
Io, Zack e Rogoredo li ho conosciuti bene
Comune-info - Wednesday, February 25, 2026
unsplash.comAnni fa, per via di un progetto documentaristico poi abbandonato perché troppo emotivamente pesante, ho avuto l’occasione di conoscere molto bene, direttamente, il mondo del boschetto e della stazione di Rogoredo. Per un annetto lo ho frequentato molto, passandoci innumerevoli ore e giornate, immerso in quell’umanità disperata, conoscendo e raccogliendo le testimonianze e i racconti dolorosi dei tossicodipendenti, dei senzatetto che per pochi euro lavoravano come “pali” o “sentinelle” e vedendo al lavoro i venditori e gli agenti di polizia. Ho visto risse violentissime, gente morire di overdose davanti ai miei occhi, retate con fuggi fuggi generale, apparizioni di Brumotti di Striscia la notizia con telecamere, scene terribili.
Era un decennio fa, ma Zack, il morto, me lo ricordo benissimo. Era un ragazzino ma già tra i principali pusher della famiglia che gestiva le piazze. Ricordo anche i suoi familiari: come il quindicenne morto investito da un treno mentre spacciava sui binari, che era fratello o cugino di Zack.
Ricordo bene quel mondo e lo ricordo con orrore. Un mondo spietato, cinico, disperato, dove di umanità ne rimaneva pochissima. I Mansouri, compreso Zack, non erano belle persone. Erano una gang di trafficanti di una cattiveria pazzesca. Con i clienti erano violenti, aggressivi, a volte con punte di sadismo. Erano tutt’altro che lo “spacciatore amichevole”. Difficilmente usavano droghe, erano solo affaristi. Comunque non usavano armi da fuoco, ma bastoni, machete e sassi per farsi rispettare. Poi, probabilmente, fuori di lì avranno avuto un’umanità anche loro come tutti, ma certo non appariva. Abitualmente tossiche anche minorenni si prostituivano con loro nel bosco per una dose, tanto per dire.
Quanto disprezzavano e deridevano e godevano a umiliare i tossici italiani: “gli italiani venderebbero la madre per una dose” dicevano ridendo. Erano in questo molto razzisti verso i clienti italiani. Se uno stava malissimo, era in astinenza, quelli si divertivano a sfotterlo, mai che, anche se era un cliente abituale, gli dessero anche solo una punta da 2 euro a credito per fargliela passare, che a loro costa pochi centesimi. Molti portavano cose rubate da barattare, questi se le prendevano dando in cambio una miseria, 2 euro di droga per un cellulare o una bici, che so.
Con questo, nemmeno uno come Zack meritava di fare quella fine. Nessuno lo merita e in uno stato di diritto una persona così deve essere arrestata e scontare una pena tendente alla riabilitazione e nel pieno rispetto dei suoi diritti umani, non deve essere certo giustiziata, è qualcosa di inaccettabile. Come un quindicenne messo a spacciare dai genitori già dai 13 anni non merita di morire sotto un treno ma andrebbe recuperato alla società, almeno sarebbe necessario provarci.
A Rogoredo però la morte era la normalità: sotto i treni e per overdose o per sparatorie o accoltellamenti, morivano regolarmente lì sia tossici che spacciatori con frequenza allora impressionante.
Davvero era l’inferno sulla terra ai tempi, nel periodo di massima espansione, nel 2015-2017, quando c’erano addirittura due bande rivali in guerra violenta di spacciatori nel boschetto e una altrettanto potente dall’altro lato della stazione lungo i binari sotto un ponte e altre più piccole nei dintorni. Anche solo quelle due piazze principali erano arrivate al livello di essere aperte 24 su 24 con centinaia di clienti ogni giorno, che poi infestavano la stazione chiedendo elemosina e scippando i passeggeri per pagarsi le dosi. Era diventato un incubo anche solo prendere il treno lì, vedevi la fila a ogni ora di fantasmi in processione verso il bosco o l’ultimo binario.
Verso la metà del 2017, stanco di tutto quell’orrore abbandonai quel progetto e quei luoghi.
Da quasi un decennio non ho più voluto avere notizie di quel mondo, però passando ogni tanto di lì col treno la stazione sembrava molto ripulita, non vedevi più le processioni in direzione bosco e decine di eroinomani in giro: avevo letto che anni fa c’era stata una riqualificazione del boschetto, che avevano tagliato pure gli alberi che facevano da nascondiglio e che in gran parte era stato debellato lo spaccio. Mi faceva piacere e invece negli ultimi giorni sui giornali riconosco Zack, la foto e il nome, e scopro che è ancora tutto come prima o quasi, hanno solo cambiato di poco le zone, ma addirittura erano le stesse persone di allora, i ragazzini ormai trentenni. Faccio una ricerca sul web, leggo i nomi negli articoli sui giornali e li riconosco: come Soufiane, quello che ricordo meglio di tutti, di cui leggo dei recenti molteplici arresti. Entrano e poi escono e ricominciano, mentre uno è dentro, il cugino gli dà il cambio. Penso non finirà mai, temo.
Un’altra cosa che ricordo bene di Rogoredo era che c’era almeno un poliziotto, già allora, che regolarmente si presentava a taglieggiare gli spacciatori, che prendeva mazzette quotidiane. Chissà se era già lui, Cinturrino, o altri. Molti clienti lo conoscevano con un soprannome che non ricordo. Io ho sempre avuto l’impressione che ce ne fosse più di uno, a dare protezione in cambio di soldi. Ma di uno ricordo con certezza (come ricordo alcuni agenti di grande umanità).
Ecco, a me gli spacciatori di Rogoredo fanno orrore come si è capito, ma i poliziotti che gli permettono di fare quello che fanno e si approfittano di tutta la sofferenza e degrado che creano il mercato dell’eroina e della cocaina per monetizzare, mi fanno ancora più rabbia.
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