Tag - Cagliari

Mozione contro la presenza dei militari all’IIS “Meucci-Mattei” di Cagliari-Decimomannu
Era stato un piccolo gruppo di cinque docenti che al Collegio dei Docenti dell’IIS “Meucci-Mattei” (Cagliari e Decimomannu) del 28 ottobre 2025 aveva portato la mozione di minoranza formulata sulla base del modello riportato nel Vademecum contro la militarizzazione delle scuole. I docenti dichiaravano nella mozione, che riportiamo di seguito, di essere contrari alla commistione tra studenti, studentesse e forze armate o forze dell’ordine, e pertanto indisponibili a esporre le classi a incontri con figure di militari sia in presenza che da remoto. Presentata e letta in collegio, con un certo stupore, si è constatato che molti più colleghi e colleghe di quanti non prevedessero hanno aderito alla mozione, arrivata così a 30 firme e inserita nel PTOF nel collegio successivo, tenutosi nell’attuale mese di gennaio. Quest’obiezione di minoranza varrà ad evitare a studenti e studentesse parecchie iniziative “militarizzate” perché, per consuetudine di questa scuola, le iniziative parascolastiche, dell’orientamento e della FSL (ex PCTO) vengono prese con l’approvazione all’unanimità dei/delle docenti dei Consigli di classe. Ciò va indubbiamente visto come un segnale di affinamento della sensibilità educativa in una scuola di cui un’ampia parte, il “Mattei”, è situata a Decimomannu, cittadina che ospita un’attivissima base militare aeronautica, con funzione di raccordo tra i poligoni militari della Sardegna, rilanciatasi da alcuni anni come scuola dei piloti che andranno a guidare aerei F35 e Eurofighter. Docenti che in passato hanno portato le classi a visitare la base ora ritengono che sia forse arrivato il momento di riflettere sulle prospettive ultimative dell’umanità e sul rifiuto della guerra come portatrice di distruzioni drastiche e irreversibili per il genere umano. Che la critica alla presenza dei militari nelle scuole, strenuamente portata avanti dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, stia creando un imbarazzo diffuso e molte obiezioni, si capisce anche dal fatto che ormai difficilmente le circolari che indicono iniziative scolastiche con militari sono reperibili nei siti scolastici. Più spesso sono accessibili solo dai registri elettronici che non sono pubblici. Purtroppo però è tutt’ora vigente nelle scuole l’espediente, voluto da scelte politiche verticistiche e inaccettabili, di fare incontrare studenti, studentesse e militari. Le finalità sono la propaganda di valori militari e l’informazione sulle relative carriere, che culmina nell’invito all’arruolamento, visto il notevole bisogno delle nostre FFAA di incrementare gli effettivi. SPERIAMO CHE L’ESEMPIO DEI/DELLE DOCENTI DELL’IIS “MEUCCI-MATTEI” DI CAGLIARI-DECIMOMANNU SIA SEGUITO IN TANTE ALTRE SCUOLE NEL NOSTRO PAESE E CHE LA SMILITARIZZAZIONE DELLE COSCIENZE POSSA ESSERE IL PRIMO PASSO VERSO LA VERA EDUCAZIONE ALLA PACE, ALLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E ALLA SOLIDARIETÀ TRA I POPOLI. -------------------------------------------------------------------------------- Mozione presentata al Collegio docenti dell’IIS “Meucci Mattei” Cagliari e Decimomannu Il 28.10.2025 I sottoscritti docenti dell’Istituo Meucci – Mattei di Cagliari Vista l’approvazione del PTOF e le pregresse iniziative di orientamento alle quali hanno partecipato gli studenti e le studentesse del nostro Istituto e nelle quali erano presenti le Forze dell’ordine: CONSIDERATO CHE • La presenza della militarizzazione e della guerra, in qualunque modalità e forma con cui vengono presentate e promosse, è incompatibile con un effettivo processo educativo in quanto i valori e le pratiche che esse diffondono, contrastano con il ruolo di crescita personale e socio-relazionale strettamente connesso alla scuola; • la scuola a fine anno scolastico 2024/25 si è espressa a favore di una educazione alla pace; • le attività che coinvolgano i militari sono in conflitto con la nota MIUR, prot. n. 4469 del 14 settembre 2017, che fornisce linee guida per l’educazione alla pace e alla cittadinanza glocale; • tali attività sono in contrasto con il comma 7 lettera d) della Legge 107/2015, che indica tra gli obiettivi prioritari delle scuole lo sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso l’educazione interculturale e alla pace; • tali attività sono in contrasto con l’art. 11 della Costituzione italiana; • tali attività sono in contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176; • l’educazione alla pace è incompatibile con attività scolastiche che prevedano il coinvolgimento diretto o indiretto delle Forze dell’ordine, delle Forze Armate italiane, delle forze armate di altre nazioni e di corpi o istituzioni europee e internazionali che svolgono attività militari così come di enti e soggetti ad essi collegati; • tali attività sono in palese conflitto con la funzione istituzionale e costituzionale della scuola e con i principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite; • la situazione internazionale richiede, al contrario, un’implementazione della cultura della pace e dell’educazione alla pace. PREMESSO CHE I SOTTOSCRITTI • Sono fortemente contrari ad attività che prevedano il coinvolgimento diretto o indiretto delle Forze dell’ordine, delle Forze Armate italiane e delle forze armate di altre nazioni e di istituzioni europee e internazionali che svolgono attività militari così come di enti e soggetti ad essi collegati, in quanto incompatibili con l’educazione alla pace; • sono fortemente contrari all’esposizione e alla diffusione nella scuola o fuori dalla scuola durante attività di orientamento, di materiale promozionale delle sopra indicate Forze di Pubblica Sicurezza e Forze Armate né di qualsiasi materiale finalizzato a propagandare le attività belliche e militari, l’arruolamento e la vita militare (anche al fine di orientare e condizionare le future scelte professionali degli/lle studenti/esse); • sono fortemente contrari all’organizzazione nella scuola di visite guidate presso strutture militari (quali basi militari, sedi di forze militari nazionali e non, caserme, ecc..) siano esse italiane o appartenenti ad altre nazioni e organismi internazionali (ad esempio basi statunitensi o basi NATO); • sono fortemente contrari alla realizzazione di progetti in partenariato con strutture militari o aziende (italiane e non) coinvolte nella produzione di materiale bellico; DICHIARANO • di avvalersi dell’opzione metodologica di gruppo minoritario ai sensi dell’art. 3, comma 2 del DPR n.275/1999 come modificato dalla legge 107/2015, art. 1 comma 14; • di non rendersi disponibili a far entrare nella propria classe personale militare per qualsivoglia attività, sia in presenza che in modalità online; • di svolgere autonomamente le tematiche individuate o di avvalersi per le stesse di esperti esterni della società civile che interverranno a titolo gratuito, previa delibera del Consiglio di Classe; • di non rendersi disponibili fin da ora nelle proprie ore di servizio ad accompagnare le proprie classi in manifestazioni che prevedano la presenza di militari e in visite presso basi militari, sedi di forze militari nazionali e non, caserme, ecc. siano esse italiane o appartenenti ad altre nazioni e organismi internazionali (ad esempio basi USA o basi NATO); • di non rendersi disponibili fin da ora nelle proprie ore di servizio a realizzare progetti in partenariato con strutture militari o aziende (italiane e non) coinvolte nella produzione di materiale bellico; • di non rendersi disponibili ad esporre i propri studenti/studentesse ad attività di orientamento che prevedano la presenza di militari. CHIEDONO • Ai sensi della normativa vigente che la presente opzione di gruppo minoritario sia inserita nel verbale della presente riunione e diventi parte integrante del PTOF . Decimomannu, 28/10/2025 Seguono trenta firme Mozione Meucci MatteiDownload Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Ugo Dessy: ostinatamente contrario
100 anni fa nasceva l’intellettuale libertario sardo, testimone attivo del suo tempo. E del nostro. “Con l’avvento del nucleare, la potenza distruttiva delle armi è tale da costituire di per sé il problema più drammatico tra quanti l’umanità ne ebbe mai affrontato, perché è messa in gioco, concretamente, la sua sopravvivenza. Inoltre, ancor prima del loro impiego nella guerra, gli
Cagliari è col popolo venezuelano e tutti i popoli colonizzati
L’attacco degli Stati Uniti al Venezuela, con numerose decine di morti, fra cui anche civili, ed il sequestro del presidente Maduro, pur violando ampiamente il diritto internazionale, viene minimizzato dalla classe politica europea, come non si trattasse di un atto assolutamente arbitrario. Trump sembra tornare alla politica statunitense degli anni Settanta del secolo scorso, quando Nixon e Kissinger diedero il via al golpe di Pinochet in Cile. Solo che l’attuale situazione internazionale è cambiata e gli USA, in declino dal punto vista economico rispetto al continente asiatico, vogliono far prevalere il loro potere militare e marcare il proprio dominio sull’America latina e sul Caribe, il loro famigerato “cortile di casa”. Questo in una logica di riarmo globale, può solo portare ad altri massacri ed altre guerre, dalle conseguenze catastrofiche, tenendo conto del numero di missili a testata nucleare presenti negli arsenali di ben nove Stati. Sabato 10 gennaio a Cagliari, su invito dell’Unione Sindacale di Base e di Potere al Popolo, con l’adesione di numerosi altri movimenti ed organizzazioni, si è svolto un sit-in in piazza Costituzione, per mandare un segnale chiaro, in contemporanea con molte altre piazze nel mondo, al governo degli Stati Uniti, all’Europa, a tutti i governi del pianeta, in nome del rispetto del diritto internazionale e dell’autodeterminazione dei popoli. E’ stato ricordato il genocidio ancora in atto a Gaza e in Cisgiordania, di cui i media ufficiali si disinteressano, ma che continua a suscitare lo sdegno popolare in molte parti del mondo. E’ stato rimarcato negli interventi che oggi la bandiera palestinese è diventata il simbolo della lotta di tutti i popoli colonizzati e offesi. Il presidio si è poi trasformato in un breve corteo per le vie del centro, con slogan per la libertà e l’autodeterminazione dei popoli. Le bandiere palestinesi e quelle venezuelane hanno sventolato assieme, nell’aria fredda portata dal maestrale di questa sera di gennaio, fino ad arrivare in piazza Yenne, dove da quasi due mesi e mezzo persiste il presidio ogni sera dalle 18,30 alle 20 per testimoniare in favore della fine di questo crudele massacro da parte dello stato israeliano e dei suoi alleati statunitensi. Solo i popoli, le donne, la società civile, possono opporsi all’alta distruttività dell’imperialismo odierno, rivendicando con forza una nuova democrazia dal basso. Carlo Bellisai
Da Milano a Cagliari: la forza di non rimanere indifferenti.
Vogliamo parlare in queste righe di due iniziative molto simili fra loro, sebbene geograficamente distinte, ma che rappresentano la continuità, la perseveranza, la testimonianza di scelta. Occasioni di relazione nel tessuto sociale del luogo, così come di messa in luce di una realtà di dolore e morte, che non è finita con una falsa tregua. Parliamo dei presidi giornalieri per la Palestina, di Piazza Duomo a Milano e di Piazza Yenne a Cagliari. Il primo attivo da oltre sei mesi, il secondo da due mesi esatti. C’era già stato un gemellaggio a distanza, con i milanesi, un po’ di giorni addietro, perché avevano postato una foto con la scritta GRAZIE CAGLIARI. In questi giorni di fine anno, si sono ritrovati a Cagliari alcuni rappresentanti del presidio milanese, per rafforzare questo gemellaggio di presenza attiva davanti allo spettro di un genocidio in atto sull’altra sponda del Mediterraneo, quello del popolo palestinese. Oltre una cinquantina gli attivisti presenti, ma anche numerosi passanti si sono fermati incuriositi. In chiusura, fra le sette e mezza e le otto, l’ora di più frequentata, la musicista e cantante sardo-milanese Silvia Zaru, si è esibita in Bella ciao e nel Disertore, di Boris Vian. E’ stato forte il suo messaggio: contro il genocidio, contro tutte le guerre! Più che un gemellaggio formale, questo contatto con le amiche e i compagni milanesi non può che rafforzare l’intento di proporre un’alternativa di presenza, ma anche un presidio di altra-informazione e di altra-cultura, rispetto alla vulgata schematica e bellicista della grande maggioranza dei media. Auguriamo a queste piazze di riunirsi ancora, chissà la prossima a Milano, nel 2026. Con tanti auguri di buon anno disarmato e di lotta per la libertà e la giustizia sociale.   Redazione Pressenza Sardigna Redazione Cagliari
Cagliari: doccia fredda alla Conferenza euro-mediterranea per la pace. In questione RWM nel Sulcis
Comitati pacifisti, antimilitaristi, pro Palestina, a Cagliari e in Sardegna si stanno impegnando in modo più intenso con molte iniziative da vari mesi a questa parte per diffondere l’allarme che l’ampliamento realizzato dalla RWM possa essere sbloccato e che la RWM (fabbrica di bombe MK e droni da combattimento su progetto dell’israeliana U-Vision), situata nel Sulcis e controllata dalla Rheinmetall, possa andare al raddoppio delle linee produttive triplicando la produzione dei suoi ordigni mortali. Quell’ampliamento, terminato nel 2021, era stato bloccato da una sentenza del Consiglio di Stato per violazione di normative edilizie e ambientali. Nell’aprile 2022 l’azienda aveva presentato all’Assessorato all’ambiente uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (da cui era stata esentata nel 2018 dall’allora Giunta regionale) la cui approvazione consentirebbe di attivare i nuovi impianti bloccati; in questo studio tuttavia sono state rilevate carenze e criticità che varrebbero a respingerlo, come più consulenti hanno rilevato, anche con note e schede tecniche consegnate agli uffici preposti. I tempi previsti (tre anni) per il parere della Giunta regionale sono scaduti, e il TAR (a cui la RWM ha fatto ricorso) ha previsto un’ulteriore proroga di 60 giorni. La data di scadenza è il prossimo 16 dicembre. Se la Giunta e la sua Presidenza (Todde, M5S) non si esprimessero allora scatterebbe un commissariamento governativo (che certamente decreterebbe la validità della VIA e lo sdoganamento delle nuove linee di fabbricazione).    Una settimana fa, dal 5 al 7 dicembre, ai saluti inaugurali della “Conferenza euro-mediterranea per la pace – nel mare di mezzo” indetta dall’ARCI, la Presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, sollecitata da vari attivisti presenti che mostravano cartelli “Todde firma NO – Stop RWM”, si è espressa nel merito e ha dichiarato di voler approvare lo studio di VIA dell’RWM su motivazioni, tra cui la frase “sono una persona seria”, che hanno trovato immediata obiezione tra i presenti e hanno comunque gelato l’uditorio come una doccia fredda, ponendosi in stridente contrasto con l’intento pacifista del convegno.      Comitati e associazioni che seguono da vicino la questione hanno quasi immediatamente stilato all’indirizzo della Presidente Todde una lettera aperta diventata subito una petizione che ha raccolto in pochi giorni un paio di migliaia di firme e continua raccoglierne. La lettera è stata spedita, con alcune righe di presentazione, anche al presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, ricordando come nel secondo governo Conte furono cancellate le licenze di export RWM verso la coalizione saudita allora in guerra con lo Yemen. Alleghiamo la lettera ricordando che questa prossima domenica si terrà una manifestazione chiamata dalla Campagna Stop RWM e dal Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, che arriverà ai cancelli della RWM e che vedrà la partecipazione di gente da tutta la Sardegna. Sarà un segnale efficace per la Presidente e la sua Giunta regionale? Starà a significare che tanta, tanta gente non si rassegna a vedere l’asservimento di un territorio in crisi economica alle logiche mortifere della filiera bellica. Lettera aperta alla Presidente ToddeDownload Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cagliari, scolaresche della primaria a lezione presso unità operativa dei Carabinieri
Apprendiamo da una testata online (https://www.castedduonline.it/gli-alunni-dellistituto-satta-spano-de-amicis-in-visita-alla-motovedetta-dei-carabinieri-e-al-nucleo-subacquei-di-cagliari/) che la mattina del 27 ottobre 2025 gli studenti e le studentesse delle classi terze e quarte della scuola primaria dell’Istituto comprensivo “Satta-Spano-Deamicis” di Cagliari hanno svolto una visita al porto di Cagliari dove hanno incontrato i Carabinieri del Nucleo Subacquei e la Motovedetta CC815. Nessuna circolare o altra comunicazione dava notizia di questa iniziativa dal sito web della scuola. L’iniziativa si inserisce nell’impegno didattico-comunicativo che l’Arma si è accollato su scala nazionale di diffondere tra i giovani e i giovanissimi cultura della legalità e conoscenza dei suoi vari compiti istituzionali. Gli studenti e le studentesse, accompagnati/e dai e dalle docenti, sono stati/e divisi/e in due gruppi, così a turno ogni gruppo è salito a bordo della motovedetta, ricevendo informazioni su varie attività del Nucleo: pattugliamenti, supporto ai sommozzatori, ricerche, dove grande è l’importanza di rispondere rapidamente a situazioni d’emergenza. Nel frattempo l’altro gruppo assisteva ad una dimostrazione pratica dei Carabinieri subacquei che hanno spiegato tecniche di immersione, mostrato attrezzature impiegate in operazioni di ricerca e recupero, anche a tutela dell’ambiente marino e dei beni archeologici sommersi. In fine mattinata si è passati dal mare alla strada e al ruolo dei motociclisti nel pattugliamento urbano. Si è sottolineata l’importanza di pronto intervento e la capacità di gestire decisioni istantanee. Sembra che i piccoli studenti e studentesse abbiano posto molte domande, e non ci stupisce, vista l’insolita lezione. Ci domandiamo se le risposte saranno state pedagogicamente all’altezza, e ce l’auguriamo anche se non lo diamo per scontato. L’anno scorso gli studenti di una scuola primaria di Quartu Sant’Elena (CA) sono stati portati a visitare il nucleo elicotteristi dei carabinieri di Elmas.  Iniziative del genere si moltiplicano nelle scuole del nostro paese con l’intento di diffondere la cultura della legalità e del rispetto delle regole, e, aggiungeremo, per abituare gli studenti sin da piccoli all’incontro ravvicinato con le divise militari e i loro rappresentanti.   Lo scorso giugno i carabinieri di Cesena e del Nucleo operativo hanno incontrato gli studenti delle scuole medie che si sono recati in caserma e in varie mattinate circa un migliaio di studenti della città e del circondario hanno avuto incontri con personale dell’Arma. Recentemente, a inizio novembre, i Carabinieri della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto hanno accolto in caserma gli alunni della scuola primaria “Karol Wojtila – G. Da Fiore”; a Messina e provincia oltre 2000 studenti e 45 scuole sono coinvolte nel progetto di educazione alla legalità tenuto dai Carabinieri. Siamo nella piena operatività del protocollo firmato nel 2018 tra MIUR e l’Arma dei Carabinieri, e rinnovato l’anno scorso. Continuiamo a ritenere che i messaggi educativi – anche quelli di educazione alla legalità – debbano passare attraverso una comunità scolastica libera da presenze militari e dalle suggestioni che queste esercitano specialmente in giovane età. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari
Abusi e violenze nel carcere di Uta in Sardegna
Nel carcere di Uta, in Sardegna, sono state denunciate situazione di violenze e tortura, da parte degli agenti penitenziari, e abusi amministrativi da parte delle autorità, che negano ai prigionierx persino l'acqua potabile. Il tutto con la complicità del Tribunale di Sorveglianza e dei garanti che tacciono sui soprusi e sulle torture subiti quotidianamente dai detenutx. Con un compagno del collettivo Anarchici contro il carcere e la repressione abbiamo parlato della situazione di Paolo, detenuto anarchico che ha denunciato gli abusi dentro il carcere di Uta, per il quale hanno realizzato un presidio solidale davanti al Tribunale di Cagliari il mercoledì 12 novembre.
4 Novembre: giornata di lutto per l’inutile strage.
La data del 4 novembre, che rimanda storicamente all’armistizio di Villa Giusti che pose fine alla prima guerra mondiale, è celebrata oggi, grazie a un decreto legge del 2024, come “la giornata dell’unità nazionale e delle forze armate”. Leggendo sul sito dell’Esercito Italiano si legge che “in questa giornata si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che anche giovanissimi, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi.” I 650.000 soldati italiani uccisi, il milione di feriti di cui tanti con mutilazioni permanenti, le almeno 600.000 vittime civili, non meriterebbero questo genere di retorica. Morirono perché costretti a morire dai loro comandanti. E quel senso del dovere, va ricordato, venne ribadito con le uccisioni di massa dei militari che osavano indietreggiare. Ma in un momento storico di forte ritorno delle ideologie autoritarie, la propaganda militarista cerca di riprendersi gli spazi degli antichi tempi andati. A cominciare dalle scuole, letteralmente invase da un rigurgito bellicista, mentre vengono proditoriamente annullati corsi di formazione per insegnanti sull’educazione alla pace. Per dare la propria testimonianza di sdegno di fronte alla preparazione della guerra, al riarmo, ai continui voli d’addestramento dei caccia, alle esercitazioni militari e alla impunita fabbrica di bombe RWM, circa duecento persone si sono ritrovate a Cagliari, in piazza Antonio Gramsci. Gli interventi al microfono, oltre a ribadire il ripudio di ogni guerra, hanno messo l’accento sulle criticità della Sardegna: la preparazione della guerra inizia anche e soprattutto sul territorio dell’isola, letteralmente infestato dalle basi e dai poligoni militari, con esercitazioni che avvelenano l’ambiente e mettono a rischio la salute della popolazione; con i continui voli di addestramento che partono dalla scuola piloti dell’aeronautica militare a Decimomannu, provocando un diffuso inquinamento acustico e atmosferico nei territori circostanti, con la produzione di ordigni bellici nella fabbrica RWM, per la quale si auspica che la Regione Sarda non firmi la sanatoria richiesta per gli ampliamenti abusivi e a rischio di disastro ambientale. E’ stata anche ricordata la deriva autoritaria del governo Meloni, le sue nuove leggi repressive del dissenso, l’uso violento delle forze dell’ordine, come avvenuto a Cagliari nella recente giornata di sabato 1 novembre, quando si è lasciato sfilare tranquillamente un corteo di neofascisti, mentre veniva respinta con idranti e lacrimogeni la contemporanea manifestazione antifascista. Un episodio sul quale andrà fatta chiarezza. Il 4 novembre, quella che dovrebbe essere una giornata di lutto e di silenzio in ricordo di quell’inutile strage, viene trasformata dalle istituzioni in una commemorazione altisonante di stampo nazionalista, con tanto di mostrine, di fanfare e di armi in bella (brutta) vista, perfino davanti ai bambini. Forse invece sarebbe giusto ricordare le disubbidienze agli ordini pagate con la vita, le diserzioni, gli episodi di fraternizzazione tra soldati nemici, le tregue di Natale, con scambio di canti tra opposte trincee, tutti quegli episodi che dimostrano come nemmeno la peggiore delle guerre riesca ad estirpare del tutto l’umanità da dentro l’animo delle persone. La guerra è principalmente un grande inganno fra i popoli, ordito da mani potenti. La cultura, l’arte, la religione, l’educazione, il buon senso, tutto dovrebbe fare della guerra un tabù sociale. Ma così non è ancora e sarà necessario lottare ancora a lungo perché questo avvenga. manifestazione del 4 novembre a Cagliari Carlo Bellisai
Cagliari: NO alla Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate
NO ALLA GIORNATA DELL’UNITÀ NAZIONALE E DELLE FORZE ARMATE Per la Costituzione Italiana, l’unità nazionale si costituisce su una Repubblica fondata sul lavoro (art.1), sulla democrazia, sulla tutela dei diritti umani individuali e collettivi, e sul ripudio della guerra come offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di soluzione delle controversie internazionali (art. 11). Riteniamo perciò fuorviante il binomio unità nazionale e forze armate. Il 4 novembre fu la data dell’armistizio alla fine della Prima guerra mondiale cui l’Italia intervenne come aggressore, agitando questioni irredentiste che si sarebbero potute affrontare per altra via, che non la sanguinosissima guerra causa di stragi immani e atroci sofferenze dei popoli italici e di quello sardo. Pertanto, per noi il 4 novembre è una giornata per commemorare i caduti della guerra; così come i feriti, i mutilati, i soldati che furono sparati dai carabinieri fucilieri perché indietreggiavano davanti alla morte certa tra le esplosioni, il fuoco dei lanciafiamme e i colpi di mitraglia e di cannone, e coloro che ebbero il coraggio della diserzione. Il 4 novembre è per noi una giornata per riaffermare il NO alla guerra, no all’orrore dei conflitti armati e per denunciare ogni trionfalismo e la connessa celebrazione di valori militari. Nella legge che il 1° marzo 2024 ha istituito il 4 novembre come Giornata dell’Unione Nazionale e delle Forze Armate, è dedicata particolare attenzione alla scuola: all’art. 2 si prevede: Per celebrare la Giornata … gli istituti scolastici di ogni ordine e grado …, possono promuovere e organizzare cerimonie, eventi, incontri, conferenze storiche, mostre fotografiche e testimonianze sui temi dell’Unità nazionale, della difesa della Patria, nonché sul ruolo delle Forze armate nell’ordinamento della Repubblica). Quest’anno sarà consegnata a una scuola di ogni capoluogo di provincia una bandiera italiana con cerimonia e presenza di autorità militari. Il preavviso sarà talmente ridotto da rendere impossibile la consultazione collegiale, e le scuole saranno semplici esecutrici di una decisione del ministero della difesa, come se fosse un’accademia militare.  Da vari anni a questa parte i militari entrano nelle classi per trattare le tematiche più varie, spiegare quanto i valori militari siano attuali e apprezzabili, e per informare gli studenti di come sia possibile intraprendere una carriera militare. Vari pronunciamenti a livello europeo e nella NATO dicono che dobbiamo prepararci alla guerra e dobbiamo destinare al RIARMO sempre più ingenti risorse di quello che riusciamo a produrre (frutto in buona parte dell’impegno delle classi lavoratrici), e la produzione industriale italiana, in crisi in tutti i settori, conosce l’ipertrofia del settore bellico  e la crescita delle fabbriche di armi, come la fabbrica di bombe RWM nell’Iglesiente, impegnata a fare profitti astronomici e a cercare di espandersi contro le norme edilizie e di tutela ambientale.    Ci pare invece assolutamente necessario invece informare le giovani generazioni sulle immani sciagure che la guerra ha comportato nella storia contemporanea anche per il nostro paese, e sugli effetti ancora più catastrofici che può portare nel prossimo futuro. Per ciò intendiamo rivolgere l’attenzione al percorso che bisogna intraprendere per evitare guerre, come quella in Ucraina, e genocidi. È anzitutto inaccettabile che il diritto internazionale sia valido a singhiozzo, come espresso proprio dal ministro degli esteri Taviani davanti alla belligeranza genocida dello Stato di Israele. Infatti, malgrado la tregua, a Gaza continuano le distruzioni e i massacri, e persiste la pratica di aggressione, sfratto, appropriazione di terre, omicidio, detenzione amministrativa, contro i palestinesi in Cisgiordania. Davanti a questi crimini, è chiaro che il popolo palestinese deve opporre resistenza, e da parte nostra riteniamo urgentissimo il boicottaggio economico, militare e accademico di Israele. È indispensabile denunciare l’ulteriore tentativo di questo governo di instaurare un clima liberticida tramite il ddl Gasparri che accomuna antisemitismo e antisionismo. E che ci sia la precisa volontà di imbavagliare le voci critiche è confermato nello stop ministeriale inferto al convegno di aggiornamento per i docenti “La scuola non si arruola” indetto proprio per il 4 novembre dal CESTES e dall’Osservatorio contro la militarizzazione.   Qui alcuni scatti dell’iniziativa di Cagliari. Concentramento in piazza Gramsci, Cagliari Cagliari Social Forum, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Comitato sardo di solidarietà per la Palestina
Cagliari antifascista: resoconto dalla piazza
Casapound, in particolare Blocco Studentesco, aveva organizzato un raduno nazionale nella città di Cagliari. A questa chiamata ha risposto la città di Cagliari, quella parte di città antifascista che non tollera i discorsi razzisti e suprematisti dell'organizzazione di estrema destra. In pochi giorni è stata lanciata una contromanifestazione a cui hanno risposto più di 200 persone. Sentiamo al telefono una compagna che ci racconta della giornata.  Durante la manifestazione sono state fermate due persone, rilasciate poco dopo dalla questura.