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Controriforma del lavoro in Argentina: Milei contro la classe operaia
L’11 dicembre 2025, il presidente argentino Javier Milei ha firmato un disegno di legge annunciato da tempo, che verrà sottoposto al Congresso con l’obiettivo di trasformare radicalmente il mondo del lavoro. Nonostante l’intenzione fosse quella di farlo approvare entro la fine del 2025, la sua discussione è stata rinviata al prossimo febbraio a seguito della massiccia mobilitazione sindacale di giovedì 18 dicembre e delle proteste da parte dell’opposizione parlamentare. Il testo, presentato come intervento di “modernizzazione del lavoro”, contiene quasi 200 articoli che propongono modifiche su questioni molto diverse tra loro, come il lavoro su piattaforma passando per i contributi previdenziali e le pensioni fino al diritto di sciopero e all’allungamento della giornata lavorativa. Nonostante nelle settimane precedenti alcuni portavoce del governo avessero fatto trapelare o fatto riferimento a vari aspetti della proposta di legge, la versione finale era ancora più lunga e ampia di quanto previsto. Celebrata dalle Camere di Commercio (molte delle quali hanno partecipato alla stesura del testo), ha generato allarme e preoccupazione in tutto il movimento sindacale argentino. Jorge Sola, co-segretario generale della Confederación General del Trabajo (CGT) ha dichiarato la propria «categorica contrarietà a ogni singolo punto messo in essere da questo disegno di legge di riforma del lavoro». Sulla stessa linea, le due anime della Central de Trabajadores de Argentina (CTA) [sigla sindacale nata nel 1992 da una scissione dalla CGT e composta dalla Centrale dei Lavoratori della Argentina Autonoma (CTA-A e dalla Centrale dei Lavoratori dell’Argentina dei Lavoratori (CTA-T) – ndt], che in un comunicato congiunto sostengono che il disegno di legge «non modernizza nulla» e che, in realtà, «è una legge stilata negli studi legali dei grandi gruppi imprenditoriali» il cui vero scopo «è creare precarietà e lasciare i lavoratori senza tutele». La risposta dei sindacati è commisurata alla situazione, visto che proprio il Ministro della Deregolamentazione, Federico Sturzenegger, ha ammesso, durante una visita nello Stato spagnolo lo scorso novembre, che uno degli obiettivi della legge era quello di «smantellare» i sindacati riducendone il «potere» di negoziazione. > La maggior parte dei sostenitori del progetto cerca però di sottolineare come, > a loro avviso, con queste modifiche sarà possibile creare più posti di lavoro > e generare maggiore «stabilità» nel mercato del lavoro. Paradossalmente, il > modello economico promosso finora da Javier Milei ha generato stagnazione, > perdita di potere d’acquisto e di posti di lavoro. Secondo dati ufficiali, dall’insediamento del Presidente di estrema destra i salari reali sono calati in media dell’11%. Allo stesso tempo, il salario minimo è crollato del 34% e oggi dispone di un potere d’acquisto inferiore di quanto ne avesse nel 2001, anno in cui l’Argentina ha attraversato la peggiore crisi economica della sua storia. Inoltre, come sottolineato dalla giornalista Eugenia Rodríguez in un dettagliato articolo pubblicato su “El Destape” [portale di informazione online, fondato nel 2014 dal giornalista Roberto Navarro – ndt], «le riforme del lavoro introdotte con la Ley Bases nel 2024 (periodo di prova più lungo, introduzione della categoria dei collaboratori “indipendenti” e la liquidazione facoltativa)» non hanno creato posti di lavoro. Anzi, «gli ultimi dati ufficiali pubblicati di recente indicano che sono andati persi oltre 280.000 posti di lavoro dipendente». In un’intervista con “El Salto”, la sociologa Luci Cavallero ha sottolineato che «uno dei principali miti promossi dai media, ma ormai diventati di senso comune, è l’ipotesi e il presupposto implicito che una maggiore flessibilità nelle normative sul lavoro comporti una maggiore probabilità che gli imprenditori assumano più lavoratori». Tuttavia, ha aggiunto, «questo non si è verificato in nessuna parte del mondo, mentre gli esperti del mondo del lavoro di ogni settore e ideologia concordano sul fatto che quello che crea occupazione concreta sono le economie in crescita». UN ATTACCO AI SINDACATI l ricercatore Luis Campos, membro dell’Istituto di Studi e Formazione della CTA-A e uno dei massimi esperti sulla situazione del lavoro in Argentina, sostiene che, in realtà, il progetto del governo Milei nasconde tre riforme in una. In primo luogo, rappresenta un attacco diretto all’organizzazione e all’azione collettiva, il cui principale strumento istituzionale sono i sindacati. «Di fatto, proibisce gli scioperi attraverso un’eccessiva regolamentazione dei cosiddetti servizi essenziali», ha sottolineato Campos nell’intervista su questa stessa testata. La proposta di legge classifica come essenziali attività diverse come la gastronomia, l’istruzione e la produzione alimentare, e imporrebbe, in caso di indizione di uno sciopero, l’obbligo di garantire un livello minimo di personale tra il 50% e il 75% a seconda dei casi. «In questo modo si impongono restrizioni al diritto di sciopero praticamente in tutti i settori dell’economia, restrizioni che attualmente esistono già ma soltanto per un numero molto limitato di attività, come le unità di terapia intensiva o le centrali nucleari», ha riferito il ricercatore. > Un’altra questione critica per i sindacati riguarda i contratti collettivi di > lavoro. Attualmente, è in vigore un sistema progressivo per il quale la Legge > sui Contratti di Lavoro stabilisce un livello minimo che gli accordi specifici > di settore possono migliorare, ma mai peggiorare. Allo stesso tempo, vengono consentiti accordi individuali a livello aziendale o regionale, che devono però rispettare gli stessi standard minimi. La riforma proposta dal governo argentino mira a rompere questa dinamica, consentendo che gli accordi di secondo livello (provinciali o aziendali) prevalgano sui contratti collettivi nazionali nonostante introducano condizioni di lavoro peggiori. La proposta prevede anche l’imposizione di un limite molto severo alla cosiddetta “ultrattività di legge” dei contratti collettivi. A differenza di altri Paesi, in Argentina questi accordi non hanno una data di scadenza. Ciò significa che, se le trattative tra un sindacato e un’associazione di imprenditori non riescono a raggiungere un accordo, tutti i diritti acquisiti in base all’accordo precedente rimangono in vigore. Anche in questo caso, il governo intende eliminare questo principio stabilendo un periodo di validità di un anno per alcune clausole, aspetto che metterebbe i sindacati in una posizione di debolezza poiché sarebbero costretti a sottoscrivere accordi con le aziende, anche se questo significherebbe perdere benefici e conquiste ottenute nel tempo. Inoltre, si condiziona anche l’attività sindacale all’interno delle unità produttive. Qualsiasi gruppo di lavoratori che decida di tenere un’assemblea dovrà ottenere l’autorizzazione del datore di lavoro e, in caso di riscontro positivo, il tempo impiegato nella discussione collettiva verrà detratto dalla retribuzione. Infine, ma non meno importante, «sono previste restrizioni molto severe sul finanziamento sindacale», ha sottolineato Campos, aggiungendo che «forse quella più significativa è che i datori di lavoro non sono più tenuti a fungere da sostituti d’imposta per le quote sindacali, il che ostacolerà notevolmente la capacità dei sindacati di finanziare le proprie attività». CONTROLLO DEL PROCESSO DI LAVORO Secondo Campos, la seconda riforma è correlata alla prima, ma si concentra sull’ampliamento e rafforzamento del controllo da parte del datore di lavoro sul processo lavorativo. Tra i punti più significativi figurano: l’estensione del periodo di prova a sei mesi; una maggiore flessibilità nei periodi di ferie permettendone il frazionamento in periodi di almeno sette giorni consecutivi e introducendo l’obbligo per i datori di lavoro di concedere ferie “almeno” una volta ogni tre anni durante la stagione estiva; l’introduzione dei “salari dinamici” che possono essere modificati in base alla produttività o al “merito”; l’autorizzazione al pagamento in valuta estera, voucher o cibo. Senza dubbio, l’aspetto più controverso di questa seconda riforma del progetto rimane la cosiddetta “banca delle ore”. Questo sistema consente ai datori di lavoro di gestire il tempo dei dipendenti in base alle proprie esigenze produttive e di modificare l’orario di lavoro senza pagare gli straordinari. Una giornata lavorativa di otto ore potrebbe essere estesa a 12 ore lo stesso giorno, se l’azienda dovesse decidere in tal senso. Come compensazione, queste ore verrebbero “restituite” al dipendente in un altro giorno, tramite una riduzione della giornata lavorativa. > «Questo pone i lavoratori in una posizione molto debole nei confronti dei > datori di lavoro, perché queste questioni, entro certi limiti, potevano essere > oggetto di negoziazione nei contratti collettivi, mentre da ora in poi saranno > discusse nei contratti individuali», sostiene Campos. Da parte sua, Luci Cavallero ritiene che se questa legge venisse approvata, «l’impatto sarebbe una diminuzione del costo del lavoro per le aziende non solo in virtù dell’adeguamento degli stipendi, ma anche in relazione alle condizioni di lavoro», dove ci sarebbe «una maggiore flessibilità e una maggiore responsabilità da parte del lavoratore per questioni che prima erano assunte dal datore di lavoro e che dovrebbero continuare ad essere assunte dal datore di lavoro». RENDERE I RICCHI PIÙ RICCHI Il terzo aspetto della legge sulla “modernizzazione del lavoro” è direttamente legato al progetto politico, economico e nazionale di Milei: un governo della classe dirigente e per la classe dirigente. Per Luis Campos non ci sono dubbi: il testo della nuova legge «rappresenta un trasferimento multimilionario di risorse dalla forza-lavoro al capitale». Possiamo osservarlo in due modi. In primo luogo, la riduzione dei contributi mensili di previdenza sociale da parte dei datori di lavoro, che diminuiscono di tre punti percentuali: dal 20,4% al 17,4%. Questi fondi confluiscono attualmente nell’Administración Nacional de la Seguridad Social (ANSES) , responsabile del pagamento delle indennità, delle pensioni, degli assegni familiari e di altri contributi previdenziali. Mentre le aziende continueranno a trattenere questi tre punti percentuali dalla retribuzione totale, questi fondi saranno reindirizzati al Fondo di Assistenza al Lavoro (FAL), uno strumento creato dalla nuova legge che sarà responsabile del pagamento delle indennità di fine rapporto ai lavoratori licenziati dai loro datori di lavoro. «Quindi, per i datori di lavoro, rappresenta un guadagno quotidiano netto: verseranno il 3% al FAL, ma risparmieranno il 3% di contributi previdenziali», ha spiegato Campos. In definitiva, risparmieranno sulle indennità di fine rapporto «che ora saranno coperte indirettamente da fondi che l’ANSES non riceverà più». In altre parole, i soldi saranno sottratti a pensionati e altre persone vulnerabili per finanziare la possibilità per le aziende di licenziare i lavoratori. In secondo luogo, la legge prevede anche una riduzione dei contributi a carico dei datori di lavoro ai fondi di previdenza sociale, dal 6% al 5% dei salari. Ciò significa che i lavoratori argentini cederebbero al settore imprenditoriale circa il 4% della massa salariale complessiva. Secondo le stime dei sindacati, il totale ammonta attualmente a circa 2,5 miliardi di dollari all’anno. QUAL È LO STATO DI AVANZAMENTO DEL PROGETTO? Come accennato all’inizio, l’obiettivo dichiarato dell’Esecutivo era che il Congresso approvasse la riforma entro la fine del 2025. Infatti, la neoeletta senatrice ed ex-Ministro della Sicurezza sotto Milei, Patricia Bullrich, aveva fissato il 26 dicembre come data per la votazione. Tuttavia, la situazione è cambiata nei giorni precedenti alla data. Nella notte di mercoledì 17 dicembre, il partito al governo ha subìto una battuta d’arresto nella votazione sulla Legge di Bilancio alla Camera dei Deputati, dove l’opposizione è riuscita a far respingere l’articolo che eliminava i finanziamenti all’università pubblica e abrogava la legge Emergenza e Disabilità [legge che dichiarava uno stato di emergenza fino alla fine del 2026 e introduceva sussidi per le persone con disabilità, approvata dal Senato il 10 giugno 2025 ma bloccata da Milei il 4 agosto 2025 – ndt]. Nel frattempo, giovedì 18 dicembre, i principali sindacati, organizzazioni sociali, gruppi per i diritti umani e partiti politici si sono mobilitati in Plaza de Mayo per manifestare contro la riforma del lavoro. Poche ore dopo la manifestazione, nella quale era stato evocato lo sciopero nazionale, la senatrice Bullrich ha annunciato che il disegno di legge sarebbe stato discusso il prossimo 10 febbraio. Nonostante dell’ottobre 2025 il governo di Milei sia emerso rafforzato dalle elezioni legislative e abbia ampliato la propria rappresentanza in entrambe le camere del Congresso, deve ancora trattare con i settori moderati e più inclini al dialogo per ottenere l’approvazione dei suoi progetti. In questo momento, mentre il partito di governo cerca di convincere i legislatori indecisi (con argomentazioni o prebende), il movimento operaio sta pianificando i prossimi passi in una battaglia che, per ora, è riuscito a rimandare al 2026. Traduzione a cura di Michele Fazioli per DinamoPress da “El Salto“. La copertina è di Gage Skidmore da Flickr SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Controriforma del lavoro in Argentina: Milei contro la classe operaia proviene da DINAMOpress.
Argentina. I turisti israeliani hanno provocato gli incendi in Patagonia
Diverse personalità dell’opposizione argentina, tra cui l’ex capo dell’esercito argentino Cesar Milani, hanno condiviso sui social media alcune accuse secondo cui i turisti israeliani avrebbero deliberatamente appiccato una serie di incendi che stanno devastando la Patagonia, nel sud dell’Argentina, vicino al confine con il Cile. In un post condiviso domenica su X, […] L'articolo Argentina. I turisti israeliani hanno provocato gli incendi in Patagonia su Contropiano.
Argentina. Un altro genocida libero
Viene concessa la libertà a un altro condannato per crimini contro l’umanità. La Sezione IV della Cassazione ha dato priorità a perizie favorevoli al repressore rispetto alle valutazioni che ne evidenziavano la mancanza di pentimento e l’opposizione unanime delle vittime. Eufemio Jorge Uballes, ex vice-commissario della Polizia Federale Argentina (PFA), […] L'articolo Argentina. Un altro genocida libero su Contropiano.
Spudoratamente Nordio
L’Italia è un Paese dove la memoria evapora in fretta: la gente fatica persino a ricordare il giorno prima. Un Paese senza storia viva. Lo si capisce quando un ministro arriva a dire spudoratamente che, se un’idea di Licio Gelli era “giusta”, non ci sarebbe nulla di strano nel seguirla. […] L'articolo Spudoratamente Nordio su Contropiano.
La vittoria di Milei tra astensionismo e indebitamento: note sulle elezioni argentine
Lo scorso 26 ottobre la coalizione di Milei e del macrismo hanno vinto con il 40,7 per cento dei voti le elezioni di Midterm, che rinnovano metà del Congresso e un terzo del Senato, contro il peronismo fermo al 34,9. Si è trattato delle elezioni con l’affluenza più bassa della storia democratica argentina: solamente il 67,85% dell’elettorato si è recato alle urne, in un paese in cui il voto è obbligatorio. Un mese e mezzo prima, ad inizio settembre, si erano tenute le elezioni di midterm nella provincia di Buenos Aires, bastione storico del peronismo (nella provincia vive un terzo dei votanti argentini): il peronismo aveva vinto con oltre il 14% di voti in più, facendo sperare che il risultato si sarebbe riversato anche sulle elezioni nazionali, ma questa volta ha vinto la coalizione di governo non solo a livello nazionale, ma anche nella stessa provincia di Buenos Aires, ottenendo con il 41,5 per cento contro il 40,8 del peronismo (nella capitale Buenos Aires invece Milei, con la ministra Bullrich come candidata, ha ottenuto il 50% dei voti, in calo rispetto alle precedenti elezioni). Pur essendo stati meno voti in assoluto, e percentuali di voti più basse, rispetto al turno precedente, è stata una vittoria significativa per Milei, dopo anni di tagli, austerità, impoverimento di massa, repressione e tagli a programmi sociali e welfare. Come segnalato da questo ed altri contributi ed analisi elettorali, su questo voto ha pesato in maniera significativa l’accordo con Trump (che ha dichiarato di aver investito tanti soldi per l’elezione argentina), rispetto al prestito dell’FMI, con l’annuncio del presidente Usa di garantire la stabilità del peso sul dollaro solo in caso di vittoria elettorale del governo (se perdeva Milei ci sarebbe quindi stata una fortissima svalutazione, elemento che ha sicuramente avuto un peso non indifferente nelle scelte elettorali). Milei ha festeggiato la vittoria, che gli ha garantito un significativo aumento delle forze parlamentari a suo sostegno (passando da 43 deputati a 97, e da 7 senatori a 20): subito dopo i comizi, ha annunciato le riforme del lavoro, delle pensioni e dell’educazione, prossimi terreni di scontro politico nel paese. Seppure le elezioni parlamentari argentine hanno rafforzato la maggioranza del presidente Milei, al tempo stesso pongono una serie di interrogativi, ognuno dei quali può spiegare una parte di un tutto che non è coerente, né necessariamente stabile e che, in fondo, non va nemmeno considerato “un tutto”. Pubblichiamo una riflessione post elettorale di Ariel Pennisi, ricercatore e docente argentino: un contributo che nasce dalla discussione collettiva della Biblioteca Paolo Virno, nata due anni fa dalla collaborazione tra Red Editorial (casa editrice argentina, di cui l’autore è parte), e Tercero Incluido, casa editrice spagnola, che hanno pubblicato quattro titoli di Paolo Virno (e altri due sono in preparazione) per raccogliere in una stessa linea editoriale i contributi del filosofo italiano in spagnolo. [nota della redazione] Il dato più rilevante è forse l’astensionismo? Si tratta del tasso di astensionismo più alto dal ritorno della democrazia [in Argentina il voto è obbligatorio, ndr]. Il numero delle persone che non hanno votato, infatti, supera quello di chi ha scelto la coalizione di governo vincente. Significa che una parte consistente di chi vive in difficoltà preferisce non votare? Che non considera valide le alternative proposte, o che non crede nelle elezioni e, quindi, nelle istituzioni come strumenti per risolvere la propria condizione? Ancora: un’astensione di questa portata indica forse che l’opposizione ha un potenziale limitato e non riesce a imporsi come alternativa reale? C’è un punto in cui la sfiducia del sistema democratico formale si confonde con l’assenza di progetti politici convincenti. > I dati sull’indebitamento di una parte della popolazione con le carte di > credito sono durissimi. C’è chi si indebita persino per comprare cibo. > Economie fragilissime, esposte al minimo scossone. Prevarrà la paura di un > cambiamento troppo brusco, in un contesto di governo già indebolito? È una situazione che ricorda, in parte, quella delle persone legate al consumo a rate negli anni Novanta, quando la disoccupazione cresceva. Allora la maggioranza preferì sostenere quel regime per timore di perderne i pochi benefici, pur senza condividere troppi punti né sul piano ideologico né su quello morale. Il rapporto della popolazione con i prodotti importati non è omogeneo. I ceti medi ne approfittano per mantenere uno stile di vita in linea con il proprio immaginario, mentre per i settori popolari la possibilità di acquistare beni importati a basso costo offre spesso un’opportunità di commercio e di reddito. Un caso esemplare: una giovane donna del profondo conurbano [periferia del Gran Buenos Aires, ndt] utilizza prodotti importati dalla Cina, che ottiene grazie all’apertura indiscriminata delle importazioni, per uno dei suoi lavori, un piccolo business di decorazione di sale per eventi che affianca al lavoro domestico. Grazie a ciò ha smesso di recarsi nei mercati come La Salada per acquistare materiali. Il giorno in cui, per necessità di un prodotto non disponibile come importato, è dovuta tornare a La Salada, è stata derubata mentre raggiungeva la fermata del bus. In altre parole, la politica di apertura le garantiva non solo un miglioramento economico, ma anche, in parte, una maggiore sicurezza personale. Si può definire questo un segno di consenso al governo, o piuttosto una forma di pura sopravvivenza? In uno scenario dominato dal breve termine e dalla mancanza di orizzonti condivisi come Paese, società o collettività, le tendenze generali non incidono davvero nella percezione quotidiana delle persone. Le incoerenze del piano economico, i rischi di medio e lungo periodo raramente entrano nelle conversazioni comuni. Nessuno cambia da un giorno all’altro e, poiché si vive alla giornata, nessuno sembra desiderare un cambiamento. L’orizzonte stesso scompare dal radar. Un dettaglio, per nulla secondario: alle elezioni del 7 settembre nella provincia di Buenos Aires [vinte dal peronismo con 14% in più della coalizione di governo, ndr] hanno votato anche gli stranieri abilitati, circa il 3% del totale. In quell’occasione, circa il 90% di loro votò per il peronismo, contribuendo alla larga vittoria di Fuerza Patria. Stavolta, essendo elezioni nazionali, non hanno potuto votare. Possiamo allora ipotizzare che quel segmento avrebbe potuto modificare, se non l’esito generale, almeno la coloritura politica del vincitore nella provincia di Buenos Aires? Viviamo in una trappola? Al di là delle somiglianze ideologiche e programmatiche tra l’attuale governo e il periodo menemista, si percepisce l’odore di una realtà tenuta insieme con gli spilli. In questo senso, la paura che il governo potesse cadere dopo una sconfitta elettorale può aver pesato, anche se è difficile misurarne l’impatto. L’intervento degli Stati Uniti è stato determinante, ma in modo diverso dal passato. Se ai tempi di Menem si costruì una certa “mistica” attorno alle cosiddette relazioni carnali con gli Stati Uniti, come parte di un’alleanza modernizzatrice fondata sulla convertibilità e sull’identificazione con il dollaro, oggi il tono è ben diverso: non un futuro promettente, né un sogno americano da inseguire, ma un “salvataggio” annunciato con tono minaccioso, che alimenta la paura di perdere ancora di più. > Oltre all’intervento del Tesoro statunitense per contenere il dollaro (a > quanto sarebbe arrivato senza quel sostegno?), il messaggio di Trump è stato > inequivocabile: se il governo non avesse vinto, avrebbe perso ogni appoggio. La costruzione di uno scenario di sconfitta prima delle elezioni ora ritorna come effetto sorpresa, uno shock simbolico. Ma in realtà, al governo è andata più o meno come al macrismo nel 2017, anzi, leggermente peggio. Solo che, al tempo, Macri non aveva alle spalle un governo così debole come quello del Frente de Todos e dovette, infatti, inventarsi la storia della pesada herencia [“pesante eredità” dei governi progressisti del kirchnerismo]. L’ultimo governo di Cristina aveva lasciato punti deboli e questioni irrisolte, ma, a guardarlo oggi, i suoi risultati di gestione erano nettamente migliori. Ancora una volta, si conferma che ogni discesa riduce il margine di recupero per i settori popolari e, così, anche il livello del dibattito pubblico scende. Pesa di più l’antiperonismo reattivo o il progressismo possibilista che rinuncia a confrontarsi e a interpellare? Infine, il ricordo del fallimento del governo del Frente de Todos è ancora vivo. L’inflazione, le oscillazioni della pandemia, i vizi tipici del peronismo territoriale quando detiene il potere… > Il governo, che nel 2023 aveva suscitato aspettative, oggi non è più in grado > di generarle: ha perso oltre quindici punti rispetto a quella tornata > elettorale. Si potrebbe dire, ipotizzando, che questa volta, non avendo > bisogno di creare aspettative per il futuro, gli sia bastato evocare la paura > di tornare al passato. E, in effetti, l’opposizione peronista si comporta come quando era al governo: con gli stessi slogan, le stesse lotte interne e la stessa incapacità di cogliere la trama sottile delle vite precarie. Forse, non è possibile dare un senso unitario a ciò che è accaduto. Le diverse esperienze e le molteplici dinamiche quotidiane non si sommano in un “tutto” coerente. È quasi frustrante, per la nostra volontà analitica, non riuscire a comporre un quadro chiaro, anche se questo significasse arrivare a una conclusione sgradita. C’è qualcosa nella varietà delle ragioni minime, delle pratiche quotidiane e delle contingenze che continua a sfuggirci. Eppure, queste condizioni non ci esonerano dall’analisi, né rendono impossibile elaborare uno sguardo critico (esercizio quanto mai necessario); anzi, vale la pena interrogarsi sulla frammentazione e sulla liquidità (concetti che da quasi trent’anni ricorrono nei saggi e nelle analisi) della società argentina, e sulla crescente segmentazione dei comportamenti sociali. Articolo pubblicato originariamente in spagnolo su Canal Abierto. Traduzione in italiano a cura di Alessia Arecco per Dinamopress Immagine di copertina di Gage Skidmore da wikimedia commons SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo La vittoria di Milei tra astensionismo e indebitamento: note sulle elezioni argentine proviene da DINAMOpress.
Argentina. Un risultato che ha sorpreso ancora una volta, l’estrema destra conquista la maggior parte delle province
Sorprendere. Anche nel partito di governo, che questa domenica, 26 ottobre, ha ottenuto una vittoria indiscussa, che riconvalida il corso dell’aggiustamento strutturale dell’economia e della motosega, la sorpresa ha prevalso. Nessuno si aspettava che La Libertad Avanza (Lla) vincesse con la forza che ha avuto. Ha vinto in 14 province, […] L'articolo Argentina. Un risultato che ha sorpreso ancora una volta, l’estrema destra conquista la maggior parte delle province  su Contropiano.
Argentina. Vince Milei ma cresce l’astensione
Il risultato delle elezioni di medio termine segna la netta affermazione del partito di Milei, “La libertad avanza”, che, con il 40,84%, aumenta la propria delegazione alla Camera e al Senato.Il 67,85% di votanti, la percentuale più bassa da quando nel 1983 finì la dittatura, segnala un fatto nuovo nel panorama argentino, in cui settori […]
Argentina. L’ultradestra di vince le elezioni legislative, Trump festeggia
Il partito di governo ha totalizzato il 40,84 per cento dei voti scrutinati. Vince a Córdoba, Città di Buenos Aires ed Entre Ríos, tra le altre. Ottiene un risultato sorprendente anche nella provincia di Buenos Aires. Il secondo posto spetta a Fuerza Patria. Il peronismo, raggruppato in Fuerza Patria – senza contare […] L'articolo Argentina. L’ultradestra di vince le elezioni legislative, Trump festeggia su Contropiano.
Come FMI e USA hanno intrappolato l’Argentina con il debito
L’Argentina è tornata alla ribalta della cronaca con un’ennesima turbolenza finanziaria innescata dalla scarsa posizione politica del Presidente Milei. Questa posizione precaria è il prodotto della rabbia per le disastrose performance economiche dell’Argentina e della massiccia corruzione all’interno dell’amministrazione Milei, e non fa presagire nulla di buono per la performance del […] L'articolo Come FMI e USA hanno intrappolato l’Argentina con il debito su Contropiano.
BASTA DE MATARNOS! Il femminicidio di tre donne riaccende le mobilitazioni femministe in Argentina
Il collettivo NiUnaMenos ha convocato per questo sabato alle 17 una mobilitazione per chiedere giustizia dopo i femminicidi di Morena Verri, Brenda Loreley Del Castillo e Lara Morena Gutiérrez, tre ragazze scomparse da diversi giorni e trovate assassinate nella località di Florencio Varela, nella periferia di Buenos Aires. Il femminicidio delle 3 ragazze – due di 20 e […]