
Stati Uniti, miliardari che vogliono pagare le tasse
Pressenza - Saturday, October 31, 2026Lo sciopero generale del 30 ottobre contro il caro vita e salari più giusti ha di nuovo riempito le piazza italiane; solo a Milano a sfilare in corteo c’erano più di centomila persone. Il governo come risposta alle proteste scrive decreti sicurezza sempre più restrittivi e antidemocratici e si indigna all’idea di tassare i più ricchi. Antonio Tajani ha definito la proposta di una patrimoniale un concetto economico superato e l’ha paragonata a modelli in vigore nell’Unione Sovietica.
Negli Stati Uniti l’avanguardia miliardaria sembra però pensarla diversamente e non perché ha deciso di riabilitare il comunismo; al contrario chiede riforme fiscali “a danno” dei super-ricchi per salvare democrazia e capitalismo.
Dieci anni fa nasceva per volere di Erika Payne l’associazione Patriotic Millionaires – consiglio una visita al sito ufficiale per farsi un idea personale. L’attuale presidente è nientemeno che l’ex amministratore delegato di BlackRock: Morris Pearl, che nel suo profilo, senza imbarazzo, racconta di come, per l’intero arco della propria carriera di consulente esperto abbia contribuito non a creare un solo posto di lavoro, ma a far lievitare i conti degli azionisti, già miliardari. Ammette di aver partecipato a scelte che hanno causato terremoti finanziari e distrutto la vita di milioni di persone – tra cui la decisione di far fallire la Grecia. Proprio ad Atene fu toccato dalla rivelazione. Per concedersi una porzione extra di uno squisito budino al cioccolato senza dar troppo nell’occhio, si spostò alla finestra della banca dove era ospite e da lì vide una lunghissima colonna di persone che protestavano contro di loro: “Mi sono risieduto al tavolo della conferenza e ho cercato di concentrarmi di nuovo sulla riunione, ma non riuscivo a smettere di pensare: stavo davvero facendo qualcosa di utile per quelle povere persone disperate? O stavo solo contribuendo a salvare il posto di lavoro dei dirigenti delle banche greche seduti intorno a me, aiutando a salvare la loro banca?”
Del gruppo fanno parte Abigail Disney, nipote di Walt Disney, John Esler, Scott Ellis, Ashley Craig, John Driscoll e un’altra cinquantina di affiliati a molti zeri; se ne può leggere il profilo nel sito. Ogni membro, con iniziative personali e collettive, è impegnato in progetti che riportino equilibrio economico e democrazia nel Paese. Una delle principali preoccupazioni è proprio il caos e la distruzione della società che si innescherebbe, e che in parte già osservano, se la disparità economica continuasse ad aumentare. Per come è strutturato il sistema fiscale americano un milionario paga meno tasse di un suo operaio: alcuni furbetti (Zuckenberg, Besos e Musk sono tra questi) dichiarano uno stipendio annuale pari a 1 dollaro!
Le priorità di Patriotic Millionaires sono riassumibili in tre punti: una riforma fiscale che metta al centro la tassa dei milionari perché è giusto togliere a chi ha accumulato troppo. Scrive A. Disney: “Molti li considerano [suo nonno e suo zio] l’incarnazione del Sogno Americano. Io tuttavia non ne sono una rappresentante. In questo secolo, ben poche persone lo sono. Essendo un’erede, esisto solo grazie ad alcune stranezze del sistema fiscale […]. Questo significa che non ho mai dovuto lavorare o essere brillante. Per me, la tavola era apparecchiata molto prima che nascessi e c’era ben poco che potessi fare per perdere i miei vantaggi”.
Il secondo obiettivo per cui si battono è alzare gli stipendi ai lavoratori perché “è merito loro se noi siamo ricchi, perché comprano i nostri prodotti e i nostri servizi” e il terzo è ridistribuire il potere elettorale. Su questo punto scrive Pearl: “Non voglio che i candidati passino le loro serate in lussuosi studi legali a socializzare con una manciata di persone ricche come me e i miei amici […]. Voglio invece che trascorrano il loro tempo tra la gente comune, ascoltando e imparando quali azioni concrete siano necessarie per migliorare le vite delle persone.” L’attacco è al sistema elettorale ormai fuori controllo, in cui per candidarsi ogni politico deve assicurarsi donatori e lobby. È il sistema dei Pac e dei super-Pac che una ricerca, condotta dai professori Jeffrey Winters e Benjamin Page, ha rilevato garantirebbe ai quattrocento americani più ricchi un potere politico di ventiduemila volte superiore rispetto a quello del cittadino medio.
Fra pochi giorni durante le elezioni di metà mandato nello Stato della California, per la prima volta nella storia, il pubblico è chiamato a votare Si o No alla Proposition 40 che, in caso di vittoria del Si, applicherebbe una tassa patrimoniale straordinaria a duecento super ricchi per l’anno 2026. Insomma, sebbene in tanti continuino a non vedere la necessità di cambiare strada, bisogna ammettere che, silenziosamente, la pensata di tornare indietro partendo dalle tasse di strada ne ha fatta. Scrive A. Disney: “L’unica via d’uscita da questa situazione difficile in cui ci troviamo è tornare al punto di partenza: le tasse”.