
Harraga: sparizioni e detenzioni tra Marocco, Mediterraneo e zone di frontiera
Progetto Melting Pot Europa - Sunday, December 14, 2025FEDERICO MASSARO 1
L’11 ottobre, negli spazi della confederazione democratica del lavoro di Béni Mellal, si è tenuto, grazie all’organizzazione della Rete Marocchina dei Giornalisti delle Migrazioni (RMJM), all’Association Marocaine d’Aide aux Migrants en Situation Vulnerable (AMSV), e alla Fondazione Heinrich Böll di Rabat, l’evento “Casi di scomparsa di migranti marocchini in mare o alle frontiere: mobilitazione mediatica e cittadina per la verità”.

Béni Mellal (in arabo بني ملال, Banī Mallāl; in berbero ⴰⵢⵜ ⵎⵍⵍⴰⵍ, Aït Mellal) è una città del Marocco situata al centro del Paese, capoluogo dell’omonima provincia e della regione del Béni Mellal-Khénifra. Sorge a 625 m s.l.m. in un’oasi ai piedi del Jbel Tassemit, fra i rilievi del Medio Atlante e la pianura.
Dalle città vicine di Souk Sebt, Khouribga, Attaouia e Kelâat Sraghna si sono raccolte le famiglie delle persone scomparse e insieme hanno potuto condividere, in un “rituale” collettivo 2, le proprie testimonianze sulla scomparsa delle loro figlie e dei loro figli, fratelli/sorelle, mariti e parenti. Le loro voci, accomunate da una lacerante ferita causata dalla perdita di una persona a loro cara, reclamano giustizia e verità.
«Non smetteremo di mobilitarci finché non avremo risposte sulla sorte dei nostri figli» 3.
PH: Federico Massaro (Beni Mellal – 11.11.25)La sofferenza e la rabbia che le famiglie provano da anni trovano nell’Association Marocaine d’Aide aux Migrants en Situation Vulnerable un canale di supporto giuridico, amministrativo ed organizzativo. Eventi come questo, uniti alle attività 4 svolte dall’associazione di Oujda 5, gettano le basi di una denuncia organica all’intero edificio coloniale europeo 6.
Le rivendicazioni di giustizia e verità mosse dai famigliari delle persone scomparse e dall’AMSV si muovono in questo senso a favore di una completa rottura del silenzio delle istituzioni nazionali e internazionali. A favore di una piena e approfondita conoscenza delle sorti e del destino delle persone a loro care.
Scomparse e incarcerazioni
Il presidente dell’associazione, Hassan Ammari, ha presentato diversi casi di persone scomparse, detenute, bloccate o trattenute sulle rotte migratorie.
«Ogni giorno riceviamo tra tre e quattro segnalazioni di sparizioni durante i tentativi di migrazione. Ad oggi, l’associazione ha registrato più di 560 dossier riguardanti marocchini presumibilmente detenuti in Algeria, dei quali 260 sono attualmente in corso di deportazione, oltre a decine di altri in Libia e in Tunisia» 7.
Come riportato dalla testata giornalistica ENASS 8 in caso di arresto su suolo algerino 9 le persone migranti marocchine si trovano ad essere condannate per pene lievi per un periodo che va da 6 a 12 mesi. Se il loro rilascio avviene rimangono bloccate in Algeria per mancanza di mezzi e documenti di viaggio o, nella peggiore delle ipotesi, in caso questo non avvenga si trovano costrette ad abitare il limbo dei centri di detenzione in attesa di un rimpatrio per il Marocco.
Sparibilità e precarietà
Stando al report di Caminando Fronteras 10, nel periodo che va dal 1 gennaio al 31 maggio 2025, al confine euro-africano occidentale 1.865 persone sono morte/disperse e 38 imbarcazioni sono scomparse.
I dati dell’anno precedente 11 riflettono lo stesso andamento: 10.457 persone sono cadute vittime del regime di frontiera, con cifre che toccano le 30 morti giornaliere. Le partenze registrate dall’Algeria nel Mediterraneo fanno della rotta algerina, con le sue 517 vittime complessive, la seconda in termini di mortalità.
Il concetto di “sparibilità” (disappearability), così come definito da Laakkonen in quanto “potenzialità” e “condizione che si riferisce alle sparizioni, ai destini ignoti e ai corpi non identificati, o al pericolo di incontrare tale sorte”, ci viene in aiuto per mostrare quei meccanismi di violenza e precarietà che designano le diverse “forme e strategie di sparizione” 12.
In continuità con tale visione, vediamo come la violenza coloniale e razziale caratteristica dell’impianto securitario rappresenti il filo rosso che unisce, tra passato e presente, relazioni diseguali Nord-Sud e dinamiche di classe 13.
Storicizzare la seguente definizione ed analizzarla in quanto inserita all’interno di una struttura di potere, che si è costruita e continua a costruirsi su dinamiche di classe e razza, è essenziale per mostrare nella sua interezza l’intero apparato dei regimi frontalieri europei.
Tutto ciò ci dà la possibilità di guardare alle sparizioni in quanto somma di “costellazioni cumulative di precarietà” 14 a cui lɜ migranti devono giornalmente far fronte. Forme di pericolo, controllo, ed eliminazione che si materializzano e gettano le basi di un sistema in grado di creare soggettività precarie e vulnerabili alle sparizioni 15.
Prendono importanza in questo contesto gli harraga. Il termine, che “deriva dal verbo arabo harraqa (bruciare), nel doppio significato di ‘bruciare le frontiere’ e di ‘bruciare i documenti di identità’”, viene qui utilizzato per descrivere “i migranti maghrebini che sfidano le leggi proibizioniste per entrare in Europa” 16.
Gli harraga si trovano a dover confrontare, da una parte, una costante de-soggettivazione e sfigurazione delle menti e dei corpi 17 mentre, dall’altra, una continua sovra-mediatizzazione degli sbarchi (sulle coste del Mediterraneo) e invisibilizzazione delle scomparse.
«Per chi è in attesa dei propri cari, una persona scomparsa lascia una situazione irrisolta, un dolore senza una fine: non c’è un corpo da seppellire né un luogo della memoria da visitare – solo incertezza e dubbio» 18.
La mancanza di informazione relativamente i propri cari trasporta le famiglie in una condizione di liminalità 19 tra la vita e la morte. Ciò le espone ulteriormente al pericolo di estorsione e false informazioni da parte di gruppi, organizzazioni e persone che professano di avere notizie relativamente la persona a loro cara 20.
L’AMSV rappresenta pertanto, ad oggi, una delle poche ONG marocchine a riuscire a fornire un sostegno concreto ai famigliari nella ricerca delle loro persone care scomparse o detenute nei paesi della costa sud del mediterraneo.
PH: EnassBeni Mellal-Khénifra: tra migrazioni e deportazioni
Non è un caso che si sia scelta la città di Beni Mellal come sede dell’evento. La zona attorno alla città mostra una storia importante in termini di migrazioni e ritorno da e verso i paesi europei 21.
La regione ai piedi dell’Atlante centrale, comprendente al proprio interno le province di Beni Mellal, Khouribga e Fkih Ben Saleh, viene da tempo ribattezzata, a causa dei numerosi decessi nelle rotte migratorie verso l’Europa, il “triangolo della morte” 22.
Il termine, riflesso delle dinamiche politiche e migratorie dell’area, dimostra come dal 2019 in poi l’ampio fenomeno migratorio si sia intersecato sempre più con le sparizioni in mare di migranti marocchinɜ. Emblematica in questo senso la giornata del 27 marzo 2022 dove, in un naufragio al largo delle coste di Laâyoune, persero la vita una decina di giovani originarɜ delle città di Beni Mellal, Kelaa Seraghna e Fkih Ben Saleh 23.
A queste dinamiche vanno ad aggiungersi le “deportazioni interne” 24 o “spostamenti interni forzati” 25: pratiche adottate dalle autorità marocchine “volte ad allontanare i presunti candidati all’emigrazione irregolare dalle zone di frontiera” 26.
Secondo il report “Expulsions gratuites” di GADEM 27, la violenza delle politiche di controllo dei corpi e dello spazio obbliga la persona migrante a far fronte ad arresti, reclusioni e spostamenti forzati.
Le città nella zona centro-sud del Marocco, lontane rispetto ai luoghi di frontiera, vengono così coinvolte e inserite in una costellazione di spostamenti con cui la persona in movimento deve orientarsi. In questa cornice le città di Beni Mellal e Khouribga si fanno testimoni di vere e proprie operazioni di pratiche di confine 28.
Le deportazioni e sparizioni, sia all’interno di dinamiche di frontiera che in territorio nazionale marocchino, si intersecano e intrecciano, mutuando – seppur con pratiche di polizia differenti – la stessa matrice di controllo dei corpi e della mobilità.
È in questo contesto che la necropolitica 29 attuata nei confronti delle persone deportate internamente, se osservata da una visione che guarda alle sue pratiche come intrinsecamente coloniali e razzializzanti, è in grado di svelare l’attuale “razionalità moderna di governo” 30.
Quella stessa matrice che in Italia deporta e crea, materialmente ed epistemicamente, l’illegalità 31 e la “deportabilità” 32 si trova così strettamente connessa alle pratiche che sull’altra sponda del Mediterraneo producono incertezza, vulnerabilità e sparizione.
Riconoscere queste connessioni ci dà la possibilità di guardare alle strette relazioni tra l’apparato frontaliero, la mobilità delle persone e il sistema securitario europeo. In questo modo, si può vedere come le differenti modalità di potere e controllo dialogano e si autoalimentano tra loro all’interno di dinamiche nazionali e transnazionali.
In tal senso acquisiscono importanza le parole di Wael Garnoui che, citando direttamente “I dannati della terra” di Frantz Fanon, mostrano come l’immobilità dell’harrag assomigli sempre più a quella del colonizzato descritto dallo psichiatra e militante martinicano.
«La prima cosa che l’indigeno impara è a stare al suo posto, a non oltrepassare i limiti. Perciò i sogni dell’indigeno sono muscolari, sogni di azione, sogni aggressivi. Sogno di saltare, di nuotare, di correre, di arrampicarsi» 33.
È il razzismo sistemico e la “colonialità del potere” 34, così definita da Anibal Quijano, cheagendo simultaneamente estromettono dallo spazio e dal tempo il corpo della persona in movimento. Riportare e leggere gli spostamenti degli harraga e le relazioni che questi hanno con la memoria, lo spazio e i legami famigliari ci aiuta a osservare le modalità di stare al mondo ed esistere di una moltitudine di soggettività in grado di scardinare la struttura securitaria europea 35.
Memoria e collettività
È necessario allontanarsi, dunque, da una visione umanitaria o da etichette giuridiche che riconducono la persona in movimento unicamente ad una condizione di necessità e/o mancanza: in quanto priva di agency, risorse, cultura, legami sociali etc 36.
Notiamo come la mobilità degli harraga e la memoria delle famiglie di quest’ultimi vadano a scontrarsi direttamente con l’attuale sistema di obliterazione ed eliminazione della soggettività migrante. L’atto migratorio e le voci delle famiglie delle persone scomparse si fanno, pertanto, atto di rottura nei confronti “di quella sorta di ‘delirio securitario’” 37 caratteristico del sistema istituzionale europeo.
La memoria, le rivendicazioni politiche delle famiglie delle persone scomparse e le attività dell’associazione AMSV vanno a dar forma, plasmare ed aggiungersi ad una cosmologia di pratiche capaci di mettere in crisi il regime di frontiera europeo 38.
I famigliari in cerca delle persone care ritrovano così nell’associazione, megafono delle loro voci, una modalità di condivisione, confronto e ripoliticizzazione del costante dolore (hasra) provocato dalla scomparsa. In darija (dialetto marocchino), la parola “hasra” (حسرة) significa rimpianto, dispiacere o “nostalgia dolorosa” per qualcosa che non si ha più o che non si è realizzato.
Il termine viene spesso utilizzato per esprimere un sentimento di perdita o di tristezza interiore. In questo caso riflette la condizione di profondo dolore delle famiglie nella scomparsa delle persone care.
Una mobilitazione transnazionale
In occasione della giornata del 6 febbraio 2026, “Giornata mondiale in solidarietà alle vittime delle frontiere e ai dispersi nelle rotte migratorie”, l’Association Marocaine d’aide aux Migrants en Situation Vulnérable terrà 3 giornate di incontro e confronto – 5, 6 e 7 febbraio – a Oujda 39.
L’evento, parte della mobilitazione transnazionale «Commémor’Action», riunirà, sotto lo slogan “Per una revisione totale della legge 02/03 che garantisca tutti i diritti dei migranti e delle famiglie dei dispersi, dei prigionieri e dei detenuti sulle rotte migratorie”, le famiglie marocchine delle persone scomparse o detenute, attiviste e reti/collettivi nazionali e internazionali.
La giornata di CommemorAzione nasce in memoria della strage di Tarajal a Ceuta (enclave spagnola in Marocco), contro la militarizzazione delle frontiere e la libertà di circolazione. Il 6 febbraio del 2014 14 persone migranti morirono annegate nel tentativo di entrare a nuoto in Europa dal Marocco attraverso la spiaggia di Tarajal.
Da allora, andando ad unirsi alla “Marcha por la Dignitad” di Ceuta, la mobilitazione ha preso adesioni in tutto il mondo acquisendo un respiro sempre più transnazionale.
Queste giornate uniranno in unico grido la memoria e la richiesta di giustizia e verità dei famigliari delle persone inghiottite dal sistema securitario delle frontiere. Un modo in più per costruire una solidarietà collettiva multi-paese in grado di incrinare le dinamiche dei dispositivi di controllo transnazionali.
Saidia, 2020 (PH: CommemorAction)- Mi sono laureato in Scienze Internazionali all’Università di Torino, con una tesi che indaga l’intreccio tra lavoro, settore delle costruzioni e colonialismo d’insediamento in Palestina. Oggi frequento il Master GEMPRAI dell’Università Federico II e mi interrogo sulle relazioni tra migrazioni, forme di violenza, colonialità ed agentività delle persone in movimento
↩︎ - Il seguente termine viene adottato in contrapposizione a quei “rituali di confine” (border rituals) così definiti da Khosravi. Per un approfondimento vedasi: Khosravi, S. (2007), The ‘illegal’ traveller : An auto-ethnography of borders, “Social Anthropology”, 15(3), 321–334 ↩︎
- Migrant·e·s disparu·e·s en mer : le cri des familles face à un drame silencieux, Enass (ottobre 2025) ↩︎
- Accompagnare e assistere le famiglie dellɜ migranti mortɜ, detenutɜo scomparsɜ alle frontiere e in mare; Lottare per la libertà di circolazione di ogni persona migrante e contro la chiusura e l’esternalizzazione delle frontiere; Contrastare la criminalizzazione della migrazione e della solidarietà; Favorire l’autonomia giuridica di individui e comunità vulnerabili (legal empowerment
), spesso collocati in situazioni di esclusione temporanea o permanente, per accompagnarli nelle difficoltà incontrate e aiutarli a far valere i propri diritti; Combattere l’esclusione, la discriminazione e gli stereotipi nei confronti delle persone migranti vulnerabili. Fonte: AMSV (2024), brochure informativa. ↩︎ - L’associazione, nata a Oujda nel 2017, a partire dal luglio 2023 è entrata a far parte della rete euro-africana Migreurop ↩︎
- Per uno sguardo sulla “colonialità” dell’Unione Europea in quanto “progetto politico ed economico” vedasi: Mellino, M. (2019), Governare la crisi dei rifugiati. Sovranismo, neoliberalismo, razzismo e accoglienza in Europa, DeriveApprodi, p.15 ↩︎
- Migrant·e·s disparu·e·s en mer : le cri des familles face à un drame silencieux, Enass (ottobre 2025) ↩︎
- Migration : Les Haraga optent pour l’Algérie, Enass (maggio 2024) ↩︎
- Loi algérienne 08-11 du 25 juin 2008 « relative aux conditions d’entrée, de séjour et de circulation des étrangers en Algérie ». Nel primo decennio del 2000 si è registrato, in conformità alle politiche di securitizzazione europee, un allineamento giuridico dei paesi del Maghreb. Vedasi anche: loi marocaine 02/03 de 2003 « relative à l’entrée et du séjour des étrangers au Royaume du Maroc, à l’émigration et l’immigration irrégulières » ; République tunisienne, loi n° 2004-6 du 3 février 2004, modifiant la loi n°75-40 du 14 mai 1975, relative aux passeports et aux documents de voyage ↩︎
- Consulta il rapporto ↩︎
- Consulta il rapporto ↩︎
- Laakkonen, V. (2022), Deaths, disappearances, borders: Migrant disappearability as a technology of deterrence, “Political Geography”, 99 (102767): 1–9 ↩︎
- Ibid., p.2 ↩︎
- Tali forme comprendono al proprio interno: “navi non idonee alla navigazione, sanzioni imposte alle compagnie di trasporto, regimi di violenza e sorveglianza delle frontiere, operazioni di intercettazione e respingimento, minacce di deportazione e detenzione, passaggio attraverso terreni accidentati o in veicoli non sicuri, tratta di esseri umani e condizione di irregolarità, costretti a muoversi clandestinamente”.Ibid
↩︎ - Irrintracciabili Pratiche di frontiera e scomparse forzate in Marocco, ASGI (marzo 2025), p. 10 ↩︎
- Garnoui, W. (2024), Harraga bruciare per l’Europa. Indagine e psicanalisi dei migranti nel Mediterraneo. Per un pensiero decolonizzato delle frontiere, Poiesis, p. 259 ↩︎
- Ibid., p.93 ↩︎
- Laakkonen, V. (2022), Op. Cit., p. 3 ↩︎
- Huttunen, L. (2016), Liminality and missing persons: Encountering the missing in postwar Bosnia-Herzegovina,“Conflict and Society”, 2(1): 201–218 ↩︎
- Guía para Familias Víctimas de la Frontera, Caminando Fronteras (maggio 2021) ↩︎
- Mghari M., Fassi Fihri M. (2010), Cartographie des flux migratoires des Marocains en Italie, Organisation Internationale pour les Migrations ↩︎
- Migration irrégulière des Marocains: au royaume des enfants disparus en mer, En toutes lettres Mag (ottobre 2025) ↩︎
- À Beni Mellal, les familles de migrants exigent la vérité, Enass (marzo 2023) ↩︎
- ASGI (marzo 2025), Op. Cit. ↩︎
- Situation des personnes non ressortissantes marocaines à Rabat. Note d’analyse des données recueillies à Rabat entre janvier 2021 et décembre 2022, GADEM (marzo 2023) ↩︎
- Ibid. ↩︎
- Consulta il report ↩︎
- Le destinazioni delle pratiche di deportazione interne sono diverse. Spaziano dalle città di Beni Mellal, Casablanca, Errachidia, Safi, Fès, Kenitra, Oujda, Marrakech, Rabat e Settat fino ad arrivare a Tiznit, Agadir e Dakhla.
Coûts et blessures Rapport sur les opérations des forces de l’ordre menées dans le nord du Maroc entre juillet et septembre 2018 – Éléments factuels et analyse, GADEM (2018) ↩︎ - Il termine indica l’uso del potere politico e sociale per determinare chi può vivere e chi deve morire. “La sovranità in questi luoghi equivale alla capacità di definire chi conta e chi non conta, chi è eliminabile e chi non lo è”. Per una definizione completa di “necropolitica” vedasi: Mbembe, A. (2003). Necropolitics, “Public Culture”, Duke University Press, Durham, 15 (1), 11–40. Tr. it. Necropolitica (2016), Ombre Corte ↩︎
- Mellino, M. (2019), Op. Cit., p.26 ↩︎
- Per uno sguardo sulla “costruzione dell’illegalità all’interno dei regimi di frontiera” vedasi: Bachelet S., Hagan M. (2023), Migration, race, and gender: the policing of subversive solidarity actors in Morocco, “L’Année du Maghreb”, 30 ↩︎
- De Genova, N. (2002),Migrant “illegality” and deportability in everyday life, “Annual Review of Anthropology”, 31: 419–447 ↩︎
- Fanon, F. (2007), I dannati della terra, Einaudi In Garnoui, W. (2024), Op. Cit., p. 233 ↩︎
- Quijano, A. (2000), Coloniality of Power, Eurocentrism, and Latin America, “Nepantla: Views from South”, 1 (3): 533 –580 ↩︎
- Gilroy, P. (1984), There Ain’t No Black in the Union Jack, Routledge, London in Mellino, M. (2019), Op. Cit., p. 85 ↩︎
- Sorgoni, B. (2022), Antropologia delle migrazioni. L’età dei rifugiati, Carocci, Roma, p. 25 ↩︎
- Mellino, M. (2019), Op. Cit., p. 36 ↩︎
- Ibid., p. 47 ↩︎
- Per ulteriori informazioni vedasi la pagina dell’associazione ↩︎