
Dal Bronx alla Hudson Valley, dentro la campagna di Alexandria Ocasio-Cortez…
Pressenza - Tuesday, November 3, 2026…cosa stiamo imparando dalla sinistra americana.
Dieci giorni a New York tra porta a porta, mobilitazione popolare, incontri con gli attivisti e un grande rally con AOC. Un’esperienza per comprendere come i socialisti democratici americani stanno provando a ricostruire una politica radicata nelle comunità, capace di tenere insieme giustizia sociale, diritti e lotta alla crisi climatica.
di Alessandro Azzolina e Valentina Cera
New York, 3 novembre 2026 – La sveglia suona presto nel Bronx. Ci si ritrova con gli altri volontari, si organizzano i gruppi, si distribuiscono i materiali e si parte. La mattina si incontrano i commercianti dei piccoli negozi, il pomeriggio si entra nei grandi palazzi popolari, salendo anche cinque o sei piani a piedi, bussando a decine di porte.
Dietro ogni porta c’è una storia diversa. Famiglie che faticano a pagare l’affitto, lavoratori preoccupati per il costo della vita, persone che chiedono una sanità accessibile, servizi pubblici migliori, salari dignitosi. A volte si parla inglese, altre volte spagnolo. Qualche porta rimane chiusa, molte altre si aprono e diventano occasioni di confronto.
Siamo arrivati a New York dall’Italia, dove siamo rispettivamente consigliera regionale del Piemonte e assessore del Comune di Nichelino per Alleanza Verdi Sinistra, per vivere un’esperienza che desideravamo fare da tempo: partecipare come volontari alla campagna elettorale di Alexandria Ocasio-Cortez, nei quartieri del Bronx e del Queens.
Non siamo qui come osservatori o rappresentanti istituzionali. Siamo due volontari tra tanti, impegnati nelle stesse attività degli altri attivisti, con la curiosità e il desiderio di imparare da una delle esperienze politiche più interessanti della sinistra contemporanea.
E quello che stiamo scoprendo va ben oltre una campagna elettorale.
La politica che bussa alle porte
Una delle prime cose che colpiscono è la straordinaria organizzazione del lavoro politico.
Ogni giornata viene preparata con attenzione. Attraverso applicazioni digitali, i volontari ricevono le indicazioni sulle abitazioni da raggiungere, registrano i contatti e contribuiscono a costruire una conoscenza capillare del territorio. Ma la tecnologia rimane uno strumento: al centro ci sono le persone.
Abbiamo partecipato al porta a porta nelle abitazioni, incontrato i piccoli commercianti, preso parte ai momenti collettivi di formazione e organizzazione con gli altri attivisti della campagna.
È una politica che non aspetta che i cittadini arrivino a un’iniziativa pubblica o leggano un messaggio sui social. Va direttamente nei luoghi in cui vivono e lavorano.
Questa esperienza ci ha fatto riflettere su quanto, anche in Italia, abbiamo progressivamente smarrito la capacità di essere presenti quotidianamente nei quartieri popolari.
Non si tratta soltanto di convincere qualcuno ad andare a votare. Si tratta di ricostruire relazioni, ascoltare bisogni, riconoscere problemi comuni e trasformare la solitudine individuale in una possibilità di azione collettiva.
Una delle cose che ci porteremo a casa è proprio questa: il radicamento territoriale non si improvvisa nelle settimane che precedono le elezioni. È un lavoro costante, fatto di organizzazione, fiducia e presenza.
La Hudson Valley e il rally con Alexandria Ocasio-Cortez
Nei giorni scorsi abbiamo lasciato temporaneamente il Bronx per raggiungere la Hudson Valley, a nord di New York, e partecipare al grande rally elettorale con Alexandria Ocasio-Cortez.
A Poughkeepsie, il 1° novembre, abbiamo preso parte a un evento di mobilitazione per il voto insieme a centinaia di persone, in una delle ultime iniziative pubbliche prima delle elezioni di metà mandato.
Sul palco, insieme ad AOC, il deputato Pat Ryan, esponenti politici dello Stato di New York e artisti, in un appuntamento che ha intrecciato musica, partecipazione e mobilitazione elettorale.
È stato particolarmente interessante osservare come la dimensione culturale e quella politica riescano a convivere all’interno di un’unica iniziativa.
Non soltanto discorsi dal palco, ma un’occasione collettiva in cui la partecipazione politica diventa anche riconoscimento reciproco, costruzione di identità e senso di appartenenza.
La campagna di Ocasio-Cortez non si limita al suo collegio elettorale. La deputata è impegnata anche nel sostegno ad altri candidati democratici, portando la propria esperienza organizzativa e il proprio linguaggio politico in territori differenti.
Questa dimensione nazionale ci ha permesso di osservare da vicino anche le tensioni e le opportunità che attraversano oggi il Partito Democratico americano.
La sfida dei socialisti democratici: radicalità e radicamento popolare
L’esperienza che stiamo vivendo ci sta aiutando a comprendere meglio una delle questioni politiche più importanti del nostro tempo: quale rapporto può ricostruire la sinistra con le classi popolari?
Negli Stati Uniti, il movimento dei socialisti democratici, che trova in Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e Zohran Mamdani alcuni dei suoi riferimenti più conosciuti, ha contribuito ad aprire un confronto profondo all’interno del Partito Democratico.
Da una parte c’è chi ritiene necessario puntare soprattutto sulla moderazione e sulla conquista dell’elettorato centrista. Dall’altra chi propone di affrontare più radicalmente le disuguaglianze economiche, la concentrazione della ricchezza, il potere delle grandi corporation e la crisi dell’accesso ai beni essenziali.
Non è una contrapposizione priva di complessità. E non esiste un modello americano che possa essere semplicemente trasferito in Europa.
Ma il metodo che stiamo osservando pone interrogativi importanti anche alla sinistra italiana.
La nostra convinzione è che la radicalità debba tornare a essere una delle chiavi per ricostruire una sinistra autenticamente popolare.
Radicalità non significa rinunciare alla concretezza, ma andare alla radice dei problemi. Significa avere il coraggio di affrontare i rapporti di potere che producono disuguaglianze, senza smettere di parlare dei problemi quotidiani delle persone.
La sfida contro le destre sovraniste, a nostro avviso, non può essere soltanto elettorale. È innanzitutto culturale e sociale. Richiede di ricostruire una visione collettiva del futuro, capace di contrastare la paura, la solitudine e la contrapposizione tra persone che condividono spesso le stesse difficoltà materiali.
È proprio questa capacità di tenere insieme radicalità delle idee, concretezza delle proposte e radicamento sociale che vogliamo approfondire.
Dalla politica alla buona amministrazione: cosa possiamo imparare da New York
Il viaggio è anche un’occasione per studiare le politiche pubbliche e le esperienze di governo locale.
Alessandro sta approfondendo in particolare l’approccio politico e amministrativo del sindaco di New York Zohran Mamdani, con attenzione alle politiche per il diritto alla casa, l’accessibilità dei servizi, la giustizia sociale e il contrasto alla crisi climatica.
Sono temi che riguardano direttamente anche il lavoro amministrativo che portiamo avanti a Nichelino.
Negli ultimi anni abbiamo investito nella riqualificazione energetica delle scuole, nella resilienza climatica, nella rinaturalizzazione degli spazi urbani e nella partecipazione dei cittadini.
Ma sappiamo che la sfida della transizione ecologica non può essere separata dalle condizioni materiali delle persone.
Una città sostenibile deve essere anche una città accessibile, capace di ridurre le disuguaglianze e di garantire servizi pubblici di qualità.
Ci interessa comprendere come le proposte elaborate dai movimenti sociali possano diventare politiche amministrative concrete, quali strumenti possano essere adattati alla realtà italiana e come mantenere un rapporto vivo tra istituzioni e comunità.
Non si tratta di importare ricette, ma di costruire relazioni e scambiare esperienze.
La mobilitazione contro i data center: una battaglia che unisce le due sponde dell’Atlantico
Un altro filone importante del nostro viaggio riguarda le grandi infrastrutture digitali e il loro impatto ambientale e sociale.
Valentina, impegnata da mesi in Consiglio regionale del Piemonte per ottenere una legge che disciplini l’insediamento dei data center, sta approfondendo il dibattito americano e le mobilitazioni delle comunità locali.
Negli Stati Uniti, la crescita di queste infrastrutture ha sollevato questioni rilevanti: il consumo di energia e acqua, la pressione sulle reti elettriche, le conseguenze economiche per i cittadini e il rapporto tra interessi delle grandi aziende tecnologiche e diritti delle comunità.
Sono interrogativi che conosciamo bene anche in Piemonte, dove si moltiplicano le richieste di nuovi insediamenti.
Ci interessa soprattutto comprendere come organizzazioni ambientaliste, comitati territoriali e istituzioni possano costruire percorsi comuni, capaci di chiedere trasparenza, valutazioni indipendenti e regole pubbliche efficaci.
Non siamo contrari all’innovazione tecnologica. Ma riteniamo indispensabile che il suo sviluppo non avvenga a spese della salute, dell’ambiente e delle condizioni di vita delle persone.
Anche questa è una questione di giustizia sociale e di democrazia.
La notte elettorale con il team di AOC
Oggi, 3 novembre, è il giorno delle elezioni.
Dopo giorni di porta a porta, incontri, formazione e mobilitazione, parteciperemo alle ultime attività sul territorio e questa sera seguiremo la notte elettorale insieme al team di Alexandria Ocasio-Cortez.
Sarà il momento conclusivo di un’esperienza politica e umana che ci ha permesso di conoscere dall’interno un modo di organizzare la partecipazione profondamente diverso da molte delle pratiche alle quali siamo abituati.
Al di là dei risultati elettorali, quello che ci interessa portare a casa è soprattutto il metodo.
La capacità di costruire organizzazioni aperte, di coinvolgere nuove generazioni, di formare volontari, di rendere la politica accessibile anche a chi non ha mai partecipato prima.
E soprattutto la consapevolezza che nessuna trasformazione sociale può essere affidata soltanto alla capacità comunicativa di un leader o alla forza di una proposta elettorale.
Serve una comunità organizzata, capace di continuare a esistere e ad agire anche dopo il voto.
Organizzare la speranza, dal Bronx al Piemonte
Siamo partiti dall’Italia con molte domande e torneremo con altrettante riflessioni.
In questi giorni abbiamo incontrato persone che dedicano il proprio tempo libero alla politica, giovani che si avvicinano per la prima volta all’attivismo, volontari che percorrono ogni giorno chilometri per raggiungere le case dei cittadini.
Ci hanno colpito l’energia, la generosità e la convinzione che il cambiamento non sia qualcosa da attendere passivamente, ma un processo da costruire insieme.
Non idealizziamo gli Stati Uniti, un Paese attraversato da disuguaglianze profonde, tensioni sociali e contraddizioni enormi. Anzi, proprio queste contraddizioni rendono particolarmente interessante osservare come nascano nuove forme di partecipazione e organizzazione collettiva.
La lezione che stiamo imparando è semplice e impegnativa allo stesso tempo.
Non basta avere idee giuste. Non basta amministrare bene. Non basta denunciare le ingiustizie.
Bisogna costruire gli strumenti collettivi per affrontarle, restituendo alle persone la possibilità di sentirsi protagoniste del proprio futuro.
Dal Bronx al Piemonte, è questa la sfida che vogliamo raccogliere.
Organizzare la speranza, per trasformarla in cambiamento.