
Gli USA rallentano la connessione all’esercito ucraino
L'INDIPENDENTE - Friday, October 16, 2026A partire da mercoledì 14 ottobre, diversi reparti delle Forze armate ucraine hanno segnalato problemi con i servizi satellitari di SpaceX. All’improvviso, il sistema di connessione ha cominciato a faticare nel servire oggetti in movimento oltre una certa soglia di velocità, creando enormi difficoltà nella gestione dei droni, sia d’attacco sia d’intercettazione. A distanza di giorni, però, emerge che non si è trattato affatto di un semplice malfunzionamento: sarebbe stata la Casa Bianca a imporre direttamente una stretta alla Difesa di Kiev.
Non appena i droni hanno iniziato ad avere problemi, i social si sono riempiti di messaggi al vetriolo contro Starlink, la rete satellitare di SpaceX controllata da Elon Musk. Un’ondata di accuse certamente alimentata dall’antipatia verso il controverso miliardario, ma anche giustificata dal fatto che le sue scelte manageriali abbiano già in passato pesato negativamente sulle operazioni militari ucraine. Musk, però, non ha tollerato le critiche e su X ha subito puntato il dito contro il Governo statunitense.
Ai primi tempi dell’invasione russa, in effetti, la dirigenza di SpaceX si era trovata in una situazione complessa: da un lato si era impegnata pubblicamente a sostenere Kiev, dall’altro non voleva creare un precedente che consentisse l’impiego di Starlink a fini militari offensivi. Per uscire dall’impasse, nel 2022 l’azienda ha presentato Starshield, un’entità formalmente distinta da Starlink, ma con punti di contatto molto sfumati e il cui principale cliente è il Pentagono.
Secondo le recenti dichiarazioni di Musk, tuttavia, Starshield non sarebbe affatto una sussidiaria della sua azienda, bensì sarebbe “di proprietà e sotto il controllo” del Presidente degli Stati Uniti d’America. Va premesso che la parola dell’imprenditore si é molte volte dimostrata inaffidabile e che la vicenda solleva dubbi sull’effettivo assetto societario del servizio. Resta comunque il fatto che fonti informate sui fatti interpellate da Reuters confermano la responsabilità dell’intervento, rivelando che sia stata l’Amministrazione Trump a ordinare in prima persona di limitare le capacità di trasmissione dei satelliti impiegati dall’esercito ucraino. Più nello specifico, il Dipartimento della Guerra avrebbe ricevuto un non meglio definito messaggio che lo sollecitava a rallentare i servizi a Kiev.
L’ordine è maturato in un contesto politico in cui i rapporti tra Stati Uniti e Ucraina si stanno nuovamente deteriorando. La Casa Bianca accusa Kiev di far aumentare i prezzi degli idrocarburi bombardando le infrastrutture energetiche russe, scaricando così sul Paese in guerra gran parte delle responsabilità che riguardano invece il conflitto con l’Iran. In proposito, domenica 11 ottobre il presidente Donald Trump ha annunciato, a nome di Russia e Ucraina, un cessate il fuoco limitato agli attacchi contro i poli energetici, proprio mentre gli Stati Uniti riavviavano le importazioni di diesel dalla Russia. Peccato che né Mosca né Kiev sembrino aver mai accettato di aderire alla tregua e, tanto meno, l’hanno rispettarla. Interrogato in merito, Trump ha semplicemente dichiarato: «Erano d’accordo. E sapete perché? Perché gli ho detto: “Siete d’accordo”. Ecco perché».
Interpellata sulla questione, l’amministrazione Trump ha negato che l’ordine sia partito dal Presidente, ma senza smentire che quell’ordine sia stato effettivamente impartito, né specificare chi ne sia stato l’artefice. Nel frattempo Volodymyr Zelensky, volato nel Regno Unito per mantenere saldi i rapporti diplomatici con gli alleati europei, ha ammesso di sentirsi tradito e ha dichiarato: «È un peccato che stiamo perdendo un forte alleato». L’intercessione britannica ha infine spinto Pete Hegseth, Segretario del Dipartimento della Guerra statunitense, ad assicurare che il sistema Starshield tornerà pienamente operativo anche in Ucraina. L’incertezza, tuttavia, permane, anche perché, stando a quanto riferisce Zelensky, l’Amministrazione statunitense avrebbe lasciato intendere di essere pronta a interrompere anche la condivisione delle informazioni raccolte dalla propria intelligence: una scelta che segnerebbe una frattura importante nei legami tra i due Paesi.
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