Gli USA rallentano la connessione all’esercito ucraino
A partire da mercoledì 14 ottobre, diversi reparti delle Forze armate ucraine
hanno segnalato problemi con i servizi satellitari di SpaceX. All’improvviso, il
sistema di connessione ha cominciato a faticare nel servire oggetti in movimento
oltre una certa soglia di velocità, creando enormi difficoltà nella gestione dei
droni, sia d’attacco sia d’intercettazione. A distanza di giorni, però, emerge
che non si è trattato affatto di un semplice malfunzionamento: sarebbe stata la
Casa Bianca a imporre direttamente una stretta alla Difesa di Kiev.
Non appena i droni hanno iniziato ad avere problemi, i social si sono riempiti
di messaggi al vetriolo contro Starlink, la rete satellitare di SpaceX
controllata da Elon Musk. Un’ondata di accuse certamente alimentata
dall’antipatia verso il controverso miliardario, ma anche giustificata dal fatto
che le sue scelte manageriali abbiano già in passato pesato negativamente sulle
operazioni militari ucraine. Musk, però, non ha tollerato le critiche e su X ha
subito puntato il dito contro il Governo statunitense.
Ai primi tempi dell’invasione russa, in effetti, la dirigenza di SpaceX si era
trovata in una situazione complessa: da un lato si era impegnata pubblicamente a
sostenere Kiev, dall’altro non voleva creare un precedente che consentisse
l’impiego di Starlink a fini militari offensivi. Per uscire dall’impasse, nel
2022 l’azienda ha presentato Starshield, un’entità formalmente distinta da
Starlink, ma con punti di contatto molto sfumati e il cui principale cliente è
il Pentagono.
Secondo le recenti dichiarazioni di Musk, tuttavia, Starshield non sarebbe
affatto una sussidiaria della sua azienda, bensì sarebbe “di proprietà e sotto
il controllo” del Presidente degli Stati Uniti d’America. Va premesso che la
parola dell’imprenditore si é molte volte dimostrata inaffidabile e che la
vicenda solleva dubbi sull’effettivo assetto societario del servizio. Resta
comunque il fatto che fonti informate sui fatti interpellate da Reuters
confermano la responsabilità dell’intervento, rivelando che sia stata
l’Amministrazione Trump a ordinare in prima persona di limitare le capacità di
trasmissione dei satelliti impiegati dall’esercito ucraino. Più nello specifico,
il Dipartimento della Guerra avrebbe ricevuto un non meglio definito messaggio
che lo sollecitava a rallentare i servizi a Kiev.
L’ordine è maturato in un contesto politico in cui i rapporti tra Stati Uniti e
Ucraina si stanno nuovamente deteriorando. La Casa Bianca accusa Kiev di far
aumentare i prezzi degli idrocarburi bombardando le infrastrutture energetiche
russe, scaricando così sul Paese in guerra gran parte delle responsabilità che
riguardano invece il conflitto con l’Iran. In proposito, domenica 11 ottobre il
presidente Donald Trump ha annunciato, a nome di Russia e Ucraina, un cessate il
fuoco limitato agli attacchi contro i poli energetici, proprio mentre gli Stati
Uniti riavviavano le importazioni di diesel dalla Russia. Peccato che né Mosca
né Kiev sembrino aver mai accettato di aderire alla tregua e, tanto meno,
l’hanno rispettarla. Interrogato in merito, Trump ha semplicemente dichiarato:
«Erano d’accordo. E sapete perché? Perché gli ho detto: “Siete d’accordo”. Ecco
perché».
Interpellata sulla questione, l’amministrazione Trump ha negato che l’ordine sia
partito dal Presidente, ma senza smentire che quell’ordine sia stato
effettivamente impartito, né specificare chi ne sia stato l’artefice. Nel
frattempo Volodymyr Zelensky, volato nel Regno Unito per mantenere saldi i
rapporti diplomatici con gli alleati europei, ha ammesso di sentirsi tradito e
ha dichiarato: «È un peccato che stiamo perdendo un forte alleato».
L’intercessione britannica ha infine spinto Pete Hegseth, Segretario del
Dipartimento della Guerra statunitense, ad assicurare che il sistema Starshield
tornerà pienamente operativo anche in Ucraina. L’incertezza, tuttavia, permane,
anche perché, stando a quanto riferisce Zelensky, l’Amministrazione statunitense
avrebbe lasciato intendere di essere pronta a interrompere anche la condivisione
delle informazioni raccolte dalla propria intelligence: una scelta che
segnerebbe una frattura importante nei legami tra i due Paesi.
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