L’eco dell’oggetto: restituzione digitale e archeologie postcoloniali

Progetto Melting Pot Europa - Friday, December 19, 2025

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Università di Bologna

Tesi di Laurea Magistrale in Archeologia Digitale

L’eco dell’oggetto: restituzione digitale e archeologie postcoloniali

Tesi di Marianna Sorrini (2024/2025)

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Introduzione

Che cosa significa restituire un oggetto?

Questa è la domanda da cui prende il via il presente lavoro.

Insita nella natura della disciplina archeologica c’è la centralità della riflessione sugli oggetti: manufatti, reperti e resti diventano la materia attraverso cui raccontare il passato, costruire narrazioni e stabilire quei legami che danno forma al concetto di cultura.

Tuttavia, non tutti gli oggetti hanno goduto della stessa linearità di percorso, alcuni sono determinati da traiettorie spezzate, spostamenti forzati, dislocazioni così prepotenti da chiamare le istituzioni a rendere conto del proprio contributi ancora oggi.

Sono gli oggetti figli delle appropriazioni coloniali.

Riflettere oggi sul tema della restituzione significa allora interrogarsi su come la storia coloniale continui a determinare il destino di una cultura materiale che diventa, per estensione, specchio della cultura stessa.

Significa chiedere come le istituzioni museali e accademiche siano ancora intrappolate in quella struttura di potere che ha trasformato gli oggetti sottratti in oggetti esotici, spogliati della loro biografia e allontanati dalla dimensione di patrimonio condiviso.

La prima parte di questo lavoro ricostruisce il quadro storico e teorico attraverso cui l’archeologia ha elaborato, nel tempo, il proprio rapporto con la cultura materiale.

In questo percorso, l’attenzione si sposta progressivamente dal significato degli oggetti come testimoni del passato al loro ruolo come attori nei processi di costruzione identitaria. Solo a partire da questa consapevolezza si è potuto aprire, in epoca recente, un dibattito sul potenziale trasformativo delle tecnologie digitali.

In questo contesto si inserisce la riflessione sulla digital repatriation: la possibilità di restituire, in forma digitale, gli oggetti sottratti alle comunità ex coloniali. Una pratica emergente che apre scenari inediti e controversi sul significato del possesso, dell’accesso e della condivisione.

La seconda parte sposta lo sguardo sul presente, incrociando l’archeologia con le migrazioni contemporanee.

Gli “oggetti mancanti” – titolo del capitolo – sono gli oggetti che mancano nel senso in cui sono assenti, ma sono anche oggetti che mancano a qualcuno, che evocano nostalgia, desiderio, appartenenza.

Non sono quelli custoditi nei musei o trafugati nei secoli, ma quelli che un ristretto gruppo di migranti ha evocato come memorie materiali legate alla sfera familiare.

Attraverso una metodologia che si può definire “archeologia della cura”, ho cercato di costruire uno spazio di ascolto in cui l’oggetto smarrito potesse emergere non come feticcio, ma come traccia di relazioni. La riflessione non si concentra sul valore materiale dell’oggetto, ma sulla sua capacità di testimoniare una genealogia personale, comunitaria e culturale.

La terza parte presenta la sperimentazione: la ricostruzione digitale di questi oggetti.

Si passa dal processo tecnico che ha portato alla creazione dei modelli 3D fino alla restituzione a chi li aveva evocati. Le reazioni suscitate da questi oggetti digitali offrono un terreno fertile per riflettere sui limiti e le possibilità della restituzione attraverso il digitale.

Le conclusioni raccolgono i principali risultati e li rilanciano sul piano critico: se da un lato il digitale appare come uno strumento capace di ampliare accessi e connessioni, dall’altro si rivela in tutta la sua fragilità quando si confronta con la densità materiale ed emotiva degli oggetti originali.

Questa tesi non offre risposte definitive. Propone un percorso: dall’analisi storica e teorica, all’indagine sperimentale, fino alla riflessione critica, con l’unico obiettivo di interrogare i significati, le pratiche e i limiti della restituzione digitale in archeologia.