Il ruolo dei Centri di permanenza per i rimpatri nella gestione dei migranti successivamente agli accordi tra Italia e Albania
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Università degli Studi di Padova
Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali
Corso di laurea triennale in Scienze politiche, relazioni internazionali e
diritti umani
IL RUOLO DEI CENTRI DI PERMANENZA PER I RIMPATRI NELLA GESTIONE DEI MIGRANTI
SUCCESSIVAMENTE AGLI ACCORDI TRA ITALIA E ALBANIA
Tesi di Elena Regonesi
(2024/2025)
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INTRODUZIONE
L’Italia, da diversi decenni, è al centro di intensi e costanti flussi
migratori, che hanno reso necessario lo sviluppo di politiche volte a gestire i
processi di ingresso, permanenza e rimpatrio dei cittadini stranieri. La
regolamentazione dei migranti in Italia si è scontrata con questioni della
sicurezza interna e del controllo delle frontiere.
Tra i vari strumenti giuridici e amministrativi rilevanti per il contesto ci
sono i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), istituiti originariamente
con la legge Turco-Napolitano del 1998 sotto la denominazione di Centri di
Permanenza Temporanea (CPT).
La nascita di queste strutture ha segnato l’introduzione della detenzione
amministrativa destinata ai cittadini stranieri irregolari, privandoli della
libertà personale. Fin dalle origini ha suscitato un dibattito politico e
giuridico, suscitando ambiguità legale verso i CPR, spazi nei quali la
privazione della libertà viene utilizzata come strumento di controllo
migratorio, ma senza le garanzie proprie della detenzione penale.
La questione dei CPR ha assunto un rilievo centrale nelle politiche migratorie
italiane, rappresentando una preoccupazione nell’equilibrio tra sicurezza,
gestione dei flussi e tutela dei diritti. Negli anni le scelte dei governi sono
cambiate verso un ampliamento e una restrizione della detenzione amministrativa,
ma sempre vincolata dalle normative UE, che attraverso regolamenti ha
determinato dei limiti da rispettare.
Negli ultimi anni, la gestione dei flussi migratori ha assunto un carattere
sempre più emergenziale. Un passo significativo è stato compiuto con il
Decreto-Legge n. 37 del 28 marzo 2025, introdotto dall’attuale governo Meloni,
con l’istituzione di un nuovo CPR al di fuori del territorio italiano, in
Albania. L’accordo tra Italia e Albania è volto ad alleggerire il sistema
d’accoglienza e rimpatri con l’esternalizzazione dei flussi migratori in uno
Stato terzo.
Questa politica, in linea con le tendenze europee di esternalizzazione delle
politiche migratorie, ha suscitato un ampio dibattito pubblico da parte delle
opposizioni politiche e delle associazioni italiane e internazionali per i
diritti umani, sui rischi di violazioni di diritti umani e fondamentali, nonché
sull’incertezza dei risultati e sui costi elevati per lo Stato.
Partendo da queste premesse, in questo elaborato analizzerò il ruolo e la
funzione dei CPR nella gestione dei migranti, con particolare attenzione
all’accordo stipulato nella forma di un Protocollo tra Italia e Albania con
valenza per gli anni 2023–2025 e alle sue implicazioni sul piano costituzionale
e dei diritti umani. L’obiettivo principale è quello di approfondire la
compatibilità della detenzione amministrativa, ovvero il trattenimento dei
migranti, con i principi fondamentali dello Stato di diritto.
Nel primo capitolo verrà ricostruito il percorso storico e normativo della
detenzione amministrativa in Italia, analizzando lo sviluppo delle politiche
nazionali e i vincoli dettati dall’Unione Europea.
Il secondo capitolo sarà dedicato all’analisi del funzionamento dei CPR, alla
loro distribuzione sul territorio nazionale, alla gestione e alle problematiche,
e al rispetto dei diritti fondamentali dei trattenuti, analizzando il tema dei
Paesi terzi sicuri.
Infine, il terzo capitolo si concentrerà sull’accordo Italia-Albania, vale a
dire sul contenuto, sulla normativa che questo Protocollo incrocia e sulle
conseguenze che esso sta determinando nella gestione di alcune tipologie di
migranti.