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SCIOPERO NAZIONALE DEL COMPARTO CULTURA E SPETTACOLO. DECINE DI ORGANIZZAZIONI E SINDACATI MOBILITATI, COME NON ACCADEVA DA 50 ANNI
Sciopero di tutto il comparto cultura e spettacolo – musei, biblioteche, archivi, teatri, oltre a precari di editoria, musica, produzione artistica e culturale – indetto per tutta la giornata da Cub, Cobas, Clap, Adl Cobas, Usi e per i confederali da Fp e Nidil Cgil, oltre ad associazioni autorganizzate del settore come Mi Riconosci, Redacta, Galassia, Vogliamo Tutt’Altro. “Da circa 30 anni, i governi in Italia hanno spinto verso una privatizzazione selvaggia della cultura, in tutte le sue forme. Risultato? Non di certo più efficienza, ma povertà salariale, disorganizzazione e mercificazione del patrimonio pubblico sottratto a cittadini e cittadine”, denunciano i sindacati. Uno sciopero ampio e trasversale, indetto con questa profondità di settori e organizzazioni come non accadeva da 50 anni. Oltre le singole vertenze locali e settoriali, al centro c’è il diritto a condizioni lavorative dignitose per tutte e tutti, contro l’unica logica del profitto e per una cultura non mera merce di scambio. Per questo, decine i presidi e i sit in lungo tutta Italia. Da Pisa Federico Giusti, della CUB. Ascolta o scarica. Da Roma Vincenzo Miliucci, confederazione COBAS. Ascolta o scarica.
June 12, 2026
Radio Onda d`Urto
Il 12 giugno si sciopera nella cultura e negli appalti
Il 12 giugno sono stati indetti due scioperi, uno nel settore della cultura e uno negli appalti: quali sono le ragioni che hanno portato a questa doppia mobilitazione? E in che modo le due vertenze si intrecciano? Il 12 giugno ci sono queste due mobilitazioni. Entrambe nascono da percorsi autonomi che sono stati organizzati in mesi di assemblee, incontri, dibattiti, e tanto lavoro dal basso. Entrambi gli scioperi sono il 12 giugno anche a causa delle strettoie che sono costruite dalla legge sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali (legge 146/1990) applicabile a tutti e due i settori. Secondo noi, che questi due scioperi siano lo stesso giorno è anche positivo perché le vertenze ovviamente si intrecciano. All’interno del mondo della cultura – un mondo molto largo – ci sono tantissime lavoratrici e lavoratori in appalto, e gli appalti appunto sono un problema che riguarda tutti i settori, e quindi riuscire a costruire una mobilitazione con una copertura più ampia e che permetta anche a forme di sfruttamento e di priorità differenti di parlarsi, di parlare, di essere visibili, di comunicare, ci sembra molto importante.  Quindi sono percorsi che sono nati in maniera autonoma, ma come Clap e rete intersindacale seguiamo entrambe le vertenze e quindi abbiamo deciso di investire in questa giornata affinché sia un momento che faccia parlare i settori più sfruttati e più in difficoltà. Aggiungo, per le Clap è anche importante provare ad affermare una questione di cultura sindacale: piuttosto che organizzare scioperi generali rituali, è importante provare ad organizzare scioperi anche pluri-settoriali, all’interno dei quali però è possibile ristabilire rapporti di forza, e costruire mobilitazioni e scioperi che possano essere effettivamente efficaci.  Lo sciopero della cultura arriva al termine di un percorso di oltre un anno e coinvolge sia sindacati di base sia la CGIL, con una mobilitazione diffusa su tutto il territorio nazionale. Quali sono le principali rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori del settore? E quali criticità strutturali emergono oggi nel mondo della produzione culturale? Affermare di poter scioperare dentro il mondo della cultura, dentro un settore in cui è molto difficile scioperare in maniera classica, è già un passo fondamentale. Anche perché spesso chi lavora all’interno del mondo della cultura, largamente inteso, si trova dentro situazioni di autosfruttamento, o comunque in situazioni in cui è difficile anche solo far riconoscere che si tratta di lavoro a tutti gli effetti, soprattutto nel comparto più legato alla produzione artistica. Quindi già dire che in quella giornata bisogna scioperare nel settore della cultura è una grande novità e la costruzione che ci ha portato a questa giornata è la cosa che ci interessa di più. Le rivendicazioni sono molte e sono state volutamente tenute larghe perché deve essere una giornata in cui il lavoro della cultura parla di sé. Quindi ovviamente ci sono le questioni salariali, anche perché ci sono alcuni tavoli aperti per il rinnovo dei contratti collettivi e la questione salariale è da mettere al centro, ma anche diritti e welfare universale in un settore che è strutturalmente intermittente e precario e che quindi ha bisogno di garanzie.  La dignità, che passa per i salari, la lotta alle false partite IVA, utilizzate come strumento di precarizzazione e abbassamento dei salari, e all’interno di questo c’è ad esempio il sistema degli appalti da superare, e qui le due mobilitazioni si intrecciano. Ma c’è anche la questione del riconoscimento del lavoro culturale, la regolamentazione del volontariato e degli stage negli ambiti culturali che sono molto presenti e abbassano le condizioni e i diritti sul lavoro, la salute psicofisica perché sono lavori molto spesso stressanti, a volte anche pericolosi e bisogna intervenire assolutamente con dei protocolli su questo.  Quindi: welfare, salario, basta alla precarietà, agli appalti, al falso lavoro autonomo e un riconoscimento della dignità del lavoro. Abbiamo messo al centro anche la questione dell’art washing, soprattutto in una fase in cui è in corso un genocidio in Palestina, e si cerca di normalizzare le politiche di guerra, l’arte non solo può e deve prendere parola, ma non si deve prestare in nessun modo a operazioni di facciata e deve rivendicare fondi alla cultura contro la guerra.  Il 12 giugno al Teatro Palladium a Roma si terranno gli Stati Generali delle lavoratrici e dei lavoratori precari in appalto, quali sono gli obiettivi politici e organizzativi di questa giornata? E che tipo di percorso si intende costruire a partire da questo appuntamento? Nella giornata di sciopero sugli appalti al Teatro Palladium ci sarà un’assemblea, un momento di confronto perché appunto il mondo degli appalti è molto frammentato. Gli appalti sono ovunque e nonostante tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici si trovano di fronte a forme di sfruttamento o controparti differenti, è necessario trovare delle rivendicazioni che siano unificanti, senza far scomparire le specificità dei settori.  Prima di tutto, l’internalizzazione, la chiusura del sistema degli appalti, in ogni caso bisogna costruire una regolamentazione, eliminare gli appalti al massimo ribasso, che riducono diritti, tutele e sicurezza. Non è un caso che moltissimi incidenti sul lavoro e morti sul lavoro si verificano dentro la gestione di appalti e subappalti, rispetto ai quali è impossibile a volte risalire la filiera e trovare dei responsabili. Bisogna avere una regolamentazione precisa del sistema degli appalti che non sia al massimo ribasso e che individui responsabilità chiare. Inoltre, il sistema degli appalti ha modificato, da un certo punto di vista, anche l’aspetto del lavoro pubblico. Oggi esistono tantissime società in house, società in appalto che lavorano effettivamente per il pubblico, ma rispetto ai quali il pubblico non risponde in nessun modo, gli stipendi sono molto differenti rispetto all’amministrazione pubblica, e quindi lo slogan che da anni agitiamo è che “A parità di mansione, parità di salario”. Gli appalti vengono utilizzati perché sono convenienti e fanno risparmiare sul costo del lavoro, quello che va fatto è imporre che il lavoro venga pagato e tutelato esattamente nella stessa maniera di chi non lavora in appalto.  Scioperare negli appalti e nella cultura è molto difficile perché le lavoratrici e i lavoratori sono sotto il ricatto di bassi salari e di contratti precari, come si può aderire allo sciopero? Quali azioni si possono portare avanti anche se non si aderisce formalmente allo sciopero? Sono sicuramente settori molto complicati all’interno dei quali scioperare, molto spesso perché c’è una legge sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali, che è di fatto una legge antisciopero, ma anche perché sono lavori in cui si è fortemente ricattabili, a volte si è anche soli/e, con pochi dipendenti all’interno del luogo di lavoro, e quindi è molto difficile scioperare. Addirittura nella cultura a volte quando si sciopera si fa un danno solo a sé stessi, pensiamo, ad esempio, agli spettacoli di piccole compagnie.  Quindi è un settore molto difficile, ma vanno fatte due cose, e vanno fatte contemporaneamente. La prima è comunque scioperare. Lì dove è possibile esercitare il diritto di sciopero e l’astensione dal lavoro è una cosa fondamentale, perché molto spesso questi ricatti, questi livelli di pressione, si reggono anche sul fatto che poi c’è un rallentamento, un passo indietro, lo sciopero non si fa mai. Bisogna costruire dei livelli di conflitto all’interno dei posti di lavoro che passano anche per l’esercizio di un diritto che è costituzionalmente garantito come lo sciopero.  La seconda è moltiplicare le azioni dentro e oltre lo sciopero, proprio perché sappiamo che è difficile in particolare nella cultura. Quando parliamo di laboratorio parliamo proprio di questo. Quindi il 12 ci saranno molte forme per partecipare allo sciopero, che possono essere letture di comunicati dai palchi, fotografie in cui si mostrano cartelli, parole d’ordine da fare girare nei luoghi della cultura, dentro i musei, dentro gli scavi archeologici. A Roma, ma anche in altre città, in realtà ci sono due appuntamenti, uno mattutino e uno nel pomeriggio, di piazza e di presidio. Proprio per permettere la partecipazione in diversi momenti della giornata. E soprattutto pensare al 12 come un punto di partenza.  Lo è sicuramente per gli appalti, per una campagna che probabilmente passerà anche attraverso la proposta di una legge d’iniziativa popolare per l’eliminazione degli appalti. Ma lo è anche per la cultura, perché serve molta strada per organizzare un blocco del lavoro quotidiano nel settore della cultura.  Ma credo che questa sfida serva anche alle organizzazioni sindacali perché sono costrette a misurarsi con dei settori che non hanno la possibilità di esercitare classicamente gli strumenti a nostra disposizione. Per questo da tempo parliamo di sciopero sociale, per questo da tempo pensiamo che intrecciare le lotte non sia soltanto un desiderio teorico, ma sia la possibilità di avere rapporti di forza anche maggiori. Per questo pensiamo che bisogna sindacalizzarsi e diffondere gli strumenti sindacali che significa iscriversi a un sindacato, ma anche formarsi, conoscere i propri diritti, riuscire davvero a costruire una cassetta degli attrezzi sindacali diffusa e in mano a tutte le lavoratrici e i lavoratori. E questo non vale solo per questi due settori ma nel mondo del lavoro in generale. La copertina è di Gabriele Campanale Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. 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June 11, 2026
DINAMOpress
SALUZZO: MUORE OPERATRICE SOCIO-SANITARIA DURANTE UN TURNO SOLA CON 33 PAZIENTI.
Nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 maggio è morta un’operatrice socio-sanitaria durante il turno di servizio notturno presso la residenza RSA Tapparelli di Saluzzo. L’operatrice si stava occupando da sola di 33 pazienti anziani in condizione di fragilità. L’assenza di personale è uno dei tanti campanelli d’allarme delle condizioni di lavoro insostenibili in cui versano le strutture RSA, tra turni lunghi ed esaurienti, personale in sottonumero e contratti lacunosi. Denunciate dalle stesse lavoratrici anche le ricadute che le condizioni lavorative inadeguate hanno sulle persone prese in carico. Uno specchio dell’insufficiente investimento nel settore della sanità in Italia in particolare quando si parla di prevenzione. Già il 25 maggio era stata comunicata alla prefettura di Cuneo la richiesta da parte delle lavoratrici della struttura Tapparelli di conciliazione obbligatoria, in cui una delle richieste specifiche era proprio quella di non restare sole in turno notturno con 30 ospiti. Si annuncia che l’inascolto delle richieste porterà all’indizione di sciopero. Ne parliamo con Gian Luca del sidacato Cub sezione Cuneo:
Puntata del 02/06/2026@0
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo realizzato intervistando Peppe D’Alesio, Coord. prov. SiCobas Napoli e Salerno, rispetto alla situazione critica dei porti campani. Infatti il 23 maggio si è assistito a ben 3 licenziamenti tra i porti di Napoli e Salerno di natura ritorsiva nei confronti di chi è iscritto al sindacato conflittuale. In particolar modo ci siamo concentrati sulla vicenda di Ciccio Collina, RSA del SiCobas, prima raggiunto da un provvedimento disciplinare calatogli dall’ alto all’ improvviso poi  tramutato il giorno stesso in licenziamento. Quasi accessorio specificare che  le cause ufficiali di questo licenziamento sono pretesti formali per evitare che si diffonda una cultura della salute sul posto di lavoro, che non piace e non fa risparmiare abbastanza le aziende coinvolte. Ovviamente la risposta con picchetti e scioperi è stata pronta e si rilancia essere sempre più determinata da parte di colleghi, sindacalisti e solidali. Questi ultimi di centrale importanza se pensiamo anche quanto peso hanno questi licenziamenti rispetto alle mobilitazioni nazionali dei portuali in protesta contro il genocidio e in ottica generale anti- militarista. Abbiamo perciò fatto anche una panoramica sulla situazione di questa lotta diffusa in tutto il paese e all’ estero, per poi farci dare dal nostro ospite o prossimi appuntamenti che vedranno coinvolto il SiCobas Napoli. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello del prossimo sciopero dei macchinisti e capotreno del gruppo FSI, previsto per l’11 giugno, ne abbiamo parlato in compagnia di una capotreno dell’ Assemblea nazionale Pdm/pdb. Le motivazioni di questo sciopero sono molteplici e il 4 giugno si svolgerà un’ assemblea preparatoria in presenza a Messina, per cercare di mettere a confronto diretto la grande mole di lavoratrici e lavoratori che fanno parte di questo gruppo autogestito. Oltre alle rivendicazioni riguardanti le condizioni di salute e sicurezza di chi lavora e di chi viaggia sulle linee ferroviarie italiane, sullo sfondo resta un contratto collettivo nazionale di comparto che non viene aggiornato da 20 anni, con tutte le condizioni salariali che questa situazione comporta. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in collegamento telefonico con Mahmood del SiCobas Torino, riguardo alle lotte che stanno mettendo in atto gli addetti e le addette alle pulizie dei punti vendita Zara, per le quali è partita anche una campana di boicottaggio nei confronti della multinazionale del fashion: “ZARA SFRUTTA I LAVORATORI BOICOTTA ZARA SOLIDARIETÀ CON GLI OPERAI IN SCIOPERO PER DIFESA POSTO DI LAVORO E MIGLIORI CONDIZIONI DI VITA La ricca multinazionale Zara ha deciso di cambiare l’orario dei lavoratori appalto pulizie Samsic nei punti vendita di Torino. Questa decisione aziendale alla ricerca del massimo profitto va contro l’interesse dei lavoratori: infatti tale cambiamento d’orario causerebbe una riduzione delle ore lavorate (fino al 50%) con grave perdita di salario. Perciò la nostra organizzazione sindacale ha aperto lo stato di agitazione rivendicando il mantenimento dell’attuale orario di lavoro più altre richieste di miglioramento delle condizioni di vita. Di fronte alla chiusura aziendale, i lavoratori del sindacato da ieri sono in sciopero e ora stanno portando avanti la protesta operaia con un presidio davanti al più prestigioso negozio di Zara in città sul passeggio di via Roma. AVANTI FINO ALLA VITTORIA” Buon ascolto
Puntata del 02/06/2026@1
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo realizzato intervistando Peppe D’Alesio, Coord. prov. SiCobas Napoli e Salerno, rispetto alla situazione critica dei porti campani. Infatti il 23 maggio si è assistito a ben 3 licenziamenti tra i porti di Napoli e Salerno di natura ritorsiva nei confronti di chi è iscritto al sindacato conflittuale. In particolar modo ci siamo concentrati sulla vicenda di Ciccio Collina, RSA del SiCobas, prima raggiunto da un provvedimento disciplinare calatogli dall’ alto all’ improvviso poi  tramutato il giorno stesso in licenziamento. Quasi accessorio specificare che  le cause ufficiali di questo licenziamento sono pretesti formali per evitare che si diffonda una cultura della salute sul posto di lavoro, che non piace e non fa risparmiare abbastanza le aziende coinvolte. Ovviamente la risposta con picchetti e scioperi è stata pronta e si rilancia essere sempre più determinata da parte di colleghi, sindacalisti e solidali. Questi ultimi di centrale importanza se pensiamo anche quanto peso hanno questi licenziamenti rispetto alle mobilitazioni nazionali dei portuali in protesta contro il genocidio e in ottica generale anti- militarista. Abbiamo perciò fatto anche una panoramica sulla situazione di questa lotta diffusa in tutto il paese e all’ estero, per poi farci dare dal nostro ospite o prossimi appuntamenti che vedranno coinvolto il SiCobas Napoli. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello del prossimo sciopero dei macchinisti e capotreno del gruppo FSI, previsto per l’11 giugno, ne abbiamo parlato in compagnia di una capotreno dell’ Assemblea nazionale Pdm/pdb. Le motivazioni di questo sciopero sono molteplici e il 4 giugno si svolgerà un’ assemblea preparatoria in presenza a Messina, per cercare di mettere a confronto diretto la grande mole di lavoratrici e lavoratori che fanno parte di questo gruppo autogestito. Oltre alle rivendicazioni riguardanti le condizioni di salute e sicurezza di chi lavora e di chi viaggia sulle linee ferroviarie italiane, sullo sfondo resta un contratto collettivo nazionale di comparto che non viene aggiornato da 20 anni, con tutte le condizioni salariali che questa situazione comporta. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in collegamento telefonico con Mahmood del SiCobas Torino, riguardo alle lotte che stanno mettendo in atto gli addetti e le addette alle pulizie dei punti vendita Zara, per le quali è partita anche una campana di boicottaggio nei confronti della multinazionale del fashion: “ZARA SFRUTTA I LAVORATORI BOICOTTA ZARA SOLIDARIETÀ CON GLI OPERAI IN SCIOPERO PER DIFESA POSTO DI LAVORO E MIGLIORI CONDIZIONI DI VITA La ricca multinazionale Zara ha deciso di cambiare l’orario dei lavoratori appalto pulizie Samsic nei punti vendita di Torino. Questa decisione aziendale alla ricerca del massimo profitto va contro l’interesse dei lavoratori: infatti tale cambiamento d’orario causerebbe una riduzione delle ore lavorate (fino al 50%) con grave perdita di salario. Perciò la nostra organizzazione sindacale ha aperto lo stato di agitazione rivendicando il mantenimento dell’attuale orario di lavoro più altre richieste di miglioramento delle condizioni di vita. Di fronte alla chiusura aziendale, i lavoratori del sindacato da ieri sono in sciopero e ora stanno portando avanti la protesta operaia con un presidio davanti al più prestigioso negozio di Zara in città sul passeggio di via Roma. AVANTI FINO ALLA VITTORIA” Buon ascolto
Puntata del 02/06/2026@2
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo realizzato intervistando Peppe D’Alesio, Coord. prov. SiCobas Napoli e Salerno, rispetto alla situazione critica dei porti campani. Infatti il 23 maggio si è assistito a ben 3 licenziamenti tra i porti di Napoli e Salerno di natura ritorsiva nei confronti di chi è iscritto al sindacato conflittuale. In particolar modo ci siamo concentrati sulla vicenda di Ciccio Collina, RSA del SiCobas, prima raggiunto da un provvedimento disciplinare calatogli dall’ alto all’ improvviso poi  tramutato il giorno stesso in licenziamento. Quasi accessorio specificare che  le cause ufficiali di questo licenziamento sono pretesti formali per evitare che si diffonda una cultura della salute sul posto di lavoro, che non piace e non fa risparmiare abbastanza le aziende coinvolte. Ovviamente la risposta con picchetti e scioperi è stata pronta e si rilancia essere sempre più determinata da parte di colleghi, sindacalisti e solidali. Questi ultimi di centrale importanza se pensiamo anche quanto peso hanno questi licenziamenti rispetto alle mobilitazioni nazionali dei portuali in protesta contro il genocidio e in ottica generale anti- militarista. Abbiamo perciò fatto anche una panoramica sulla situazione di questa lotta diffusa in tutto il paese e all’ estero, per poi farci dare dal nostro ospite o prossimi appuntamenti che vedranno coinvolto il SiCobas Napoli. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello del prossimo sciopero dei macchinisti e capotreno del gruppo FSI, previsto per l’11 giugno, ne abbiamo parlato in compagnia di una capotreno dell’ Assemblea nazionale Pdm/pdb. Le motivazioni di questo sciopero sono molteplici e il 4 giugno si svolgerà un’ assemblea preparatoria in presenza a Messina, per cercare di mettere a confronto diretto la grande mole di lavoratrici e lavoratori che fanno parte di questo gruppo autogestito. Oltre alle rivendicazioni riguardanti le condizioni di salute e sicurezza di chi lavora e di chi viaggia sulle linee ferroviarie italiane, sullo sfondo resta un contratto collettivo nazionale di comparto che non viene aggiornato da 20 anni, con tutte le condizioni salariali che questa situazione comporta. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in collegamento telefonico con Mahmood del SiCobas Torino, riguardo alle lotte che stanno mettendo in atto gli addetti e le addette alle pulizie dei punti vendita Zara, per le quali è partita anche una campana di boicottaggio nei confronti della multinazionale del fashion: “ZARA SFRUTTA I LAVORATORI BOICOTTA ZARA SOLIDARIETÀ CON GLI OPERAI IN SCIOPERO PER DIFESA POSTO DI LAVORO E MIGLIORI CONDIZIONI DI VITA La ricca multinazionale Zara ha deciso di cambiare l’orario dei lavoratori appalto pulizie Samsic nei punti vendita di Torino. Questa decisione aziendale alla ricerca del massimo profitto va contro l’interesse dei lavoratori: infatti tale cambiamento d’orario causerebbe una riduzione delle ore lavorate (fino al 50%) con grave perdita di salario. Perciò la nostra organizzazione sindacale ha aperto lo stato di agitazione rivendicando il mantenimento dell’attuale orario di lavoro più altre richieste di miglioramento delle condizioni di vita. Di fronte alla chiusura aziendale, i lavoratori del sindacato da ieri sono in sciopero e ora stanno portando avanti la protesta operaia con un presidio davanti al più prestigioso negozio di Zara in città sul passeggio di via Roma. AVANTI FINO ALLA VITTORIA” Buon ascolto
Il 12 giugno sciopera la cultura
Il prossimo 12 giugno si terrà il primo sciopero generale del settore culturale nella storia della Repubblica italiana. A distanza di sette anni dalla manifestazione nazionale del 2018, che portò per la prima volta in piazza migliaia di professioniste … Leggi tutto L'articolo Il 12 giugno sciopera la cultura sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Gioia Tauro: porto in sciopero
Calabria, porto di Gioia Tauro. Oggi in sciopero uno dei principali porti del traffico di navi che trasportano materiale per uso militare in Israele; ne parliamo con la giornalista e attivista italo palestinese Dalia Ismail.  Di seguito il comunicato: "FUORI LA GUERRA DAI NOSTRI PORTI" Con lo sciopero generale per la Palestina e contro la guerra Ore 18.30 conferenza stampa – lungomare di San Ferdinando Il Coordinamento Calabria per la Palestina convoca per venerdì 29 maggio alle ore 17.00 un presidio davanti al Porto di Gioia Tauro, aderendo allo sciopero generale per la Palestina e contro la guerra, lanciato dall’appello dei Giovani Palestinesi d’Italia e raccolto da realtà sindacali, sociali e politiche in tutto il Paese. A partire dalle ore 18.30 si terrà una conferenza stampa sul lungomare di San Ferdinando per rilanciare l’azione di lotta contro la filiera bellica e l’economia di guerra. Facciamo nostro il senso profondo della dichiarazione dei GPI: oggi la Palestina, da Gaza a Gerusalemme, chiama alla mobilitazione generale contro il genocidio, contro la pena di morte dei prigionieri palestinesi, contro l’economia di guerra e contro la complicità degli Stati che permettono, finanziano, armano e proteggono l’occupazione coloniale israeliana. Il genocidio non si compie solo con i bombardamenti. Si compie anche con la firma su un contratto militare, con un veto al Consiglio di Sicurezza ONU, con il silenzio scelto davanti a decenni di prigionieri palestinesi brutalizzati dalle forze criminali dell’esercito israeliano. ridotti a oggetti di scherno. Noi non aspettiamo che le vittime abbiano i passaporti giusti per indignarci. Per questo diciamo con chiarezza: i porti non possono essere retrovie della guerra. Gioia Tauro non può essere trattata come una semplice infrastruttura neutrale dentro un’economia globale che trasporta armi, profitti, sfruttamento e morte. Ogni porto attraversato dalla filiera bellica è parte di un sistema che rende possibile il genocidio: dalla produzione militare alla logistica, dai contratti commerciali alle coperture diplomatiche, dalle basi militari alle rotte del commercio internazionale. Non lavorare per la guerra significa interrompere la catena logistica che rifornisce l’esercito israeliano. Significa rifiutare che il lavoro venga arruolato nella macchina bellica. Significa rompere la normalità della complicità. Significa dire che nessuna banchina, nessun container, nessuna infrastruttura del nostro territorio deve servire al massacro del popolo palestinese. La nostra azione dal basso ha già dimostrato che fermare le armi nei porti è possibile. La Calabria sa bene cosa significhi essere trattata come una periferia sacrificabile, da sfruttare e militarizzare. La logica coloniale, razzista ed estrattiva che devasta la Palestina è la stessa che trasforma il Mediterraneo in una frontiera armata, i nostri porti in snodi bellici e il lavoro in un ingranaggio di morte. Per questo lo sciopero del 29 maggio non riguarda solo la Palestina. Riguarda tutte e tutti noi. Riguarda il diritto di sciopero, attaccato e represso proprio quando prova a colpire i nodi reali del potere economico. Riguarda le lavoratrici e i lavoratori della logistica, dei porti, dei trasporti, dei servizi, chiamati a scegliere se continuare a essere usati dentro l’economia di guerra o diventare forza capace di interromperla. Come ricordano i Giovani Palestinesi d’Italia, la repressione contro chi ha scioperato e manifestato non è un fatto isolato: si inserisce nella politica di guerra dello Stato italiano, che restringe gli spazi di dissenso mentre aumenta le spese militari, sostiene Israele, criminalizza la solidarietà e tenta di colpire lo sciopero come strumento politico decisivo. È il momento di allargare la mobilitazione e bloccare la filiera bellica. Invitiamo tutte le realtà solidali, sociali, sindacali, politiche, studentesche, ecologiste, femministe e antirazziste della Calabria a unirsi al presidio. Venerdì 29 maggio, ore 17:00 Presidio davanti al Porto di Gioia Tauro Conferenza stampa ore 18.30 – lungomare di San Ferdinando Con lo sciopero generale per la Palestina e contro la guerra Blocchiamo la filiera bellica. Fuori la guerra dai nostri porti. Non lavoriamo per il genocidio. Palestina libera. Firmato (In ordine alfabetico) BDS Calabria e gruppo embargo militare Coordinamento Calabria per la Palestina Global Sumud Calabria global-intifada.org Thousand Madleens to Gaza
May 29, 2026
Radio Onda Rossa
Perù: gli agricoltori concedono una tregua al governo e revocano lo sciopero
Le migliaia di agricoltori che erano in sciopero dal 25 maggio in diverse regioni del Perù hanno sospeso la protesta dopo che il governo si è impegnato a stanziare 150 milioni di soles per far fronte alla crisi che sta attraversando il settore agricolo. 100 milioni di soles saranno destinati all’acquisto di riso e 50 milioni alla manutenzione dei canali di irrigazione. A seguito dell’accordo con il governo, i produttori di riso e banane delle regioni di Piura, San Martín, Lambayeque e Tumbes hanno revocato il blocco che mantenevano su vie strategiche a livello nazionale e che impediva il trasporto di persone e merci; mentre a Huánuco la misura era ancora in vigore. Si sono verificati anche scontri con la Polizia Nazionale. Secondo quanto riferito dai produttori, il settore agricolo deve essere dichiarato in stato di emergenza a causa del calo del prezzo del riso, dell’aumento dei costi di produzione (di fertilizzanti e carburante), della concorrenza sleale dovuta alle importazioni massicce di prodotti agricoli, degli impatti dei cambiamenti climatici e della mancanza di sostegno statale alla produzione locale. I manifestanti hanno segnalato che riprenderanno lo sciopero tra 10 giorni se il governo non renderà ufficiale il decreto d’urgenza concordato. Redacción Perú
May 29, 2026
Pressenza