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Mauro Armanino: andar controcorrente, con “parole che dissentono, e disertano”
Oggi, sabato 3 ottobre, a Genova si è svolta l’assemblea generale convocata da CALP e USB per preparare la mobilitazione internazionale che venerdì 30 ottobre coinvolgerà i lavoratori del porto del capoluogo ligure insieme ai colleghi di altre città portuali di tutta Italia, d’Europa e di altri stati affacciati al Mediterraneo. A Genova due giorni prima, il 1° ottobre, è stata ‘varata’ la 66esima edizione del Salone Nautico. L’inaugurazione è stata celebrata con il cerimoniale saluto ‘alla voce’ delle navi in rada… e, oltre alla sindaca di Genova, per l’occasione erano presenti: il governatore della Liguria, Marco Bucci, il presidente nazionale di Confindustria, Orsini, e il presidente di Confindustria nautica, Formenti, inoltre il ministro Urso, il viceministro Rixi e Giorgia Meloni, che ha proceduto al taglio del nastro contemporaneamente al “defilamento della fregata antimissilistica Margottini della Marina militare durante il tradizionale alzabandiera da parte dei militari della Capitaneria di porto oltre all’esecuzione dell’Inno di Mameli“. Sul palco d’onore c’erano le ‘autorità’, tranne una: “Se l’obiettivo, come si vocifera, e spero che non sia così, era quello di levarmi attenzione, non credo sia stato raggiunto – ha dichiarato Silvia Salis, campionessa di lancio del martello nel 2025 candidata, ed eletta, ‘primo cittadino’ (da una coalizione formata da PD, M5S, AVS, Volt Italia, +Europa, Azione, Italia Viva e DemoS insieme alle liste civiche Riformiamo Genova e Linea Condivisa) – Io rappresento la città di Genova e non ho intenzione di fare polemica. Vorrei solo ricordare il senso di servizio verso il nostro incarico. Noi siamo in prestito alle istituzioni, non sono nostri gli incarichi che abbiamo, li serviamo. Non servono a noi, noi rappresentiamo le istituzioni per le quali siamo state votate” [Meloni inaugura la 66esima edizione del Salone nautico, polemica per l’assenza di Salis dal palco – Rai News]. L’incontro ha riunito i portuali insieme a comitati, associazioni, organizzazioni sindacali e politiche, collettivi e cittadini esortati a “portare idee e proposte concrete per costruire una risposta coordinata dal basso”. Mauro Armanino ha risposto con una riflessione: > Piazza Banchi si trova adiacente a Caricamento. > > Nata come scalo commerciale accanto al porto di Genova, prese questo nome per > la presenza dei banchi di legno dei cambiavalute e dei notai sistemati sotto i > portici dei palazzi. > > Dal fallimento di questi banchi e dalla rottura fisica dei tavoli, i banchi > rotti, deriva il termine ‘bancarotta’… parola che bene esprime lo spirito del > nostro tempo inquieto. > > Alta sui naufragi dai belvedere delle torri, china e distante sugli elementi > del disastro e dalle cose che accadono al di sopra delle parole celebrative > del nulla. > > Dietro la chiesa di san Pietro in Banchi che poggia, forse non casualmente, su > negozi e chiosco dei fiori, si trova uno dei centri di ascolto della Caritas. > > Ogni mattina passano un centinaio di persone per consumare una sobria > colazione offerta dal servizio. > > Accanto alla porta d’ingresso della sala di accoglienza e di incontri, aperti > a tutti, ha sede uno spazio espositivo. > > ‘Impronta d’acciuga’, c’è scritto. > > Sullo scandalo metallico > di armi in uso e in disuso > a guidare la colonna > di dolore e di fumo > che lascia le infinite battaglie al calar della sera > la maggioranza sta, la maggioranza sta. > > Sulla vetrina ci sono due dipinti che rappresentano acciughe. > > Quello di sinistra cita una strofa di poesia scritta a due mani con Ivano > Fossati e cantata da Fabrizio de André nel 1996. > > ‘Smisurata preghiera’ si legge sul dipinto nel quale un’acciuga naviga in > senso contrario rispetto alle altre. > > Tutto si rigenera e prende altre direzioni, fondali che si trasformano in > arredi. > > Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria > col suo marchio speciale di speciale disperazione > e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi. > > L’acciuga posta in una direzione ostinata e contraria insinua le innumerevoli > e spesso nascoste, quotidiane resistenze al sistema imperante. > > I ‘no-feriali’ ed eretici che sfidano le narrazioni dominanti e nuotano, > coscientemente, controcorrente. > > L’editoriale di Volere la luna * afferma che la democrazia non è stata > inventata per essere democratica… bisogna costringerla. > > Ecco perché a Genova ci sarà un’assemblea per dire ai guerrafondai della > logistica che ‘non di sole armi vivono i porti’, ma di parole che dissentono e > disertano. > > Coltivando tranquilla > l’orribile varietà > delle proprie superbie > la maggioranza sta > come una malattia > come una sfortuna > come un’anestesia > come un’abitudine > > Mauro Armanino – Genova, 3 ottobre 2026 SMISURATA PREGHIERA Liberamente tratta dalla Summa di Maqroll. Il gabbiere (antologia poetica 1948-1988) di Álvaro Mutis, Ediz. Einaudi – Torino F. DeAndré | I. Fossati | A. Mutis  ©  1996   Alta sui naufragi dai belvedere delle torri china e distante sugli elementi del disastro dalle cose che accadono al di sopra delle parole celebrative del nulla lungo un facile vento di sazietà di impunità. Sullo scandalo metallico di armi in uso e in disuso a guidare la colonna di dolore e di fumo che lascia le infinite battaglie al calar della sera la maggioranza sta, la maggioranza sta. Recitando un rosario di ambizioni meschine di millenarie paure di inesauribili astuzie coltivando tranquilla l’orribile varietà delle proprie superbie la maggioranza sta. Come una malattia come una sfortuna come un’anestesia come un’abitudine. Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore di umanità, di verità. Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli con improbabili nomi di cantanti di tango in un vasto programma di eternità. Ricorda, Signore, questi servi disobbedienti alle leggi del branco non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti. Come una svista come un’anomalia come una distrazione come un dovere. * “La democrazia non è stata inventata per essere democratica. Bisogna costringerla.” (Aria di golpe parlamentare e di partito unico, di Alfio Mastropaolo – Volere la luna – 30/09/2026) L’inaugurazione del Salone Nautico 2026 nell’album fotografico del Governo italiano: Maddalena Brunasti
October 3, 2026
Pressenza
La guerra passa dai nostri porti: il ruolo del porto di Piombino.
IL PROSSIMO 30 OTTOBRE SARÀ LA SECONDA GRANDE GIORNATA INTERNAZIONALE DI LOTTA DEI PORTUALI CONTRO LA GUERRA, IL RIARMO E LA MILITARIZZAZIONE DEI PORTI. Abbiamo riempito l’Arabia Saudita di armi. E oggi ci chiediamo perché la guerra arrivi fin dentro i nostri confini. Da circa un anno i carichi di armi, mezzi militari ed esplosivi movimentati attraverso il porto di Piombino sono aumentati in maniera significativa. Quello che per molto tempo è apparso come un fenomeno episodico si è progressivamente trasformato in una presenza ricorrente. Tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile 2026, nel pieno dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran e del coinvolgimento dei Paesi della regione, la nave Capucine, utilizzata dal Ministero della Difesa italiano, arriva nel porto toscano. Grazie a una segnalazione veniamo a conoscenza del possibile carico e, soprattutto, della destinazione: il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Una destinazione che, per quella nave, rappresentava una novità. Mentre arrivavano le consuete rassicurazioni da parte di alcuni esponenti vicini ad ambienti militari e imprenditoriali — «sono armi italiane che servono soltanto per semplici esercitazioni» — l’Unione Sindacale di Base decide di rivolgersi immediatamente alle autorità competenti e invia un esposto urgente alla Procura della Repubblica di Livorno, alla Capitaneria di Porto, all’Agenzia delle Dogane, alla Guardia di Finanza e all’Autorità di Sistema Portuale. Nell’esposto USB segnalava che la Capucine, battente bandiera maltese, sarebbe entrata nel porto di Piombino per effettuare il carico di: * cartucce; * detonatori; * bombole di azoto; * batterie; * TNT (tritolo). La destinazione indicata era il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Nell’esposto USB evidenziava inoltre come l’Arabia Saudita fosse direttamente coinvolta nello scenario di conflitto e come non risultasse, sulla base delle informazioni disponibili in quel momento, la presenza di un contingente militare italiano nel Paese tale da giustificare quel tipo di trasferimento. Da qui nasceva un interrogativo preciso: quel materiale era destinato realmente a esigenze delle forze armate italiane oppure era diretto verso altri apparati militari impegnati nello scenario mediorientale? Non era un interrogativo teorico. Come Unione Sindacale di Base proclamammo lo sciopero nel porto di Piombino in concomitanza con le operazioni di carico e partecipammo al presidio delle Donne in Nero, uno dei pochi soggetti che, insieme al sindacato, ha continuato a denunciare pubblicamente il traffico di armi nello scalo piombinese. Alla fine la Capucine caricò il materiale e partì verso l’Arabia Saudita. E proprio nei giorni in cui la nave arrivava a Gedda, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si recava a sua volta nella città saudita, dove incontrava il primo ministro Mohammed bin Salman. Di fronte a quella vicenda, nessuno degli enti preposti ritenne necessario, almeno pubblicamente, aprire un’indagine o fornire chiarimenti. Da un episodio a una rotta. Quello che accadde con la Capucine non rimase un episodio isolato. Da marzo in poi sono stati diversi i carichi di materiale bellico partiti da Piombino verso il Medio Oriente, con il coinvolgimento sia della Capucine sia della nave Severine. Una dinamica documentata anche dall’inchiesta della giornalista Linda Maggiori, che ha ricostruito le rotte e la crescente frequenza degli scali delle due navi. Nel frattempo, però, le informazioni sono diventate sempre più difficili da ottenere. Le navi hanno iniziato in diversi casi a rendere più difficile il loro tracciamento attraverso lo spegnimento dei transponder. Alcuni passaggi sono stati segnalati davanti alle coste israeliane, prima della prosecuzione della navigazione verso il Canale di Suez, o nella direzione opposta. L’Agenzia delle Dogane, inoltre, non ha fornito le informazioni richieste sui carichi e sulle destinazioni. Un fatto che assume un peso particolare se letto alla luce di quanto messo nero su bianco dall’Avvocatura dello Stato nel contesto del ricorso al TAR di Bologna e della successiva udienza presso il Consiglio di Stato promosso da Linda Maggiori: «nell’attuale contesto storico politico, in cui, come è a tutti noto, è in corso una guerra mondiale “a pezzi” ed “ibrida” che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia». Non stiamo dunque parlando di un problema astratto. Stiamo parlando di porti italiani, di navi che trasportano materiale militare, di rotte internazionali e di un Paese che dichiara di non essere parte dei conflitti ma che, allo stesso tempo, è sempre più inserito nei meccanismi logistici che consentono alla macchina bellica di funzionare. L’ultimo carico della Severine è avvenuto poche settimane fa. L’inchiesta di Linda Maggiori ha documentato proprio nel 2026 la crescente frequenza degli scali delle due navi a Piombino e la presenza di materiale bellico nello scalo toscano. I porti non sono neutrali quando trasportano la guerra. È proprio da qui che dobbiamo partire. Mentre il nostro Paese aumenta il proprio coinvolgimento nello scenario bellico e mentre il riarmo diventa una delle priorità dichiarate dei governi europei, i lavoratori portuali di Europa e Mediterraneo hanno deciso di rispondere con una mobilitazione internazionale. Il 30 ottobre sarà la seconda grande giornata internazionale di lotta dei portuali contro la guerra, il riarmo e la militarizzazione dei porti. La mobilitazione coinvolgerà organizzazioni sindacali di Francia, Grecia, Paesi Baschi, Turchia, Marocco e Italia e rappresenterà lavoratori di oltre 40 porti del Mediterraneo e dell’Europa. A questa rete si è aggiunta anche ORSA Porti di Gioia Tauro. Non è una semplice giornata di testimonianza. È una mobilitazione che nasce dalla consapevolezza che i porti rappresentano uno dei nodi fondamentali attraverso cui passano le merci, le risorse e anche gli strumenti della guerra. Per questo i lavoratori portuali rivendicano che i porti non vengano utilizzati per il trasporto di armi, munizioni, mezzi militari e truppe destinati ai teatri di guerra. E rivendicano che le risorse pubbliche siano destinate ai bisogni sociali, ai salari, alle pensioni, ai servizi pubblici e al lavoro, anziché essere assorbite dai programmi di riarmo. In Italia l’Unione Sindacale di Base è tra i promotori di questa giornata internazionale, insieme ad ORSA Porti di Gioia Tauro. Non basta denunciare. Bisogna fermare il meccanismo. Da troppo tempo la guerra viene raccontata come qualcosa che accade lontano. Ma la guerra passa dai nostri porti. Passa dalle navi. Passa dai lavoratori chiamati a movimentare quelle merci. Passa dalle infrastrutture civili trasformate progressivamente in snodi logistici della macchina militare. E passa anche dalle conseguenze economiche che ricadono sulla popolazione: dall’aumento delle spese militari alla sottrazione di risorse ai servizi pubblici, fino all’aumento dei costi dell’energia, dei beni essenziali e soprattutto della benzina Per questo non possono bastare i comunicati di denuncia. Non possono bastare le dichiarazioni di principio. La mobilitazione del 30 ottobre nasce dalla volontà di intervenire concretamente su uno dei meccanismi che alimentano la guerra: la sua logistica. I lavoratori non vogliono essere considerati semplicemente una parte neutrale della catena ma dicono no alla movimentazione di materiale destinato ai conflitti. Vogliono poter esercitare il diritto all’obiezione di coscienza quando il proprio lavoro viene utilizzato per alimentare una guerra. Vogliono che i porti rimangano luoghi di lavoro e non diventino basi operative della militarizzazione. È una posizione che comporta anche dei rischi. Significa, per un lavoratore, esporsi alle pressioni delle aziende, a possibili conseguenze disciplinari e al rischio di perdere il proprio posto di lavoro. Per questo il 30 ottobre non sarà soltanto una giornata contro la guerra. Sarà soltanto la prima tappa di un percorso che dovrà portarci nuovamente in piazza, in massa, per fermare tutto ancora una volta. Una nuova stagione di scioperi, mobilitazioni e di conflitto. Unione Sindacale di Base
September 22, 2026
Pressenza
Solidarietà a Linda Maggiori
Rete #NOBAVAGLIO esprime pieno sostegno alla giornalista Linda Maggiori, che il prossimo 27 agosto a Roma sosterrà nell’udienza davanti il Consiglio di Stato il diritto di poter accedere alle informazioni sui traffici d’armi dal porto di Ravenna. Diritto che invece le è stato negato dall’Agenzia delle Dogane. Rete #NOBAVAGLIO auspica che l’esito sia in linea con la sentenza già espressa dal Tar di Bologna in suo favore, che, come conferma il suo avvocato Andrea Maestri, “ha sancito il diritto di conoscere almeno le quantità di armi che transitano dal nostro porto”. La battaglia di Linda Maggiori ci riguarda tutte e tutti: come giornaliste e giornalisti, come attiviste e attivisti e come cittadine e cittadini che hanno il diritto ad essere informati, almeno per due ragioni fondamentali: La prima: perché il traffico d’armi va ad alimentare un’economia di guerra che, dall’industria alla cultura, sta trasformando l’intera struttura della nostra società, crea solo morte e distruzione e impoverisce ecosistemi e territori, mettendone a rischio la sicurezza, come dimostra l’esplosione avvenuta in questi giorni nella fabbrica d’armi KNDS di Colleferro, in provincia di Roma. La seconda: perché la raccolta di notizie potrebbe implicare, come in questo, anche la verifica di eventuali violazioni della legge dello Stato 185/1990, che vieta di armare governi responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità, come ad esempio Israele, che tuttora sta perpetrando impunemente il genocidio del popolo palestinese, così come denunciato dall’Onu. RETE #NOBAVAGLIO Liberi di essere informati LiberiTuttX Ovviamente Linda Maggiori riceva anche la solidarietà della redazione di Pressenza di cui è da tempo una delle autrici. Rete #NOBAVAGLIO
August 19, 2026
Pressenza
Prosegue il traffico d’armi nei nostri porti, protetto dalla polizia
Livorno: polizia interviene per garantire carico di armi da Camp Darby, ma la lotta contro il traffico di armi non si ferma Alle prime luci della mattina di sabato 18 aprile, a Livorno, grazie alla segnalazione da parte dei lavoratori è scattata la mobilitazione contro l’ennesimo transito di materiale bellico: era previsto il transito della nave Freeberg carica di munizioni ed esplosivi, proveniente dalla base americana di Camp Darby. Decine di attivisti contro la guerra, tra cui i membri della federazione USB di Livorno, hanno bloccato il ponte mobile di via Mogadiscio per impedire il transito, ma la  celere è intervenuta per garantire il passaggio di armi (caricando di peso i manifestanti e portandoli via, come si evince dal video postato dal Coodinamento Antimilitarista Livornese, facebook.com/reel/, ndR). Un atteggiamento che denunciamo con forza: evidentemente i tentativi del governo di smarcarsi dagli interessi bellici americani sono solo di facciata, dato che per garantire il traffico di armi da una base USA si fa ricorso alla polizia. Traffico di armi che continua ad alimentare guerre e genocidio, mentre sta  trascinando i lavoratori e le lavoratrici italiani verso una crisi senza precedenti con prezzi alle stelle e inflazione crescente. USB è solidale con tutte e tutti quelli che sono scesi in piazza questa mattina a Livorno: la lotta nei porti contro il traffico di armi continuerà senza farsi intimidire, a cominciare dal prossimo sciopero dei porti del 7 maggio e dalla manifestazione nazionale operaia del 23 maggio. Link al comunicato per condivisione: Livorno: polizia interviene per garantire carico di armi da Camp Darby Unione Sindacale di Base
April 18, 2026
Pressenza
Livorno. La polizia interviene al porto per garantire carico di armi da Camp Darby
Alle prime luci della mattina di sabato 18 aprile, a Livorno, grazie alla segnalazione da parte dei lavoratori è scattata la mobilitazione contro l’ennesimo transito di materiale bellico: era previsto il transito dela nave Freeberg carica di munizioni ed esplosivi, proveniente dalla base americana di Camp Darby. Decine di attivisti […] L'articolo Livorno. La polizia interviene al porto per garantire carico di armi da Camp Darby su Contropiano.
April 18, 2026
Contropiano
Per una Giornata internazionale di azione congiunta dei porti
Appello “La pace è finita” è ciò che sentiamo dire dalla maggior parte dei nostri governi Come sindacati dei lavoratori #portuali, abbiamo firmato la dichiarazione “I lavoratori portuali non lavorano per la guerra” a Genova il 26 settembre e ribadiamo l’attualità degli impegni contenuti in questo documento. Questi includono la […] L'articolo Per una Giornata internazionale di azione congiunta dei porti su Contropiano.
December 24, 2025
Contropiano
Livorno: il presidio ha impedito l’attracco della Severn. La mobilitazione al porto continua…
Cominciata lunedì 22 settembre scorso, in concomitanza con lo sciopero nazionale contro il genocidio dei palestinesi, e proseguita nei giorni successivi, in cui era previsto l’arrivo del mercantile americano con a bordo un carico destinato alla base USA “Camp Derby”, la mobilitazione coinvolge i portuali e i cittadini livornesi nella lotta contro il traffico di armi e nella solidarietà con la Global Sumud Flotilla. Alla manifestazione del 22 settembre, indetta dal Gruppo autonomo portuale e dall’USB livornesi, si erano aggregate le sedi locali di Filt Cgil e Uiltrasporti e hanno partecipato numerosi cittadini e studenti. “Mentre Livorno si prepara all’arrivo in porto della nave della morte americana, che arriverà in porto nei prossimi giorni trasportando un carico di armi, ci prepariamo alla mobilitazione e contemporaneamente alla partecipazione allo sciopero del 22 settembre – proclamava USB Livorno il 15 settembre – La partecipazione allo sciopero e l’organizzazione di un presidio ai varchi portuali è coerente con il percorso di lotta condiviso con tutte le realtà che hanno animato le recenti manifestazioni per la Palestina. In quest’ottica condivideremo con queste realtà i vari passaggi del percorso di sciopero e delle azioni ad esso collegate. Ovviamente siamo pronti alla mobilitazione immediata in caso di attacco alla Flotilla e a organizzare blocchi immediati” [22 settembre sciopero generale. Livorno presidio in porto / USB porti – 15 SETTEMBRE 2025]. Nello stesso giorno, un articolo pubblicato sul sito di THE WEAPON WATCH – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei annunciava che fondo finanziarionorvegese NBIM / Norges Bank Investment Management, il più grande al mondo, recentemente ha deciso di disinvestire i propri capitali da cinque banche israeliane che finanziano gli insediamenti illegali in Cisgiordania e dalla Caterpillar Inc., la rinomata azienda statunitense produttrice di bulldozer che fabbrica i modelli CAT D9 impiegati dall’esercito americano dal 1954 e dal 1956 anche dalle forze armate israeliane. Dopo aver cominciato a farne uso nella guerra di Suez, l’IDF impiega questi bulldozer incessantemente, soprattutto nelle operazioni militari che conduce nei territori palestinesi, in paricolare in questi anni a supporto dell’espansionismo coloniale in Cisgiordania e nell’assedio della Striscia di Gaza. L’articolo di THE WEAPON WATCH inoltre spiegava che attualmente “una filiale americana di Leonardo (Leonardo DRS Sustainment Systems) sta fornendo [alla Caterpillar] i trailer a due assi che trasportano i carri armati e i bulldozer utilizzati a Gaza dai militari israeliani” e che per il trasporto dagli Stati Uniti i D9 della Caterpillar “viaggiano in parte o del tutto disassemblati” su di un bulk carrier – “porta rinfuse” – nelle cui grandi stive carica merci di varie tipologie e che si chiama Severn. Precisando che questa enorme nave mercantile appartiene alla flotta della SLNC / Schuyler Line Navigation Company che “nell’agosto 2024 è stata acquisita da JP Morgan Chase, una delle quattro più importanti banche americane, con l’intento dichiarato di rafforzare i programmi marittimi governativi e «restore America’s maritime dominance», secondo le parole del presidente Trump” – l’articolo di THE WEAPON WATCH mostrava la foto scattata il 2 giugno scorso al porto New Jersey in cui si vede la Severn ormeggiata al molo in cui c’era un carico di CAT D9 pronto per venire imbarcato… … e siccome le rotte di navigazione pubblicate su Vessel Finder indicavano che nei seguenti 7 e 9 luglio ha attraccato nei porti di Ashdod e Haifa, si desume che i bulldozer a bordo della Severn siano stati consegnati all’esercito israeliano. Poi, dopo una sosta a Port Said, in Egitto, la Severn si è diretta verso Livorno, dove era attesa e in cui avrebbe sostato per scaricare dei “mezzi e caterpillar destinati a Camp Darby, base militare dell’esercito italiano dove sono stanziate e operano unità militari statunitensi, situata nella Tenuta di Tombolo del comune di Pisa” [Così i portuali di Livorno hanno fermato una nave militare americana con armi per Camp Darby / OPEN – 24 SETTEMBRE 2025]. Qualche mese prima l’USB Toscana aveva avvertito che “dal 10 al 20 giugno ogni mattina tra le 9.50 e le 12.50, la circolazione ferroviaria tra Pisa e Livorno” era stata interrotta per realizzare dei “lavori di rinnovo degli scambi a Tombolo”, uno snodo centrale per “il traffico di armi, esplosivi e munizioni tra il porto di Livorno, il Canale dei Navicelli e Camp Darby, il più grande arsenale USA fuori dal suolo americano” [Linea ferroviaria Pisa-Livorno chiusa per lavori? / USB Toscana – 19 GIUGNO 2025]. Quest’estate molte iniziative avevano coinvolto i portuali livornesi insieme ai colleghi liguri – genovesi e spezzini -, italiani – di Ravenna, Taranto, Trieste,… – e del Mediterraneo – ateniesi, marsigliesi, tunisini,… – a contrastare le consegne di armi, munizioni e carburante all’esercito israeliano e il 25 giugno, in occasione della mobilitazione all’aeroporto di Montichiari che ha impedito la partenza di una fornitura di missili destinata in Medio Oriente, l’USB ha lanciato una campagna contro il carico, scarico e trasporto di armamenti e materiale bellico. Domenica 21 settembre in una terrazza sul lungomare di Livorno era stato organizzato un flash-mob, coordinato dal gruppo Livorno per Gaza in collaborazione con l’Associazione Culturale Livorno Palestina, in cui 180 partecipanti hanno raffigurato la bandiera palestinese con altrettanti ombrelli colorati di rosso, bianco, verde e nero. Dal mattino di lunedì 22 settembre, quando al porto è confluita la manifestazione di lavoratori e studenti che hanno aderito allo sciopero nazionale, la mobilitazione ha impegnato i portuali livornesi per 3 giorni e 3 notti di seguito alla vigilanza del molo e in una serie di iniziative – un concerto, una manifestazione e molte riunioni. Nella notizia pubblicata il 24 settembre, il quotidiano online del trasporto marittimo, SHIPPING ITALY, riporta un estratto del comunicato della Prefettura livornese che informava: “la SLNC Severn non trasporta armamenti, né esplosivi, ma esclusivamente mezzi e materiali logistici (generatori, mezzi di cantiere e attrezzature di supporto). L’operazione non ha alcun collegamento con Israele o con la crisi di Gaza, né in entrata né in uscita, ma rientra in attività di cooperazione logistica già programmate da tempo con la base statunitense di Camp Darby, nell’ambito dell’Office of defence cooperation, con finalità esclusivamente difensive e di supporto al territorio italiano” [Presidio a Livorno: Cgil e Uiltrasporti con Usb contro nave Usa per Camp Darby / SHIPPING ITALY – 24 SETTEMBRE 2024]. Inoltre, il reportage di SHIPPING ITALY riferisce che * il portavoce di USB Livorno, Giovanni Ceraolo, in un’intervista a IL TIRRENO aveva spiegato che la Severn arrivava dall’approdo americano di Paulsboro “con a bordo caterpillar militari” dopo esser “transitata anche dal porto israeliano di Eilat” e aveva dichiarato “Il nostro obiettivo è che il cargo non venga scaricato ed è il motivo per il quale abbiamo proclamato l’agitazione e uno sciopero immediato di 48 ore se la nave dovesse arrivare. Vogliamo che tutta la cittadinanza ci segua e abbiamo chiesto al prefetto Giancarlo Dionisi e all’Autorità di sistema di scongiurare questo sbarco, anche perché ci risulta che altri mezzi militari verranno poi caricati”; * al presidio è intervenuto il sindaco di Livorno, Luca Salvetti, che ha dichiarato: “Noi non arriviamo secondi né al sindaco di Genova né a Ravenna, che ha detto no all’approdo della nave perché il Comune è proprietario di quel terminal. Io non ce l’ho lo strumento per dire di no, perché le banchine non sono mie. Livorno non è seconda a nessuno in quanto a mobilitazioni per la pace e per chi soffre e quello che sta accadendo in porto è una situazione complicata e gestita con buon senso, ma anche facendo riferimento ai valori di questa gente. Io sto con questa gente, anche perché il Governo ha taciuto su questo, senza dare alcuna indicazione”. Il presidio ha raggiunto lo scopo: il 23 settembre il Prefetto di Livorno ha annunciato che la Severn non avrebbe attraccato al porto della città, a cui si sarebbe solo avvicinata restando in rada. La mobilitazione dei livornesi quindi è continuata. Da ieri, 24 settembre, in un’area del porto nei pressi della rotatoria del Ponte Genova, tra via Leonardo Da Vinci e via delle Cateratte, è allestito un presidio permanente a cui i portuali e i cittadini fanno riferimento anche per coordinare le iniziative di solidarietà con la Global Sumud Flotilla, nel frattempo attaccata dalle forze armate israeliane. La Severn, che intanto navigava in alto mare senza segnalare la propria posizione, nella mattinata giovedì 25 settembre è stata avvistata al largo di La Spezia, dove per le h 14 dello stesso giorno è stato indetto un presidio davanti al Provveditorato (viale Italia 87). In questo periodo i portuali e i pacifisti di La Spezia sono mobilitati anche per la riconversione della “mostra navale” Seafuture, cioè della fiera dedicata alla commercializzazione di vascelli e attrezzature nautiche per le marine militari che inaugurerà il 29 settembre e fino al 2 ottobre “ospita” le delegazioni di 46 nazioni, tra cui 14 nell’Indice di Democrazia redatto dal settimanale THE ECONOMIST elencati tra i regimi autoritari (Algeria, Camerun, Gibuti, Egitto, Etiopia, Mauritania, Azerbaijan, Iraq, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Vietnam, Pakistan e Arabia Saudita) e 8 tra i regimi autocratici e repressivi (Ecuador,Messico, Perù, Costa d’Avorio, Tanzania, Tunisia, Bangladesh e Turchia) [Appello alle Amministrazioni pubbliche spezzine: revocate il patrocinio a Seafuture / PRESSENZA – 11 SETTEMBRE 2025]. Domani e dopodomani, 26 e 27 settembre, i portuali livornesi e spezzini si recheranno a Genova per partecipare a due incontri: venerdì 26 con le rappresentanze dei lavoratori dei porti europei e sabato 27 con gli attivisti impegnati nelle battaglie contro il traffico d’armi [Genova, 27 settembre: incontro pubblico con le delegazioni dei portuali europei / PRESSENZA – 25 SETTEMBRE 2025]   La rassegna di fotografie che documentano le iniziative svolte a Livorno dal 21 al 25 settembre 2025 è tratta dal profilo Facebook di BL / Buongiorno Livorno. 21 settembre 2025 22 settembre 2025 23 settembre 2025 23 settembre 2025 23 settembre 2025 23 settembre 2025 24 settembre 2025 24 settembre 2025 25 settembre 2025   > Le navi di JP Morgan che portano i Caterpillar a Israele Maddalena Brunasti
September 25, 2025
Pressenza
Minaccia di licenziamento per il lavoratore che si è opposto al traffico di armi
IL DELEGATO USB DELL’AEROPORTO DI MONTICHIARI, VICINO BRESCIA, È STATO RAGGIUNTO DA UNA CONTESTAZIONE DISCIPLINARE DA PARTE DELL’AZIENDA PRESSO LA QUALE LAVORA DA PIÙ DI VENT’ANNI, PER AVER DIVULGATO LA NOTIZIA DEL PASSAGGIO DI MISSILI CHE ERA PREVISTO PER LO SCORSO 25 GIUGNO. La GDA Handling ha inviato ieri, 9 luglio, una nuova contestazione a Luigi Borrelli, delegato USB, eletto nella RSU dell’azienda e Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, accusandolo di rendere note informazioni riservate e di aver raccontato del clima di repressione che sta subendo da tempo da parte dell’azienda. Luigi è stato già sanzionato più volte dalla stessa azienda con multe e giorni di sospensione e sempre con la stessa motivazione legata alla movimentazione di materiale bellico. A Luigi viene anche contestato di aver rivendicato il rifiuto di movimentare le armi durante un Convegno promosso da USB e dal Centro Giuridico Abdel Salam – Ceing lo scorso 11 giugno, convocato proprio per discutere delle tutele giuridiche di lavoratori e delegati che si rifiutino di collaborare ad attività connesse con la guerra. L’utilizzo di aeroporti civili per movimentare le armi è quindi una notizia che non va divulgata né i lavoratori possono opporsi a questo coinvolgimento coatto in operazioni di guerra: questo è il chiaro segnale intimidatorio che arriva a Luigi e a chi vuole opporsi al trasporto delle armi. SOLIDARIETÀ A LUIGI BORRELLI: LOTTARE CONTRO LA GUERRA E IL GENOCIDIO È DOVERE DI OGNI SINDACATO. BLOCCARE IL TRASPORTO DELLE ARMI È LEGITTIMO. INSIEME A LUIGI: NOI NON LAVORIAMO PER LA GUERRA!   * COMUNICATO STAMPA divulgato da USB il 10/07/2025 NOTIZIA CORRELATA: 25 GIUGNO 2025 – I lavoratori dell’aeroporto civile-commerciale bresciano indicono uno sciopero, il volo in partenza dall’aeroporto viene cancellato e la partita di missili destinata in Medio Oriente rimane a terra – L’aereo carico di armi non è decollato da Montichiari     Unione Sindacale di Base
July 10, 2025
Pressenza