1/ARS, Palazzo Reale di Palermo: “il pollaio di Sala d’Ercole” –

Pressenza - Thursday, October 22, 2026

Cronaca di una legislatura a mance, dalla prima variazione di bilancio del 2022 alla notte tra il 21 e il 22 ottobre 2026. Ovvero: come trasformare un Parlamento in una mangiatoia e chiamarla “coesione”_

 

La notte delle galline

La seduta si è aperta mercoledì 21 ottobre e si è trascinata per tutta la notte. Sono le 9:22 di giovedì 22 quando la vicepresidente dell’Ars Luisa Lantieri legge il risultato: 37 sì, nessun no, tre astenuti. Fuori dalle finestre di Palazzo dei Normanni è già giorno; dentro Sala d’Ercole è notte fonda, e non solo per le oltre 21 ore di seduta. In aula ci sono soltanto il centrodestra e il governo. Pd, M5s e Controcorrente se ne sono andati prima del voto finale, dopo una nottata di ostruzionismo a oltranza.

Il capogruppo dem Michele Catanzaro, uscendo, ha indicato i banchi della maggioranza con un congedo che merita l’archivio: “Votatele voi le schifezze che avete prodotto”. Antonello Cracolici ha trovato la metafora definitiva: altro che mancette, questi sono mangimi per i Comuni. E ha ragione. La mancetta presuppone almeno un cameriere che ha servito un caffè. Il mangime no: si sparge nell’aia, le galline accorrono, nessuno chiede niente. Basta il rumore del secchio.

La notte tra il 21 e il 22 ottobre verrà ricordata come una delle pagine più buie della storia del Parlamento siciliano. Ogni primato è stato battuto. È passata, senza nemmeno il pudore di nasconderla, l’idea che il consenso nei territori si possa comprare a peso, un tanto al chilo, un tanto al campanile.

 

Il conto del becchime

La manovrina vale 1,3 miliardi e si chiama, senza ironia apparente, “Coesione e crescita”. La coesione è quella tra deputato e collegio. La crescita è quella delle mance: il Fondo investimenti territoriali era partito da 50 milioni ed è arrivato a 174,3 milioni, più che triplicato nel giro di una notte. Di questi, 146,4 milioni vanno ai Comuni e 27,9 milioni agli enti ecclesiastici.

Il tutto è contenuto in un elenco di 48 pagine, spuntato all’alba dentro un maxi-emendamento del governo da circa 300 milioni. I soldi non passano da graduatorie o criteri oggettivi: il dipartimento Infrastrutture li trasferisce direttamente ai beneficiari indicati per nome. Per i Comuni non citati resta una quota residua, da contendersi con un bando. Chi non ha un santo in Sala d’Ercole, insomma, fa la fila.

Il capitolo ecclesiastico merita un inchino. Quasi 28 milioni a parrocchie, confraternite e santuari: la politica siciliana, non potendo più garantire miracoli ai cittadini, ha deciso di finanziare direttamente chi li fa di mestiere.

La maggioranza ha risposto alle accuse che non c’è nulla di cui vergognarsi, perché tutto è avvenuto alla luce del sole. È vero: è avvenuto alle prime luci dell’alba, dopo 21 ore di seduta, in un’aula vuota. Il sole, a quell’ora, stava ancora sbadigliando.

 

Breve storia della pioggia (2022-2026)

Chi pensa che la notte del 21 ottobre sia un incidente non ha seguito la legislatura. La pioggia di mance è il clima stabile del governo Schifani: cambia solo l’intensità delle precipitazioni.

Dicembre 2022, l’acquazzone di prova. La prima variazione di bilancio del nuovo governo vale circa 420 milioni. Dentro c’è roba seria: 250 milioni accantonati per la sanità dopo una sentenza della Consulta, 48 milioni ai Comuni contro il caro-bollette. Va detto: l’esordio fu quasi sobrio. Fu l’ultima volta.

Febbraio 2023, la prima finanziaria. Un testo da 127 articoli, riscritto in commissione. Il presidente della commissione Bilancio Dario Daidone mette le mani avanti e spiega che non è corretto parlare di “emendamenti-marchette”. Quando qualcuno ti avverte di non usare una parola prima ancora che tu la pronunci, di solito sa già perché.

Estate 2023, l’assestamento da 600 milioni. Il Pd abbandona la commissione Bilancio quando, denuncia Catanzaro, i finanziamenti al territorio diventano mance elettorali anche da poche migliaia di euro. Nello stesso pacchetto spunta perfino una norma “salva-ineleggibili” che avrebbe inciso sulle cause in corso di quattro deputati. Viene stralciata. Il tentativo, però, resta agli atti.

La parentesi del Mef. A un certo punto è il ministero dell’Economia a congelare 50 milioni di norme-mancia, dubitando della discrezionalità con cui erano state assegnate. Quando Roma deve fare da tutore a Palermo sulla buona amministrazione, il problema non è più contabile: è antropologico.

Aurelio Angelini