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“Sono arrivati i dati” sul traffico di armi nel porto di Ravenna.
CITANDO L’ARTICOLO PUBBLICATO STAMATTINA DA LINDA MAGGIORI SU ALTRECONOMIA*, IL COORDINAMENTO POPOLARE CONTRO I TRAFFICI DI ARMI PORTO RAVENNA INFORMA E COMUNICA: > “Dal porto di Ravenna lo scorso anno sono partiti 225.160 chilogrammi di > materiali di armi e componenti militari verso destinazioni ignote. Si tratta > quasi interamente di “merce relativa a dichiarazioni doganali di esportazione > presentate presso altre Dogane ed imbarcata presso il porto di Ravenna e > diretta a Stati extra-Ue”. > > Gli “sdoganamenti” di queste 225 tonnellate di armi imbarcate a Ravenna nel > 2025 sono quindi con molta probabilità avvenuti nei Paesi europei produttori > di tali armi (Repubblica Ceca, Ungheria e altri), che hanno poi utilizzato > Ravenna come “porta di uscita” marittima. > > Non è nota dunque la destinazione precisa, perché tenuta segreta, ma si può > ipotizzare che vi sia anche Israele, dato che è la principale destinazione dei > container partiti dal porto di Ravenna, nel 2025. Il sofferto riscontro delle > Dogane certifica dunque come nel 2025 lo scalo romagnolo abbia contribuito ad > alimentare la fase più cruenta del genocidio a Gaza, lasciando passare > centinaia di tonnellate di armi destinate all’esercito israeliano. > > Abbiamo depositato in Procura tutti gli atti, integrando l’esposto penale già > presentato l’11 settembre 2025. > > “Ora ci aspettiamo che vengano avviate indagini per chiarire se export e > transiti di armi verso Israele dal porto di Ravenna, di cui vi è ormai prova > documentale, abbiano o meno violato le leggi dello Stato, in particolare la > Legge 185/1990 che vieta l’invio di armi a Paesi che commettono crimini di > guerra, crimini contro l’umanità e genocidio – spiega ad Altreconomia > l’avvocato Andrea Maestri – Gli eventuali responsabili di simili traffici > dovranno risponderne davanti alla giustizia, di cui abbiamo piena fiducia”. > > Alla fine dell’anno scorso, grazie ai blocchi portuali, alle grandi proteste > di piazza, e allo “pseudo” cessate il fuoco a Gaza, questo flusso sembra > essersi interrotto. > > Secondo i dati più recenti forniti dalle Dogane e relativi al 2026, armi > militari non sarebbero passate. > > Non si comprende però come mai l’Agenzia governativa abbia voluto resistere > fino all’ultimo grado di giudizio amministrativo, sottolineando la rilevanza > “militare” del porto di Ravenna e il rischio insito nel divulgare questi dati, > se è vero che il dato aggregato del 2026, alla fine, è pari a zero. > > L’attenzione non deve calare. Tutto fa pensare che il traffico di armi sia > stato solo sospeso, cambiando porto. > > Nulla si sa invece del flusso di beni a doppio uso, come forgiati ad acciaio > speciale, sistemi acustici, ottici, radar, sensori magnetici, laser, > apparecchiature per droni, nitrato di ammonio (usato dall’esercito israeliano > per minare gli edifici di Gaza) che sono sempre più necessari nelle guerre > moderne”. > Il Coordinamento popolare contro i traffici di armi ribadisce: questa è una > ulteriore gravissima prova di complicità, e se qualcosa è cambiato nel 2026 è > solo grazie alla mobilitazione cittadina e all’esposto presentato nel > settembre 2025. Chiediamo ora che si apra un processo, chi ha permesso che > queste armi finissero ad ammazzare bambini, deve prendersi le sue > responsabilità. > > Ora non dobbiamo abbassare la guardia e vogliamo chiarezza sui materiali dual > use inviati a Elbit System e altre aziende militari israeliane nel 2026, e > sulle spedizioni verso le colonie israeliane. > > Chiamiamo tutti il 30 ottobre alla manifestazione e sciopero internazionale > dei porti contro la guerra! * Dal porto di Ravenna nel 2025 sono partite 225 tonnellate tra armi e componenti militari – Linda Maggiori / Altreconomia 23 ottobre 2026 Redazione Romagna
October 23, 2026
Pressenza
Al porto di Ravenna ci sono 20 tonnellate di materiale refrattario destinate a Israele
Il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna informa: > Grazie alla segnalazione di un lavoratore del porto, sappiamo che attualmente > nel porto di Ravenna sono presenti 16 sacchi di materiale refrattario > destinato ad una acciaieria in Israele che fornisce l’esercito israeliano. > Nel dettaglio, si tratta di materiale proveniente dall’Austria, e trasportato > via camion su 16 pallet da 1.250 kg per un totale di 20 tonnellate, in > direzione Israele. > Sarà caricato nel Terminal container di Ravenna probabilmente nella nave MSC > Madison II. > La destinazione è l’acciaieria Hod Assaf Metals Ltd., con stabilimenti a > Kiryat Gat, che opera come fornitore certificato del Ministero della Difesa > israeliano e delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), specializzata in prodotti > in acciaio durevoli e ad alta sicurezza. > Come Coordinamento popolare chiediamo l’immediato blocco e l’ispezione del > carico, lo stop ad ogni invio di materiali a Israele dove il confine tra > militare e civile è troppo labile per garantire controllo. > Oggi pomeriggio abbiamo fatto una segnalazione alla Guardia di Finanza e > chiesto l’ispezione. > Abbiamo chiesto di controllare se è stato rispettato il regolamento dual use > Europeo e se è stata fatta la procedura catch all. > In generale chiediamo l’embargo totale e basta traffici verso Israele! > Il porto di Ravenna non deve più essere complice di genocidio e occupazione! > Redazione Italia
May 12, 2026
Pressenza
Al molo Dalmazia di Marina di Ravenna, mentre la Flotilla parte dalla Sicilia
I tempi dimostrano che la mobilitazione contro la guerra e l’economia di guerra, l’embargo popolare dal basso, sono sempre più utili e necessari. Il diritto internazionale viene calpestato e i civili continuano a pagare il prezzo più alto, ma le mobilitazioni dello scorso autunno ci dimostrano che i lavoratori e i popoli dal basso possono fare quello che i governi complici non intendono fare. In questi giorni, le barche della Global Sumud Flotilla hanno simbolicamente “accerchiato” e ostacolato le navi MSC dirette ad Ashdod, che portano acciaio balistico e rifornimento alla macchina militare israeliana.  Intanto a Cagliari e Gioia Tauro ci sono container pieni di acciaio balistico bloccati e ispezionati da Guardia di Finanza e Dogane grazie alle pressioni popolari e al grande lavoro di monitoraggio e denuncia di BDS. Uomini e donne, da tutto il mondo, prendono parte a una nuova missione, imbarcandosi per portare aiuto a Gaza. Nell’equipaggio in partenza dalla Sicilia ci sono anche uomini e donne delle Marche e della Romagna. Da Ravenna a San Benedetto del Tronto, e in tanti altri porti d’Italia, domenica 26 aprile, alle ore 11 ci ritroveremo sui moli per sostenere e salutare la Flotilla. A Ravenna ci troviamo al molo Dalmazia a Marina di Ravenna, ore 11, con bandiere e striscioni. Il Coordinamento contro il traffico di armi nel porto di Ravenna vuole dare il suo contributo nella costruzione dell’Equipaggio di terra e chiama tutti gli interessarsi a mobilitarsi e coordinarsi per questo obiettivo. Molo Dalmazia: il luogo è altamente significativo. Da questo lembo di mare entrano ed escono settimanalmente navi portacontainer Zim e MSC, dirette ai porti di Ashdod e Haifa. Nelle migliaia di container che portano, ci sono anche armi, dual use e beni che alimentano occupazione e genocidio in Palestina. Il porto di Ravenna continua ad essere snodo di traffici di armi e hub del fossile, con il petrolchimico e il rigassificatore, segnando il sempre più inestricabile legame tra fossile e guerre. Il tutto mentre le istituzioni (comunali, doganali, portuali) si trincerano dietro una cappa di silenzio invalicabile. Il sindaco non risponde alle nostre domande e non sta facendo nulla per cambiare il codice etico della Sapir, come promesso pomposamente a settembre. Il fatto che non risponda nemmeno alle interrogazioni dei consiglieri della sua stessa maggioranza, dimostra che pressioni ci sono per non modificare lo status quo. Anche le dogane hanno alzato una pesante cortina: non vogliono rendere noti i dati aggregati dei traffici di armi nel 2025, perché la loro pubblicazione comporterebbe un “pregiudizio concreto alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica e alle relazioni internazionali dello Stato” e hanno rigettato l’accesso generalizzato agli atti. Ma noi non ci arrendiamo e abbiamo fatto ricorso al Tar. La legge 185/90 impone trasparenza sul traffico di armi. Il 15 maggio ci sarà la prima udienza a Bologna e noi siamo pronti, sostenuti come sempre dal grande avvocato Andrea Maestri. E mentre l’esposto contro il traffico di armi dal porto di Ravenna verso Israele (fatto a settembre 2025) langue nelle aule della procura, di contro, però, procede spedita la denuncia contro i manifestanti che l 28 novembre 2025 hanno provato a fermare i container diretti a Israele per poche ore: 34 pacifici attivisti tra cui ostetriche, studenti e pensionati sono stati denunciati per blocco stradale e rischiano anni di carcere. Criminale è il transito di armi e la complicità con Israele non chi pacificamente manifesta! Noi ribadiamo che a ripudiare la guerra al porto di Ravenna, c’eravamo tutti e tutte. Anche per questo scenderemo al modo Dalmazia, domenica 26 aprile: perché nonostante denunce e silenzi pesanti, nonostante pressioni e poteri forti, noi continuiamo nella nostra attività. Siamo solidali con la Flotilla e chiamiamo tutti a sostenerci nella battaglia per l’archiviazione delle denunce. Sosteniamo e rilanciamo lo sciopero nazionale dei porti del 7 maggio per il lavoro usurante lanciato a US,  lo sciopero SGB-CUB il 29 maggio e le altre mobilitazioni nazionali che si preannunciano nel mese di maggio perché la mano che sfrutta è la stessa che sgancia le bombe. Per restare umani e non rassegnarci al silenzio. Domenica unisciti a noi. Ore 11 molo Dalmazia.. Chi può esca in mare. Chi resta a terra faccia sentire la propria presenza con sirene, suoni, campanacci. Coordinamento contro il traffico di armi nel porto di Ravenna Redazione Italia
April 21, 2026
Pressenza