La nuova legge elettorale renderà quasi impossibile candidarsi ai nuovi partitiTra ieri e oggi il governo Meloni ha incassato la fiducia sui tre articoli
cardine della riforma elettorale. Lo Stabilicum è al vaglio della Camera dei
Deputati, per la terza lettura in aula, e domani è attesa l’approvazione finale.
A Montecitorio sono già state confermate le novità introdotte dal Senato, come
il blando sistema di preferenze con capilista bloccati e la stretta sulle forze
extraparlamentari. La modifica presentata da Antonella Zedda (FdI) rende quasi
impossibile candidarsi ai nuovi partiti o alle formazioni già esistenti ma prive
di rappresentanza parlamentare. Dovranno raccogliere più di 400mila firme per
accedere alle elezioni su tutto il territorio nazionale, un numero quattro volte
maggiore rispetto alle previsioni attuali.
Era da un po’ di tempo che dai banchi del Movimento 5 Stelle non veniva
scomodata la “casta”. Ieri, al termine della seconda fiducia incassata dal
governo Meloni alla Camera, il deputato Filippo Scerra ha attaccato duramente la
maggioranza, qualificando lo Stabilicum e in particolare la stretta sulle
preferenze come «la norma dell’autoconservazione del potere e dell’arroccamento
della casta. Un attacco vergognoso ai principi democratici del nostro Paese». La
modifica, presentata in Senato e confermata alla Camera, aumenta di circa il
300% il numero minimo di firme necessarie per presentarsi in un collegio
elettorale. Si passa dalla soglia attuale di 1.500-2.000 (a seconda del
collegio) alle 6.000-7.000 firme: numeri mai visti nella storia repubblicana. A
godere delle vecchie disposizioni saranno i partiti che entro la pubblicazione
in Gazzetta Ufficiale della riforma risulteranno presenti nel gruppo misto di
una delle due Camere, con tre deputati o un senatore. Per tutti gli altri
partiti, neonati o privi di rappresentanza parlamentare, saranno necessarie più
di 450mila sottoscrizioni per presentarsi nei 75 collegi plurinominali in cui
verrà diviso l’intero territorio nazionale. E non è finita qui: la maggioranza
ha bocciato l’ipotesi della raccolta online, come accade ormai stabilmente per i
referendum abrogativi.
Con l’obiettivo di quantificare l’impatto della novità, il deputato dem Federico
Fornaro ha considerato i casi di Molise e Basilicata, dove bisognerà raccogliere
un numero di firme equivalente a oltre l’un per cento degli elettori. Il
principale risvolto politico della stretta, presentata dalla maggioranza come
una misura anti-frammentazione, è il disincentivo alla partecipazione dal basso.
Si aggrava infatti su formazioni neonate, o comunque con risorse limitate, un
onere che non viene richiesto ai partiti più strutturati e ricchi, che al 31
dicembre 2025 avevano costituito un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato.
Al momento rischiano di rimanere fuori dalla corsa elettorale partiti che hanno
già partecipato a delle competizioni, come Potere al Popolo, e formazioni più
giovani, tra cui Agorà, ORA! (ex Drin Drin) e Democrazia Sovrana e Popolare, che
ha raccolto l’eredità di Italia Sovrana e Popolare.
Il tentativo di impermeabilizzare il sistema parlamentare, in un’ottica di
autoconservazione, passa anche per un’altra modifica introdotta dallo
Stabilicum, relativa alla soglia di sbarramento, che resta al 3% dei voti ma con
una novità per le “stampelle” di coalizione. Il primo partito che al termine del
voto si ritrova al di sotto della soglia ma all’interno di un’alleanza eletta
viene “recuperato”, accedendo alla rappresentanza. Una buona notizia per Noi
Moderati, nel centrodestra, o per Italia Viva, candidatasi all’ingresso nel
campo largo. Proprio dai banchi dell’opposizione è stata annunciata l’intenzione
di ricorrere alla Consulta, denunciando profili di incostituzionalità, con
particolare riferimento all’articolo 49, secondo cui «tutti i cittadini hanno
diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo
democratico a determinare la politica nazionale».
A separare le opposizioni dal ricorso alla Corte Costituzionale sono rimasti
soltanto i franchi tiratori, che potrebbero bloccare la riforma. Domani a
Montecitorio, a partire dalle 12:30, si voterà infatti l’approvazione definitiva
dello Stabilicum a scrutinio segreto. L’ultima volta il governo andò sotto sul
sistema di preferenze, questa volta la posta in gioco sarà molto più alta, dal
momento che le proiezioni con la nuova legge elettorale sono più favorevoli al
centrodestra rispetto a quelle attuali del Rosatellum. La riforma rappresenta
inoltre l’ultimo cavallo di battaglia del governo Meloni, giunto quasi alla fine
del suo mandato.
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