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Michigan, due settimane prima del voto: chi decide le regole della definizione?
Due settimane prima del voto del 3 novembre, la campagna per il Senato in Michigan sembra aver compiuto un altro passaggio. Tre settimane prima avevamo posto una domanda: chi riuscirà a definire ciò che Abdul El-Sayed rappresenta? Donald Trump e Mike Rogers cercavano di presentarlo non soltanto come un candidato progressista, ma come un “radicale”, un “simpatizzante dei terroristi”, qualcuno la cui identità musulmana poteva essere trasformata in motivo di sospetto.  Ora quella battaglia sembra essersi spostata di un passo: non si discute più soltanto di come definire El-Sayed, ma anche delle regole con cui quella definizione viene costruita. Una domanda e la domanda nascosta Durante un incontro pubblico in Michigan, un partecipante ha chiesto a El-Sayed se fosse disposto a prendere le distanze dai Fratelli Musulmani. La risposta immediata è stata semplice: sì, assolutamente. Ma El-Sayed non si è fermato lì. Ha chiesto perché l’interlocutore presumesse che un candidato musulmano dovesse dimostrare esplicitamente la propria distanza da un’organizzazione islamista. Ha poi paragonato quel tipo di sospetto alle domande sulla “doppia lealtà” rivolte in passato a John F. Kennedy in quanto cattolico. [1] Il video dello scambio si è diffuso rapidamente online, superando, secondo il Wall Street Journal, i 13 milioni di visualizzazioni.  Il punto interessante, tuttavia, non è la viralità, ma il cambiamento nella struttura della risposta: El-Sayed non si limita più a respingere un’accusa. Mette in discussione la premessa che rende possibile l’accusa. Dalla risposta alla regola La domanda sui Fratelli Musulmani può sembrare, presa isolatamente, una richiesta di chiarimento politico. Ma nel contesto di questa campagna assume un significato diverso. Trump ha continuato a chiamare El-Sayed “Mohammad”, a definirlo “jihadist” e a collegarlo senza prove ai Fratelli Musulmani. Anche in un comizio in Kansas, lontano dal Michigan, il presidente è tornato più volte su El-Sayed, insieme ad altre figure politiche musulmane. [2] Rogers, da parte sua, ha cercato ripetutamente di collegare El-Sayed a persone o organizzazioni descritte come estremiste.  In questo contesto, la domanda non riguarda più soltanto una posizione politica. Contiene anche una domanda implicita: quanto deve dimostrare un candidato musulmano di appartenere pienamente alla comunità politica americana? È qui che la risposta di El-Sayed modifica il terreno del confronto. Non dice soltanto: “Non appartengo ai Fratelli Musulmani”. Dice, in sostanza: perché proprio io devo superare questo test? Un conflitto più ampio La tensione non riguarda soltanto i due candidati. Associated Press ha descritto la corsa del Michigan come un punto di concentrazione delle tensioni che attraversano oggi parte dell’elettorato ebraico, musulmano e arabo-americano: Israele, Gaza, antisemitismo, islamofobia, sicurezza e appartenenza nazionale si sovrappongono in modi difficili da separare. [3]  Questo rende particolarmente delicato qualsiasi tentativo di trasformare identità religiose o culturali in scorciatoie politiche. Essere critici verso il governo israeliano non equivale automaticamente a ostilità verso gli ebrei; essere musulmani non implica alcuna simpatia per movimenti islamisti. Sono distinzioni ovvie in teoria. Durante una campagna elettorale polarizzata, però, possono diventare precisamente il terreno della battaglia. Chi definisce chi? Tre settimane prima del voto, la domanda era: chi riuscirà a definire ciò che El-Sayed rappresenta? Due settimane prima, quella domanda sembra essersi approfondita. El-Sayed non cerca soltanto di proporre una definizione alternativa di sé. Contesta il diritto dei suoi avversari di costruire quella definizione partendo dalla sua religione e di chiedergli prove di appartenenza che difficilmente verrebbero richieste nello stesso modo ad altri candidati.  Il conflitto passa così dalla definizione del candidato alle regole della definizione. Ed è forse qui che la campagna del Michigan supera il caso personale di Abdul El-Sayed. La domanda non riguarda più soltanto chi egli sia. Riguarda anche quali domande una democrazia considera legittimo porre a un candidato — e quali presupposti nascondono quelle domande. Note [1] WSJ, 20 ottobre 2026, “How an Abdul El-Sayed Opponent Handed Him a Campaign Highlight”; Guardian, 19 ottobre 2026, “Man who heckled Abdul El-Sayed is former Josh Hawley aide, records show”. [2] Guardian, 19 ottobre 2026, cronaca del comizio di Donald Trump in Kansas, con nuovi attacchi contro El-Sayed e altre figure politiche musulmane. [3] AP, 17 ottobre 2026, “A bitter Michigan Senate race rattles Jewish and Muslim voters already on edge over the war in Gaza”. Articolo basato su materiali pubblicamente disponibili consultati fino al 20 ottobre 2026. Kazuhiro Imamura
October 22, 2026
Pressenza
La fame le guerre e le elezioni
Il Programma Alimentare Mondiale (PAM), uno dei principali fornitori di aiuti alimentari nella Striscia di Gaza, ha dichiarato di essere costretto a “ridurre significativamente l’assistenza salvavita” nei territori palestinesi a causa di una carenza di fondi *. A seguito di questi tagli, il numero di persone che ricevono aiuti dall’agenzia delle Nazioni Unite diminuirà di circa un terzo, passando da 1,6 milioni a 1,1 milioni. Tra le conseguenze immediate vi è la riduzione del numero di pasti caldi forniti dalle mense comunitarie, da 250.000 a 150.000 al giorno. Fonti degli ospedali di Gaza hanno denunciato che nella giornata di lunedì quattro palestinesi, tra cui due bambini, sono stati uccisi in raid aerei israeliani su Gaza Città e Khan Younis e l’ospedale Al-Shifa ha riferito che una persona è stata uccisa e altre ferite in un attacco di droni israeliani nella zona di Al-Jalaa, a nord di Gaza Città e altre che un palestinese è stato ucciso in un attacco di droni israeliani, che lo avevano preso di mira nel quartiere di Sheikh Radwan, dove Abdullah Al-Zaytawi, un prigioniero rilasciato e deportato a Gaza, è stato ucciso in un raid aereo israeliano. Una persona è stata uccisa in un attacco di droni israeliani nella zona di Qizan Rashwan, a sud di Khan Younis. Nella zona di Al-Sudaniyya, a ovest della costa di Gaza, sono stati segnalati colpi d’arma da fuoco provenienti da cannoniere marine israeliane e una persona è rimasta ferita da colpi d’arma da fuoco israeliani nel campo profughi di Jabalia. Cisgiordania Lunedì scorso sono stati registrati 46 attacchi contro città e villaggi dei nativi. Le incursioni più gravi dei militari sono avvenute a Nablus e Aqaba, a nord di Toubas. A nord di Ramallah i coloni ebrei israeliani hanno rubato i raccolti di olive dai terreni nelle zone agricole orientali vicino alla città di Sinjil e incendiato veicoli e alberi nel villaggio di Turmus Ayya. Le forze dell’esercito di occupazione hanno demolito strutture agricole, sradicato centinaia di alberi da frutto e spianato aree di terreno agricolo con i bulldozer nel villaggio di Shuyukh al-Arroub, a nord di El-Khalil. Inoltre hanno arrestato Musab Rabai e due attivisti stranieri nel villaggio di Tuwana a Masafer Yatta, dopo che un colono e il suo bestiame si erano introdotti illegalmente nella proprietà dell’attivista palestinese. Qusra Sono passati due mesi e 9 giorni dall’inizio dell’assedio, da parte dei coloni e dell’esercito israeliano, che costringe gli 11 componenti di tre famiglie palestinesi di Qusra non uscire da casa, né rientrarvi. L’esercito di occupazione israeliano ha compiuto un’irruzione in un’abitazione a Qusra, a sud di Nablus. La casa è stata occupata dai soldati e trasformata in una base militare. La famiglia palestinese è stata cacciata ed ha passato la notte in una tenda lì vicino. In un altro attacco, a Beita, a sud di Nablus, i coloni hanno fatto irruzione in casa di una famiglia palestinese, hanno interrotto l’erogazione di energia elettrica. Siria Oltre che per la creazione di una base sul “monte degli arabi”, attrezzata per lo spionaggio su vaste aree della Siria meridionale, il governo israeliano sta lavorando per destabilizzare la Siria con l’innesco di una rivolta indipendentista drusa. Alcuni esponenti drusi di Suwayda hanno recentemente annunciato pubblicamente la possibilità di un’imminente operazione per riconquistare gli altri villaggi drusi. Un elicottero israeliano è recentemente atterrato a Suwayda e ha consegnato ingenti quantità di armi e munizioni alle milizie druse affiliate a Tel Aviv, che nel frattempo ha intensificato l’attività di intelligence aerea su Suwayda e aree circostanti è aumentata e i coli degli aerei da ricognizione su Damasco e nel sud della Siria. Tutto ciò fa supporre che un attacco di milizie druse ed esercito israeliano insieme contro le forze di sicurezza siriane potrebbe essere imminente. Yemen Cinquantatré reclute sono state uccise e oltre 200 ferite in un attacco missilistico degli Houthi contro il centro di addestramento della provincia di Shabwa. È il massacro più atroce in questa guerra civile yemenita, che si combatte in tutte le province del paese, ma con particolare accanimento nella regione a sud ovest, che si affaccia sul mar Rosso, per il controllo di Bab el-Mandab, e in cui, con il pretesto di difendere l’integrità e la sicurezza dell’Arabia Saudita, potrebbe intervenire l’Egitto di al-Sisi. I dati sul traffico aereo infatti hanno rivelato la presenza di due aerei da trasporto militare dell’aeronautica egiziana nello spazio aereo saudita. Il ministro degli esteri russo, Lavrov, che nei giorni scorsi era stato a Teheran, lunedì si è incontrato con l’omologo saudita e ha avanzato un piano russo per avvicinare le posizioni di Teheran e Riad ed evitare una guerra tra i due paesi. Iran Lunedì mattina i guardiani della rivoluzione hanno annunciato di aver abbattuto un sofisticato drone statunitense sopra lo stretto di Hormuz. Nel frattempo il capo della Casa Bianca proclamava: “Abbiamo distrutto i radar e i sistemi di difesa aerea iraniani e l’Iran ha perso i suoi leader. Non so con chi negoziare in Iran dopo l’uccisione dei leader di primo e secondo livello e la perdita di metà dei leader di terzo livello. I leader iraniani rimasti hanno chiesto la cessazione degli attacchi e hanno posto come garanzia che non avrebbero subito la stessa sorte dei leader uccisi. Possiamo interrompere le operazioni militari ora, con la garanzia che l’Iran non si doterà di armi nucleari. La guerra finirà molto presto e poi i prezzi del petrolio subiranno il crollo più drastico. I prezzi del petrolio continueranno a scendere a causa dell’eccesso di offerta sui mercati”. E a quanto riferito dalla stampa statunitense, lunedì, cioè il giorno dopo che Trump ha dichiarato il proprio sostegno per lui alle prossime elezioni della Knesset, previste per la prossima settimana, in una base aerea militare israeliana Netanyahu ha incontrato il Segretario alla guerra degli USA, Pete Hegseth. Il delirante discorso di Trump e la visita ‘a sorpresa’ di Hegseth a Netanyahu sono un segnale allarmante: la minacciosa avvisaglia di un devastante attacco missilistico alle basi nucleari iraniane e dell’uso della bomba MOAB, detta ‘la madre di tutte le bombe’. * WPF / World Food Programme – Funding cuts force WFP to drastically reduce lifesaving assistance in Gaza ANBAMED
October 21, 2026
Pressenza