Barriere invisibili: la povertà educativa a Napoli e provincia
Sta andando in onda in questo periodo su Rai 1 la serie La Preside con Luisa
Ranieri, che ripercorre la storia di una dirigente dell’Istituto comprensivo
Viviani nel Parco Verde di Caivano, un paese di 40 mila abitanti in provincia di
Napoli. Al di là del giudizio che si ha della fiction, che sta comunque
riscuotendo un importante successo di pubblico, appare utile affiancare a tale
rappresentazione televisiva qualche dato oggettivo e qualche conseguente
riflessione sulle condizioni familiari di svantaggio socioeconomico e sulla
scarsa offerta territoriale, quali principali fattori alla base della povertà
educativa che colpisce adolescenti e giovani a Napoli e nella sua area
metropolitana. Dando uno sguardo, per esempio, alla ricerca “Barriere
invisibili”, realizzata dal Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche
dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dal Polo Ricerche di Save
the Children. La ricerca è stata coordinata dalla docente Cristina Davino ed è
stata realizzata con il supporto del progetto GRINS (Growing Resilient,
INclusive and Sustainable), finanziato dal Ministero dell’Università e della
Ricerca nell’ambito del PNRR. L’indagine ha coinvolto oltre 55 istituti
scolastici e circa 25 enti del Terzo Settore e servizi sociali, con la
partecipazione di 3.800 studenti tra i 14 e i 19 anni e di 300 giovani usciti
dal circuito scolastico. Dai dati emerge che vivere in una famiglia a reddito
basso o molto basso rappresenta una delle barriere più rilevanti: il 12% degli
intervistati dichiara questa condizione, mentre il 5% afferma di vivere in una
situazione di grave deprivazione materiale. Le situazioni più critiche si
riscontrano in alcune aree periferiche della città di Napoli e in diversi comuni
dell’area metropolitana.
Le difficoltà economiche incidono anche sul tempo dedicato allo studio. Il 6,7%
dei ragazzi lavora tutti i giorni, il 16% saltuariamente e il 21% è alla ricerca
di un’occupazione. A queste condizioni si aggiunge la necessità di occuparsi dei
familiari o della gestione della casa, indicata dal 12% degli intervistati. Per
quanto riguarda la scuola, il 59,4% del campione esprime un giudizio favorevole
sulla disponibilità di servizi come corsi di recupero e attività culturali. Più
critico, invece, il giudizio sulle infrastrutture scolastiche: il 43,3% degli
studenti ritiene insoddisfacenti palestre, strumenti digitali e biblioteche. Il
12% dichiara inoltre di aver subito episodi di bullismo all’interno delle mura
scolastiche. Dall’indagine emerge una ridotta partecipazione ad attività
culturali e sociali: il 46,5% dei ragazzi non ha letto alcun libro nell’ultimo
anno oltre ai testi scolastici, il 42,8% non pratica attività sportiva e solo il
13,1% frequenta un’associazione. L’utilizzo dei dispositivi digitali è molto
diffuso: il 33,4% trascorre online più di cinque ore al giorno. La ricerca mappa
capillarmente le istanze degli adolescenti, offrendo una visione dettagliata
delle loro aspirazioni future e del contesto in cui vivono. E proprio rispetto
al proprio territorio, gli intervistati indicano tra i motivi di
insoddisfazione, la pulizia delle strade (63%), la percezione di insicurezza
rispetto ad episodi di criminalità (41,6%), l’isolamento dovuto alla scarsità
dei servizi pubblici (27,7%). La speranza (29,6%) e l’ansia (27,4%) sono i due
stati d’animo prevalenti con cui i ragazzi guardano al futuro: la condizione di
ansia affligge soprattutto le ragazze (34%), mentre circa il 10 % degli
intervistati dichiara di non riflettere sul proprio domani. Dal campione
analizzato emerge che i ragazzi non pensano di poter avere un futuro “appagante”
restando in Italia o nel proprio luogo di residenza, mentre guardano con
maggiore fiducia a un futuro all’estero. Il 50,9 % degli intervistati è convinto
della necessità di sostenere i ragazzi e le ragazze in condizioni di difficoltà
economiche, in modo che possano proseguire gli studi e inserirsi nel mondo del
lavoro attraverso percorsi formativi di qualità per avere contratti stabili e
una retribuzione adeguata (49,1 %).
L’indagine pertanto mette in luce che gli ostacoli alla crescita dei giovani
risiedono in deprivazioni sistemiche e multidimensionali. Le “Barriere
invisibili” rappresentano dunque quel complesso reticolo di mancanze sociali,
familiari e ambientali che limitano lo sviluppo del potenziale dei minori.
“Abbiamo affrontato un tema importante con l’obiettivo di contribuire alla
definizione e alla misurazione della povertà educativa, ha spiegato Cristina
Davino, coordinatrice della ricerca, e fornire dei dati che il gruppo di ricerca
mette a disposizione di tutti. Un aspetto interessante ed anche innovativo della
ricerca è stato valutare non solo le opportunità fornite da famiglia, scuola e
territorio, ma comprenderne anche gli esiti, le future aspirazioni, i sogni dei
nostri studenti. C’è un notevole gap tra aspirazione e aspettativa e c’è sempre
la voglia di andare a cercare altrove un futuro migliore. La mancanza di
opportunità ha un impatto non solo sul rendimento scolastico ma sulla vita
dell’individuo dal punto di vista delle capacità emozionali, relazioni, di
gestione dello stress. Abbiamo fatto un lavoro con le studentesse e gli
studenti, ascoltato la loro voce perché solo misurando un fenomeno si può
conoscerlo realmente e si possono intraprendere delle azioni in merito”.
Qui per approfondire: https://www.unina.it/it/
Giovanni Caprio