L’improvvisa solerzia del capo della polizia Pisani
Come era già stato documentato ampiamente nei libri Il partito della polizia e
poi Polizie, sicurezza e insicurezze, i casi di operatori delle polizie
(nazionali e locali) responsabili di reati anche gravi negli ultimi 25 anni sono
assai numerosi. E in particolare i “morti in mano alle polizie” e le condanne
della CEDU e del GRECO (Gruppo Stati europei contro illegalismi istituzionali)
sulle illegalità delle forze dell’ordine italiane nonché per la non ottemperanza
dell’Italia rispetto alle sanzioni e prescrizioni della stessa CEDU (come già
ricordava anche l’allora PM Zucca, “Genova: 14 anni dopo il luglio 2001”, in Il
Ponte del 4-5/2015, a cura di Livio Pepino ). E recentemente la Cedu ha
condannato l’Italia per il caso Magherini.
Ma in questi 25 anni -come prima- i vertici delle polizie hanno bellamente
ignorato tutto, hanno fatto quadrato insieme ai sindacati a totale difesa dello
spirito di corpo. E come dicono alcuni anziani e meno anziani operatori
delle polizie: “in realtà i Cinturrino erano anche utili, facevano tanti arresti
e facevano fare carriera anche ai superiori”.
Ma ecco che a seguito di quanto gli investigatori hanno scoperto e alcuni bravi
giornalisti hanno reso noto a proposito del caso Mansouri-Cinturrino, il capo
della polizia ha deciso la sentenza immediata di espulsione di quest’ultimo dai
ranghi della polizia (vedi articolo di Giuzzi e Lio sul Corriere).
“Il capo della polizia Vittorio Pisani ha definito senza mezzi termini
l’assistente capo Cinturrino “un delinquente”. E il questore Bruno Megale ha
vantato “Abbiamo dimostrato di avere gli anticorpi di fronte a vicende di questo
genere. Questo anche per i cittadini che è nostro compito tutelare”.
Intervistato da Giovanni Bianconi, il prefetto Pisani ha detto “Di solito si
attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di
estrema gravità, quindi per noi va destituito subito … l’azione disciplinare ha
senso se è tempestiva”. E aggiunge che l’inchiesta dovrà chiarire:
“Innanzitutto la posizione degli altri poliziotti coinvolti, per i quali si
potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre
al favoreggiamento e l’omissione di soccorso … l’attività ispettiva sarà estesa
all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria”.
Ma com’è che il Prefetto Pisani non è mai stato così solerte e tempestivo in
tanti altri casi?
E com’è non dice che le polizie non hanno mai fatto un serio monitoraggio dei
reati da parte del loro personale, cosa che potrebbe permetterne uno studio per
elaborare valide ipotesi di prevenzione e di risanamento, unica garanzia per
limitarne la riproduzione sistemica.
Constatiamo che non solo non esistono alcun database e alcuna statistica sugli
illeciti e reati di operatori delle forze di polizia, ma non c’è neanche
possibilità di accesso ai procedimenti istruiti dalle Commissioni disciplinari
(nazionale e locali). I giudizi adottati da queste commissioni (composte da un
funzionario, un operatore di pari grado dell’imputato e un rappresentante di uno
dei sindacati più rappresentativi) sono quasi sempre clementi. Di fatto si
tratta di un meccanismo -istituito in tutte le polizie- che garantisce
l’impunità al loro personale che ha commesso reati. E
Nelle polizie, come nella Chiesa e in molte altre istituzioni non solo italiane,
questo costume sembra particolarmente abituale; come si suol dire: ognuno ha
qualche “cadavere nell’armadio” da nascondere e diversi operatori non esitano a
giocare su questo, così come a divertirsi raccontando
pettegolezzi su tutti, sui politici così come su ogni sorta di vip. Un
commissario di polizia, tra i più bravi che io abbia conosciuto, ebbe a dirmi:
“Professore, lei non lo sa, ma qua è un inferno: ogni mattina appena arrivo in
ufficio devo subito guardarmi le spalle per evitare le coltellate da colleghi”.
È proprio alle gelosie e competizioni che si deve la scoperta di diversi atti
illeciti di operatori delle polizie. Se il cosiddetto spirito di corpo spinge a
far “quadrato” di fronte ad accuse dall’esterno, all’interno non mancano il
continuo regolamento di conti o colpi bassi per competizione o gelosie. I
vertici conoscono bene questo costume, lo praticano e allo stesso tempo lo
temono ma se ne servono come supporto al controllo sulla “truppa” e degli uni
sugli altri. Ma non per la tutela effettiva dello stato di diritto democratico.
E perché il prefetto Pisani e tutti i verti delle polizie non dicono nulla per
sollecitare e garantire la tutela dei whistleblower (segnalatori di atti o
comportamenti illeciti nella pubblica amministrazione come nel privato
(normativa istituita con Decreto Legislativo n. 24/2023, recepimento della
direttiva UE 2019/1937)?
E’ invece noto che gli operatori delle polizie che vanno controcorrente, che non
si assoggettano o non condividono i discorsi, gli atteggiamenti e i
comportamenti violenti, fascisti, razzisti e sessisti, finiscono presto per
essere marginalizzati e persino perseguitati al punto di dover dare le
dimissioni per evitare il peggio (e questi casi nient’affatto rari meriterebbero
essere rivalutati e omaggiati anziché restare nella gogna come coloro che hanno
“sporcato il corpo, come infami” al pari di chi denuncia le mafie.
Purtroppo anche i democratici e la sinistra parlamentare sembrano ignorare tutto
questo e restano quasi sempre seguaci del generale atteggiamento ossequioso
rispetto alle forze dell’ordine al pari del motto “nei secoli fedeli” dell’Arma
dei Carabinieri. E questo s’è visto l’anno scorso con la reazione da parte del
governo italiano alle critiche e condanne nei rapporti del Consiglio d’Europa
(ECRI) e alle sollecitazioni europee su razzismo, profilazione razziale e
violenze su manifestanti europee riguardanti la condotta delle forze di
polizia.
La premier Meloni e il ministro Piantedosi hanno definito “vergognose” le accuse
di razzismo mosse dall’ECRI. E, ahinoi, il presidente Mattarella telefona al
prefetto Pisani stupore, stima e vicinanza alle forze di polizia per le
affermazioni nel rapporto ECRI.
Sin quando non ci sarà un netto rispetto delle norme dello stato di diritto
democratico l’Italia come tutti i paesi resteranno alla mercé delle derive
dispotiche del neofascismo liberista (vedi l’articolo di Gianni Giovannelli
“Rileggendo l’Eternal fascisme di Umberto Eco).
E infatti, nonostante le condanne, il governo Meloni ha proseguito nel
rafforzamento dei poteri di polizia, con i decreti sicurezza malgrado qualche
emendamento del presidente Mattarella.
Salvatore Turi Palidda