e documenti per tutti. Non parole, non tavoli, non promesse. Atti. Perché occupiamo una chiesa? Perché è l’unico luogo di questa città dove la nostra vita vale ancora qualcosa. Per lo Stato non esistiamo: esistono le nostre braccia quando c’è da raccogliere il pomodoro, e spariscono i nostri corpi quando c’è da darci un tetto, un documento, un nome. Il 30 giugno è scaduto il PNRR, e con esso sono morti per sempre i 30 milioni di euro stanziati per il superamento di Torretta Antonacci, il più grande ghetto agricolo della Capitanata, Trenta milioni. Persi. Bruciati. E non è stata la sfortuna, non è stata la burocrazia: siete stati voi. Torretta Antonacci non è arrivata “in ritardo” alla scadenza: l’avete esclusa voi, mentre il vostro commissario straordinario ammetteva davanti alla Corte dei Conti che i tempi non c’erano più. La Corte dei Conti aveva segnalato San Severo tra i casi critici d’Italia: cronoprogrammi impossibili, convenzioni mai firmate, cantieri mai aperti. Quattro anni di riunioni in Prefettura, tavoli tecnici, commissari, passerelle e fotografie. Risultato: zero alloggi, zero dignità, 30 milioni in fumo. Governo, Regione, Prefettura e Comune hanno scelto, ciascuno per la propria parte, di lasciarci nel ghetto. Perché un bracciante senza documenti e senza casa è un bracciante in ginocchio, e un bracciante in ginocchio costa poco. Noi ci spezziamo la schiena a 40 gradi. Moriamo letteralmente di caldo e di fatica sotto il sole, ora dopo ora, cassone dopo cassone, per raccogliere i pomodori, gli ortaggi e la frutta che finiscono sulle vostre tavole. Il cibo che mangiate passa dalle nostre mani. Il made in Italy di cui vi riempite la bocca nei convegni sta in piedi sulle nostre schiene. E noi moriamo come foglie, uno a uno, nei campi e nelle baracche. Ad aprile è morto alagie, a gennaio Mamadou e tanti altri fratelli di estate muoiono per il caldo e di estate per il freddo. E lo diciamo forte: viviamo nelle baracche non perché siamo clandestini, ma perché ci avete resi ostaggi della vostra burocrazia. Abbiamo in tasca i permessi C3, i rinnovi e le richieste di asilo ferme da anni nelle questure e nelle commissioni. Lavoriamo, produciamo, mandiamo avanti l’agricoltura di questo Paese, e ci negate perfino un pezzo di carta. Ora basta: documenti per tutti, perché chi lavora questa terra ha il diritto di viverci da persona libera, non da fantasma ricattabile nelle mani dei caporali. E non provate a raccontarci che i fondi “torneranno in altra forma”. Senza uno stanziamento nazionale immediato, vincolato e verificabile, quei 30 milioni sono spariti per sempre e lo sapete. Noi la nostra proposta l’avevamo già messa sul tavolo: un villaggio progettato insieme agli abitanti, con percorsi di urbanistica partecipata, case vere, spazi comuni, dignità. L’avete ignorata, come avete ignorato noi. Ora ve la riportiamo dentro una cattedrale occupata. La pazienza è finita. L’occupazione della Cattedrale è solo l’inizio. Davanti a noi c’è la stagione della raccolta del pomodoro e noi siamo pronti a fermarla: scioperi nel pieno della raccolta, presidi permanenti sotto i palazzi del potere, blocchi e manifestazioni in tutta la Capitanata. Il cibo arriva sulle vostre tavole grazie alle nostre braccia: ricordatevi che quelle braccia possono fermarsi. Non usciremo da qui a mani vuote. Pretendiamo: lo stanziamento immediato, con fondi nazionali, di risorse pari a quelle perse, vincolate al superamento reale di Torretta Antonacci e decise con noi, non sopra le nostre teste; acqua, luce, servizi igienici e infrastrutture di base da subito nell’insediamento, perché nessuno può sopravvivere un’altra estate così; documenti per tutti: sblocco immediato dei permessi, dei rinnovi e delle richieste di asilo ferme da anni, rilascio di un permesso biennale per ricerca occupazione. Non chiediamo carità: pretendiamo giustizia. Il tempo delle vostre promesse è scaduto il 30 giugno, insieme ai vostri fondi. Il tempo della nostra lotta comincia adesso. [USB Braccianti] -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > E se ci provassimo per davvero a cambiare le cose? -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Filiera agricola e ingiustizia climatica -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari proviene da Comune-info.
July 4, 2026
Comune-info
La libertà di stampa bussa (ed entra) nei luoghi di confinamento dei cittadini stranieri
La sentenza del TAR per la Puglia – ottenuta in un caso seguito dall’Avv. Martina Stefanile con il progetto InLimine di ASGI – è un precedente molto utile anche alla luce dell’imminente entrata in vigore del Patto dove la società civile giocherà un ruolo fondamentale nella contro narrazione dei luoghi di frontiera e confinamento dei cittadini stranieri. Si tratta della richiesta di accesso all’ex CARA di Bari – Palese trasmessa da un giornalista insieme a videoreporter. La Prefettura rigettava ritenendo “allo stato” non accoglibile l’istanza. Il TAR con la sentenza di merito ha confermato l’accoglimento cautelare e ha argomentato in maniera estremamente interessante sulla libertà di stampa riferendosi ai giornalisti come a “cani da guardia” (watch dog) della democrazia e delle istituzioni e ricordando che la funzione svolta dalla stampa di diffondere informazioni su questioni di interesse generale corrisponde al diritto del pubblico di riceverle.  In questo senso, secondo il TAR frapporre ostacoli ingiustificati all’accesso dei giornalisti alle informazioni rischia di scoraggiarli o impedire loro di fornire informazioni accurate, compromettendo così il loro fondamentale ruolo di garanti pubblici. Il Collegio infatti, evidenziando “l’enorme interesse della comunità nazionale per la corretta e puntuale esplicazione di ogni attività pubblica” motiva nel senso che “critica e cronaca giornalistica volte a tenere o a ricondurre le pubbliche istituzioni nell’alveo loro proprio vanno non solo giustificate, ma anche propiziate“. Oltre a ciò, il TAR afferma il pieno diritto di accesso alle strutture di accoglienza alle sole condizioni che chi ne faccia richiesta la trasmetta con congruo anticipo e sia debitamente identificato.  Lacosa interessante è che la pronuncia fa un passo avanti rispetto alle precedenti e cioè evidenzia chiaramente che anche il rifiuto “allo stato” (molto frequente su queste istanze) è illegittimo quando non motivi e non differisca specificamente la richiesta ad altro momento. Secondo il TAR infatti, “la mancanza di un limite temporale – priva, tra l’altro, di esplicite motivazioni al riguardo – lede i principi in ordine alla libertà di stampa, invocati dal ricorrente“. Pertanto, un diniego formulato senza una scadenza o una motivazione che giustifichi un rinvio, si trasforma di fatto in un ostacolo alla libertà di stampa insormontabile e sproporzionato la quale, invece, è intrinsecamente legata all’attualità e alla tempestività dell’informazione. T.A.R. per la Puglia, sentenza n. 715 del 9 giugno 2026
Libertà per il prof Centrone e tutti gli attivisti arrestati: uniba non può rimanere in silenzio!
Come studenti di Cambiare Rotta chiediamo a Uniba e al rettore Bellotti di esprimersi per la liberazione del prof Domenico Centrone, professore della nostra università, e degli attivisti della Global Sumud Convoy, oltre all’interruzione di ogni accordo con Israele. La brutalità a cui assistiamo oggi non sorge dal nulla, ciò […] L'articolo Libertà per il prof Centrone e tutti gli attivisti arrestati: uniba non può rimanere in silenzio! su Contropiano.
May 27, 2026
Contropiano
La corsa che ha fermato la base militare: Gioia del Colle e la militarizzazione della scuola italiana
DI GIULIO CAVALLI SU GIULIOCAVALLI.SUBSTACK.COM DEL 5 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Giulio Cavalli, pubblicato su giuliocavalli.substack.com il 24 aprile 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione alla vicenda di Gioia del Colle e della corsa podistica militarizzata. «Quello di Gioia del Colle non è un caso isolato. È la stessa logica che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da anni con una pazienza sistematica: le Forze Armate cercano di occupare ogni spazio pubblico disponibile, dallo spazio scolastico allo spazio sportivo, dal tempo libero al tempo formativo, e lo fanno in modo progressivo, graduale, quasi invisibile. Un evento podistico dentro una base militare non sembra pericoloso: sembra festoso, inclusivo, persino patriottico. È esattamente quella forma di normalizzazione che rende il processo difficile da contrastare quando non lo si nomina…continua a leggere su www.giuliocavalli.substack.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Stavolta la strage operaia è in Cina
Fuochi artificiali e morti del capitale. E in Italia resiste la tragica beffa dei santi da festeggiare con i fuochi. di Vito Totire (*) Da Liuyang a Bari: basta usare ogni presto (anche san Nicola) per inquinare, a volte uccidere. Appello a tutte le persone ragionevoli : EVITARE I FUOCHI ANNUNCIATI (con la scusa di san Nicola, del cui consenso
Bari, presentato il Secondo Dossier dell’Osservatorio regionale sui neofascismi: Essi vivono!
È stato presentato venerdì 24 aprile, non a caso alla vigilia della Festa della Liberazione dal nazifascismo, presso la Sala Di Jeso della Presidenza della Regione Puglia di Bari il Secondo Dossier sui neofascismi, curato e redatto dall’esecutivo dell’Osservatorio regionale sui neofascismi, istituito nel 2024 dalla Giunta della Regione Puglia mediante un Protocollo d’intesa con il Coordinamento Regionale Antifascista che comprende varie associazioni, tra cui ANPI, Libera e ARCI. La conferenza stampa di presentazione del Secondo Dossier è stata lanciata dalla dott.ssa Antonella Morga, coordinatrice dell’Osservatorio regionale sui neofascismi, Antonio Decaro, Presidente della Regione Puglia e Nando Pappalardo, vicepresidente dell’ANPI nazionale. Già nel 2024 l’Osservatorio regionale sui neofascismi aveva pubblicato una prima relazione sul rigurgito neofascista in Puglia, in cui si metteva in evidenza una serie di fenomeni tra infiltrazioni, proselitismo nel web e reti internazionali che tracciavano, in qualche modo, una rotta che giungeva incredibilmente sino in Puglia. Da questo punto di vista, è davvero preoccupante la galoppante avanzata dei movimenti di Forza Nuova e Casa Pound tra i giovani nelle scuole e nelle università pugliesi, come in tutta Italia, del resto. Godendo di un malcelato appoggio da parte dei partiti al Governo, i quali lasciano che il lavoro sporco siano altri a farlo, senza compromettersi troppo con azioni ai limiti della costituzionalità, questi movimenti giovanili arrivano perfino a sostenere iniziative impensabili in temi di democrazia, come la famigerata schedatura dei professori e delle professoresse di sinistra, architettata da Azione studentesca, altro tassello della galassia di destar collusa con gli ambienti neofascisti. In Puglia il fascismo, purtroppo, non è morto e i fascisti non sono stati debellati: Essi vivono, appunto, come recita lo slogan dell’Osservatorio regionale sui neofascismi. Lo sanno bene gli antifascisti degli anni ’70, giacché, come si ricorda nel Dossier, in questi giorni si sono riaperte le indagini per l’omicidio del giovane comunista Benedetto Petrone, ucciso il 28 novembre 1977 da parte di un gruppo di neofascisti radunatisi nella sede provinciale del MSI. L’omicidio di Benedetto Petrone ha aperto una ferita profonda e lacerante nel tessuto politico pugliese: da quel 1977 la consapevolezza di lottare ancora contro la costituzione di cellule fasciste e neofasciste si è radicata in tutti i gruppi giovanili studenteschi e universitari che hanno a cuore la democrazia. E, tuttavia, il Secondo Dossier ci ricorda, tristemente, che la fiammella tricolore non è soltanto un simbolo del passato, ma arde nelle violente e antidemocratiche iniziative di Casa Pound, come l’agguato che il 21 settembre 2018 un gruppo di neofascisti dell’organizzazione appena menzionata mise a punto nei confronti di un corteo antirazzista nel capoluogo pugliese. A pagarne le conseguenze furono diversi attivisti e attiviste, tra cui l’ex europarlamentare di Rifondazione Comunista Eleonora Forenza, violentemente percossa dagli squadristi fascisti. Il 12 febbraio 2026 il Tribunale di Bari con una sentenza clamorosa ha condannato in primo grado diciassette esponenti di CasaPound, dichiarandoli colpevoli di diversi reati, non solo quelli relativi alla violenza fisica, ma, aspetto estremamente importante, anche quelli relativi al tentativo di ricostituire il disciolto Partito fascista ai sensi dell’art. 5 della legge Scelba del 1952, impresa che non era riuscita ad alcun tribunale in maniera così chiara e distinta. Anche su questo vigila l’Osservatorio regionale sui neofascismi, afferma Antonella Morga in conferenza stampa, annunciando anche che il supporto della Regione e del suo presidente, Antonio Decaro, si è manifestato non solo idealmente, costituendosi parte civile nel processo contro CasaPound, ma devolvendo allo stesso Osservatorio il risarcimento spettante alla Regione. All’Osservatorio regionale sui neofascismi dovrebbe andare il sostegno di tutte e tutti i pugliesi, contribuendo a tenere alta l’attenzione nei confronti di quei fenomeni autoritari, violenti e palesemente fascisti che, in maniera sottesa e capillare, si diffondono tra le società civile e, talvolta, anche tra le istituzioni. Michele Lucivero
April 27, 2026
Pressenza