
L’improvvisa solerzia del capo della polizia Pisani
Pressenza - Wednesday, February 25, 2026Come era già stato documentato ampiamente nei libri Il partito della polizia e poi Polizie, sicurezza e insicurezze, i casi di operatori delle polizie (nazionali e locali) responsabili di reati anche gravi negli ultimi 25 anni sono assai numerosi. E in particolare i “morti in mano alle polizie” e le condanne della CEDU e del GRECO (Gruppo Stati europei contro illegalismi istituzionali) sulle illegalità delle forze dell’ordine italiane nonché per la non ottemperanza dell’Italia rispetto alle sanzioni e prescrizioni della stessa CEDU (come già ricordava anche l’allora PM Zucca, “Genova: 14 anni dopo il luglio 2001”, in Il Ponte del 4-5/2015, a cura di Livio Pepino). E recentemente la Cedu ha condannato l’Italia per il caso Magherini.
Ma in questi 25 anni -come prima- i vertici delle polizie hanno bellamente ignorato tutto, hanno fatto quadrato insieme ai sindacati a totale difesa dello spirito di corpo. E come dicono alcuni anziani e meno anziani operatori delle polizie: “in realtà i Cinturrino erano anche utili, facevano tanti arresti e facevano fare carriera anche ai superiori”.
Ma ecco che a seguito di quanto gli investigatori hanno scoperto e alcuni bravi giornalisti hanno reso noto a proposito del caso Mansouri-Cinturrino, il capo della polizia ha deciso la sentenza immediata di espulsione di quest’ultimo dai ranghi della polizia (vedi articolo di Giuzzi e Lio sul Corriere).
“Il capo della polizia Vittorio Pisani ha definito senza mezzi termini l’assistente capo Cinturrino “un delinquente”. E il questore Bruno Megale ha vantato “Abbiamo dimostrato di avere gli anticorpi di fronte a vicende di questo genere. Questo anche per i cittadini che è nostro compito tutelare”.
Intervistato da Giovanni Bianconi, il prefetto Pisani ha detto “Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito … l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva”. E aggiunge che l’inchiesta dovrà chiarire: “Innanzitutto la posizione degli altri poliziotti coinvolti, per i quali si potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre al favoreggiamento e l’omissione di soccorso … l’attività ispettiva sarà estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria”.
Ma com’è che il Prefetto Pisani non è mai stato così solerte e tempestivo in tanti altri casi?
E com’è non dice che le polizie non hanno mai fatto un serio monitoraggio dei reati da parte del loro personale, cosa che potrebbe permetterne uno studio per elaborare valide ipotesi di prevenzione e di risanamento, unica garanzia per limitarne la riproduzione sistemica.
Constatiamo che non solo non esistono alcun database e alcuna statistica sugli illeciti e reati di operatori delle forze di polizia, ma non c’è neanche possibilità di accesso ai procedimenti istruiti dalle Commissioni disciplinari (nazionale e locali). I giudizi adottati da queste commissioni (composte da un funzionario, un operatore di pari grado dell’imputato e un rappresentante di uno dei sindacati più rappresentativi) sono quasi sempre clementi. Di fatto si tratta di un meccanismo -istituito in tutte le polizie- che garantisce l’impunità al loro personale che ha commesso reati. E
Nelle polizie, come nella Chiesa e in molte altre istituzioni non solo italiane, questo costume sembra particolarmente abituale; come si suol dire: ognuno ha qualche “cadavere nell’armadio” da nascondere e diversi operatori non esitano a giocare su questo, così come a divertirsi raccontando
pettegolezzi su tutti, sui politici così come su ogni sorta di vip. Un commissario di polizia, tra i più bravi che io abbia conosciuto, ebbe a dirmi: “Professore, lei non lo sa, ma qua è un inferno: ogni mattina appena arrivo in ufficio devo subito guardarmi le spalle per evitare le coltellate da colleghi”. È proprio alle gelosie e competizioni che si deve la scoperta di diversi atti illeciti di operatori delle polizie. Se il cosiddetto spirito di corpo spinge a far “quadrato” di fronte ad accuse dall’esterno, all’interno non mancano il continuo regolamento di conti o colpi bassi per competizione o gelosie. I vertici conoscono bene questo costume, lo praticano e allo stesso tempo lo temono ma se ne servono come supporto al controllo sulla “truppa” e degli uni sugli altri. Ma non per la tutela effettiva dello stato di diritto democratico.
E perché il prefetto Pisani e tutti i verti delle polizie non dicono nulla per sollecitare e garantire la tutela dei whistleblower (segnalatori di atti o comportamenti illeciti nella pubblica amministrazione come nel privato (normativa istituita con Decreto Legislativo n. 24/2023, recepimento della direttiva UE 2019/1937)?
E’ invece noto che gli operatori delle polizie che vanno controcorrente, che non si assoggettano o non condividono i discorsi, gli atteggiamenti e i comportamenti violenti, fascisti, razzisti e sessisti, finiscono presto per essere marginalizzati e persino perseguitati al punto di dover dare le dimissioni per evitare il peggio (e questi casi nient’affatto rari meriterebbero essere rivalutati e omaggiati anziché restare nella gogna come coloro che hanno “sporcato il corpo, come infami” al pari di chi denuncia le mafie.
Purtroppo anche i democratici e la sinistra parlamentare sembrano ignorare tutto questo e restano quasi sempre seguaci del generale atteggiamento ossequioso rispetto alle forze dell’ordine al pari del motto “nei secoli fedeli” dell’Arma dei Carabinieri. E questo s’è visto l’anno scorso con la reazione da parte del governo italiano alle critiche e condanne nei rapporti del Consiglio d’Europa (ECRI) e alle sollecitazioni europee su razzismo, profilazione razziale e violenze su manifestanti europee riguardanti la condotta delle forze di polizia.
La premier Meloni e il ministro Piantedosi hanno definito “vergognose” le accuse di razzismo mosse dall’ECRI. E, ahinoi, il presidente Mattarella telefona al prefetto Pisani stupore, stima e vicinanza alle forze di polizia per le affermazioni nel rapporto ECRI.
Sin quando non ci sarà un netto rispetto delle norme dello stato di diritto democratico l’Italia come tutti i paesi resteranno alla mercé delle derive dispotiche del neofascismo liberista (vedi l’articolo di Gianni Giovannelli “Rileggendo l’Eternal fascisme di Umberto Eco).
E infatti, nonostante le condanne, il governo Meloni ha proseguito nel rafforzamento dei poteri di polizia, con i decreti sicurezza malgrado qualche emendamento del presidente Mattarella.