LOTTE OPERAIE: A TARANTO MOBILITAZIONE NO STOP ALL’EX ILVA. USB: “IL TEMPO DELL’ATTESA ORMAI E’ FINITO”.

Radio Onda d`Urto - Tuesday, October 13, 2026

Taranto: dopo lo sciopero di 24 ore con corteo e blocchi di lunedì 12 ottobre, la mobilitazione delle tute blu ex Ilva va avanti a oltranza. Presidio notte e giorno alle portinerie dell’ex Siderurgico e blocchi stradali lungo le statali che lambiscono lo stabilimento. Lo sciopero è a tempo indeterminato, sicuramente per questa settimana, quando è previsto tra giovedì 15 e venerdì 16 ottobre un incontro con la Regione Puglia. Operaie e operai, assieme ai sindacati (Usb, Fiom, Uilm e Fim) chiedono però che venga anticipato

Sullo sfondo restano poi altre due date: quella del 20 ottobre, quando la Cassazione si pronuncerà definitivamente sulla chiusura dell’area a caldo disposta dalla Corte d’Appello di Milano e poi quella del 15 novembre, il momento fissato per lo spegnimento di tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva.

Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza dai blocchi fuori dal Siderurgico con Giacomo Mastro, rsu Usb all’ex Ilva di Taranto. Ascolta o scarica

La mobilitazione a oltranza segue il fallimento dell’incontro dell’8 ottobre 2026 a palazzo Chigi sull’ex Ilva, al termine del quale Usb aveva riassunto così la situazione:

“Il tavolo di Palazzo Chigi dell’8 ottobre ha certificato quello che denunciamo da tempo: per il Governo la siderurgia non rappresenta, nei fatti, un asset strategico del Paese. Dopo mesi di incontri, accordi, commissariamenti e promesse, siamo ancora in attesa di un progetto industriale che definisca il futuro della produzione siderurgica italiana. Le prospettive di Taranto, Genova, Novi Ligure e degli altri stabilimenti continuano a dipendere dalle decisioni della magistratura e dalle eventuali offerte di soggetti privati, anziché da una precisa scelta di politica industriale dello Stato.
Eppure questo Governo, quando decise di commissariare ArcelorMittal, trovò la condivisione delle organizzazioni sindacali. Oggi siamo costretti a constatare che, nonostante quel passaggio, la situazione è diventata persino più grave.

Non servono altri interventi tampone. Servono il coraggio politico di assumere il controllo pubblico della siderurgia, un piano industriale credibile e le risorse necessarie a realizzarlo. Anche sulle tutele dei lavoratori continuiamo ad assistere a discussioni inconcludenti. Le nostre richieste sul riconoscimento dell’esposizione all’amianto e del lavoro usurante non sono privilegi da contrattare. Sono rivendicazioni fondate sulle condizioni di salute di chi ha trascorso decenni nelle cokerie e nelle acciaierie. È inaccettabile che si continui a discutere di questi temi senza partire dai dati sanitari e dalle reali condizioni di lavoro.

 A Taranto la situazione sociale è ormai pesantissima. Migliaia di lavoratori e le loro famiglie vivono da quattordici anni nell’incertezza, con la paura quotidiana di perdere lavoro e salario. Una condizione che produce conseguenze profonde anche sul piano psicologico e che il Governo continua a sottovalutare.Gli ammortizzatori sociali sono indispensabili per tutelare immediatamente i lavoratori, ma non possono rappresentare il risultato finale dell’azione di Governo né sostituire un progetto industriale. Per USB questa fase di incontri senza risultati è esaurita. Non è più accettabile prolungare l’agonia della siderurgia e dei suoi lavoratori.

Questa vertenza si inserisce pienamente nelle ragioni dello sciopero generale del 30 ottobre proclamato da Usb: contro il carovita, per aumentare i salari, difendere l’occupazione e destinare le risorse pubbliche al lavoro e all’industria anziché al riarmo. Il futuro dell’ex Ilva non è soltanto una questione tarantina. Riguarda il futuro industriale dell’intero Paese.

Per queste ragioni, a partire da lunedì 12 ottobre USB sarà impegnata in tutto il gruppo Ilva in una mobilitazione permanente, che crescerà progressivamente di intensità e assumerà forme di lotta sempre più incisive in assenza di risposte concrete. Non siamo più disponibili ad assistere passivamente al progressivo smantellamento della siderurgia italiana e alla disperazione di migliaia di lavoratori.

Il tempo dell’attesa è finito”.