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In Italia vengono commesse in media 311 violazioni ambientali al giorno
In Italia vengono accertate in media 311 violazioni ambientali al giorno, tra reati e illeciti amministrativi. Nel 2025 il totale ha raggiunto quota 113.630 (13 ogni ora), mentre il giro d’affari delle ecomafie è salito a 11,5 miliardi di euro, ben 2,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente. È quanto fotografato dal report Ecomafia 2026 dell’associazione Legambiente, che restituisce un quadro articolato: dopo due anni di crescita diminuiscono, infatti, i reati ambientali, ma aumentano le infrazioni amministrative e i profitti delle attività illegali. Il Mezzogiorno si conferma, come negli anni passati, l’area più colpita dello Stivale, con una forte concentrazione degli illeciti nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa. Nel dettaglio, i reati ambientali accertati nell’arco del 2025 sono stati 35.735, il 12% in meno rispetto al 2024, equivalenti a una media di 98 al giorno. Il decremento è stato registrato nonostante il lieve incremento dei controlli, arrivati a 1.460.611 (+0,4%). Di segno opposto, invece, l’andamento degli illeciti amministrativi, che sono aumentati dell’11,4%, fino a raggiungere quota 77.895. A trainare le attività criminali è soprattutto la gestione illegale dei rifiuti, tornata per la prima volta dal 2018 al vertice della classifica dei reati ambientali. Nel settore sono stati accertati 10.914 illeciti, quasi trenta al giorno; i roghi negli impianti di trattamento e smaltimento sono aumentati del 24,7%, raggiungendo quota 76. A seguire ci sono le illegalità legate al ciclo del cemento – dall’abusivismo edilizio alle cave clandestine, con 8.034 reati (-41%, complice la forte contrazione del mercato edilizio) – e quelle contro gli animali, tra le quali bracconaggio, pesca illegale e traffici di specie protette, con 6.930 casi (-4%). A crescere molto è il dato legato agli incendi boschivi e di vegetazione (+10,7%), per un ammontare di 3.586 reati e oltre 90mila ettari distrutti dalle fiamme. Sono invece diminuiti del 23% i reati contro il patrimonio culturale, fermatisi a 2.276; passano invece da 2 a 34 gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici. Aumentano in maniera considerevole anche le illegalità collegate alla filiera agroalimentare, con 67.677 violazioni penali e amministrative (+46%) e con sequestri e sanzioni che arrivano alla cifra di 968 milioni di euro. Proprio i traffici di rifiuti, le illegalità agroalimentari e il commercio di specie protette contribuiscono all’espansione del business delle ecomafie. Il Sud Italia resta anche nel 2025 l’area in assoluto più colpita: nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) si concentra il 44,3% dei reati. La Campania è prima con 5.636 casi (15,8% del totale nazionale); seguono Sicilia (3.726), Puglia (3.601) e Calabria (2.862). La Sardegna, quindicesima nel 2022, sale al sesto posto con 2.240 reati; al Nord la Liguria (1.863) supera la Lombardia, piazzandosi all’ottavo posto. Tra le province domina Napoli (2.512, +8,6%), seguita da Salerno (1.472) e Palermo (1.235, +59,6%). A destare allarme è anche il numero sempre maggiore di clan coinvolti in questa tipologia di reati (393 quelli censiti dal 1995 al 2025) e il fenomeno della corruzione. In un solo anno, tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026, si contano ben 75 inchieste su episodi legati ad attività con impatto ambientale, con 1.066 soggetti denunciati, 307 arresti e 151 sequestri. The post In Italia vengono commesse in media 311 violazioni ambientali al giorno appeared first on L'Indipendente.
October 12, 2026
L'INDIPENDENTE
Rifiuti umani
Se butti un sacco di rifiuti in mezzo alla strada, o ai margini, giustamente sei passibile di multa. Gli scarti, in qualsiasi civiltà esistita fin qui, vanno gestiti secondo metodi magari non sempre efficaci, ma condivisi, nel tentativo di rendere migliore la vita sociale. Quella di tutti, insomma. Ma come […] L'articolo Rifiuti umani su Contropiano.
October 6, 2026
Contropiano
VALLE CAMONICA: ASSOLUZIONI AL PROCESSO “SELCA TER”. PRESIDIO AMBIENTALISTA: FOCUS SU BONIFICHE E SMALTIMENTO RIFIUTI
E’ arrivato a sentenza in Tribunale a Brescia oggi, mercoledì 9 settembre 2026, il processo “Selca Ter”, terzo capitolo giudiziario sul disastro industriale relativa all’azienda di trattamento rifiuti speciali di Forno Allione, Valle Camonica, fallita nel 2010. Assolto l’unico imputato, Giacomo Ducoli, curatore fallimentare, già assolto nel 2019. L’accusa aveva chiesto, in questo troncone del procedimento legale, 1 anno e 6 mesi per non aver impedito la dispersione dei rifiuti speciali pericolosi presenti, pari complessivamente a quasi 40mila metri cubi. Fuori dal Tribunale, in mattinata, presidio della Rete Ambiente Lombardia-Brescia, che ha ricordato il rischio che “le necessarie bonifiche ricadano sulle tasche non dei privati che hanno inquinato, ma della collettività”, oltre a ribadire come i rifiuti si trovino ancora lì, nello stesso sito, pericolosamente vicini a un’ansa del fiume Oglio. Dal presidio di Rete Ambiente Lombardia-Brescia, su Radio Onda d’Urto, tre interventi di altrettanti esponenti ambientalisti bresciani: * Maurizio Bresciani. Ascolta o scarica * Renato Donati. Ascolta o scarica * Giacinto Musiccio. Ascolta o scarica  
September 9, 2026
Radio Onda d`Urto
Verdi ed Europa Verde: depositate le osservazioni al progetto di Hera di incremento dei rifiuti per l’inceneritore di Forli’
I Verdi hanno trasmesso un corposo documento che mette in evidenza carenze, limiti e insostenibilità del progetto di Herambiente di aumentare la quantità di rifiuti da incenerire nell’impianto di via Grigioni. Il termine è ordinatorio e secondo una prassi consolidata anche le osservazioni depositate oltre il limite fissato dovrebbero essere esaminate ed abbiamo voluto dichiarare ancora una volta formalmente la contrarietà dei Verdi sia all’inceneritore sia all’attuale progetto di aumento di 30.000 tonnellate di rifiuti da incenerire. L’osservazione preliminarmente mette in evidenza che il progetto contrasta alla radice con impegni politici, documenti votati all’unanimità in assemblea legislativa regionale, pubbliche dichiarazioni del Presidente della giunta regionale, impegni deliberati all’unanimità da tutte le forze politiche presenti in consiglio comunale e condivisi dalle totalità delle associazioni ambientaliste. I cittadini, le forze politiche e le associazioni hanno fatto affidamento ai pubblici impegni assunti dai rappresentanti regionali che prevedevano in tempi ragionevoli la chiusura dell’impianto esistente. Questo progetto permetterebbe di superare i limiti fin qui previsti per la vita futura dell’inceneritore, trasformandolo di fatto in un impianto funzionale al teleriscaldamento della città e rendendolo così necessario in futuro, in modo tale da non essere più vincolato ai limiti di un piano regionale dei rifiuti. La multiutility otterrebbe senza gare un altro servizio da fornire in regime di monopolio a imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini, superando gli obblighi di concorrenza che la legislazione europea e nazionale impone. “Ci auguriamo che il Comune di Forlì mantenga con nettezza e con solide argomentazioni il proprio parere contrario e lo depositi ben motivato in Conferenza di Servizi, come prevede la procedura di legge – hanno dichiarato i portavoce – augurandoci che anche altri soggetti coinvolti in Conferenza vogliano esprimere il parere negativo che il progetto proposto merita”. L’osservazione si fonda su sette pilastri che contestano radice il progetto di incremento dei rifiuti da 120.000 tonnellate/anno (attuale limite autorizzativo) a circa 150.000 t/a. lI progetto viola il piano regionale dei rifiuti. L’aumento di 30.000 t non è giustificato né previsto dal piano regionale dei rifiuti che stabilisce che l’impianto di via Grigioni debba trattare al massimo 120.000 tonnellate soddisfacendo così il fabbisogno di trattamento dei rifiuti urbani nel territorio delle province di Forlì- Cesena e Ravenna. Va valutato l’impatto cumulativo. L’aumento del 25% di questo impianto si aggiunge anche alla attività di incenerimento di 32.000 tonnellate/anno di rifiuti pericolosi ospedalieri della adiacente azienda Eridania ambiente, gran parte dei quali provenienti da altre regioni. Poiché gli inquinanti emessi dai 2 inceneritori si vanno a cumulare presso i ricettori sensibili esposti ad entrambi gli impianti, determinando nel complesso un impatto significativo in particolare per le matrici ambientali, la Valutazione di Impatto Ambientale deve comunque riferirsi al cumulo degli impatti. L’aumento delle quantità di rifiuti inceneriti peggiora la qualità dell’aria, aumenta gli inquinanti e i gas serra La qualità dell’aria dell’intera pianura padana è considerata scientificamente una delle peggiori dell’intero pianeta e non si può sostenere che sia irrilevante l’aggiunta di altre emissioni. Anche le emissioni di CO2 in Emilia-Romagna sono ben lontane dagli obiettivi che la Regione si è imposta per rispettare i target europei al 2030 e 2050 e ciò esclude che ai quantitativi di gas serra attualmente emessi se ne possano aggiungere altri. Non è consentita la modifica delle tipologie di rifiuti da incenerire tanto più che si prevede di abbassare la temperatura dei fumi con la conseguenza di concentrare l’inquinamento nella prossimità dell’inceneritore In particolare risulta assai negativa l’istallazione di uno scambiatore di calore che determina un abbassamento di 40 gradi della temperatura dei fumi in uscita dal camino, che ha l’effetto di concentrare gli inquinanti in ricaduta a terra in un’area geografica più ristretta. La compensazione prevista in realtà è inesistente Infatti la richiesta di autorizzare come compensazione dell’aumento di inquinamento la rete di teleriscaldamento ha come conseguenza il prolungamento della vita dell’impianto che si sarebbe dovuto chiudere in pochissimi anni, configurandosi come una nuova attività aggiuntiva a quella di incenerimento. L’estensione dell’utilizzo del servizio di teleriscaldamento dipende dalla volontà dei clienti, che possono scegliere di non utilizzarlo, e quindi si tratta di elementi non misurabili e aleatori, privi della garanzia di una reale continuità nel tempo, e quindi non si può considerare come compensazione. Alessandro Ronchi e Maria Grazia Creta, Europa Verde – Verdi Forlì Redazione Romagna
July 28, 2026
Pressenza
Diciotto mesi dopo la sentenza Cedu. Cosa sta cambiando nella Terra dei Fuochi?
A quasi diciotto mesi dalla pronuncia con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato l’Italia per non aver protetto la vita delle popolazioni della Terra dei Fuochi, è tempo di tracciare un primo bilancio del percorso intrapreso. Occorre farlo numeri alla mano, riconoscendo con oggettività ciò che si sta facendo, […] L'articolo Diciotto mesi dopo la sentenza Cedu. Cosa sta cambiando nella Terra dei Fuochi? su Contropiano.
July 28, 2026
Contropiano
La Carovana – Iniziativa regionale delle associazioni ambientaliste e sociali dell’Emilia-Romagna
La Carovana è un’importantissima iniziativa delle associazioni ambientaliste e sociali dell’Emilia-Romagna RECA e AMAS-ER. Esse formano una vasta rete di connessioni e relazioni capillari sul territorio dell’Emilia-Romagna, un’esperienza unica in Italia che raccoglie, complessivamente, un centinaio tra associazioni, sindacati e partiti. La Carovana dei DIRITTI E ROVESCI percorrerà tappa per tappa, tutti i capoluoghi di provincia facendo parlare territori e soggetti impegnati nella loro tutela al fine di superare silenzi e resistenze di chi avrebbe il compito primario dell’ascolto, la politica. Le associazioni hanno raccolto le firme per le 4 leggi di iniziativa popolare su Acqua, Energia, Rifiuti e Consumo di suolo oltre che sul No all’autonomia differenziata ma non sono state prese in considerazione dalla Regione e le proposte giacciono, dimenticate, nel tradimento di quello che dovrebbe essere un diritto e un dovere per la partecipazione sociale e le garanzie democratiche. I territori sono in difficoltà a comunicare al di fuori delle persone già sensibilizzate, le storture di tutti i problemi sociali e ambientali di cui si occupano con impegno e che diventano ogni giorni più pressanti. In ogni tappa il territorio si racconterà mettendo in luce le criticità, le vertenze e le lotte per un ambiente più sano, per la salute, la giustizia climatica e sociale e si concluderà con un Convegno, a Bologna il 13 e 14 giugno alla presenza di esperti e con le testimonianze sulle attività delle nostre realtà che hanno a cuore i propri territori, l’ambiente, la giustizia sociale e il futuro delle prossime generazioni per far conoscere a tutti non solo il nostro impegno ma anche le sue ragioni.   Per aderire al finanziamento del DOCUFILM sulla Carovana dei DIRITTI E ROVESCI dell’Emilia-Romagna, trovate informazioni su  recaemiliaromagna.it  e amaser.it, ma anche qui: https://sostieni.link/40361.   Il progetto della Carovana: https://www.recaemiliaromagna.it/   La prossima tappa-Modena https://www.recaemiliaromagna.it/event-item/carovana-3-tappa-modena/   Comitato organizzativo Carovana RECA_AMAS ER Per ulteriori informazione rivolgersi a: Viviana Manganaro viviana.manganaro@gmail.com cell. 3317838197 o a: Corrado Oddi corrado.oddi131157@gmail.com cell. 3429218650   Seguici sul sito  amaser.it e sull’evento Facebook  Redazione Romagna
May 8, 2026
Pressenza
Il Limoncino a Livorno. Storia di una discarica nel bosco
Può nascere una discarica su una collina in mezzo al bosco di un parco naturale? Nelle pagine seguenti vi racconteremo come a Livorno sia stato possibile. Vi racconteremo la storia, non ancora conclusa, della discarica del Limoncino (piccola frazione ad … Leggi tutto L'articolo Il Limoncino a Livorno. Storia di una discarica nel bosco sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Cervia: cercasi sensibilità ambientale
di Davide Fabbri Domenica 19 aprile ho partecipato a un corteo di protesta – manifestazione contro i progetti per due nuovi impianti di cosiddetto recupero inerti a Montaletto di Cervia (RA), con triturazione inerti e rifiuti edili provenienti da demolizione di edifici e infrastrutture, un’attività produttiva a cielo aperto, uno dei quali è stato presentato dalla società E&S Srl, l’altro
Diritti, sud e divenire minoritario
IL DETRITO È LO SCARTO, L’IMPRODUTTIVO, QUALCOSA CHE IL SISTEMA RIGURGITA. A VOLTE PERÒ I DETRITI PRENDONO PARLANO, IN ALCUNI CASI IMPARANO A DISOBBEDIRE, SPESSO VIVONO I SUD PER PENSARE LE VITE ALTRIMENTI E APRIRE SPAZI DEL POSSIBILE. A PROPOSITO DEL FILM DEBRIS/DETRITI_ARGENTINA DI SERGIO RACANATI, PRESENTATO AL BIF&ST-BARI INTERNATIONAL FILM&TV FESTIVAL VENERDÌ 27 MARZO Una carcassa di un animale, inerme e isolata in una strada. Cartelli e murales tra i rumori del traffico di Buenos Aires. Persone che dicono No. Sono i detriti di cui ci parla il film DEBRIS/DETRITI_Argentina di Sergio Racanati, presentato in occasione del Bif&st-Bari International Film&Tv Festival il 27 marzo 2026. Ma cos’è un detrito? Il detrito è lo scarto, l’improduttivo, qualcosa che ha svolto la sua funzione per un certo lasso di tempo e ora ha smesso di farlo. Qualcosa che il sistema ha rigurgitato, via, lontano, tra i marciapiedi, nelle periferie, nei terzi mondi interni ed esterni, fuori dalle aziende, dalle economie, dai privilegi, dalle norme. Qualcosa che non può essere reintrodotta e deve essere accumulata, accatastata, ma pur sempre misurata e controllata, nelle città, nei quartieri, nei sottoscala. Racanati afferma a tal riguardo: “Per me il film essay si sviluppa come un dialogo continuo e stratificato tra materiali visivi, etno-antropologici e una riflessione concettuale e politica che li attraversa e li mette in tensione”. Come gli ossi di seppia di Montale, anche qui le vite sono state prosciugate, ridotte all’osso. Mentre i cosiddetti Grandi 20 nel 2018 parlavano di nuove agende lavorative, di nuove infrastrutture per incrementare lo sviluppo e di politiche sostenibili, il mondo, le strade, i detriti, gli ossi de seppia, iniziarono a disobbedire. D’altro canto, si sa, sono sempre gli altri che hanno buoni propositi per noi, guai lasciare alle persone la possibilità di autodeterminarsi. Nel film di Racanati sono proprio questi detriti a parlarci, che si tratti di anime al margine, di oggetti abbandonati sul ciglio della strada, di lische di pesce, di cibi putridi, essi in ogni caso custodiscono la potenza di una possibilità. Le inquadrature si soffermano proprio su questi particolari apparentemente inutili, insignificanti, improduttivi, che disegnano una logica del minorare, come avrebbe detto Deleuze, che non vuole convertirsi in maggioranza e, forse, non vuole più essere contemplato dalla Storia, quella con la “S” maiuscola. Così come nel pensiero del filosofo francese la letteratura minore scava e sovverte quella maggiore, allo stesso modo la logica dei detriti di Racanati cerca di sovvertire — o al limite sospendere — gli accadimenti in cui essi sono inseriti. Inquadrare ciò che è scarto, l’improduttivo, affinché tutto il resto venga sospeso. Sembra essere questo, tra le altre cose, l’atto di resistenza dell’artista. Il detrito diventa l’elemento che apre lo spazio del possibile quando ogni politica, etica ed estetica hanno irrimediabilmente fallito. Perché sì, inutile ribadirlo, hanno fallito. L’artista sostiene infatti: “Sono contento di portare la riflessione sui Sud del mondo al BIFEST, insieme al materiale fragile dell’umanità che per me designa quella moltitudine di soggettività, narrazioni e forme di vita che occupano una posizione di vulnerabilità all’interno dei regimi di visibilità e di rappresentazione”. La sezione Frontiere del festival è il luogo ideale per condividere il film con il pubblico: “La mia ricerca ha come punto di partenza e di approdo la dimensione umana, osservata e de-costruita in relazione alle disparità politiche e sociali. Storia e contesto, coordinate imprescindibili ai fini di questa indagine filosofica e politica, si integrano in un rapporto tra forze polarizzate – globale e locale, macrostoria e microstoria, memoria collettiva e individuale – con uno sguardo che si focalizza sullo scarto, sul frammento, sul lacerato, sul detrito”. -------------------------------------------------------------------------------- Frame tratto da DEBRIS/DETRITI_Argentina, concessione dell’artista -------------------------------------------------------------------------------- È forse a partire da questo che si comprende la riflessione sui Sud che accompagna la produzione artistica di Racanati. Il film è infatti accompagnato dalla lettura del manifesto redatto dall’artista in cui vengono esplicitate le ragioni che lo hanno portato ad abbandonare le grandi capitali europee per vivere in un paese marginale del Sud Italia. Anche qui, il Sud è vissuto come spazio di possibilità. Non un’area geografica, ma una potenza che si muove all’interno delle relazioni politiche, ecologiche, sociali, spaziali e, disattivando l’operare dei dispositivi di potere, consente di pensare le vite altrimenti. Racanati, attraverso il Sud e la logica del minorare dei detriti, sembra parlarci proprio di questa possibilità. Come spiega lo stesso artista nel suo manifesto: “Sono particolarmente interessato alle marginalità, ai territori liminali, alle periferie, ai sistemi di decentramento del capitale cognitivo: ed ecco che ho scelto di ri-posizionarmi a Sud. Il Sud per me è un eco-sistema di possibilità di riscatto, di rivincita sullo sfruttamento del tempo-spazio e delle risorse umane. A Sud puoi ri-appropriarti del tuo tempo, del tuo spazio esistenziale. Non sono legato alla spettacolarizzazione del Sud. La sua dimensione più rurale, le sonorità più dure, l’inceppo politico, la sua struggente deriva mi seducono. Il Sud, è per me, un bene comune: un archivio dell’umanità. È ancor oggi per me la culla dell’umanità, anche nella sua dimensione più tragica. Anche nella sua dimensione di deriva”. Siamo il popolo dei detriti, degli amputati, quelli a cui è stata cucita la bocca, tagliato un braccio, una gamba; siamo il popolo che a lungo è stato tenuto nelle tenebre, ai margini delle strade, dei marciapiedi, lontano da quello che loro chiamano civiltà. Ma come dice Isaia, siamo il popolo delle tenebre, ma “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”. -------------------------------------------------------------------------------- Frame tratto da DEBRIS/DETRITI_Argentina, concessione dell’artista -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Diritti, sud e divenire minoritario proviene da Comune-info.
March 26, 2026
Comune-info
Gli Stati Uniti non temono Cuba, ma il suo esempio
Quando vengo a Cuba non mi piace alloggiare negli hotel, perché sono troppo distanti dalla vita quotidiana del popolo; sono cosciente che favorire l’accoglienza e la permanenza degli ormai pochi turisti che arrivano nell’isola sia importante, ma non fa per me e infatti sono ospite del mio “fratello” cubano Héctor e della sua famiglia, nella loro casa umile ma dignitosa. La loro umiltà e la loro dignità si accompagnano a una forza e a un carattere straordinari, caratteristiche che identificano pienamente il 98% della popolazione cubana, mentre il rimanente 2% è composto da quelli che qui vengono comunemente definiti “gusanos” (vermi) ovverossia sostenitori dell’assedio che non vedono l’ora di tornare a essere colonia e schiavi. Un nostro antenato affermava che “non esistono migliori schiavi di quelli felici di esserlo”; ecco, quelli sono i gusanos. Parlare lungamente con Héctor, farsi raccontare ogni avvenimento della rivoluzione e di tutto ciò che ha accompagnato la vita e la resistenza di questo popolo non ha prezzo e spesso abbiamo entrambi gli occhi lucidi quando Fidel entra con prepotenza nei nostri discorsi… anche in questo momento, mentre scrivo di lui e di tutto ciò che mi narra… Le parole non sono sufficienti per descrivere la bellezza di Cuba, ma soprattutto l’atmosfera che la permea; ovunque è possibile incontrare qualunque tipo di espressione a sostegno della Rivoluzione, della solidarietà, del desiderio incrollabile di sovranità e di libertà contro qualunque ingerenza esterna. I cubani sostengono di aver subito già troppe oppressioni dalla Spagna prima e dagli Stati Uniti ora e gli insegnamenti di Fidel e di Che Guevara qui sono cibo per l’anima. In questo momento la situazione è sicuramente difficilissima, peggiore del “periodo especial” seguito alla caduta del Muro di Berlino nel 1989 e alla successiva dissoluzione del blocco sovietico, che era il principale partner economico dell’isola. Le soluzioni che il governo cubano mette in atto, come ad esempio l’enorme ampliamento della produzione energetica da fonti rinnovabili e l’adesione a circoli economici alternativi e solidali (BRICS), anche se hanno bisogno di tempi lunghi, danno comunque speranza. Per questo motivo Trump minaccia un giorno sì e l’altro pure di intervenire anche militarmente contro Cuba, cosa che ha già cercato di fare nelle scorse settimane con il fallito tentativo di infiltrare agenti terroristi. Gli Stati Uniti non temono Cuba, ma il suo esempio. Temono che la forza morale del popolo cubano porti finalmente il continente sudamericano a ribellarsi al giogo del loro odioso vicino nordamericano, temono il sentimento che unisce i popoli in un congiunto armonico e solidale, perché la solidarietà fra i popoli è l’arma più potente del mondo. Andiamo ora a vedere come l’ultradecennale assedio, recentemente ulteriormente inasprito, colpisca in modo terribile un popolo che pretende solo di essere felice, come si legge su molti muri nelle strade dell’Avana. Questa frase, “necesitas ser feliz” (tradotto letteralmente “hai bisogno di essere felice” ma il cui significato intrinseco è “il popolo cubano ha bisogno della felicità”) è diventata l’inno dei cubani al diritto di godere della propria felicità decidendo sovranamente e liberamente il proprio futuro e ovviamente il proprio sistema politico. Un diritto che appartiene a tutti i popoli del mondo. Come ho già spiegato, il primo, più grave e più recente problema è quello dei combustibili. Il blocco feroce, dietro minaccia di sanzioni oltre che di aggressioni militari, come già visto nel caso del Venezuela, dell’invio di petrolio e derivati a Cuba colpisce ogni tipo di attività, perché la mancanza di combustibile comporta la mancanza di elettricità e la mancanza di elettricità non spegne solo le luci, spegne tutto. La poca energia disponibile viene garantita solo a ciò che risulta “indispensabile” come gli ospedali; tutto il resto soffre enormemente. Vedere l’Avana al buio dopo le otto di sera incute un’infinita tristezza, ma posso testimoniare che la narrazione fatta dai media mainstream occidentali è un’enorme menzogna (come quasi tutto quello che viene scritto su Cuba): sono qui oramai da una settimana, ho girato moltissimo, ho parlato con la gente, nessuno incolpa né il governo né il sistema socialista (a parte i gusanos), perché tutti sanno benissimo chi sia il responsabile di tutti i problemi che colpiscono Cuba da oltre mezzo secolo. Non c’è alcuna manifestazione antigovernativa, come invece scrivono alcuni media asserviti agli USA. Un altro aspetto evidente del risultato delle varie coercizioni statunitensi è quello dei rifiuti. L’unico sistema per avere una raccolta puntuale e regolare della spazzatura in una città di oltre due milioni di abitanti come l’Avana è quello di possedere un numero adeguato di mezzi adibiti a questo scopo. Non è questo che manca, ma il combustibile per far muovere tali mezzi. All’inizio del razionamento del combustibile sono apparsi cumuli di spazzatura in molti quartieri e le immagini ovviamente hanno fatto il giro del mondo; poi però i cubani si sono resi conto dei rischi che questo comportava e hanno iniziato ad autogestirsi, quantomeno per quanto riguarda la posa in strada in attesa del ritiro della spazzatura, che seppure lentamente ha ripreso ad essere effettuato. Vado a dimostrarvi cosa intendo: Prima: Dopo: Come si può vedere, si stanno sfruttando al massimo i contenitori e i luoghi di raccolta. Di tutto questo però sui media mainstream occidentali è passato solo il “prima”, ovviamente incolpando della situazione il sistema socialista. Un altro problema enorme è la carenza di farmaci, che come è immaginabile vengono dirottati quasi esclusivamente verso gli ospedali. Ho visitato di persona una farmacia tristemente vuota e ho potuto intrattenere una cordialissima conversazione con le farmaciste presenti; non avevo alcun dubbio su ciò che mi avrebbero detto, perché solo coloro che non vogliono vedere, non vogliono sentire e non vogliono capire (i gusanos) possono incolpare il governo cubano della situazione. Infatti mi hanno raccontato che le cose hanno iniziato a peggiorare alcuni anni fa, dopo la timida apertura alla ripresa dei rapporti sotto la presidenza di Obama e quindi, guarda un po’, dal primo mandato Trump. Da quel momento tutto è precipitato con una lista interminabile di sanzioni, minacce, coercizioni e ricatti verso qualsiasi nazione osasse inviare qualunque cosa a Cuba, ma secondo “i gusanos” e i media mainstream niente di tutto questo corrisponde alla realtà. Come dire: “Non dovete credere ai vostri occhi ma a quello che noi vi diciamo.” Redazione Italia
March 10, 2026
Pressenza