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Cuba: Baia dei Porci 2.0?
Lo scorso 26 febbraio, a Cuba, è stato sventato un attacco terroristico: 4 morti e 7 feriti in uno scontro a fuoco con l’equipaggio di un motoscafo immatricolato negli Usa e intercettato dalla Guardia Costiera cubana a un miglio dalla costa nord dell’isola. Si è trattato di una vera e propria infiltrazione: a bordo trovati fucili d’assalto, armi corte, esplosivi
Gli investimenti in armi. Il figlio di Trump
La rivista telematica ‘Settimana’ ( vedi il loro sito https://www.settimananews.it/ ) ha pubblicato nei giorni scorsi questo importante approfondimento di Gianni Alioti, attivista e ricercatore di «The Weapon Watch», Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei. Alioti risponde alle domande di ‘Settimana’ sui programmi di riarmo e sull’intreccio tra produzione, finanza e politica. L’intervista è a cura di Giordano Cavallari. Gianni, perché si è detto che è iniziato il «superciclo della difesa»? Si parla di «superciclo della difesa» perché, dall’invasione russa dell’Ucraina, i mercati finanziari hanno iniziato a spostare migliaia di miliardi di dollari nelle azioni dell’industria militare, specie europea, investendo nelle guerre e nelle politiche di riarmo degli Stati. Solo per fare due esempi, la tedesca Rheinmetall e l’italiana Leonardo hanno visto crescere il loro valore azionario in Borsa negli ultimi 4 anni, dal febbraio 2022 al febbraio 2026, rispettivamente del 1.722% e dell’866%. Si tratta di crescite record, non tanto per ragioni aziendali, quanto per investimenti finanziari record nell’industria militare. La corsa dei listini prosegue in questi giorni senza sosta, spinta dalle ulteriori tensioni geopolitiche in Medio-Oriente, oltre che dalla decisione politica dell’Europa di riarmarsi e preparare la guerra con la Russia. In breve, intorno al riarmo, gira una montagna di soldi pubblici e privati. Come interviene la grande finanza nell’industria delle armi? La grande finanza, attraverso i maggiori fondi istituzionali mondiali – Vanguard, Capital Group, Black Rock, Wellington Management e Fidelity Investments e altri –, interviene sia spostando ingenti risorse sui listini dei fabbricanti d’armi quotati in Borsa, sia detenendo importanti quote azionarie delle principali aziende del settore. Beneficiando in questo modo, sia dell’andamento dei titoli in Borsa, sia dei ricchi dividendi concessi negli ultimi anni agli azionisti. (…) Come ha scritto Alessandro Volpi, docente all’Università di Pisa, «una manciata di grandi fondi americani – BlackRock, Vanguard, State Street – controlla una quota enorme del risparmio mondiale. Significa che una parte decisiva delle scelte economiche globali dipende da questi soggetti, capaci di decidere dove far scorrere i capitali, influenzando così i mercati, i governi e le politiche industriali». Una straordinaria occasione di guadagno offerta dall’aumento folle delle spese militari. Quali sono le principali Società per azioni mondiali produttrici di armi? Da chi sono finanziate e quindi orientate? Le prime 5 aziende al mondo per fatturato militare – Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, Boeing, General Dynamics – sono tutte «made in USA» e grandi appaltatrici del Pentagono, e sono controllate dai colossi americani della finanza come Vanguard, Capital Group, Black Rock, Wellington Management e Fidelity Investments. Gli stessi fondi istituzionali – a cui possiamo aggiungere Goldman Sachs, State Street, Invesco e altri – sono pure tra i più importanti azionisti dell’italiana Leonardo, della trans-europea Airbus, delle francesi Thales e Dassault, della spagnola Indra Sistemas, ma anche della tedesca Rheinmetall, della britannica BAE Systems e dell’ucraina JSC. È difficile immaginare che, in quanto azionisti, questi fondi non abbiano influenza sulle politiche aziendali: dalle logiche di investimento alle scelte produttive, dagli accordi industriali a quelli commerciali. L’industria militare, con i sussidi e le ricche commesse garantite dagli Stati, i prezzi dei sistemi d’arma sempre crescenti e i facili profitti, è sicuramente in questa fase il terreno privilegiato della finanza. La Leonardo è «italiana»? Cosa sappiamo della sua partecipazione azionaria? La Leonardo è controllata dallo Stato italiano, tramite il Ministero dell’Economia e della Finanza che detiene il 30,2% delle azioni. Uno 0,5% delle azioni è detenuto dalla stessa Leonardo, mentre il resto è in mano a investitori individuali per il 18,5%, e a investitori istituzionali per il 50,8%: tra questi ultimi troviamo BlackRock, Vanguard, Orbis, Mackenzie Europe, State Street e Temasek. L’insieme di queste azioni, ripartite per area geografica, vede il predominio degli USA con il 57,4%, seguiti dal Regno Unito con il 15,7%; seguono l’Italia con il 5,1%, la Francia con il 3,9%, il resto d’Europa con l’8,4% e il resto del mondo con il 9,5%. Tra gli investitori istituzionali in Leonardo il più importante è BlackRock guidato da Larry Fink, che gestisce oltre 10mila miliardi di dollari di asset su scala globale. In Italia detiene il 7% del capitale di Unicredit e il 5% di Intesa San Paolo (le due principali «banche armate» italiane) oltre che partecipazioni in Eni, Enel, Generali, Mediobanca, Ferrari, Banco Bpm, Prysmian, Moncler… L’assenso, nel 2024, dell’amministratore delegato Roberto Cingolani e del Governo italiano all’aumento della quota azionaria di BlackRock in Leonardo – oltre il limite stabilito del 3% – non può essere letto esclusivamente in chiave finanziaria ma, senz’altro, in ottica strategica. Gli apparati finanziari del capitalismo americano stanno evidentemente puntando di nuovo sull’Italia, Paese da blindare quale alleato a tutto campo degli Stati Uniti. Leonardo, in quest’ottica, è doppiamente determinante, perché azienda coinvolta, tramite la partecipazione al programma F-35 e alla missione Artemis per la corsa alla Luna, nella strategia securitaria e tecnologica degli USA. Al contempo, Leonardo è presente negli USA con 7.782 occupati (fine 2024), direttamente e tramite la controllata Leonardo DRS. Inoltre, ha in corso importanti alleanze strategiche con aziende statunitensi: la Boeing in campo aeronautico e la Sierra Nevada Corporation nell’elettronica per la difesa. Perché il 2030 viene indicato in Europa come anno-traguardo del riarmo? Il 2030 viene indicato come l’anno entro il quale dobbiamo prepararci a una guerra contro la Russia: è il refrain con cui le nomenclature che governano la UE e la NATO, assecondati dai governi dei paesi europei, cercano di convincere le opinioni pubbliche refrattarie al riarmo della necessità di spendere in campo militare una montagna di soldi pubblici, nonostante le priorità per le persone e per le famiglie – oltre che per il benessere dell’economia e dell’industria – siano ben altre. Papa Francesco e papa Leone hanno denunciato l’intreccio tra affari, industria delle armi e guerre: hanno detto il «vero»? Faccio solo un esempio recente, del tutto oscurato dai media italiani. Il figlio del presidente Trump, Eric, ha investito 1,5 miliardi di dollari per un accordo di fusione tra la israeliana XTEND e la statunitense JFB Construction Holdings. La nuova entità che prenderà il nome di XTEND AI Robotics sarà quotata al Nasdaq, l’indice dei principali titoli tecnologici. L’azienda israeliana, che pubblicizza i propri prodotti come «testati in battaglia a Gaza», è specializzata nel rendere più economico uccidere persone tramite droni guidati da intelligenza artificiale e da sistemi operativi robotici. Mentre suo padre, il presidente degli USA Trump, ha scatenato una nuova guerra su vasta scala contro l’Iran, l’investimento di Eric va ad arricchire le casse della famiglia. Redazione Italia
March 4, 2026
Pressenza
Honduras: il golpe bianco del neoliberismo selvaggio
Il governo di Nasry Asfura avvia lo smantellamento dello Stato tra privatizzazioni selvagge, licenziamenti di massa nel settore pubblico e una nuova legge sull’impiego che punta a cancellare i diritti dei lavoratori e dei sindacati. di Giorgio Trucchi (*) Non è passato nemmeno un mese dall’insediamento alla presidenza del conservatore Nasry Asfura, pupillo di Trump eletto in consultazioni marcate da
Affaire Anthropic e Iran – Servizi Segreti in tempi di guerra – AI wearables@0
Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio; l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni all’esercito ucraino. A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra la popolazione detenuta. AI DI GUERRA Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari. Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI (ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi geopolitiche. L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori (formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI. L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal piano tattico al quello organizzativo. IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti sulla Luna. I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere contemporaneo: alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà operative) di estrometterla dai contratti governativi. DISINSTALLA ANTHROPIC… La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude. Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI). Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra contemporanee. META GLASSES E CIONDOLI MAGICI In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano colonizzare e riplasmare gli umani:
Affaire Anthropic e Iran – Servizi Segreti in tempi di guerra – AI wearables@1
Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio; l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni all’esercito ucraino. A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra la popolazione detenuta. AI DI GUERRA Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari. Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI (ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi geopolitiche. L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori (formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI. L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal piano tattico al quello organizzativo. IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti sulla Luna. I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere contemporaneo: alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà operative) di estrometterla dai contratti governativi. DISINSTALLA ANTHROPIC… La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude. Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI). Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra contemporanee. META GLASSES E CIONDOLI MAGICI In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano colonizzare e riplasmare gli umani:
Affaire Anthropic e Iran – Servizi Segreti in tempi di guerra – AI wearables@2
Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio; l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni all’esercito ucraino. A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra la popolazione detenuta. AI DI GUERRA Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari. Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI (ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi geopolitiche. L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori (formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI. L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal piano tattico al quello organizzativo. IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti sulla Luna. I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere contemporaneo: alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà operative) di estrometterla dai contratti governativi. DISINSTALLA ANTHROPIC… La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude. Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI). Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra contemporanee. META GLASSES E CIONDOLI MAGICI In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano colonizzare e riplasmare gli umani:
Affaire Anthropic e Iran – Servizi Segreti in tempi di guerra – AI wearables@3
Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio; l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni all’esercito ucraino. A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra la popolazione detenuta. AI DI GUERRA Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari. Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI (ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi geopolitiche. L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori (formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI. L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal piano tattico al quello organizzativo. IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti sulla Luna. I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere contemporaneo: alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà operative) di estrometterla dai contratti governativi. DISINSTALLA ANTHROPIC… La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude. Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI). Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra contemporanee. META GLASSES E CIONDOLI MAGICI In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano colonizzare e riplasmare gli umani:
Affaire Anthropic e Iran – Servizi Segreti in tempi di guerra – AI wearables@4
Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio; l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni all’esercito ucraino. A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra la popolazione detenuta. AI DI GUERRA Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari. Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI (ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi geopolitiche. L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori (formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI. L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal piano tattico al quello organizzativo. IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti sulla Luna. I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere contemporaneo: alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà operative) di estrometterla dai contratti governativi. DISINSTALLA ANTHROPIC… La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude. Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI). Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra contemporanee. META GLASSES E CIONDOLI MAGICI In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano colonizzare e riplasmare gli umani:
Il ruggito che nessuno voleva: Israele attacca l’Iran mentre il mondo trattava
Per Israele, come per Sparta, la guerra non è solo un mezzo, è diventata una ragione di esistenza. L’attacco congiunto lanciato all’alba da Tel Aviv e Washington contro l’Iran, in risposta a presunte “minacce imminenti” del regime degli ayatollah, arriva al culmine di settimane di tensioni crescenti. La Casa Bianca, nelle scorse 48 ore, aveva già invitato il personale non essenziale dell’ambasciata americana a Gerusalemme a lasciare il territorio, un chiaro segnale di preparazione a uno scenario di guerra militare. La decisione di colpire preventivamente Teheran e altri obiettivi sensibili non è semplicemente un’azione difensiva: conferma ciò che molti sanno già da tempo. Per Tel Aviv e Washington, la guerra preventiva sostituisce la trattativa; la logica del gangster e la legge del più forte prevalgono sulla gestione della crisi attraverso strumenti multilaterali, diplomatici e sul Diritto Internazionale. Donald Trump ha dichiarato ieri sera che l’Iran “non vuole trattare” e che non intende rinunciare all’arricchimento dell’uranio. A parte il fatto che non è vero, vale la pena ricordare che nel 2015 era stato firmato il Joint Comprehensive Plan of Action, un accordo multilaterale che limitava drasticamente il programma nucleare iraniano sotto controllo internazionale. Non è stata Teheran a uscirne: sono stati gli Stati Uniti, per decisione unilaterale di Trump nel 2018. Dopo quella rottura, l’Iran ha progressivamente superato i limiti imposti dall’accordo, ma non ha mai formalmente chiuso la porta ai negoziati. I canali indiretti sono rimasti aperti, e le dichiarazioni di disponibilità si sono susseguite negli anni. Quando oggi si sostiene che “Teheran non vuole trattare”, bisognerebbe ricordare chi ha fatto saltare l’architettura diplomatica esistente. Quanto alla “minaccia imminente” dichiarata da Tel Aviv e avallata da Washington, non è stata presentata alcuna prova pubblica che giustifichi un attacco preventivo. Se i soli a invocare costantemente l’escalation sono il governo di Benjamin Netanyahu e l’ala più ideologicamente radicale della sua coalizione, allora la domanda non è se l’Iran voglia trattare, ma chi davvero considera la pace una minaccia. I fatti dimostrano che la guerra, non la pace, è il vero business di Israele, spalleggiato da quello che Brzezinski definiva il suo “fratello stupido”, gli Stati Uniti. In un video pubblicato ieri pomeriggio sul suo Social Truth, Trump ha annunciato all’ignaro popolo americano che gli Stati Uniti hanno “iniziato una grande operazione in Iran” con l’obiettivo di “difendere il popolo americano” dalle minacce ritenute imminenti dal regime iraniano. Operazione, l’ha chiamata così, ma dovremmo chiamarla violazione del Diritto Internazionale, o, più precisamente, un attacco terroristico ammantato di legalità a un paese sovrano, modalità nella quale sia Usa sia Israele sono ormai maestri. Solo poche ore prima, Trump aveva detto che non era sua intenzione ricorrere alla forza, ma che “talvolta bisogna farlo”. Per Benjamin Netanyahu la guerra è uno stato di necessità: è la sua migliore garanzia di sopravvivenza ed è uno strumento imprescindibile per l’attuazione di un programma che molti definiscono messianico, di cui si pone come interprete ed esecutore. Mai come adesso Israele ricorda Sparta: per la polis greca, la guerra non era un mezzo, ma la propria ragione d’essere. Per Israele, la guerra è ormai la principale ragione di esistenza, e forse di sopravvivenza. Malgrado la narrativa dominante racconti il contrario, la guerra per Israele è quasi sempre un dispositivo politico, un sistema: protegge da trattative serie e strutturate, consente di portare avanti politiche controverse di annessione della Palestina e di pulizia etnica mentre l’attenzione globale è altrove, rafforza la narrazione di uno Stato che, suo malgrado, è costretto a difendersi permanentemente dalle presunte minacce esistenziali. Questa mattina Netanyahu si è rivolto alla nazione annunciando che “Israele, insieme agli Stati Uniti, ha iniziato un’operazione congiunta, Il ruggito del leone, volta a eliminare dalle mappe il regime iraniano oppressivo, che ha sempre minacciato il mondo”. Ha poi ringraziato Trump definendolo “il migliore amico di Israele”. Anche il nome dell’operazione è un manifesto: il leone era l’antica icona della bandiera iraniana ai tempi dello scià di Persia, un richiamo diretto a un passato imperiale oggi utilizzato come strumento di propaganda e come monito. L’attacco all’Iran di oggi, definito necessario per prevenire una minaccia futura, si inscrive nella narrazione promulgata da Israele e dai mass-media allineati. Ma ogni guerra preventiva porta con sé il paradosso di rendere reale il conflitto che dichiara di voler evitare. Analogamente a Sparta, che viveva di guerra perché senza temeva di dissolversi, Israele sembra aver trasformato la guerra da strumento di sicurezza a fondamento identitario. Sparta educava i suoi figli alla convinzione che la sopravvivenza della polis giustificasse ogni disciplina, ogni sacrificio, ogni morte. La guerra era pedagogia civile, e la società civile spartana, al pari di quella israeliana, era militarizzata. La storia però insegna che questa strada non ha giovato alla sopravvivenza di Sparta; anzi, ne ha segnato la fine. Ultimo, ma non meno importante, c’è un’asimmetria raramente ricordata nel dibattito pubblico: l’Iran è firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare, Israele no. Israele non ha mai dichiarato ufficialmente di possedere armi nucleari, ma è ritenuto da decenni una potenza nucleare de facto, e anche piuttosto pericolosa poiché non è soggetto agli obblighi del TNP e non ha sottoposto il proprio programma alle ispezioni imposte a Teheran. Questo non assolve l’Iran, ma introduce una domanda di coerenza: se il principio è la non proliferazione, dovrebbe valere per tutti; se il principio è la sicurezza regionale, dovrebbe essere indivisibile. Se invece il principio è l’alleanza, allora non stiamo parlando di diritto internazionale, ma di rapporti di forza. In Medio Oriente esiste un solo Stato che si ritiene dotato di capacità nucleare militare senza aderire al TNP: Israele. Eppure, la guerra preventiva viene giustificata contro chi, formalmente, è dentro il sistema dei trattati. Oggi, quando si dice che si combatte “non per il presente ma per il futuro”, si compie una torsione nella quale il conflitto viene sottratto al giudizio immediato e trasferito in una dimensione salvifica. Non è più una scelta politica tra alternative: diventa un destino necessario. Il problema è che il futuro, in politica, è sempre un’ipotesi, mentre i morti sono sempre nel presente. La partita resta aperta. E mentre missili e dichiarazioni si moltiplicano, il futuro è già nel mirino. Alessandra Filippi
March 1, 2026
Pressenza