Un no in difesa della costituzione democratica e per la pace
Sono già le sei di sera di sabato 7 marzo quando sotto le luci del Teatro
Massimo a Palermo gli organizzatori della manifestazione nazionale per votare NO
alla consultazione referendaria del 22 e 23 marzo prossimi, in conclusione,
lanciano un appello a tutti i partecipanti a mobilitarsi per convincere quante
più persone possibile da qui all’appuntamento elettorale a sostenere la
battaglia per la difesa della Costituzione e dei principi democratici che la
ispirano.
L’iniziativa di oggi è nata il 12 febbraio scorso con un appello sottoscritto da
duemila cittadini e cittadine rivolto a “tutti coloro che hanno a cuore la
democrazia invitandoli a dire NO a questa riforma autoritaria e a mobilitarsi in
tutte le forme possibili, in tutti i territori, nei luoghi di lavoro, di studio
e della vita quotidiana in difesa della nostra Costituzione democratica”. Per i
sottoscrittori del documento “la separazione delle carriere è uno specchietto
per le allodole che conduce alla sottomissione della magistratura al potere
politico, attentando alla sua indipendenza e autonomia” e che incide
pesantemente sulle libertà di tutti alimentando una ancora più forte repressione
del dissenso.
Come punto di incontro e di avvio della manifestazione è stato individuato lo
spiazzale adiacente al Palazzo di Giustizia, luogo doppiamente simbolico se si
considera la stagione della lotta alla mafia a Palermo e in Sicilia che a
partire dagli anni ‘80 ha fatto assurgere a simbolo proprio questo luogo. Tra la
folla di partecipanti che numerosi si sono radunati in piazza, ha preso vita un
flash mob con un gruppo di essi che ha formato con dei cartelli la frase
“Palermo vota NO in difesa della Costituzione”; dopo è partito il corteo diretto
verso il Teatro Massimo seguendo un percorso che ha interessato alcune vie del
centro e che ha visto la partecipazione di circa cinquemila persone.
L’iniziativa di oggi è stata preceduta in queste settimane da una serie di
incontri, dibattiti, iniziative a cui hanno preso parte esperti in ambito
giudiziario, oltre a sindacalisti e rappresentanti di associazioni e della
società civile che hanno evidenziato i pericoli di una riforma costituzionale
che mette seriamente in discussione la separazione dei poteri ed è funzionale
all’attribuzione di maggiori poteri all’esecutivo.
Inoltre è stato significativo che in questi giorni in una città come Palermo, la
quale ha vissuto la violenza stragista della mafia a cui è seguita la grande
risposta della società civile degli anni ‘90, si siano visti i lenzuoli bianchi
appesi alle ringhiere dei balconi dal centro alla periferia proprio come in
quella stagione, con un grande NO scritto al centro per esprimere con forza il
dissenso nei confronti di una riforma così pervasiva imposta a colpi di
maggioranza.
D’altro canto, il sentimento che oggi spinge così tante persone in piazza in
queste ore a manifestare è animato anche dalla forte apprensione per i fronti di
guerra aperti in Medio Oriente che rischiano di portarci ad una escalation
incontrollabile del conflitto internazionale alimentato da democrazie
occidentali che stanno assumendo sempre più i connotati di democrazie
illiberali. Siamo di fronte a nuove forme di autoritarismo e di imperialismo che
vengono messi in atto sul fronte interno con scelte politiche tendenti a
comprimere sempre di più le libertà civili e sociali e a rendere sempre più
assoluto il potere di chi governa, mentre sul fronte internazionale ad attuare
un nuovo colonialismo funzionale al sistema capitalistico intenzionato ad
accaparrarsi le risorse del pianeta a tutti i costi.
Per questi motivi la battaglia di oggi a favore del No al referendum assume i
contorni di una battaglia più generale per affermare l’intangibilità dei diritti
delle persone ad esprimere il proprio dissenso nei confronti della deriva
autoritaria in cui sta cadendo il nostro Paese e gran parte delle democrazie
occidentali: è un NO contro l’attacco alla nostra Costituzione ed in difesa
della Pace e dei diritto dei popoli alla propria autodeterminazione, come
dimostrano le tante bandiere arcobaleno presenti alla manifestazione.
Giunti in piazza, è stato il momento degli interventi, il primo dei quali è
stato quello di uno degli instancabili organizzatori del Comitato per il NO,
Gaspare Motta, il quale ha etichettato la riforma come “un attacco eversivo
senza precedenti contro la nostra Costituzione democratica che dal 1948 ci ha
tenuto al riparo da ogni deriva autoritaria”.
A seguire, Mario Ridulfo, segretario della Cgil di Palermo, ha richiamato al
dovere di andare a votare e di votare no, non cedendo alla rassegnazione ma
andando strada per strada a convincere gli indecisi denunciando un piano
eversivo che risale alla P2 di Gelli e che vuole trasformare la nostra
democrazia in una democrazia illiberale.
L’attore Gigi Borruso ha poi declamato il famoso discorso di Pericle sulla
democrazia (“Qui ad Atene noi facciamo così”) che esalta la società che
favorisce i molti e non i pochi, con leggi che assicurano una giustizia uguale
per tutti, che accoglie gli stranieri.
L’ultimo intervento è stato affidato a Monica Genovese in rappresentanza degli
avvocati per il NO la quale, preoccupata anche per i modi con cui è stata
portata avanti questa riforma, ne ha messo in evidenza i forti limiti a partire
dal fatto che non migliora le condizioni dell’amministrazione della giustizia in
Italia, oltre a sottolinearne in negativo gli aspetti legati alla nuova figura
del pubblico ministero vista come autoreferenziale, alla sdoppiamento del CSM e
all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare.
foto di Fausta Ferruzza
Enzo Abbinanti