Una nuova pronuncia in difesa di Mohamed Shahin
Il 23 gennaio scorso la vicenda che vede coinvolto l’imam di Torino Mohamed
Shahin ha visto un nuovo sviluppo significativo: la Corte d’Appello ha rifiutato
la richiesta di espulsione ribadendo l’assenza di “concreti elementi per
ritenere realmente sussistente la situazione di pericolosità, esposta nel
provvedimento di trattenimento del questore, e quindi l’adeguatezza del
trattenimento” 1.
Come mettevamo in evidenza nell’articolo datato 16 dicembre 2026, la vicenda si
è trovata a lungo al centro del dibattito pubblico.
Giurisprudenza italiana/Notizie/CPR, Hotspot, CPA
MOHAMED SHAHIN LIBERO: SMONTATA LA TESI DEL VIMINALE SULLA “PERICOLOSITÀ
SOCIALE”
Corte d'Appello di Torino, ordinanza del 15 dicembre 2025
Redazione
16 Dicembre 2025
Mohamed Mahmoud Ebrahim Shahin è un cittadino egiziano residente in Italia da
oltre vent’anni e titolare di un permesso di soggiorno di lungo periodo, nonché
imam della moschea Al Omar Ibn Al Khattab di Torino.
Da sempre impegnato per l’impegno nel dialogo inter-religioso, da oltre due anni
aveva preso parte in prima persona alle mobilitazioni in sostegno al popolo
palestinese.
La sua partecipazione a un blocco stradale durante una manifestazione a sostegno
della Palestina in data 9 ottobre, infatti, era stato il presupposto per la
richiesta della deputata Augusta Montaruli, Fratelli d’Italia, di espulsione di
Shahin, facendo riferimento ad alcune frasi pronunciate pubblicamente durante
un’iniziativa di denuncia del genocidio in corso in Palestina.
Le frasi in questione, però, erano già state archiviate dalla procura lo scorso
16 ottobre con il fascicolo originato da una segnalazione della Digos, dal
momento che i PM non avevano trovato elementi sufficienti a ipotizzare una
violazione del codice penale, e quindi gli estremi di reato, né un’istigazione a
delinquere.
Nonostante questa evidenza, il decreto di espulsione ha raggiunto Mohamed Shahin
in data 24 novembre, quando il cittadino è stato condotto in Questura e ha visto
revocato il suo permesso di soggiorno di lunga durata.
In quest’occasione, è stato notificato un decreto di espulsione dall’Italia
giustificato “per motivi di ordine pubblico e di sicurezza per lo stato”, ai
sensi dell’articolo 13, comma 1, del Testo unico sull’immigrazione ed è stato
accompagnato in Tribunale, dove il giudice ha convalidato l’iter con decreto del
Ministero dell’Interno.
In quest’occasione, i legali hanno formalizzato una richiesta di protezione
internazionale, ritenendo infatti che rientrare in Egitto potesse configurare
seri rischi di incolumità per Shahin, in quanto oppositore politico.
In merito, si sottolinea la decisione di disporre la reclusione nel Cpr (Centro
di Permanenza per i Rimpatri) di Caltanissetta, in Sicilia, seguendo la
strategia già ben nota dell’allontanamento della persona oggetto della misura
dalle reti sociali in cui questa è inserita.
Inoltre, il Cpr che è preso qua in considerazione era già stato segnalato dalla
Rete Siciliana contro il Confinamento, la quale si è espressa a più riprese a
proposito dei gravi episodi verificatisi in questa sede.
Il trattenimento in attesa di espulsione si è prolungato fino al 15 dicembre,
data in cui la Corte d’Appello di Torino ha disposto il suo rilascio immediato.
Il ricorso contro il trattenimento disposto dai legali è stato vinto e il
cittadino è stato autorizzato a rientrare nella città di Torino.
La decisione è arrivata al termine del procedimento di riesame del
trattenimento, affermando la mancanza di alcuna concreta e attuale pericolosità
sociale e disponendo così la cessazione immediata della misura.
È stato quindi confermato quanto evidenziato a suo tempo dalla Procura di
Torino, la quale non aveva riconosciuto nessun pericolo in questa persona, dal
momento che sul fascicolo di archiviazione del caso veniva scritto a chiare
lettere che la frase pronunciata da Shahin rappresentava un’ “espressione di
pensiero che non integra estremi di reato”.
La vicenda, tuttavia, non era per questo ancora del tutto conclusa, dal momento
che il procedimento di espulsione restava formalmente in vigore, oggetto di
ulteriori ricorsi.
Il 31 dicembre, la Corte d’Appello del Tribunale di Caltanissetta ha confermato
la mancanza di presupposti per l’allontanamento immediato di Mohamed Shahin dal
territorio italiano, rendendo così inefficace la decisione precedentemente presa
dal Tar del Lazio che aveva invece confermato il decreto di espulsione.
La decisione è stata raggiunta dalla nuova pronuncia della Corte d’Appello in
data 23 gennaio, secondo la quale la richiesta di espulsione è stata rifiutata.
In ultima battuta, almeno per quanto concerne il rischio di trattenimento in
Cpr, il 1° di marzo arriva la notizia che la Cassazione ha respinto il ricorso
del Ministero contro la Corte d’Appello di Torino.
Come noto, a difesa di Mohamed Shahin si sono espresse molteplici voci della
società civile tramite una petizione, una raccolta fondi, un appello di
accademici, numerose manifestazioni di solidarietà partite da Torino e poi
sparse in tutta Italia raggiungendo l’Europa e un comitato cittadino ad hoc.
In merito alla sua vicenda è stato evidenziato il carattere simbolico della
misura: mentre i recenti Decreti Sicurezza offrono sempre più una rilettura del
diritto come orientato alla neutralizzazione del conflitto sociale e alla
criminalizzazione di condotte di protesta collettiva, quello che appare
particolarmente preoccupante è l’utilizzo di strumenti amministrativi per
colpire l’esercizio della libertà di opinione.
Il sistema stesso dei Cpr, ancora una volta, mostra un disegno più ampio in cui
nessuna vicenda giudiziaria è isolata, ma è, piuttosto, tassello di un sistema
penale e amministrativo che punisce e respinge.
Nel caso di Shahin, del resto, la richiesta di protezione internazionale che ha
presentato a seguito della revoca del permesso di soggiorno è stata rigettata
come risposta a un procedimento di esame fortemente accelerato. Su questa ha
pesato la classificazione dell’Egitto come “Paese di origine sicuro”, senza
riservare la giusta attenzione ai rischi in cui l’imam incorrerebbe qualora
fosse espulso verso il Paese di cui sopra.
Come afferma l’associazione A Buon Diritto, nella vicenda qui analizzata a
preoccupare è “l’utilizzo dello strumento del decreto d’espulsione e del
trattenimento in Cpr, una procedura amministrativa che non prevede le garanzie
di difesa del procedimento penale. L’applicazione di tale misura altamente
restrittiva si basa peraltro su un sospetto riguardante una condotta che non
configura una fattispecie penalmente rilevante e su alcune dichiarazioni poi
rettificate” 2.
Il comitato cittadino Free Mohamed Shahin nel suo comunicato del 23 gennaio
evidenzia la gravità delle dichiarazioni del Ministro Nordio il quale, in
seguito al pronunciamento, avrebbe affermato di voler avviare “un’attività
istruttoria al fine di verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per
l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati coinvolti”.
Esortando a non “abbassare la guardia”, il comitato invita a continuare a
seguire la vicenda, in merito alla quale la solidarietà e la mobilitazione dal
basso sono state significative.
1. La corte d’appello ribadisce il no all’espulsione dell’imam Shahin – RaiNews
(21 gennaio 2026) ↩︎
2. La società civile chiede all’Italia di fermare l’espulsione di Mohamed
Shahin verso l’Egitto, A Buon Diritto (3 dicembre 2026) ↩︎