2/ARS, Palazzo Reale di Palermo: “il pollaio di Sala d’Ercole”
Cronaca di una legislatura a mance, dalla prima variazione di bilancio del 2022
alla notte tra il 21 e il 22 ottobre 2026. Ovvero: come trasformare un
Parlamento in una mangiatoia e chiamarla “coesione”_
Le manovrine estive, la grandine a calendario. La manovra-ter da circa 220
milioni, approvata 38 a 21, distribuisce fondi a Comuni, formazione e
“iniziative per il territorio”: la formula magica che può contenere tutto, dalla
rotatoria alla sagra della salsiccia.
Ottobre 2025, la manovra quater. 241 milioni, franchi tiratori del centrodestra
che affossano articoli col voto segreto, Schifani che medita di ritirare tutto.
Il maxi-emendamento anonimo viene archiviato: ora le richieste vanno firmate una
per una. Le mance però restano, solo che adesso hanno il nome sopra. Ismaele La
Vardera, in aula, parla di deputati che ci hanno messo la faccia, “di bronzo”. E
racconta di aver rinunciato a una quota da 300 mila euro che gli spettava.
Spettava: il verbo dice tutto. Esiste dunque una quota per deputato, come i
buoni pasto.
Dicembre 2025, il capolavoro. La finanziaria da oltre un miliardo si chiude
nella notte del 20 dicembre. Alle 22:18 passa un comma che destina un milione di
euro ai Comuni “dotati di ambiti di coordinamento territoriale intersettoriale”.
Formula che non significa nulla: è una trappola di La Vardera, una
“supercazzola” scritta apposta per dimostrare che in finanziaria passa qualunque
cosa. Passa infatti, con 26 voti favorevoli su 60 presenti, e finisce in
Gazzetta Ufficiale. A gennaio arriva il colpo di teatro: un’Unione di Comuni del
Catanese scrive che quella norma le calza a pennello e chiede i soldi. Nessuno
sceneggiatore avrebbe osato tanto. La Sicilia sì.
21-22 ottobre 2026, il diluvio. Dopo tutto questo, la lezione appresa dalla
maggioranza è una sola: se cinquanta milioni di mance fanno scandalo,
centosettantaquattro faranno abitudine.
Una maggioranza da casellario
A distribuire il mangime è una maggioranza che, quanto a guai giudiziari, ha
pochi rivali nella storia recente dell’Isola. Valgono per tutti la presunzione
di innocenza e l’attesa delle sentenze. Ma la politica non è un tribunale: è una
questione di decoro, e il decoro non aspetta il terzo grado.
Gaetano Galvagno (FdI), presidente dell’Ars: la Procura di Palermo ne ha chiesto
il rinvio a giudizio per corruzione, peculato, truffa e falso. Nella stessa
inchiesta è indagata per corruzione l’assessora al Turismo Elvira Amata. Quando
Galvagno comunicò all’aula di essere indagato, la maggioranza gli chiese non un
passo indietro, ma due avanti. E Schifani lo abbracciò nei corridoi.
Totò Cuffaro, leader della Dc già condannato in passato per favoreggiamento, è
finito ai domiciliari a dicembre 2025 con le ipotesi di associazione a
delinquere, corruzione e turbativa. Indagato per corruzione nella stessa vicenda
il capogruppo Dc all’Ars Carmelo Pace.
Luca Sammartino (Lega), vicepresidente della Regione e assessore
all’Agricoltura, è a processo a Catania per corruzione.
Michele Mancuso (FI), deputato regionale, è stato posto ai domiciliari a
febbraio 2026: secondo la Procura di Caltanissetta avrebbe incassato 12 mila
euro per favorire un’associazione destinataria di 98 mila euro di fondi
regionali per spettacoli.
L’ultimo caso è quello che dovrebbe far tremare i polsi a chi oggi difende il
Fondo investimenti territoriali. Perché mostra, in piccolo, il meccanismo che le
mance rendono possibile in grande: il contributo pubblico assegnato a
discrezione, il beneficiario scelto per nome, la gratitudine che torna indietro.
Non serve che ogni mancia sia un reato. Basta che il sistema ne renda uno
possibile.
Servi o cittadini
Tutto questo accade mentre la Sicilia è in tensione. Nelle stesse ore in cui
Sala d’Ercole si spartiva i 174 milioni, sulle statali c’erano i Tir fermi per
il caro-gasolio, a Marsala e Petrosino si contavano i danni di due trombe
d’aria, un terzo dei Comuni dell’Isola vive tra dissesto e pre-dissesto.
Problemi che chiederebbero una politica capace di scegliere priorità, criteri,
programmi. Ricevono invece una lotteria in cui vince chi ha il deputato giusto.
Eppure la soluzione esiste, e non l’ha inventata l’opposizione di oggi.
Piersanti Mattarella, presidente della Regione ucciso dalla mafia nel 1980,
aveva immaginato trasferimenti ai Comuni ripartiti in modo equo e automatico,
proprio perché i sindaci non dovessero andare a cercarsi i santi in paradiso.
Quarantasei anni dopo, i santi sono tornati. E pretendono anche la processione.
Il punto non è una rotatoria in più o un campanile restaurato. Il punto è l’idea
di cittadinanza che c’è dietro. Un diritto è universale: spetta al Comune amico
e a quello nemico, al paese che ha votato bene e a quello che ha votato male.
Una mancia invece è personale, revocabile, riconoscente. Chi governa a colpi di
mance pensa ai siciliani come a dei servi, non come a cittadini cui garantire
pienezza e universalità dei diritti. Li vuole in fila davanti alla segreteria,
non in piedi davanti a un ufficio pubblico che funziona.
Una maggioranza così non può dirsi classe dirigente. Al massimo, classe
distribuente. E i siciliani, che galline non sono, farebbero bene a ricordarselo
quando, tra poco più di un anno, qualcuno tornerà a scuotere il secchio sotto le
loro finestre.
Per onestà (che è merce rara anche qui)
La maggioranza ha le sue ragioni, e vanno riferite. Schifani – la mente -parla
di una manovra “di ampio respiro” resa possibile dalla crescita delle entrate.
Il capogruppo FdI Giorgio Assenza rivendica i fondi territoriali come risposta
alle legittime istanze dei territori; Forza Italia sottolinea i conti rimessi in
ordine. Nel testo ci sono anche misure vere: 80 milioni contro il caro-gasolio
per agricoltori, pescatori e autotrasportatori, 50 milioni per il comparto
cerealicolo, 25 milioni di assegni per le persone con disabilità, 17 milioni per
il bonus affitti, 209 milioni per il credito d’imposta della Zes. Chi amministra
un piccolo Comune senza un euro di cassa, poi, difficilmente rifiuta un
finanziamento per una scuola o una strada, da qualunque porta arrivi.
E va detto anche che la pratica non è un’esclusiva del centrodestra. La Vardera
stesso ha ricordato che nella spartizione sono stati coinvolti per anni deputati
di maggioranza e di opposizione. Meglio tardi che mai… L’indignazione delle
opposizioni sarà credibile fino in fondo solo se diventerà una proposta: criteri
oggettivi, riparti automatici, una legge sul modello Mattarella. E se varrà
anche il giorno in cui al governo ci saranno loro.
Aurelio Angelini