
“Sono arrivati i dati” sul traffico di armi nel porto di Ravenna.
Pressenza - Friday, October 23, 2026Citando l’articolo pubblicato stamattina da Linda Maggiori su Altreconomia*, il Coordinamento popolare contro i traffici di armi porto Ravenna informa e comunica:
“Dal porto di Ravenna lo scorso anno sono partiti 225.160 chilogrammi di materiali di armi e componenti militari verso destinazioni ignote. Si tratta quasi interamente di “merce relativa a dichiarazioni doganali di esportazione presentate presso altre Dogane ed imbarcata presso il porto di Ravenna e diretta a Stati extra-Ue”.
Gli “sdoganamenti” di queste 225 tonnellate di armi imbarcate a Ravenna nel 2025 sono quindi con molta probabilità avvenuti nei Paesi europei produttori di tali armi (Repubblica Ceca, Ungheria e altri), che hanno poi utilizzato Ravenna come “porta di uscita” marittima.
Non è nota dunque la destinazione precisa, perché tenuta segreta, ma si può ipotizzare che vi sia anche Israele, dato che è la principale destinazione dei container partiti dal porto di Ravenna, nel 2025. Il sofferto riscontro delle Dogane certifica dunque come nel 2025 lo scalo romagnolo abbia contribuito ad alimentare la fase più cruenta del genocidio a Gaza, lasciando passare centinaia di tonnellate di armi destinate all’esercito israeliano.
Abbiamo depositato in Procura tutti gli atti, integrando l’esposto penale già presentato l’11 settembre 2025.
“Ora ci aspettiamo che vengano avviate indagini per chiarire se export e transiti di armi verso Israele dal porto di Ravenna, di cui vi è ormai prova documentale, abbiano o meno violato le leggi dello Stato, in particolare la Legge 185/1990 che vieta l’invio di armi a Paesi che commettono crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio – spiega ad Altreconomia l’avvocato Andrea Maestri – Gli eventuali responsabili di simili traffici dovranno risponderne davanti alla giustizia, di cui abbiamo piena fiducia”.
Alla fine dell’anno scorso, grazie ai blocchi portuali, alle grandi proteste di piazza, e allo “pseudo” cessate il fuoco a Gaza, questo flusso sembra essersi interrotto.
Secondo i dati più recenti forniti dalle Dogane e relativi al 2026, armi militari non sarebbero passate.
Non si comprende però come mai l’Agenzia governativa abbia voluto resistere fino all’ultimo grado di giudizio amministrativo, sottolineando la rilevanza “militare” del porto di Ravenna e il rischio insito nel divulgare questi dati, se è vero che il dato aggregato del 2026, alla fine, è pari a zero.
L’attenzione non deve calare. Tutto fa pensare che il traffico di armi sia stato solo sospeso, cambiando porto.
Nulla si sa invece del flusso di beni a doppio uso, come forgiati ad acciaio speciale, sistemi acustici, ottici, radar, sensori magnetici, laser, apparecchiature per droni, nitrato di ammonio (usato dall’esercito israeliano per minare gli edifici di Gaza) che sono sempre più necessari nelle guerre moderne”.
Il Coordinamento popolare contro i traffici di armi ribadisce: questa è una ulteriore gravissima prova di complicità, e se qualcosa è cambiato nel 2026 è solo grazie alla mobilitazione cittadina e all’esposto presentato nel settembre 2025. Chiediamo ora che si apra un processo, chi ha permesso che queste armi finissero ad ammazzare bambini, deve prendersi le sue responsabilità.
Ora non dobbiamo abbassare la guardia e vogliamo chiarezza sui materiali dual use inviati a Elbit System e altre aziende militari israeliane nel 2026, e sulle spedizioni verso le colonie israeliane.
Chiamiamo tutti il 30 ottobre alla manifestazione e sciopero internazionale dei porti contro la guerra!
* Dal porto di Ravenna nel 2025 sono partite 225 tonnellate tra armi e componenti militari – Linda Maggiori / Altreconomia 23 ottobre 2026
