
Piantedosi insiste, i giudici lo smentiscono
Progetto Melting Pot Europa - Friday, December 12, 2025Il governo Meloni continua a usare lo strumento amministrativo e repressivo contro le navi della flotta civile, ma ancora una volta la magistratura frena la macchina sanzionatoria costruita attorno al Decreto Piantedosi. Nel giro di 48 ore, due vicende mostrano materialmente quanto sia profonda la distanza fra propaganda politica e realtà giuridica quando si tratta di rispettare le norme del diritto internazionale: da un lato il nuovo sequestro della Humanity 1 a Ortona, dall’altro la decisione del tribunale di Agrigento che sospende il fermo amministrativo inflitto alla nave Mediterranea.
Dal 2023, 36 navi e 2 aerei umanitari hanno accumulato 960 giorni di fermi illegali: un attacco strutturale alla capacità civile di soccorso, ma anche una strategia del governo per screditare il lavoro delle Ong impegnate in attività SAR e togliere testimoni scomodi dal Mediterraneo centrale.
Agrigento: il giudice blocca l’ennesimo abuso

L’11 dicembre il Tribunale di Agrigento ha sospeso il fermo amministrativo di 60 giorni e la sanzione da 10mila euro decisi dalla Prefettura il 12 novembre scorso contro Mediterranea. Un provvedimento che il Tribunale ha ritenuto così privo di fondamento da intervenire con urgenza, “inaudita altera parte”, senza neppure convocare l’Avvocatura dello Stato.
Per Mediterranea Saving Humans, non è solo la fine di un fermo illegale, ma la conferma dell’esistenza di una strategia repressiva: «C’è una strategia illegale del governo che mira a confiscare la nostra nave di soccorso. Ma ancora una volta viene sconfitta davanti ai Tribunali». Una strategia che l’organizzazione definisce come «il reiterato abuso, arbitrario e addirittura illegale, dei poteri sanzionatori previsti dal Decreto Legge Piantedosi» con l’obiettivo di ostacolare o impedire il soccorso civile.
Il fermo era arrivato dopo tre interventi di salvataggio tra il 2 e il 3 novembre, che avevano portato a bordo 92 persone, di cui ben 31 minori non accompagnati. L’accusa del Viminale: la nave avrebbe rifiutato di dirigersi verso Livorno, un porto di approdo lontano quasi 1.200 chilometri dalla zona di salvataggio con un viaggio di navigazione della durata di quattro giorni. Ma lo sbarco avallato dalla Procura dei Minori di Palermo e dalla Procura di Agrigento aveva chiuso la questione il 4 novembre ed evitato altra sofferenza a naufraghi già provati.
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L’organizzazione italiana non è la prima volta che subisce questa strategia repressiva: «Vogliono arrivare alla definitiva confisca della nave… togliere di mezzo testimoni scomodi che denunciano quotidianamente le violazioni dei diritti delle persone migranti e la distruzione sistematica del diritto internazionale». Tuttavia, ogni volta che i provvedimenti del decreto vengono portati davanti a un giudice, «sono clamorosamente smentiti e cancellati».
Ed è proprio sulla base di questo che Mediterranea rivendica il proprio obiettivo: «Il nostro obiettivo è che il Decreto Legge Piantedosi, così come tutte le norme che calpestano i diritti delle persone, sia abolito. E che ogni abuso di potere contro la vita degli esseri umani e la solidarietà che li soccorre, sia denunciato e sanzionato».
Ortona: la Humanity 1 sequestrata per non aver comunicato con la Libia
Mentre i giudici di Agrigento smontano l’ennesimo fermo illegittimo, due giorni prima il Viminale ne firma un altro. Il 9 dicembre, l’Ong SOS Humanity, della nuova alleanza Justice Fleet, ha ricevuto il provvedimento di fermo di 20 giorni per la nave Humanity 1 e una multa di 10mila euro. Il motivo? Essersi rifiutata di comunicare con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico, dal quale dipende la cosiddetta guardia costiera libica.
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Secondo SOS Humanity, la decisione è la prova che il governo italiano pretende che le navi umanitarie riconoscano come autorità legittima proprio quell’apparato libico che da anni l’ONU, tribunali europei e osservatori indipendenti considerano coinvolto in violenze sistematiche: «Mentre gli attori criminali libici continuano a ricevere il sostegno dell’Europa, la nave Humanity 1, di cui c’è urgente bisogno, viene trattenuta per non aver comunicato con le autorità libiche», denuncia Marie Michel, esperta politica di SOS Humanity.
Ph: Marcel Beloqui EvardoneLa nuova alleanza Justice Fleet, composta da 13 organizzazioni del soccorso civile, ha deciso di interrompere le comunicazioni operative con Tripoli per non legittimare milizie accusate di crimini contro l’umanità. Una scelta coerente con quanto afferma l’ECCHR: «Quando le autorità italiane o altre autorità europee ordinano alle navi delle ONG di coordinarsi con le unità libiche, in realtà chiedono loro di partecipare a un sistema illegale. Obbedire a tali ordini comporta il rischio di complicità; pertanto, il rifiuto non è disobbedienza, ma rispetto del diritto internazionale», spiega Allison West, consulente legale senior presso l’European Centre for Constitutional and Human Rights.
Intanto le conseguenze ricadono sulle persone in pericolo di vita: «Molte persone potrebbero rischiare di perdere la vita in mare senza ricevere assistenza. Trattenendo la Humanity 1 in porto per motivi politici, il governo italiano si assumerà la responsabilità di ulteriori vittime», aggiunge il capitano nella nave Loic Glavany.
L’organizzazione punta il dito anche contro la complicità europea, silente tanto per le violenze della guardia costiera libica, quanto per la strategia repressiva italiana: «C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando chi difende i diritti umani viene punito, mentre chi li viola viene protetto e attivamente sostenuto dall’UE», denuncia Janna Sauerteig. «L’UE deve porre fine alla sua complicità nei crimini quotidiani delle milizie libiche».
Infine, SOS Humanity chiede l’immediato rilascio della sua nave di soccorso e ha già intrapreso azioni legali contro la detenzione illegittima della sua nave.
Sea-Watch: «Il diritto internazionale è dalla nostra parte. Non ci fermiamo»
Al fianco della Humanity 1, le altre Ong della flotta civile si sono subito strette in solidarietà.
«Nelle ultime settimane, per tre volte, le milizie della cosiddetta Guardia Costiera libica hanno sparato contro le navi di soccorso – scrive Sea-Watch -. Nonostante questo, sono le stesse navi della società civile a essere sanzionate».
L’Ong, ricordando che solo quest’anno più di 1.700 persone sono morte nel Mediterraneo, collega i due casi: «Il sequestro di Humanity 1 è un attacco a tutti noi e al diritto internazionale. La sua illegittimità è confermata dalla notizia della sospensione del fermo di Mediterranea, anch’essa punita per aver salvato vite», afferma la portavoce Giorgia Linardi. E aggiunge: «Il diritto primeggia sulle politiche razziste degli stati e sulla criminalizzazione forzata delle Ong portata avanti dal Governo Meloni. In queste ore noi di Sea-Watch siamo in mare con Sea-Watch 5 e la nostra nave veloce Aurora che ha appena sbarcato 48 persone soccorse nel Mediterraneo centrale. Non ci fermiamo».
Le due vicende mostrano con chiarezza la realtà della battaglia in corso: mentre il governo Meloni prosegue nella sua campagna di criminalizzazione di Ong e persone migranti accusandole di scafismo, i tribunali continuano a certificare che il vero elemento fuori legge è l’applicazione del Decreto Piantedosi.