All’Università di Cagliari, per il progetto “Venti di pace”, l’incontro con Bassam Aramin e Rami Elhanan

Pressenza - Thursday, October 15, 2026

Si è svolto, ieri  a Cagliari, l’incontro “Venti di Pace” con Bassam Aramin e Rami Elhanan. Ha introdotto la professoressa Alessandra Marchi. Bassam, palestinese, e Rami, israeliano, hanno entrambi perso una figlia a causa della violenza del conflitto. Da queste esperienze è nato un impegno condiviso per il dialogo e per il riconoscimento del dolore dell’altro. La loro storia è raccontata da Carola Benedetto e

nel libro, Mio padre, tuo padre, De Agostini.

L’incontro ha offerto l’occasione di ascoltare direttamente la loro testimonianza e di riflettere insieme su come interrompere la spirale della violenza. L’appuntamento fa parte del progetto “Venti di pace”, realizzato anche con il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Cagliari, e rientra nella XII edizione del Festival della Letteratura del Mediterraneo, nel progetto “Nuovi Linguaggi per l’immaginario”, nel Festival Letterario Anderas e nel Festival del Mondo Eco.

Dopo l’incontro che si è svolto ieri a Villacidro, promosso dalla Fondazione Dessì, con gli studenti del liceo classico e linguistico Piga e l’istituto Marconi e Lussu di S. Gavino, mentre all’Università erano presenti gli studenti dell’istituto comprensivo Loru e Dessi, nella presentazione è stato detto che dobbiamo trovare il modo di farci sentire facendo propri i problemi degli altri.

La professoressa Marchi è intervenuta in particolare sul disegno di legge in votazione in questi giorni al Parlamento sulla definizione di antisemitismo, che verrà declinato come antisionismo, e quindi chiunque criticherà il governo israeliano e le sue politiche genocidiarie in Palestina e di nuove illegali occupazioni da parte dei coloni israeliani in Cisgiordania, verrà accusato appunto di antisemitismo, con la possibilità prevista nella legge di sanzioni amministrative e penali molto gravi.

I due scrittori, alle domande posate dagli studenti e non solo, hanno chiarito, in particolare l’israeliano Rami che il vittimismo viene inculcato fin dall’infanzia, e porta in seguito il militare diciottenne a decidere se davanti a lui, c’è solo un vecchio nonno, oppure un pericoloso terrorista da sopprimere. I media europei ti dicono che nelle critiche ad Israele si tratta di antisemitismo e quindi si blocca qualunque dibattito; d’altra parte gli europei sono bloccati con questo senso di colpa.

Non risolviamo lo scontro guardandoci indietro ma guardando avanti. Ed ancora Rami dice che occorre il rispetto per tutte e tutti “dal fiume al mare”, tutti dovrebbero vivere sicuri. E rivolgendosi a Bassam: «Mi hai insegnato l’umanità”. Una ragione per vivere dopo aver perso ventinove anni fa una figlia e Bassam e la moglie non sono dei terroristi, a volte ci vogliono venti anni per costruire un’amicizia e basta un solo minuto per avere un nemico. Tutti i conflitti nascono dalla rabbia, l’ignoranza e il pregiudizio ed anche la mancanza di leader dei due popoli.

Carla Fonzo ha chiesto se esistono, come decenni fa, gruppi di donne palestinesi ed israeliane che cercano di costruire percorsi di Pace, un lavoro che svolse l’europarlamentare Luisa Morgantini. Il rischio concreto è quello della assuefazione allo sterminio, e quindi a non reagire più alle immagini di donne e bambini, operatori sanitari e tanti giornalisti ammazzati.

In chiusura è stata ricordata la frase di Martin Luther King: «Alla fine non ricorderemo i nomi dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici».

 

Redazione Cagliari