IRAN: LA COALIZIONE DEI PARTITI CURDI TRA LA REPRESSIONE DI TEHERAN E L’AGGRESSIONE ISRAELO-STATUINTENSE
A fine febbraio 2026 i principali partiti e movimenti politici del Kurdistan
iraniano (Rojhelat) hanno annunciato la fondazione della “Coalizione dei partiti
politici del Kurdistan iraniano”, nota anche come “Kurdistan Alliance”.
L’intesa è il risultato di un lungo percorso di confronto tra organizzazioni
politiche curde iraniane con storie e orientamenti ideologici differenti,
iniziato ai tempi del movimento di massa “Jin, Jyian, Azadi” (nel 2022) con
l’obiettivo di consolidare le forze dell’opposizione curda in Iran e rafforzarne
la collaborazione davanti alla repressione del regime degli Ayatollah da un
lato, all’aggressione e alla guerra portata da potenze esterne come Israele e
Stati Uniti dall’altro.
L’accordo, infatti, è stato siglato alla vigilia dell’inizio della nuova
aggressione israelo-statunitense contro l’Iran – i cui bombardamenti stanno
interessando in maniera importante anche le province del Kurdistan iraniane – da
cinque organizzazioni: il Partito della Vita Libera in Kurdistan (PJAK, che si
ispira al paradigma del confederalismo democratico e alle idee di Abdullah
Öcalan); il Partito della Libertà del Kurdistan (PAK); il Partito Democratico
del Kurdistan – Iran (PDKI); l’organizzazione Xebat e una delle fazioni
dell’organizzazione comunista Komala.
Il testo con cui queste organizzazioni hanno annunciato la nascita della
coalizione è la bozza, ancora molto generica, di un documento programmatico in
quindici punti che parla di autogoverno, autodeterminazione, diritto
all’autodifesa, sostegno alla lotta delle donne e costruzione di istituzioni
democratiche sugli altopiani del Kurdistan iraniano. Secondo la dichiarazione
d’intenti congiunta, questi obiettivi devono essere raggiunti tramite una lotta
congiunta con le altre nazioni e movimenti di opposizione che porti alla
costruzione, in Iran, di un sistema politico “democratico, decentralizzato e
laico che garantisca i diritti di tutte le componenti nazionali, religiose ed
etniche”.
“Non si tratta di separatismo quanto, piuttosto, del progetto di costruzione
dell’autonomia democratica all’interno di uno stato iraniano decentralizzato”,
spiega Tiziano Saccucci ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Parliamo,
fondamentalmente, delle richieste che fa il movimento confederalista. E da
questo possiamo capire il peso che ha il Pjak all’interno di questa coalizione”,
aggiunge Saccucci.
L’alleanza tra organizzazioni curde, tuttavia, non significa alleanza con chi
oggi attacca l’Iran bombardando le città, i villaggi e la popolazione civile,
cioè Stati Uniti e Israele.
“Chi tenta di bollare questa coalizione, o in generale i partiti curdi, come
forza collaborazionista nei confronti dell’aggressione sta facendo un errore
che, devo dire, spesso non viene fatto in buona fede”, commenta ai nostri
microfoni l’esponente dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia.
“I dirigenti del Pjak, per esempio, hanno più volte parlato di sostegno totale
del partito a un movimento di massa che nasca all’interno dell’Iran e dalla
società iraniana, ma hanno ripetuto all’infinito che sono contrari a qualsiasi
mira imperialistica esterna“, aggiunge.
“Dopodiché – conclude Saccucci – è chiaro che la guerra è destinata a
coinvolgere anche i movimenti curdi presenti in Iran, che hanno la
responsabilità di dover studiare una strategia per il periodo della guerra, per
il post e per tutto ciò che una guerra comporta. Non possono restarne fuori, ma
non la stanno appoggiando“.
L’intervista di Radio Onda d’Urto a Tiziano Saccucci, dell’Ufficio di
Informazione del Kurdistan in Italia e autore dell’articolo “Nasce l’alleanza
dei partiti curdo-iraniani, tra repressione e attacco Israele-USA”, pubblicato
su Dinamo Press. Ascolta o scarica.