Tag - legge elettorale

Elezioni anticipate? Non prima di febbraio. L’ipoteca della Corte Costituzionale
Sono trenta i ricorsi pronti a essere depositati il 26 ottobre alla Corte Costituzionale contro la legge-truffa elettorale. Quando il Melonellum entrerà in vigore, novantanove avvocati che si sono coordinati tra loro presenteranno i ricorsi finora sottoscritti da circa cinquecento ricorrenti. La contestazione della nuova legge elettorale ruota intorno a […] L'articolo Elezioni anticipate? Non prima di febbraio. L’ipoteca della Corte Costituzionale su Contropiano.
October 14, 2026
Contropiano
Nuova legge elettorale: già annunciati 30 ricorsi per presunta incostituzionalità
La scorsa settimana è stata approvata in via definitiva in Parlamento la nuova legge elettorale voluta dalla maggioranza, ma è già pronto un fiume di ricorsi per sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale. Le iniziative sono promosse dalla Rete per un voto libero e uguale, cui aderiscono circa 500 persone tra giuristi, politici e personalità pubbliche, che ieri le ha illustrate alla sala stampa della Camera dei Deputati. Sei le criticità evidenziate: premio di maggioranza, collegamento tra i risultati di Camera e Senato, modalità di scelta degli eletti, parità di genere, obbligo di indicare il candidato premier e numero di firme richieste alle liste extraparlamentari. I promotori chiedono che la Consulta si pronunci prima della prossima tornata elettorale, così che si possa andare a votare con una legge «depurata degli aspetti incostituzionali». La riforma elettorale, ribattezzata “Stabilicum” o “Melonellum”, è stata approvata lo scorso 8 ottobre, passando al Senato con 227 voti a favore e 164 no. Il provvedimento introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza al 42% dei voti, con un meccanismo di preferenze limitato dalla presenza di un capolista bloccato. Dopo una lunga bagarre parlamentare, le numerose insidie presenti nel testo e che fanno ipotizzare numerosi vizi di costituzionalità hanno portato le opposizioni e una larga fetta della società civile a proseguire per vie legali, con l’obiettivo di arrivare alla Consulta. Il 26 ottobre, giorno dell’entrata in vigore della riforma, una rete di 99 avvocati depositerà infatti i ricorsi nei Tribunali dei 30 tra distretti e uffici giudiziari italiani. La prima tappa per ottenere il futuro pronunciamento della Corte. A spiegare il contenuto dei ricorsi è stato il costituzionalista Enrico Grosso in conferenza stampa: la prima questione riguarda il premio maggioranza, «sia in termini numerici sia sotto l’aspetto delle modalità di assegnazione attraverso un numero fisso». Il secondo punto concerne l’assegnazione del premio su base nazionale del Senato, «che deve essere eletto invece su base regionale», mentre il terzo è focalizzato sulle modalità di selezione dei parlamentari e dell’assegnazione degli scranni. C’è poi il grande tema della disparità di genere che regola candidature e preferenze, con i capilista bloccati che però «possono anche essere tutti uomini». Occhi puntati poi sull’obbligatorietà dell’indicazione preventiva del futuro premier da parte delle forze politiche che, secondo i promotori, «viola la libertà dei partiti di scegliere come presentarsi e le prerogative del Presidente della Repubblica di assegnare l’incarico di formare un governo», e sull’obbligo di raccolta di un numero abnorme di firme per le nuove formazioni politiche, definito «irragionevole». La scadenza naturale della Legislatura scoccherà nell’autunno del 2027, ma molti fattori portano a ritenere probabile la convocazione anticipata delle elezioni per il prossimo maggio o giugno. Per questo motivo, la Rete per un voto libero e uguale intende bruciare i tempi. «Abbiamo l’obiettivo ambizioso di presentare i ricorsi subito dopo l’entrata in vigore della legge» ha affermato l’avvocato Pietro Adami, coordinatore legale del network, indicando come data fatidica per il deposito dei ricorsi il prossimo 26 ottobre e aggiungendo che «ragionevolmente a metà gennaio ci saranno le udienze e un giudice potrà fare ordinanza di remissione alla Consulta». L’auspicio è che la pronuncia da parte della Corte Costituzionale arrivi nella fase pre-elettorale. «La Consulta ha la possibilità di valutare l’urgenza di questa questione e di fissarla rapidamente, non faremmo tutto questo se non pensassimo di poter arrivare in tempo per le elezioni – ha detto Adami -. Quindi direi entro la primavera potremmo avere l’udienza in Corte Costituzionale, tra marzo e giugno». The post Nuova legge elettorale: già annunciati 30 ricorsi per presunta incostituzionalità appeared first on L'Indipendente.
October 13, 2026
L'INDIPENDENTE
Una legge-truffa per restare al potere e non solo
La legge elettorale passata definitivamente in Parlamento (Atto Camera 2822), non è solo un indecente marchingegno incostituzionale della destra, pieno di trucchi, per restare al potere e consolidare il risultato che nel 2022 ha regalato a una minoranza, la maggioranza parlamentare; ma con l’inserimento dell’indicazione sulla scheda del nome del […] L'articolo Una legge-truffa per restare al potere e non solo su Contropiano.
October 9, 2026
Contropiano
È stata approvata in via definitiva la nuova legge elettorale
La riforma elettorale voluta dal governo Meloni è legge. Il nuovo sistema proporzionale con premio di maggioranza — già ribattezzato Stabilicum — ha infatti ottenuto l’ultimo via libera dalla Camera, passando con 227 voti a favore. Sugli scudi le opposizioni, che dopo la bagarre parlamentare si sono dette pronte a proseguire per vie legali, fino ad arrivare alla Consulta, denunciando profili di incostituzionalità nella legge elettorale appena approvata. Sono diversi i punti contestati, a partire dalla stretta nei confronti della partecipazione dal basso e dunque delle forze extraparlamentari. Ci sono poi il mancato equilibrio di genere tra i capilista e la previsione del premio di maggioranza. Questa volta i franchi tiratori non hanno colpito. E alla Camera il governo Meloni ha superato la prova dello scrutinio segreto, vedendo lo Stabilicum diventare legge. Si passa così a un sistema proporzionale con premio di maggioranza fissato a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o la coalizione vincitrice, capace di ottenere almeno il 42 per cento dei voti in ciascuna delle due Camere. Viene introdotto un sistema di preferenze limitato però dalla presenza di un capolista bloccato, che renderà di fatto marginale la quota di candidati effettivamente “scelti” dai cittadini. Inoltre, non viene prevista la quota minima del 40% di donne tra i capilista, richiesta dalle opposizioni. Nei giorni scorsi, l’esecutivo aveva incassato la fiducia sui primi tre articoli della riforma, oggi è arrivata l’approvazione del testo integrale. Con 391 presenti, la maggioranza necessitava di 196 voti a favore. Ne sono arrivati 227, contro i 164 provenienti dalle opposizioni, che ora annunciano battaglia nei tribunali. Facendo leva su una rete della società civile composta da associazioni e giuristi, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale verranno presentate decine di ricorsi, con l’obiettivo di attivare la Corte Costituzionale. Un’eventuale sentenza potrebbe arrivare a febbraio, prima dunque del prossimo appuntamento elettorale previsto per l’autunno 2027 (e di un’eventuale tornata anticipata alla primavera). Tra i punti contestati figura la stretta sulla partecipazione dal basso, che renderà quasi impossibile candidarsi ai nuovi partiti e in generale alle forze extraparlamentari. Dovranno infatti raccogliere più di 400mila firme per accedere alle elezioni su tutto il territorio nazionale, un numero quattro volte maggiore rispetto alle previsioni attuali. Si passa dalla soglia vigente di 1.500-2.000 (a seconda del collegio) alle 6.000-7.000 firme: numeri mai visti nella storia repubblicana. Il deputato del M5S Filippo Scerra l’ha definita «la norma dell’autoconservazione del potere e dell’arroccamento della casta. Un attacco vergognoso ai principi democratici del nostro Paese». Le opposizioni richiamano l’articolo 49 della Costituzione, secondo cui «tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Alcuni giuristi denunciano l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio, sollevando dubbi sulle prerogative del Presidente della Repubblica previste dalla Costituzione. Secondo questa interpretazione, la nuova legge elettorale introdurrebbe dunque un “premierato di fatto”, anticipando e in qualche modo bypassando la riforma costituzionale necessaria per cambiare la forma di governo. The post È stata approvata in via definitiva la nuova legge elettorale appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 8, 2026
L'INDIPENDENTE
Leggi elettorali e governi
La fiducia è una cosa seria, così come la legge elettorale. Invece, la serietà manca all’attuale governo Meloni, così come è mancata a quelli precedenti guidati da Renzi (nel 2015) e Gentiloni (nel 2017). Perché questi tre governi hanno posto la questione di fiducia sulla legge elettorale che avevano confezionato. In questo modo si è creata una sorta di ricatto: approvare la legge elettorale o far cadere il governo (e probabilmente anche il parlamento)? La legge elettorale stabilisce le regole del gioco democratico. Di fatto condiziona la composizione del parlamento e di conseguenza anche del governo, della presidenza della repubblica, della corte costituzionale, del consiglio superiore della magistratura, ecc. Dovrebbe essere una norma condivisa e non divisiva. Invece, ogni volta si riproduce lo scenario nel quale la maggioranza del momento confeziona le regole che meglio le si addicono. Un abito adatta a conservare il potere acquisito. In questo modo si rischia di dare ragione a chi sostiene che i politici sono tutti uguali: al primo posto c’è la conservazione della “poltrona”. Oltre ad essere palesamente incoerenti. Infatti, in occasione dell’approvazione dell’Italicum (governo Renzi) e del Rosatellum (governo Gentiloni), Giorgia Meloni e gli esponenti del suo partito intervennero dai banchi dell’opposizione, criticando giustamente l’abuso dello strumento della questione di fiducia sulle leggi elettorali. Oggi che Meloni si trova sui banchi del governo fa esattamente la stessa operazione di coloro contro i quali aveva polemizzato. E siamo certi che adesso dai banchi dell’attuale opposizione, facendo finta di ignorare le analoghe scelte del passato, fioccheranno le critiche contro chi oggi pone la fiducia sulle norme che regolano il gioco democratico. Purtroppo da decenni la legge elettorale è diventata bottino dei vincitori, anziché modalità condivisa per scegliere i rappresentanti del popolo. Il progressivo aumento della diserzione dalle urne ha un nesso evidente con questa degenerazione della classe politica, della quale oggi è alquanto difficile avere fiducia. Più volte i giudici della consulta sono intervenuti per correggere le norme incostituzionali delle leggi elettorali, dal Porcellum (Calderoli) all’Italicum (Renzi e Boschi). I promotori di quelle leggi avrebbero dovuto prendere atto della propria incapacità e incompetenza nella materia più importante per chi fa politica: la Costituzione. Invece, sono ancora tutti in parlamento e recitano come comparse nella solita commedia all’italiana della politica tra governo e opposizione a seconda dei casi. Così, nel 2027 si voterà per il parlamento con l’ennesima legge “truffa”, consapevoli che i “truffatori” non sono soltanto quelli attualmente al governo. A tal proposito viene in mente il discorso agli elettori che Edmund Burke tenne nel 1774: “Il parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale”. Parole che oggi non capita più di ascoltare. Rocco Artifoni
October 7, 2026
Pressenza
La nuova legge elettorale renderà quasi impossibile candidarsi ai nuovi partiti
Tra ieri e oggi il governo Meloni ha incassato la fiducia sui tre articoli cardine della riforma elettorale. Lo Stabilicum è al vaglio della Camera dei Deputati, per la terza lettura in aula, e domani è attesa l’approvazione finale. A Montecitorio sono già state confermate le novità introdotte dal Senato, come il blando sistema di preferenze con capilista bloccati e la stretta sulle forze extraparlamentari. La modifica presentata da Antonella Zedda (FdI) rende quasi impossibile candidarsi ai nuovi partiti o alle formazioni già esistenti ma prive di rappresentanza parlamentare. Dovranno raccogliere più di 400mila firme per accedere alle elezioni su tutto il territorio nazionale, un numero quattro volte maggiore rispetto alle previsioni attuali. Era da un po’ di tempo che dai banchi del Movimento 5 Stelle non veniva scomodata la “casta”. Ieri, al termine della seconda fiducia incassata dal governo Meloni alla Camera, il deputato Filippo Scerra ha attaccato duramente la maggioranza, qualificando lo Stabilicum e in particolare la stretta sulle preferenze come «la norma dell’autoconservazione del potere e dell’arroccamento della casta. Un attacco vergognoso ai principi democratici del nostro Paese». La modifica, presentata in Senato e confermata alla Camera, aumenta di circa il 300% il numero minimo di firme necessarie per presentarsi in un collegio elettorale. Si passa dalla soglia attuale di 1.500-2.000 (a seconda del collegio) alle 6.000-7.000 firme: numeri mai visti nella storia repubblicana. A godere delle vecchie disposizioni saranno i partiti che entro la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della riforma risulteranno presenti nel gruppo misto di una delle due Camere, con tre deputati o un senatore. Per tutti gli altri partiti, neonati o privi di rappresentanza parlamentare, saranno necessarie più di 450mila sottoscrizioni per presentarsi nei 75 collegi plurinominali in cui verrà diviso l’intero territorio nazionale. E non è finita qui: la maggioranza ha bocciato l’ipotesi della raccolta online, come accade ormai stabilmente per i referendum abrogativi. Con l’obiettivo di quantificare l’impatto della novità, il deputato dem Federico Fornaro ha considerato i casi di Molise e Basilicata, dove bisognerà raccogliere un numero di firme equivalente a oltre l’un per cento degli elettori. Il principale risvolto politico della stretta, presentata dalla maggioranza come una misura anti-frammentazione, è il disincentivo alla partecipazione dal basso. Si aggrava infatti su formazioni neonate, o comunque con risorse limitate, un onere che non viene richiesto ai partiti più strutturati e ricchi, che al 31 dicembre 2025 avevano costituito un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato. Al momento rischiano di rimanere fuori dalla corsa elettorale partiti che hanno già partecipato a delle competizioni, come Potere al Popolo, e formazioni più giovani, tra cui Agorà, ORA! (ex Drin Drin) e Democrazia Sovrana e Popolare, che ha raccolto l’eredità di Italia Sovrana e Popolare. Il tentativo di impermeabilizzare il sistema parlamentare, in un’ottica di autoconservazione, passa anche per un’altra modifica introdotta dallo Stabilicum, relativa alla soglia di sbarramento, che resta al 3% dei voti ma con una novità per le “stampelle” di coalizione. Il primo partito che al termine del voto si ritrova al di sotto della soglia ma all’interno di un’alleanza eletta viene “recuperato”, accedendo alla rappresentanza. Una buona notizia per Noi Moderati, nel centrodestra, o per Italia Viva, candidatasi all’ingresso nel campo largo. Proprio dai banchi dell’opposizione è stata annunciata l’intenzione di ricorrere alla Consulta, denunciando profili di incostituzionalità, con particolare riferimento all’articolo 49, secondo cui «tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». A separare le opposizioni dal ricorso alla Corte Costituzionale sono rimasti soltanto i franchi tiratori, che potrebbero bloccare la riforma. Domani a Montecitorio, a partire dalle 12:30, si voterà infatti l’approvazione definitiva dello Stabilicum a scrutinio segreto. L’ultima volta il governo andò sotto sul sistema di preferenze, questa volta la posta in gioco sarà molto più alta, dal momento che le proiezioni con la nuova legge elettorale sono più favorevoli al centrodestra rispetto a quelle attuali del Rosatellum. La riforma rappresenta inoltre l’ultimo cavallo di battaglia del governo Meloni, giunto quasi alla fine del suo mandato. The post La nuova legge elettorale renderà quasi impossibile candidarsi ai nuovi partiti appeared first on L'Indipendente.
October 7, 2026
L'INDIPENDENTE
Legge elettorale: l’appello e lo sciopero della fame di Franco Corleone
«Nei prossimi giorni Giacomo Matteotti sarà assassinato la seconda volta», con queste parole il fondatore e presidente onorario della Società della Ragione, ha denunciato la gravità della proposta di legge elettorale e annunciato che dal 30 settembre inizia a protestare digiunando. Franco Corleone ha fatto queste dichiarazioni durante lo svolgimento del seminario Oltre la crisi promosso dall’associazione e tenutosi a Paluzza il 25 e 26 settembre scorso: “Due giornate dedicate a come ricostruire la democrazia in Italia attraverso analisi, conflitto e utopia: riportando al centro il Parlamento, la partecipazione, il referendum, i diritti e lo Stato di diritto – spiega il comunicato della Società della Ragione – Dal confronto è emersa l’urgenza di accompagnare la riflessione con un’iniziativa politica capace di coinvolgere associazioni, forze politiche e cittadini”. In segno di protesta e di invito alla mobilitazione contro una legge antidemocratica, da domani, 30 settembre, Franco Corleone inizierà un digiuno che proseguirà sino alla conclusione dell’esame in commissione della legge elettorale. “Il richiamo a Matteotti si lega alla legge elettorale Acerbo del 1923 e alla sua contestazione dei risultati del 1924 per violenze e illegittimità nell’esercizio del diritto di voto – precisa il comunicato della Società della Ragione – La denuncia di Corleone riguarda un meccanismo elettorale che, attraverso il premio di maggioranza, può trasformare una minoranza di voti in una maggioranza parlamentare, incidendo anche sugli equilibri istituzionali e sugli organi di garanzia. Una legge elettorale che ha molti altri elementi di antidemocraticità e anticostituzionalità, dal sistema delle false preferenze allo sproporzionato numero di firme necessario per liste che non hanno il privilegio dell’esenzione. Il digiuno è un’iniziativa nonviolenta e un appello a rompere il silenzio. Alle opposizioni parlamentari, alle associazioni e ai cittadini è rivolto l’invito a promuovere discussione pubblica e mobilitazione, rendendo comprensibile la posta in gioco. Difendere la sovranità popolare e impedire che le regole elettorali diventino uno strumento di concentrazione del potere è parte essenziale dell’impegno per ricostruire la democrazia”. Redazione Italia
September 29, 2026
Pressenza
Sicilia. “No alla legge truffa!”
La nuova legge elettorale che si sta definendo in parlamento è ANTIDEMOCRATICA E LIBERTICIDA. Un ulteriore ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA, dalla riforma Costituzionale del 1993 che cancellò il sistema proporzionale a tutte le successive leggi elettorali fatte con la complicità di tutte le forze parlamentari di centro-destra e centro-sinistra. Questa nuova legge prevede un […] L'articolo Sicilia. “No alla legge truffa!” su Contropiano.
September 26, 2026
Contropiano
Stanno cancellando la democrazia. Il 3 ottobre Potere al Popolo chiama in piazza: Fermiamoli!
La legge elettorale truffa del Governo Meloni assegnerà una maggioranza abnorme di parlamentari a chi non riesce ad averla con il voto degli elettori. Ma non si ferma qui: è una legge liberticida che vuole cancellare tutte quelle forze politiche che, come Potere al Popolo, in questi anni sono state […] L'articolo Stanno cancellando la democrazia. Il 3 ottobre Potere al Popolo chiama in piazza: Fermiamoli! su Contropiano.
September 25, 2026
Contropiano
Il governo Meloni ammazza la democrazia e silenzia l’alternativa
Oggi a Torino davanti alla Rai, come a Roma a Montecitorio e in diverse città d’Italia, ci siamo mobilitati contro l’emendamento voluto da Fratelli d’Italia alla nuova legge elettorale, che innalza a 750.000 il numero di firme necessario, per chi non è già in Parlamento, a presentarsi alle elezioni nazionali. Questo emendamento si colloca all’interno della spirale repressiva portata avanti dal governo Meloni, che adesso punta a silenziare il dissenso sociale attraverso questa vergognosa chiusura democratica volta a blindare il bipolarismo a livello elettorale. Questo perché chi ci governa sa bene che una vera alternativa politica alla guerra, all’austerità e allo sfruttamento può venire solo dall’esterno del bipolarismo. Dall’esterno degli schieramenti di destra e centrosinistra che, quando si tratta di portare avanti l’economia di guerra e l’attacco economico e repressivo contro le classi popolari, vanno sempre a braccetto. Questa ennesima stretta antidemocratica ci mostra la necessità di continuare a costruire l’alternativa conflittuale e indipendente dal governo Meloni e alle finte opposizioni, che oggi provano a silenziare il dissenso sociale trincerandosi dietro la chiusura degli spazi democratici! PaP Torino   Potere Al Popolo
September 18, 2026
Pressenza