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La nostra «sicurezza»: fra lame, ipocrisie e Meloni
articoli di Danilo Tosarelli e di Valentina Fabbri Valenzuela. Due punti di vista diversi per favorire la discussione… anche in “bottega” Italia, sicurezza o democrazia? Il ddl che normalizza la repressione prima ancora di essere votato di Valentina Fabbri Valenzuela (*) Repressione della solidarietà e di attivisti climatici Negli ultimi anni le mobilitazioni in solidarietà con la Palestina e in
Non entrare nel Board of Peace!
L’Italia non può e non deve entrare nel Board of Peace di Trump.  Lo ripetiamo ancora una volta (anche se il tempo e gli strumenti si stanno esaurendo)! I responsabili della politica italiana (tutti) devono agire con determinazione per fermare l’attacco in corso al sistema multilaterale democratico e difendere l’Onu, il diritto e la legalità internazionale. Il “Board of Peace” di Trump è un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte. Un nuovo strumento per distruggere tutte le regole e dettare le proprie. Entrare nel “Board of Peace” di Trump costituirebbe una violazione dell’articolo 11 della Costituzione, che prevede di agire “in condizioni di parità con gli altri Stati” e sarebbe un atto di pura follia politica. Al contrario, l’Italia e l’Unione Europea devono fare quello che non hanno ancora voluto fare: mobilitare tutti i governi disponibili per difendere e rilanciare l’Onu, il diritto e la legalità internazionale. Il “Board of Peace” di Trump è una minaccia esistenziale all’Onu che è e resta l’unica autorità legale universale. La Risoluzione 2803/2025 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che attribuisce al “Board of Peace” il compito di mettere fine alla guerra di Gaza, è illegittima, viola gli articoli 1, 2, 24, 52, 54 della Carta delle Nazioni Unite e viola palesemente il diritto internazionale dei diritti umani, compreso il diritto di autodeterminazione dei popoli. Il fine del “Board of Peace” non è quello di promuovere la pace e la cooperazione internazionale bensì quello di difendere gli interessi del suo presidente, anche con la minaccia e l’uso della forza. La sua “carta costitutiva” non contiene alcun riferimento al diritto umanitario internazionale, al diritto internazionale dei diritti umani e al diritto penale internazionale, cioè a quel corpus organico di norme giuridiche che sono alla base della pace e della sicurezza. La sua struttura interna è autocratica, attribuisce il potere assoluto al suo presidente (che si è autonominato), compreso quello di ammettere o espellere i membri. Ricordiamo quello che abbiamo detto e scritto tantissime volte. La distruzione sistematica in corso dell’architettura internazionale e dei pilastri della convivenza, che dalla fine della seconda guerra mondiale ci hanno consentito di superare molte crisi difficili, è un crimine che deve essere fermato senza ulteriori indugi. Flavio Lotti, Presidente Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università di Padova FIRMA L’APPELLO per la difesa della legalità e del diritto internazionale Redazione Italia
Chi governa l’Honduras?
> L’attacco di Donald Trump al Venezuela e il rapimento del suo capo di Stato > hanno messo in secondo piano la sua operazione di cambio di regime in > Honduras, meno sfacciata ma forse più efficace. Nessuno può essere sicuro che > Nasry “Tito” Asfura, del Partito Nazionale, abbia davvero vinto le elezioni > presidenziali del 30 novembre, ma era il candidato sostenuto da Trump e quasi > certamente entrerà in carica il 27 gennaio. Dal 2021 l’Honduras ha avuto un governo di sinistra, guidato da Xiomara Castro del partito Libre. Lei ha rivitalizzato un servizio sanitario pubblico trascurato, ridotto la povertà e frenato la violenza delle bande. Ma il potere presidenziale in Honduras è fortemente limitato. Un aneddoto locale racconta di un bambino a cui è stato chiesto chi governa il Paese e che ha risposto: “Il presidente, il capo dell’esercito e l’ambasciatore degli Stati Uniti”. Il marito di Castro, Manuel Zelaya, eletto presidente nel 2005, è stato destituito con un colpo di Stato nel 2009, guidato da un generale dell’esercito e con il tacito sostegno dell’ambasciata degli Stati Uniti. Alla sinistra è stato negato fraudolentemente il potere nelle elezioni del 2013 e del 2017, consentendo a Juan Orlando Hernández, sostenuto dagli Stati Uniti, di governare l’Honduras come uno Stato narco. Nel 2021, tuttavia, la maggioranza di Castro è stata schiacciante. A differenza di Hernández, lei ha rispettato il limite costituzionale di un solo mandato. La candidata del Libre, l’ex ministro Rixi Moncada, era in testa a diversi sondaggi di opinione all’inizio dell’anno. Quando però alla fine di agosto la ‘armata’ di Trump è entrata nei Caraibi, i due avversari a destra di Moncada, Asfura e Salvador Nasralla del Partito Liberale, hanno affermato che ‘l’Honduras sarebbe stato il prossimo’ se Moncada, che hanno falsamente dipinto come ‘comunista’, fosse diventata presidente. La scarsa fiducia degli honduregni nel loro sistema elettorale è stata ulteriormente compromessa alla fine di ottobre, con la rivelazione di un possibile complotto per ripetere quanto accaduto nel 2017, quando l’annuncio prematuro della vittoria del candidato sostenuto dagli Stati Uniti era stato immediatamente avallato dall’ambasciata americana. Il 9 novembre, una prova del nuovo sistema di voto elettronico ha dato esito parzialmente negativo. Per gran parte di novembre, i sondaggi indicavano che il principale sfidante di Moncada era Nasralla, con Asfura al terzo posto. Quattro giorni prima del voto, tuttavia, Trump ha denunciato non solo Moncada ma anche Nasralla (che ha definito un “comunista borderline”), avvertendo che i ‘narcoterroristi’ avrebbero governato l’Honduras se uno dei due fosse stato eletto. Ha poi suggerito che gli Stati Uniti avrebbero continuato a fornire aiuti all’Honduras solo se Asfura avesse vinto. Sui social media sono apparse notizie non verificate minacciando 1,3 milioni di famiglie che dipendono dalle rimesse dei parenti negli Stati Uniti che i loro pagamenti di dicembre sarebbero stati bloccati se Asfura avesse perso. Due giorni prima delle elezioni, Trump ha graziato Hernández, che era stato estradato alla fine del suo mandato e stava scontando una pena detentiva di 45 anni per traffico di cocaina negli Stati Uniti, pur presentandosi pubblicamente come un alleato nella ‘guerra alla droga’. La grazia avrebbe potuto ritorcersi contro di lui, ma invece si è rivelata un’astuta spinta alla campagna di Asfura, poiché molti dei suoi sostenitori continuano a idolatrare Hernández. La notte delle elezioni, Moncada era indietro nei sondaggi rispetto ai due candidati di destra. Nei primi risultati delle votazioni anticipate, Nasralla era in vantaggio su Asfura. C’è stata un’interruzione nell’annuncio dei risultati. Quando il conteggio è ripreso, Asfura era in testa. Trump è intervenuto nuovamente, accusando i funzionari di cercare di modificare il risultato e avvertendo che ci sarebbe stato da pagare un ‘prezzo salato’ se i numeri fossero cambiati a favore di Nasralla. Le interruzioni e i ritardi nel conteggio si sono protratti per giorni e poi settimane. Quando Libre ha affermato che era in atto un ‘colpo di Stato elettorale’, il suo rappresentante nel consiglio elettorale è stato messo da parte dagli altri due partiti e poi sanzionato personalmente da Washington. Il risultato delle elezioni è stato infine dichiarato più di tre settimane dopo, il 24 dicembre, mentre gli honduregni festeggiavano il Natale. Asfura è stato dichiarato vincitore per una differenza di meno di 27.000 voti. L’esercito ha appoggiato la decisione del consiglio elettorale. Tuttavia, restavano ancora da contare 130.000 voti, sufficienti a cambiare l’esito delle elezioni. Il Congresso honduregno si è riunito pochi giorni fa e ha incaricato il consiglio elettorale di procedere a un riconteggio completo, minacciando di farlo esso stesso se necessario. Prima della riunione, una bomba artigianale è stata lanciata contro una deputata del Partito Nazionale, ferendola mentre entrava nell’edificio del Congresso. L’ambasciata degli Stati Uniti ha minacciato ‘gravi conseguenze’ se la vittoria di Asfura fosse stata annullata. Gli osservatori elettorali dell’Organizzazione degli Stati Americani e dell’Unione Europea hanno disapprovato i ritardi, ma non hanno trovato prove di frode. Sull’interferenza di Trump hanno taciuto. Xiomara Castro ha scritto al presidente degli Stati Uniti chiedendo un incontro per discutere di quanto accaduto. Sembra improbabile che lo otterrà. -------------------------------------------------------------------------------- L’autore: John Perry vive a Masaya, in Nicaragua, dove, stranamente, scrive e cura libri sull’edilizia abitativa e la politica sociale britannica. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI STELLA MARIS DANTE. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Pressenza New York
Furundulla 304 – La ricoperta dell’America
…se dobbiamo fare a chi le spara più grosse (le cazzate,  intendo)… di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Bella scoperta!! S/Bilancia La concentrazione di ricchezza mette a rischio la democrazia Padrino parte IV L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa
Machado regala Nobel a Trump. Estrema destra venezuelana collaborò nell’aggressione USA al Venezuela
Giovedì sera 15 gennaio 2026, la leader fascista dell’opposizione venezuelana María Corina Machado ha regalato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump la medaglia del suo Premio Nobel per la Pace con il fine di supplicarne un ritorno politico in Venezuela contro il legittimo governo socialista bolivariano e nel tentativo di influenzare i suoi sforzi per plasmare il futuro politico del suo Paese. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato che Trump, che non ha mai vinto il premio di cui intende conservare la medaglia, anche se ne è ossessionato. In un post sui social media, Trump si è vantato della medaglia, dicendo: “Maria Machado mi ha conferito il Premio Nobel per la Pace per il mio lavoro. Un meraviglioso gesto di rispetto reciproco. Grazie, Maria!” Trump, che si era pubblicamente battuto per il premio prima che Machado lo vincesse il mese scorso, si è lamentato aspramente di non averlo ricevuto. Lei stessa ha dichiarato che meritava il premio dopo averlo ricevuto, e poi gliel’ha “dato”, nonostante la commissione avesse chiarito che il Premio Nobel non è trasferibile nè revocabile. La Casa Bianca ha pubblicato una foto di un sorridente presidente Donald Trump che regge una grande cornice dorata contenente la medaglia. Il testo di accompagnamento recitava: “Al presidente Donald Trump, in riconoscimento della sua straordinaria leadership nel promuovere la pace attraverso la forza”. Affermava inoltre che si trattava di “un segno personale di gratitudine a nome del popolo venezuelano”. Trump ha ringraziato per il regalo e poi ha ribadito a Machado che non può guidare il Venezuela per il semplice fatto che non ha consenso alcuno, uscendone del tutto squalificata (più di quanto già lo fosse). Di conseguenza l’Istituto Nobel e l’Accademia di Stoccolma ne sono uscite svilite: un’operazione oscena, senza dignità, senza vergogna e senza rispetto. Svilite ulteriormente di fronte alla notizia di questi giorni che vede l’opposizione dell’estrema destra venezuelana guidata dalla Machado essere al centro della collaborazione con gli USA per l’aggressione imperialista al Venezuela e al sequestro Maduro. Un memorandum segreto del governo degli Stati Uniti conferma la partecipazione dell’estrema destra venezuelana, guidata da María Corina Machado, all’attacco ordinato dal presidente Donald Trump contro il Venezuela il 3 gennaio, evento in cui sono stati rapiti anche il presidente Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, secondo il Wall Street Journal . Il portale statunitense cita a sua volta il suddetto memorandum del Dipartimento di Giustizia di quella nazione, in cui si afferma che nel dicembre dell’anno scorso l’Ufficio di consulenza legale ritenne che non fosse necessario avere l’autorizzazione del Congresso, né del Consiglio di sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, per bombardare il nostro Paese. “Il parere dell’Ufficio del consulente legale del 23 dicembre 2025 ha anche affermato che il diritto statunitense o internazionale non ha impedito a Trump di ordinare l’operazione militare del 3 gennaio, citando numerosi casi di presidenti che hanno autorizzato missioni senza l’approvazione del Congresso o le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha affermato l’agenzia. Il WSJ chiarisce che i dettagli della partecipazione dell’estrema destra venezuelana a questo piano di attacco e saccheggio contro il nostro Paese sono stati censurati nel documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, pubblicato ieri in una versione modificata.   “Dietro spesse linee nere si cela un’altra giustificazione, secondo alcune fonti: il lobbying dell’opposizione”, osserva il sito web, aggiungendo che “questa sezione appare censurata nell’ultimo paragrafo di pagina 6 del promemoria di 22 pagine, secondo una delle persone che ha letto una versione non censurata. Una delle note a piè di pagina non censurate cita i commenti di Machado, il quale affermava che intensificare la pressione statunitense era l'”unico modo” per liberare il Venezuela”. Il media americano sottolinea la contraddizione tra il rapporto della suddetta organizzazione e quanto dichiarato dal presidente americano dopo aver bombardato la città di Caracas e alcune zone degli stati di La Guaira, Aragua e Miranda. Il Dipartimento di Giustizia ha basato la sua giustificazione per l’attacco militare sulla presunta vittoria di Edmundo González alle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024, un trionfo che l’estrema destra non ha mai dimostrato e che è stato utilizzato per attaccare e tentare di delegittimare l’autorità del presidente Maduro. “Il memorandum del Dipartimento di Giustizia è scioccante, dato che si basa in parte sulla legittimità di Machado come giustificazione legale, nonostante l’amministrazione Trump abbia sostenuto la vicepresidente di Maduro, Delcy Rodríguez, e continui a lavorare con lei come leader ad interim del Paese”, sottolinea il WSJ. Vale la pena ricordare che poche ore dopo aver ordinato l’attacco militare, il magnate ha tenuto una conferenza stampa in cui, tra le altre cose, ha affermato che María Corina Machado “non ha il sostegno né il rispetto per guidare il Paese”. Il rapporto cita dichiarazioni pubbliche rilasciate da Machado nell’ottobre dello scorso anno, quando affermò di ritenere che “l’escalation che si è verificata è l’unico modo per costringere Maduro a capire che è ora di andarsene”, mentre il regime statunitense intensificava i bombardamenti nei Caraibi contro imbarcazioni presumibilmente appartenenti al narcotraffico. L’articolo pubblicato oggi dal sito web americano sottolinea che il memorandum afferma che “le dimissioni di Maduro, volontarie o meno”, genererebbero caos nel Paese e che “non esiste un chiaro favorito” per succedergli. “Prima dell’operazione, una valutazione dell’intelligence statunitense aveva stabilito che i membri più importanti del regime di Maduro, tra cui Rodríguez, sarebbero stati i più adatti a guidare un governo temporaneo a Caracas”, riporta il Wall Street Journal. In sostanza, l’Istituto Nobel e l’Accademia di Stoccolma dovrebbero provare vergogna nel sapere di aver dato l’illustrissimo (un tempo, ora decaduto) Premio Nobel per la Pace ad una mercenaria di guerra, come ha giustamente ribadito il giornalista investigativo Julian Assange presentando una denuncia penale in Svezia accusando 30 persone associate alla Fondazione Nobel, tra cui i suoi dirigenti, di aver commesso gravi sospetti reati, tra cui il reato di appropriazione indebita di fondi, favoreggiamento di crimini di guerra e crimini contro l’umanità e finanziamento del crimine di aggressione ai sensi della legge svedese, chiedendo il congelamento di 11 milioni di corone svedesi (1,18 milioni di dollari) di trasferimenti pendenti a Machado.   Il deposito della denuncia penale di Assange contro Fondazione Nobel è disponibile qui: https://file.wikileaks.org/files/2025/machado29-dist.pdf   > Memorándum secreto de EEUU confirma participación de extrema derecha en > bombardeo a Venezuela Lorenzo Poli
L’analisi satellitare rivela la distruzione di 2.500 edifici a Gaza dopo il cessate il fuoco
Gaza – MEMO. Un’analisi di immagini satellitari pubblicata dal quotidiano statunitense The New York Times ha rivelato una distruzione diffusa nella Striscia di Gaza dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Le immagini mostrano che oltre 2.500 edifici sono stati distrutti nell’ambito di operazioni di demolizione su larga scala condotte dall’esercito di occupazione israeliano. Le immagini mostrano interi quartieri rasi al suolo, insieme alla distruzione di vaste aree di terreni agricoli in diverse parti di Gaza. Ciò riflette l’entità dei danni alle infrastrutture, alle aree residenziali e alle terre agricole durante il periodo successivo al cessate il fuoco. L’analisi fornisce prove visive dell’ampio impatto degli attacchi dell’esercito di occupazione israeliano. Evidenzia le gravi sfide umanitarie che i residenti di Gaza devono affrontare, in particolare gli sforzi per ricostruire e ripristinare una vita normale tra la distruzione massiccia e la una grave carenza di risorse. Il bilancio delle vittime dell’offensiva israeliana contro Gaza è salito a 71.412 persone uccise e 171.314 ferite dal 7 ottobre 2023. Si ritiene che un numero di vittime sia ancora intrappolato sotto le macerie o giaccia nelle strade. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco il 10 ottobre dello scorso anno, 442 persone sono state uccise e 1.236 ferite. Durante questo periodo, sono stati recuperati 688 corpi.
127.000 tende inadatte a fornire riparo mentre una nuova tempesta polare colpisce Gaza
Gaza. Circa 127.000 tende nei campi per sfollati di Gaza, ritenute inadatte all’abitazione, stanno ora affrontando il sistema di bassa pressione polare più rigido dell’inverno e le temperature più fredde, in un contesto di carenze critiche che superano il 70 per cento nei mezzi di riscaldamento e nelle coperte. L’Ufficio Governativo per i Media di Gaza (GMO) ha riferito che 127.000 delle 135.000 tende presenti nei campi per sfollati sono diventate inabitabili e sono ora esposte a una tempesta polare che porta gelate intense. Secondo il GMO, le famiglie sfollate di Gaza stanno affrontando una grave carenza di coperte, biancheria da letto e altri beni essenziali per il riparo. La situazione è particolarmente drammatica per coloro che vivono in tende logore in aree remote e isolate, il che aggrava ulteriormente la loro sofferenza nelle attuali e severe condizioni meteorologiche.
Dalla parte degli Inuit, dei cani, delle slitte
Luca Casarini, su Comune.info Prima che ci sbilanciamo nelle fantasmagoriche visioni dei bombardieri statunitensi che colpiscono la Danimarca, facendo attivare l’articolo 5 della Nato e dunque, le contraeree europee contro gli stealth, e innescando così la rivoluzione mondiale (ho letto anche questo ve lo giuro), suggerisco sommessamente di dare un occhio a cos’è e com’è la Groenlandia. Una serie “leggera” su
Furundulla 303 – Tanto le guerre passano…
…sui nostri corpi. Allegria!! di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Make Donald   Italia-Venezuela andata e ritorno Confusione “Tu lo chiami solo un vecchio sporco imbroglioMa è uno sbaglio, è petrolioTroppo furbo per non essere sinceroMa è davvero oro nero?”
Il “PayPal pubblico” brasiliano non piace a Trump
In Brasile tutti pagano con la piattaforma pubblica Pix. Ma Trump vuole farla sparire – e lo scontro potrebbe ripresentarsi anche in Europa. di Lorenzo Tecleme (*) Le relazioni tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva sono tese da tempo. Nell’estate del 2025 il governo di Washington ha imposto un dazio superiore al 50% sulle