IRAN: “CONTRO LA GUERRA, PER IL CAMBIAMENTO DALL’INTERNO E L’AUTOGOVERNO DEMOCRATICO”. TIZIANO SACCUCCI HA INTERVISTATO ESPONENTI DEL PJAK CURDO-IRANIANO

Radio Onda d`Urto - Tuesday, October 6, 2026

La redazione di Radio Onda d’Urto ha intervistato Tiziano Saccucci, giornalista freelance che si trova in Kurdistan per svolgere ricerche di approfondimento e un lavoro di reportage nella regione. Saccucci ha avuto la possibilità di intervistare esponenti del Pjak, partito curdo-iraniano attivo nel Rojhelat, la parte del Kurdistan storico che si trova dentro i confini della Repubblica islamica dell’Iran. Nelle ultime settimane, ha pubblicato articoli su il Manifesto e The Amargi. Anche l’intervista per la nostra emittente si è concentrata sulla situazione in Rojhelat e in Iran.

“Il 16 settembre, in Rojhelat, si è celebrato il quarto anniversario dell’inizio delle rivolte Jin, Jiyan, Azadi“, racconta Tiziano Saccucci. “Anche se queste rivolte sono state represse e il movimento di piazza si è interrotto, la loro eredità continua. Per quel giorno la coalizione che comprende tutti i più importanti partiti curdi-iraniani ha lanciato un appello allo sciopero generale e nelle città principali del Kurdistan iraniano il 16 settembre tutte le serrande dei negozi sono rimaste chiuse”.

“Intervistando alcuni esponenti del Pjak – continua il giornalista freelance – ho capito che molte delle persone che oggi fanno parte del movimento e del partito, fino al 2022 erano studenti e giovani lavoratori, sui 20 anni. Dopo quelle rivolte, spinti dalla violenta repressione da parte dello stato, hanno deciso di entrare nel partito e recarsi sulle montagne del Kurdistan. La forza di quelle rivolte ha fatto sì che, quando la repressione è arrivata alla porta, in molti non hanno deciso di fuggire in Europa. Qualcuno l’ha fatto, ma anche la maggior parte delle persone della diaspora supportano la resistenza in Rojhelat”.

Gli attacchi militari dei Pasdaran e dell’esercito iraniano contro i partiti di opposizione curdo-iraniani si sono intensificati dall’inizio dell’aggressione israelo-statunitense all’Iran, ma erano iniziati nel 2022, durante il movimento di massa “Jin, Jiyan, Azadi”, che si era diffuso a tutto il Paese, ben oltre la regione a maggioranza curda e fino alla capitale Teheran. Molte delle posizioni dei partiti curdi di opposizione, clandestini in Iran, si trovano nel territorio della regione autonoma del Kurdistan in Iraq. Il Pjak, il Partito della vita libera in Kurdistan, è presente su entrambi i lati del confine. Opera, cioè, anche nel Kurdistan iraniano, ovviamente in clandestinità.

“Contro il Pjak la tattica dei razzi e dei droni che viene usata sulle basi degli altri partiti curdi non funziona perché il Pjak ha adottato la strategia dei tunnel affinata dal Pkk nella guerra contro la Turchia. Contro il movimento vengono utilizzati altri metodi: tre mesi fa c’è stata una vasta operazione dei Pasdaran e dell’esercito iraniano, nella quale dopo 12 ore di combattimenti sono caduti 4 guerriglieri del Pjak e circa una decina di militari iraniani a Mahabad, una delle città più importanti del Kurdistan iraniano”.

A proposito della guerra tra Usa-Israele e Iran degli ultimi mesi, Tiziano Saccucci nota come “nonostante si sia fatta tantissima propaganda sul possibile ingresso in guerra, con un’offensiva via terra, da parte dei gruppi curdi contro l’Iran, i partiti curdo-iraniani non hanno in realtà mai portato avanti una simile offensiva“. “Il Pjak – prosegue il giornalista – l’ha rifiutata apertamente dal primo giorno, dichiarando dall’inizio di non essere allineato alla guerra americana e israeliana e di avere una strategia che si basa sul rafforzamento della società e sul cambiamento della Repubblica islamica dall’interno, senza cadere in una spirale di guerra e distruzione che, invece, è ovvio che avvenga con un intervento esterno e bombardamenti a tappeto”. “Questo non significa – chiarisce Saccucci – che gli esponenti del Pjak non ammettano, in modo molto onesto, che un indebolimento di Teheran apra a possibilità di cambiamento. Sono però molto chiari sul fatto che per loro la guerra e il cambiamento sono due cose molto diverse”.

Il Pjak, infatti, è parte del movimento che si ispira alle idee di Abdullah Öcalan e al modello del confederalismo democratico. La sua prospettiva, quindi, non è diversa da quella portata avanti dalle altre organizzazioni del movimento di liberazione curdo in Turchia e in Siria, impegnate in trattative sul processo di pace nel primo caso, sull’integrazione dell’Amministrazione autonoma del Rojava nello stato siriano nel secondo. “Questo paradigma – ricorda Tiziano Saccucci – ha superato l’idea di uno stato curdo separato, ma vuol portare avanti un progetto di democratizzazione del paese in cui la parte di Kurdistan cade (in questo caso l’Iran) e di un sistema di democrazia radicale, fondamentalmente di autogoverno, delle componenti che vivono in quel paese”.

“La prospettiva, quindi, è quella di un cambiamento della Repubblica islamica che però non venga dall’esterno, ma che sia portato avanti da tutte le forze politiche che propongono un Iran democratico e pluralista, in cui le diverse comunità (curdi, baluchi, persiani, arabi, ecc) possano partecipare a un cambiamento in senso democratico del paese e costruire un Iran in cui tutte queste comunità possano godere di un certo livello di autonomia e autogoverno“, spiega ancora Saccucci. In sostanza, conclude il giornalista ai nostri microfoni, “se l’Iran aprisse un processo serio, con un riconoscimento dei diritti politici, culturali, economici e sociali di tutte le componenti, compresi i curdi, il Pjak sarebbe disposto a cercare una soluzione politica sulla falsa riga di quanto sta accadendo in Turchia e Siria, il problema è che in questo momento da Teheran non arriva niente del genere”.

L’intervista di Radio Onda d’Urto a Tiziano Saccucci. Ascolta o scarica.