
A Cortina , la promessa mancata di Olimpiadi “sostenibili”
Popoff Quotidiano - Saturday, February 7, 2026Il dossier di candidatura prometteva una competizione a impatto zero. La realtà è ben diversa, in particolare nelle Dolomiti
su MediapartCortina d’Ampezzo – Mentre sale lungo la strada asfaltata che serpeggia attraverso uno spesso strato di neve, Patrizia Perucon non riesce a calmarsi. «Sembra un ottovolante, un gigantesco tubo», commenta questa abitante di Cortina indicando la nuovissima pista da slittino che serpeggia sopra il terreno, a pochi metri dalle case con le facciate in legno e dai rari larici che non sono stati abbattuti per la sua costruzione.
«Prima era un bosco, con più di cinquecento alberi, alcuni dei quali centenari», continua l’attivista dell’associazione ambientalista WWF. La vecchia pista da slittino era a livello del suolo, quasi invisibile. Di quella pista oggi rimane solo la promessa non mantenuta di organizzare le Olimpiadi invernali “più sostenibili di sempre”, secondo il dossier di candidatura.
Costruita all’inizio degli anni ’20 e utilizzata durante le Olimpiadi invernali del 1956 a Cortina, la vecchia pista da slittino doveva essere una delle dodici infrastrutture sportive (su quattordici) già esistenti. Il dossier prevedeva importanti lavori di ristrutturazione, ma solo due siti olimpici dovevano essere costruiti da zero, a Milano, e dunque in zone urbanizzate e spesso industriali.
«Dovevano essere Olimpiadi a costo zero, ma alla fine la maggior parte delle infrastrutture è stata demolita e ricostruita consumando nuovi terreni, in particolare per tutte le infrastrutture collaterali come parcheggi o strade», riassume Fabio Tullio, che segue il dossier per l’associazione ambientalista Legambiente e per la sezione italiana della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra).
Per questi Giochi invernali, molti impianti sportivi richiedono anche notevoli risorse idriche, spiega Fabio Tullio: «Per consentire l’innevamento artificiale, sono stati costruiti o ampliati bacini artificiali, poi l’acqua viene prelevata dal torrente e congelata per produrre ghiaccio per la pista di slittino e la pista di pattinaggio. Durante i Giochi, ogni secondo potranno essere prelevati 98 litri d’acqua dal torrente Boite, che scende dalle alture di Cortina fino alla valle, per circa 45 chilometri.
Piloni nella prateria
«La montagna non può diventare così!», sbotta Patrizia Perucon. A pochi minuti di strada dalla pista da slittino, la neve si è trasformata in fango denso a causa del passaggio di camion e macchine da cantiere. Enormi piloni si ergono in mezzo alla neve, dominando i dintorni. «Al posto di questi mostri c’era una magnifica distesa che arrivava fino al borgo di Mortisa, uno degli ultimi ancora preservati», commenta l’attivista.
Pochi metri più in basso, la struttura metallica d’una stazione della teleferica è ancora inattiva, nonostante l’inaugurazione dei Giochi. La funivia Apollonio-Socrepes dovrebbe trasportare migliaia di spettatori e spettatrici verso il sito sciistico femminile, situato a un’altitudine maggiore, evitando così gli ingorghi per accedere alle piste.
Oltre alla costruzione di enormi parcheggi ai diversi livelli della funivia, gli attivisti che abbiamo incontrato denunciano la realizzazione di un’infrastruttura in una zona a rischio idrogeologico. «Un pilone ha già iniziato a muoversi», spiega Silverio Lacedelli, mostrando una serie di foto sul suo telefono. «Questa zona è a rischio di frane, su una lunghezza di quasi 3 chilometri e una larghezza di 300-400 metri».
Il progetto di fattibilità tecnica ed economica realizzato dalla società che supervisiona i lavori, consultato da Mediapart, tiene conto di movimenti del terreno da 2 a 10 centimetri all’anno. I piloni sono stati costruiti con un sistema di supporti scorrevoli per adattarsi.
«Avevamo proposto un sistema di navette elettriche gratuite per raggiungere le piste», ricorda Giovanna Ceiner, vicepresidente regionale dell’associazione Italia Nostra. Insieme a una ventina di altre associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente e Cipra, dal giugno 2021 ha partecipato a tavole rotonde con la Fondazione Milano-Cortina, che organizza le Olimpiadi. «Purtroppo, la legge olimpica non includeva alcun articolo relativo all’obbligo di valutazione ambientale», deplora da uno degli storici caffè di Belluno, nella valle sottostante a Cortina.
In Italia, i cantieri di grandi dimensioni sono normalmente soggetti a una valutazione ambientale strategica. Ma per le Olimpiadi è stato nominato un commissario speciale incaricato di supervisionare i lavori, accelerare le procedure amministrative e rispettare il calendario. «Abbiamo sbattuto la porta nel settembre 2023, perché questi Giochi non erano sostenibili e tutte le nostre richieste di vedere i progetti e discuterne non sono mai state prese in considerazione», racconta.
Le associazioni hanno quindi creato l’osservatorio Open Olympics per chiedere la pubblicazione dei costi di ogni progetto. Ad oggi, il budget iniziale di 1,5 miliardi di euro è quadruplicato, raggiungendo quasi i 6 miliardi di euro.
Quando sente queste osservazioni, Enrico Valle fa spallucce. Questo abitante di Cortina è stato presidente dell’ente locale che ha organizzato le gare di Coppa del Mondo di sci a Cortina d’Ampezzo fino al 2018: «Ogni volta che si fa qualcosa, c’è un impatto. Le prime Olimpiadi invernali del 1956 ci hanno permesso di abbandonare l’allevamento di mucche e capre e di sviluppare il turismo, e oggi queste Olimpiadi ci permetteranno di fare ancora meglio. Pensate davvero che senza le Olimpiadi ci avrebbero costruito un nuovo ospedale?».
Un villaggio olimpico usa e getta
In questa città arroccata a 1.200 metri di altitudine, che conta quasi 4.000 residenti annuali per circa 50.000 posti letto turistici, la sua voce risuona con quella di molti abitanti. L’organizzazione di questi Giochi pone soprattutto la questione dello sviluppo turistico in alta montagna dal momento che gli abitanti sono sempre meno numerosi.
Roberta De Zanna, consigliera comunale per la lista Cortina bene comune, parla di «occasione perduta» e di Giochi «piombati dall’alto»: «Siamo stati esclusi da ogni decisione, le nostre proposte non sono mai state prese in considerazione, ci sarà un impatto ambientale sul territorio e non crediamo che sarà troppo positivo».
Roberta De Zanna, consigliera comunale della lista minoritaria Cortina Bene comune, parla di «occasione persa» e di Olimpiadi «calate dall’alto»: «Siamo stati esclusi da tutte le decisioni, le nostre proposte non sono mai state prese in considerazione, c’è un impatto ambientale sul territorio e non si intravede un’eredità positiva». »
Cita l’esempio del villaggio olimpico situato a nord di Cortina: 1.400 posti letto distribuiti in piccole case smontabili e temporanee, che saranno demolite al termine dei Giochi. Come altri, aveva proposto la ristrutturazione di un vecchio villaggio turistico, 15 chilometri più a valle. «Si è preferito un villaggio in affitto, monouso, che è costato quasi 40 milioni di euro che avrebbero potuto essere utili al territorio», si rammarica l’eletta.
«La montagna è diventata il parco divertimenti degli abitanti delle pianure. Bisogna costruire nuove case, hotel di lusso anche in alta quota, mentre i villaggi vengono abbandonati», afferma l’attivista ecologista Giovanna Ceiner.
Gli abitanti di Cortina, dal canto loro, sono divisi. Alcuni hanno appeso ai balconi o alle finestre la bandiera dei Giochi distribuita dal comune. Altri hanno preferito la bandiera tricolore blu-bianco-verde dei Ladini, una minoranza culturale e linguistica alpina che vive nelle Dolomiti, in segno di silenziosa protesta. Le trecento bandiere messe a disposizione dall’associazione ladina locale sono andate via in due mezze giornate e centinaia di altre ordinate per il debutto dei Giochi.
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