LOTTE OPERAIE: A TARANTO MOBILITAZIONE NO STOP ALL’EX ILVA. USB: “IL TEMPO DELL’ATTESA ORMAI E’ FINITO”.Taranto: dopo lo sciopero di 24 ore con corteo e blocchi di lunedì 12 ottobre,
la mobilitazione delle tute blu ex Ilva va avanti a oltranza. Presidio notte e
giorno alle portinerie dell’ex Siderurgico e blocchi stradali lungo le statali
che lambiscono lo stabilimento. Lo sciopero è a tempo indeterminato, sicuramente
per questa settimana, quando è previsto tra giovedì 15 e venerdì 16 ottobre un
incontro con la Regione Puglia. Operaie e operai, assieme ai sindacati (Usb,
Fiom, Uilm e Fim) chiedono però che venga anticipato
Sullo sfondo restano poi altre due date: quella del 20 ottobre, quando la
Cassazione si pronuncerà definitivamente sulla chiusura dell’area a caldo
disposta dalla Corte d’Appello di Milano e poi quella del 15 novembre, il
momento fissato per lo spegnimento di tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva.
Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza dai blocchi fuori dal Siderurgico con
Giacomo Mastro, rsu Usb all’ex Ilva di Taranto. Ascolta o scarica
La mobilitazione a oltranza segue il fallimento dell’incontro dell’8 ottobre
2026 a palazzo Chigi sull’ex Ilva, al termine del quale Usb aveva riassunto così
la situazione:
“Il tavolo di Palazzo Chigi dell’8 ottobre ha certificato quello che denunciamo
da tempo: per il Governo la siderurgia non rappresenta, nei fatti, un asset
strategico del Paese. Dopo mesi di incontri, accordi, commissariamenti e
promesse, siamo ancora in attesa di un progetto industriale che definisca il
futuro della produzione siderurgica italiana. Le prospettive di Taranto, Genova,
Novi Ligure e degli altri stabilimenti continuano a dipendere dalle decisioni
della magistratura e dalle eventuali offerte di soggetti privati, anziché da una
precisa scelta di politica industriale dello Stato.
Eppure questo Governo, quando decise di commissariare ArcelorMittal, trovò la
condivisione delle organizzazioni sindacali. Oggi siamo costretti a constatare
che, nonostante quel passaggio, la situazione è diventata persino più grave.
Non servono altri interventi tampone. Servono il coraggio politico di assumere
il controllo pubblico della siderurgia, un piano industriale credibile e le
risorse necessarie a realizzarlo. Anche sulle tutele dei lavoratori continuiamo
ad assistere a discussioni inconcludenti. Le nostre richieste sul riconoscimento
dell’esposizione all’amianto e del lavoro usurante non sono privilegi da
contrattare. Sono rivendicazioni fondate sulle condizioni di salute di chi ha
trascorso decenni nelle cokerie e nelle acciaierie. È inaccettabile che si
continui a discutere di questi temi senza partire dai dati sanitari e dalle
reali condizioni di lavoro.
A Taranto la situazione sociale è ormai pesantissima. Migliaia di lavoratori e
le loro famiglie vivono da quattordici anni nell’incertezza, con la paura
quotidiana di perdere lavoro e salario. Una condizione che produce conseguenze
profonde anche sul piano psicologico e che il Governo continua a
sottovalutare.Gli ammortizzatori sociali sono indispensabili per tutelare
immediatamente i lavoratori, ma non possono rappresentare il risultato finale
dell’azione di Governo né sostituire un progetto industriale. Per USB questa
fase di incontri senza risultati è esaurita. Non è più accettabile prolungare
l’agonia della siderurgia e dei suoi lavoratori.
Questa vertenza si inserisce pienamente nelle ragioni dello sciopero generale
del 30 ottobre proclamato da Usb: contro il carovita, per aumentare i salari,
difendere l’occupazione e destinare le risorse pubbliche al lavoro e
all’industria anziché al riarmo. Il futuro dell’ex Ilva non è soltanto una
questione tarantina. Riguarda il futuro industriale dell’intero Paese.
Per queste ragioni, a partire da lunedì 12 ottobre USB sarà impegnata in tutto
il gruppo Ilva in una mobilitazione permanente, che crescerà progressivamente di
intensità e assumerà forme di lotta sempre più incisive in assenza di risposte
concrete. Non siamo più disponibili ad assistere passivamente al progressivo
smantellamento della siderurgia italiana e alla disperazione di migliaia di
lavoratori.
Il tempo dell’attesa è finito”.