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Carlo Mazza Galanti / La molecola e il mondo
C’è qualcosa di programmaticamente disorientante nel titolo di questo libro. K-Hole. Come la ketamina ha inventato il futuro non è un saggio sulla dipendenza, né un pamphlet antidroga, né un manuale di psichiatria. È qualcosa di più ambizioso e di più strano: un tentativo di leggere il presente attraverso una molecola, di usare una sostanza chimica come sonda per scandagliare lo Zeitgeist contemporaneo. E il risultato è, a tratti, sorprendentemente riuscito. Carlo Mazza Galanti — traduttore, critico letterario, giornalista culturale, autore di libri-game sull’ansia generazionale — non è il tipo di scrittore che si accontenta di un angolo prospettico solo. Lo dimostra già la struttura del volume, che rifiuta la linearità del saggio accademico per abbracciare un approccio ibrido e centrifugo: storia della farmacologia, critica culturale, cronaca dei rave, riflessioni sulla psichiatria e sulla Silicon Valley si inseguono e si sovrappongono in un montaggio che ricorda, non per caso, l’effetto dissociativo della sostanza stessa. Leggere K-Hole produce una sensazione analoga a quella che i consumatori descrivono nelle prime fasi del trip: tutto sembra connesso, le associazioni si moltiplicano, le categorie si sfumano. La tesi centrale del libro è ardita ma coerente: la ketamina non è solo una droga, né solo un farmaco. È uno specchio deformante in cui si riflettono le ossessioni, le paure e le fantasie del capitalismo contemporaneo in fase terminale. Tra servizi giornalistici sui danni fisiologici, psichiatri entusiasti convinti di aver trovato la cura definitiva contro la depressione, rave parties, complottismi, transumanesimo e teorie degne della fantascienza, la ketamina sembra infiltrarsi negli anfratti più riposti dell’immaginario contemporaneo: dal suo uso e abuso prendono forma i sogni e gli incubi del capitalismo globale, così come le fantasie distopiche sull’intelligenza artificiale. Mazza Galanti sostiene, in sostanza, che la keta è la droga della nostra epoca non per un caso storico, ma per una profonda consonanza strutturale: entrambe — la molecola e l’epoca — producono dissociazione, dissoluzione del confine tra sé e mondo, sospensione del senso del tempo. Il percorso che l’autore traccia è volutamente non ortodosso. Si parte dalle origini della sostanza, sintetizzata nel 1962 e usata come anestetico nelle giungle del Vietnam, per arrivare alle cliniche californiane dove si somministra sotto controllo medico per trattare la depressione resistente, passando per i rave europei degli anni Novanta, i club di Shenzhen, le esperienze di quasi-morte raccontate dai consumatori, le teorie transumane di chi vede nel k-hole una prefigurazione del caricamento della coscienza su server remoti. Ogni tappa aggiunge uno strato all’immagine complessiva, e l’immagine che emerge è quella di una sostanza che funziona da cerniera tra mondi che di solito non comunicano: medicina e controcultura, misticismo e neuroscienza, mercato globale delle droghe e ricerca farmaceutica ufficiale. Uno dei capitoli più riusciti è quello dedicato al rapporto tra ketamina e intelligenza artificiale — un accostamento che potrebbe sembrare forzato e invece risulta illuminante. L’esperienza del k-hole, questa dissoluzione totale dell’ego in cui il soggetto si percepisce come entità disincarnata che fluttua in uno spazio senza coordinate, diventa per Mazza Galanti una metafora potente delle fantasie tech-utopiste: il sogno della mente caricata nel cloud, l’idea transumanista di un’esistenza svincolata dal corpo, l’intelligenza artificiale come prolungamento di sé oltre i limiti della carne. La ketamina, insomma, non anticipa solo un’esperienza soggettiva: anticipa un immaginario collettivo. Il libro ha, naturalmente, i suoi punti di frizione. L’andamento associativo, che è anche il suo pregio maggiore, rischia in certi passaggi di diventare arbitrario: le connessioni si moltiplicano a tal punto che il lettore perde la bussola, non riesce più a distinguere le tesi centrali dagli esercizi di stile. Alcuni capitoli sembrano più esplorativi che dimostrativi, come se l’autore stesse pensando ad alta voce più che argomentando una posizione. C’è poi la questione del tono: Mazza Galanti oscilla tra la levità del critico culturale e la serietà del saggista, e questa oscillazione non sempre produce equilibrio. A volte sembra che il registro brillante e ironico venga usato per eludere le domande più scomode — sulle dipendenze vere, sui danni fisiologici, sul confine tra esperienza mistica e psicosi. Ma sono, in fondo, obiezioni secondarie davanti all’impresa complessiva. Questo testo pionieristico arriva a coprire un vuoto incomprensibile nel panorama editoriale non solo italiano raro, nella saggistica italiana, trovare un libro che osi usare una sostanza psicoattiva come chiave di lettura dello spirito del tempo con questa ambizione teorica e questa leggerezza di scrittura. Mazza Galanti riesce a parlare di una droga senza moralismi e senza estetizzazioni compiacenti, cosa già non facile. Riesce anche a farne un pretesto per riflettere su ciò che siamo diventati — un’epoca che cerca nel dissociativo la risposta a una dissociazione già in atto nel tessuto sociale, economico e tecnologico. K-Hole è un libro imperfetto e necessario. Necessario perché ci dà gli strumenti per capire qualcosa che stava accadendo sotto i nostri occhi senza che avessimo le parole giuste. Imperfetto perché vuole dire troppe cose insieme e a volte le dice a metà. Ma è proprio questa tensione — tra la molecola e il mondo, tra l’esperienza e la teoria, tra il buco e il futuro — a renderlo un oggetto editoriale raro e prezioso. Vale la pena entrarci, nel k-hole di Mazza Galanti. Ci si esce un po’ spaesati, e con la sensazione inquieta di aver capito qualcosa di vero.   L'articolo Carlo Mazza Galanti / La molecola e il mondo proviene da Pulp Magazine.
April 20, 2026
Pulp Magazine
Io, Zack e Rogoredo li ho conosciuti bene
-------------------------------------------------------------------------------- unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- Anni fa, per via di un progetto documentaristico poi abbandonato perché troppo emotivamente pesante, ho avuto l’occasione di conoscere molto bene, direttamente, il mondo del boschetto e della stazione di Rogoredo. Per un annetto lo ho frequentato molto, passandoci innumerevoli ore e giornate, immerso in quell’umanità disperata, conoscendo e raccogliendo le testimonianze e i racconti dolorosi dei tossicodipendenti, dei senzatetto che per pochi euro lavoravano come “pali” o “sentinelle” e vedendo al lavoro i venditori e gli agenti di polizia. Ho visto risse violentissime, gente morire di overdose davanti ai miei occhi, retate con fuggi fuggi generale, apparizioni di Brumotti di Striscia la notizia con telecamere, scene terribili. Era un decennio fa, ma Zack, il morto, me lo ricordo benissimo. Era un ragazzino ma già tra i principali pusher della famiglia che gestiva le piazze. Ricordo anche i suoi familiari: come il quindicenne morto investito da un treno mentre spacciava sui binari, che era fratello o cugino di Zack. Ricordo bene quel mondo e lo ricordo con orrore. Un mondo spietato, cinico, disperato, dove di umanità ne rimaneva pochissima. I Mansouri, compreso Zack, non erano belle persone. Erano una gang di trafficanti di una cattiveria pazzesca. Con i clienti erano violenti, aggressivi, a volte con punte di sadismo. Erano tutt’altro che lo “spacciatore amichevole”. Difficilmente usavano droghe, erano solo affaristi. Comunque non usavano armi da fuoco, ma bastoni, machete e sassi per farsi rispettare. Poi, probabilmente, fuori di lì avranno avuto un’umanità anche loro come tutti, ma certo non appariva. Abitualmente tossiche anche minorenni si prostituivano con loro nel bosco per una dose, tanto per dire. Quanto disprezzavano e deridevano e godevano a umiliare i tossici italiani: “gli italiani venderebbero la madre per una dose” dicevano ridendo. Erano in questo molto razzisti verso i clienti italiani. Se uno stava malissimo, era in astinenza, quelli si divertivano a sfotterlo, mai che, anche se era un cliente abituale, gli dessero anche solo una punta da 2 euro a credito per fargliela passare, che a loro costa pochi centesimi. Molti portavano cose rubate da barattare, questi se le prendevano dando in cambio una miseria, 2 euro di droga per un cellulare o una bici, che so. Con questo, nemmeno uno come Zack meritava di fare quella fine. Nessuno lo merita e in uno stato di diritto una persona così deve essere arrestata e scontare una pena tendente alla riabilitazione e nel pieno rispetto dei suoi diritti umani, non deve essere certo giustiziata, è qualcosa di inaccettabile. Come un quindicenne messo a spacciare dai genitori già dai 13 anni non merita di morire sotto un treno ma andrebbe recuperato alla società, almeno sarebbe necessario provarci. A Rogoredo però la morte era la normalità: sotto i treni e per overdose o per sparatorie o accoltellamenti, morivano regolarmente lì sia tossici che spacciatori con frequenza allora impressionante. Davvero era l’inferno sulla terra ai tempi, nel periodo di massima espansione, nel 2015-2017, quando c’erano addirittura due bande rivali in guerra violenta di spacciatori nel boschetto e una altrettanto potente dall’altro lato della stazione lungo i binari sotto un ponte e altre più piccole nei dintorni. Anche solo quelle due piazze principali erano arrivate al livello di essere aperte 24 su 24 con centinaia di clienti ogni giorno, che poi infestavano la stazione chiedendo elemosina e scippando i passeggeri per pagarsi le dosi. Era diventato un incubo anche solo prendere il treno lì, vedevi la fila a ogni ora di fantasmi in processione verso il bosco o l’ultimo binario. Verso la metà del 2017, stanco di tutto quell’orrore abbandonai quel progetto e quei luoghi. Da quasi un decennio non ho più voluto avere notizie di quel mondo, però passando ogni tanto di lì col treno la stazione sembrava molto ripulita, non vedevi più le processioni in direzione bosco e decine di eroinomani in giro: avevo letto che anni fa c’era stata una riqualificazione del boschetto, che avevano tagliato pure gli alberi che facevano da nascondiglio e che in gran parte era stato debellato lo spaccio. Mi faceva piacere e invece negli ultimi giorni sui giornali riconosco Zack, la foto e il nome, e scopro che è ancora tutto come prima o quasi, hanno solo cambiato di poco le zone, ma addirittura erano le stesse persone di allora, i ragazzini ormai trentenni. Faccio una ricerca sul web, leggo i nomi negli articoli sui giornali e li riconosco: come Soufiane, quello che ricordo meglio di tutti, di cui leggo dei recenti molteplici arresti. Entrano e poi escono e ricominciano, mentre uno è dentro, il cugino gli dà il cambio. Penso non finirà mai, temo. Un’altra cosa che ricordo bene di Rogoredo era che c’era almeno un poliziotto, già allora, che regolarmente si presentava a taglieggiare gli spacciatori, che prendeva mazzette quotidiane. Chissà se era già lui, Cinturrino, o altri. Molti clienti lo conoscevano con un soprannome che non ricordo. Io ho sempre avuto l’impressione che ce ne fosse più di uno, a dare protezione in cambio di soldi. Ma di uno ricordo con certezza (come ricordo alcuni agenti di grande umanità). Ecco, a me gli spacciatori di Rogoredo fanno orrore come si è capito, ma i poliziotti che gli permettono di fare quello che fanno e si approfittano di tutta la sofferenza e degrado che creano il mercato dell’eroina e della cocaina per monetizzare, mi fanno ancora più rabbia. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO: > Rogoredo non è un caso isolato -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Io, Zack e Rogoredo li ho conosciuti bene proviene da Comune-info.
February 25, 2026
Comune-info
guerra&droga@1
Guerra e droga sono un connubio che da sempre s’intreccia, ancora oggi Trump giustifica l’aggressione al Venezuela per combattere il narcotraffico, mentre a Rio de Janeiro un’operazione antidroga si trasforma in mattanza, insomma una guerra combattuta dentro e fuori i confini, mentre Stato e Narcomafie continuano a collaborare in ogni angolo del mondo. Con Marina Forti autrice dell’articolo “l’oppio e il collasso degli imperi. Un incontro con Amitav Ghosh” pubblicato sulla rivista Gli Asini (https://gliasinirivista.org/loppio-e-il-collasso-degli-imperi-un-incontro-con-amitav-ghosh/) ripercorriamo la guerra all’oppio che ha stravolto la storia della Cina per quasi un secolo, mentre le Compagnie delle Indie proliferavano e si arricchivano col commercio di droghe, protagoniste non umane dei processi di colonizzazione occidentale. Prendendo spunto dal libro “storia della guerra in sei droghe” di Peter Andreas e all’articolo “è guerra contro la vita” apparso su Disfare n.3 a firma della rivista A Tinta Negra (https://ilrovescio.info/wp-content/uploads/2025/11/disfare_3_editoriale.pdf), facciamo qualche ragionamento sul ruolo delle droghe come strumento di guerra interna ed esterna
January 7, 2026
Radio Blackout - Info
guerra&droga@0
Guerra e droga sono un connubio che da sempre s’intreccia, ancora oggi Trump giustifica l’aggressione al Venezuela per combattere il narcotraffico, mentre a Rio de Janeiro un’operazione antidroga si trasforma in mattanza, insomma una guerra combattuta dentro e fuori i confini, mentre Stato e Narcomafie continuano a collaborare in ogni angolo del mondo. Con Marina Forti autrice dell’articolo “l’oppio e il collasso degli imperi. Un incontro con Amitav Ghosh” pubblicato sulla rivista Gli Asini (https://gliasinirivista.org/loppio-e-il-collasso-degli-imperi-un-incontro-con-amitav-ghosh/) ripercorriamo la guerra all’oppio che ha stravolto la storia della Cina per quasi un secolo, mentre le Compagnie delle Indie proliferavano e si arricchivano col commercio di droghe, protagoniste non umane dei processi di colonizzazione occidentale. Prendendo spunto dal libro “storia della guerra in sei droghe” di Peter Andreas e all’articolo “è guerra contro la vita” apparso su Disfare n.3 a firma della rivista A Tinta Negra (https://ilrovescio.info/wp-content/uploads/2025/11/disfare_3_editoriale.pdf), facciamo qualche ragionamento sul ruolo delle droghe come strumento di guerra interna ed esterna
January 7, 2026
Radio Blackout - Info
Controconferenza sulle droghe
La Contro-conferenza nazionale sulle droghe, autoconvocata dai movimenti per la riforma delle fallimentari politiche proibizioniste sulle droghe, si è riunita a Roma dal 6 all’ 8 novembre, negli stessi giorni in cui il Governo presenta la sua strategia di tolleranza zero, criminalizzazione e patologizzazione nei confronti di chi usa sostanze. Hanno partecipato associazioni, movimenti, operatorə, espertə, attivistə, ricercatorə, persone che usano droghe, provenienti dall’Italia e dal mondo. Abbiamo chiesto a Maria Teresa Ninni, che ha fatto parte del primo gruppo di attivisti per i diritti dei consumatori di droghe ed è stata educatrice professionale dal 1997 al 2024 presso il Drop In di Torino, di raccontarci com’è andata.
November 18, 2025
Radio Blackout - Info
[Militant Dub Area] Roll on, roll Dub
Nona puntata, della Staagione 25/26, di Militant Dub Area sul 87.9 di Radio Onda Rossa. Ancora con la ciurma al ridotto, a causa della Babylon preassure, abbiamo proposto una puntata nella quale, durante la prima metà, abbiamo commentato le notizie sulle demolizioni masive che porta avanti lo Stato sionista d'Israele contro la popolazione palestinese e l'elezione di Zohran Mamdani come sindaco di New York. Ci siamo presi anche un momento per esprimere solidarietà al Witchtek Tribal Lab per la repressione subita dalle forze repressive dello Stato la settimana precedente.  Nella seconda ora abbiamo avuto come ospite telefonico a Alessio di ItaNPUD (Italian Network People Use Drugs) per annalizzare l'ultima Conferenza Nazione sulle Droghe e raccontare come è stata la Contro-conferenza organizzata dai collettivi e le associazioni che lavorano e militano la riduzione del danno. Ma abbiamo avuto anche tempo per presentare Jah beat dem, una freash release di Indica Dubs in collaborazione con Danny Red. Certo che non è mancata la selection finale del nostro caro Barabbas. Buon ascolto!   La Playlist: Ernest Ranglin - Sweet sensation Roland Alphonso & The Upsetters - Roll on The Liquidators - Sweet dreams . Ibrahim Hesnawi - Fouhi ya nesma Nyjah bredda & Kilakeo - Agua pura Torreggae - Raggamuffin soldiers . Jah Thomas - Walk and skank Devo Edwards - Babylon no haul and pull me Yellowman and Fathead - Bait a bait . Danny Red - Jah beat them . Blood Sisters - Ring my bell Earl Sixteen & Ranking Joe - Have to learn Keety Roots - Neo colonization Afrikan Sinbad - Don't rush Kanka feat. Ranking Joe - No chemical food Bob Marley - Punky reggae party (dubplate mix)
November 9, 2025
Radio Onda Rossa
SOSTANZE STUPEFACENTI: LA NUOVA CIRCOLARE NON CAMBIA L’IMPOSTAZIONE DI PUNIRE A PRESCINDERE DAGLI EFFETTI SULLA CAPACITÀ DI GUIDA
Nel mese di aprile i ministeri dell’Interno e della Salute hanno inviato una circolare per chiarire come applicare le regole del nuovo codice della strada riguardanti l’uso delle sostanze stupefacenti per chi è alla guida. Nei giorni scorsi su molti mezzi di informazione si è parlato di una “sconfessione” dell’impostazione voluta dal ministero dei Trasporti: il nuovo codice della strada fortemente voluto da Salvini ha introdotto sanzioni per l’uso delle sostanze stupefacenti a prescindere dagli effetti sulla capacità di guidare, e questa circolare “tecnica” spiega che bisogna accertare che “la sostanza stupefacente produca ancora i suoi effetti nell’organismo durante la guida”. “La circolare sembra contraddire l’impostazione del nuovo codice della strada, ma non lo fa“, spiega ai nostri microfoni Antonella Soldo, presidente di Meglio Legale. “Intanto perché non potrebbe mai farlo: una circolare è un atto esecutivo, non può cambiare una legge. Inoltre l’intenzione di questa circolare del Ministero della Salute e del Ministero dell’Interno corrisponde perfettamente all’intenzione che aveva il Ministro Salvini quando ha promosso e fatto approvare il nuovo codice della strada”, ovvero quel famoso lucido sì o lucido no, la patente te la tolgo comunque. Il testo dice fin dalle premesse che bisogna accertare il fatto che la persona che abbia assunto sostanza in prossimità del fatto di mettersi alla guida. “Questo accertamento secondo la Circolare viene fatto escludendo l’analisi delle urine, ma concentrando l’esame solo su quello del sangue e della saliva alla ricerca dei metaboliti attivi”. I metaboliti restano attivi anche diverse ore (fino a tre giorni, per i consumatori abituali), “il fatto che siano attivi non dimostra che il consumo sia venuto a ridosso del mettersi alla guida“. Inoltre, le visite che venivano fatte prima dal medico del pronto erano complete: “bisognava vedere se una persona aveva un giusto senso dell’equilibrio, della motorietà, della vista, parlava in modo coerente, aveva le pupille dilatate, aveva dei tremori, il medico doveva fare una visita medica e c’era un apposito di 3 pagine con una serie di criteri da accertare che oggi è sparito”. Ora la visita sparisce, restano solo i test. Inoltre la circolare chiarisce che non c’è un limite minimo o un limite massimo di THC o di altre sostanze da rilevare, a differenza di quanto accade negli altri paesi. Ascolta l’intervista completa di Antonella Soldo, presidente di Meglio Legale, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
Allarme droghe pesanti: l’Italia nella lista dei paesi europei con più alto consumo di droghe sintetiche
Il 19 marzo i mass media scrivono che, analizzando le fogne del Belpaese (anziché trovarci quelle brutte carogne dei fascisti, che invece affollano i palazzi del potere), si è riscontrato un aumento di tracce di ecstasy e cocaina (droghe pesanti) e cala invece (purtroppo) la percentuale delle droghe leggere (cannabis). MA IL PROBLEMA MAGGIORE PER … Leggi tutto "Allarme droghe pesanti: l’Italia nella lista dei paesi europei con più alto consumo di droghe sintetiche"