
Il Consiglio di Stato smentisce il governo: dovrà diffondere i dati sui traffici di armi
L'INDIPENDENTE - Friday, October 16, 2026Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello delle Dogane di Ravenna e ha dato ragione alla giornalista Linda Maggiori e al suo avvocato Andrea Maestri: i dati aggregati sui traffici di armi nel porto romagnolo devono essere resi pubblici. È così crollata la linea dell’Avvocatura dello Stato, secondo cui la trasparenza avrebbe favorito le potenze nemiche in una «guerra mondiale ibrida e a pezzi che coinvolge anche l’Italia». Rappresentando un precedente giurisprudenziale estremamente significativo, la decisione segna dunque un passaggio importante per la trasparenza sull’export e sul transito di armamenti in Italia, ma anche per la libertà di informazione e il diritto dei cittadini a conoscere attività di rilevanza pubblica.
I giudici hanno smontato le ragioni dell’amministrazione doganale, che «evocano interessi pubblici astratti e delineano generici pregiudizi» senza chiarirne la natura né dimostrarne la concretezza. In gioco ci sono soltanto dati numerici, relativi a un periodo già trascorso e già in possesso dell’Amministrazione: renderli noti è un ragionevole punto di equilibrio per non svuotare di effettività la normativa sulla trasparenza. Nessun abuso del diritto, infine: l’accesso civico generalizzato «può essere esercitato anche nell’esercizio dell’attività giornalistica». Pesa poi una contraddizione evidenziata dalla stessa sentenza: altre autorità doganali e capitanerie, di fronte a richieste analoghe, non hanno opposto alcun limite e hanno consegnato i dati, come l’Agenzia di Livorno. Il Collegio parla di una condotta «apparentemente contraddittoria», aggiungendo che «non si comprende per quale motivo analoga regola non debba valere anche per il porto di Ravenna.»
La vicenda risale a gennaio, quando la giornalista Maggiori, che è anche collaboratrice de L’Indipendente, aveva chiesto alle Dogane della Romagna le quantità di materiale bellico esportate o transitate nel 2025 dal porto. La risposta era stata un rifiuto totale, per ragioni di sicurezza nazionale e segreto commerciale. A inizio luglio il Tar aveva imposto di fornire i dati aggregati, tenendo riservate le destinazioni. Le Dogane, assistite dall’Avvocatura, hanno però portato il caso davanti al Consiglio di Stato. Davanti ai giudici l’Avvocatura ha sostenuto che il porto ha una «rilevanza militare con una funzione strategica nel dispositivo difensivo nazionale», benché sia classificato come scalo civile e commerciale, e che svelare i numeri avrebbe aiutato le potenze straniere. Un paradosso lampante: il governo ha più volte negato che l’Italia sia in guerra, ma l’Avvocatura ha evocato esplicitamente un conflitto mai dichiarato né deliberato dal Parlamento. Non solo: hanno bollato la richiesta della giornalista come interesse privato e a scopo di lucro, sostenendo che «l’interesse mediatico non equivale all’interesse pubblico».
«È una vittoria straordinaria, la più significativa della mia carriera professionale perché corona i miei sforzi, il mio impegno e la mia ostinazione in difesa dei diritti dei più deboli, dei diritti umani e, in particolare, dei diritti del popolo palestinese massacrato con armi che transitano anche dai nostri porti, con la complicità dei nostri governi – ha dichiarato l’avvocato Andrea Maestri -. Una sentenza che ci dice che i cittadini non devono avere paura, anche adesso e proprio adesso che soffiano venti di guerre, ci sono spazi di partecipazione civica e democratica che devono essere riempiti con azioni coraggiose, per contrastare il buio minaccioso di questo tempo».
La battaglia, tuttavia, non è conclusa. Le Dogane di Trieste hanno recentemente negato a Maggiori dati analoghi, richiamando motivazioni simili a quelle ora respinte dal Consiglio di Stato. La sentenza potrebbe dunque costituire un tassello fondamentale per le future richieste di trasparenza: sul piano giudiziario, richiami generici alla sicurezza e alle relazioni internazionali non bastano più a sbarrare l’accesso civico. Il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna rilancia la mobilitazione: il 30 ottobre è prevista in città una manifestazione nell’ambito dello sciopero internazionale dei porti contro la guerra e il traffico di armamenti.
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