
Leggi elettorali e governi
Pressenza - Wednesday, October 7, 2026La fiducia è una cosa seria, così come la legge elettorale. Invece, la serietà manca all’attuale governo Meloni, così come è mancata a quelli precedenti guidati da Renzi (nel 2015) e Gentiloni (nel 2017). Perché questi tre governi hanno posto la questione di fiducia sulla legge elettorale che avevano confezionato. In questo modo si è creata una sorta di ricatto: approvare la legge elettorale o far cadere il governo (e probabilmente anche il parlamento)?
La legge elettorale stabilisce le regole del gioco democratico. Di fatto condiziona la composizione del parlamento e di conseguenza anche del governo, della presidenza della repubblica, della corte costituzionale, del consiglio superiore della magistratura, ecc. Dovrebbe essere una norma condivisa e non divisiva. Invece, ogni volta si riproduce lo scenario nel quale la maggioranza del momento confeziona le regole che meglio le si addicono. Un abito adatta a conservare il potere acquisito.
In questo modo si rischia di dare ragione a chi sostiene che i politici sono tutti uguali: al primo posto c’è la conservazione della “poltrona”. Oltre ad essere palesamente incoerenti. Infatti, in occasione dell’approvazione dell’Italicum (governo Renzi) e del Rosatellum (governo Gentiloni), Giorgia Meloni e gli esponenti del suo partito intervennero dai banchi dell’opposizione, criticando giustamente l’abuso dello strumento della questione di fiducia sulle leggi elettorali.
Oggi che Meloni si trova sui banchi del governo fa esattamente la stessa operazione di coloro contro i quali aveva polemizzato. E siamo certi che adesso dai banchi dell’attuale opposizione, facendo finta di ignorare le analoghe scelte del passato, fioccheranno le critiche contro chi oggi pone la fiducia sulle norme che regolano il gioco democratico.
Purtroppo da decenni la legge elettorale è diventata bottino dei vincitori, anziché modalità condivisa per scegliere i rappresentanti del popolo. Il progressivo aumento della diserzione dalle urne ha un nesso evidente con questa degenerazione della classe politica, della quale oggi è alquanto difficile avere fiducia.
Più volte i giudici della consulta sono intervenuti per correggere le norme incostituzionali delle leggi elettorali, dal Porcellum (Calderoli) all’Italicum (Renzi e Boschi). I promotori di quelle leggi avrebbero dovuto prendere atto della propria incapacità e incompetenza nella materia più importante per chi fa politica: la Costituzione. Invece, sono ancora tutti in parlamento e recitano come comparse nella solita commedia all’italiana della politica tra governo e opposizione a seconda dei casi.
Così, nel 2027 si voterà per il parlamento con l’ennesima legge “truffa”, consapevoli che i “truffatori” non sono soltanto quelli attualmente al governo. A tal proposito viene in mente il discorso agli elettori che Edmund Burke tenne nel 1774: “Il parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale”. Parole che oggi non capita più di ascoltare.