IRAN: “CONTRO LA GUERRA, PER IL CAMBIAMENTO DALL’INTERNO E L’AUTOGOVERNO DEMOCRATICO”. TIZIANO SACCUCCI HA INTERVISTATO ESPONENTI DEL PJAK CURDO-IRANIANOLa redazione di Radio Onda d’Urto ha intervistato Tiziano Saccucci, giornalista
freelance che si trova in Kurdistan per svolgere ricerche di approfondimento e
un lavoro di reportage nella regione. Saccucci ha avuto la possibilità di
intervistare esponenti del Pjak, partito curdo-iraniano attivo nel Rojhelat, la
parte del Kurdistan storico che si trova dentro i confini della Repubblica
islamica dell’Iran. Nelle ultime settimane, ha pubblicato articoli su il
Manifesto e The Amargi. Anche l’intervista per la nostra emittente si è
concentrata sulla situazione in Rojhelat e in Iran.
“Il 16 settembre, in Rojhelat, si è celebrato il quarto anniversario dell’inizio
delle rivolte Jin, Jiyan, Azadi“, racconta Tiziano Saccucci. “Anche se queste
rivolte sono state represse e il movimento di piazza si è interrotto, la loro
eredità continua. Per quel giorno la coalizione che comprende tutti i più
importanti partiti curdi-iraniani ha lanciato un appello allo sciopero generale
e nelle città principali del Kurdistan iraniano il 16 settembre tutte le
serrande dei negozi sono rimaste chiuse”.
“Intervistando alcuni esponenti del Pjak – continua il giornalista freelance –
ho capito che molte delle persone che oggi fanno parte del movimento e del
partito, fino al 2022 erano studenti e giovani lavoratori, sui 20 anni. Dopo
quelle rivolte, spinti dalla violenta repressione da parte dello stato, hanno
deciso di entrare nel partito e recarsi sulle montagne del Kurdistan. La forza
di quelle rivolte ha fatto sì che, quando la repressione è arrivata alla porta,
in molti non hanno deciso di fuggire in Europa. Qualcuno l’ha fatto, ma anche la
maggior parte delle persone della diaspora supportano la resistenza in
Rojhelat”.
Gli attacchi militari dei Pasdaran e dell’esercito iraniano contro i partiti di
opposizione curdo-iraniani si sono intensificati dall’inizio dell’aggressione
israelo-statunitense all’Iran, ma erano iniziati nel 2022, durante il movimento
di massa “Jin, Jiyan, Azadi”, che si era diffuso a tutto il Paese, ben oltre la
regione a maggioranza curda e fino alla capitale Teheran. Molte delle posizioni
dei partiti curdi di opposizione, clandestini in Iran, si trovano nel territorio
della regione autonoma del Kurdistan in Iraq. Il Pjak, il Partito della vita
libera in Kurdistan, è presente su entrambi i lati del confine. Opera, cioè,
anche nel Kurdistan iraniano, ovviamente in clandestinità.
“Contro il Pjak la tattica dei razzi e dei droni che viene usata sulle basi
degli altri partiti curdi non funziona perché il Pjak ha adottato la strategia
dei tunnel affinata dal Pkk nella guerra contro la Turchia. Contro il movimento
vengono utilizzati altri metodi: tre mesi fa c’è stata una vasta operazione dei
Pasdaran e dell’esercito iraniano, nella quale dopo 12 ore di combattimenti sono
caduti 4 guerriglieri del Pjak e circa una decina di militari iraniani a
Mahabad, una delle città più importanti del Kurdistan iraniano”.
A proposito della guerra tra Usa-Israele e Iran degli ultimi mesi, Tiziano
Saccucci nota come “nonostante si sia fatta tantissima propaganda sul possibile
ingresso in guerra, con un’offensiva via terra, da parte dei gruppi curdi contro
l’Iran, i partiti curdo-iraniani non hanno in realtà mai portato avanti una
simile offensiva“. “Il Pjak – prosegue il giornalista – l’ha rifiutata
apertamente dal primo giorno, dichiarando dall’inizio di non essere allineato
alla guerra americana e israeliana e di avere una strategia che si basa sul
rafforzamento della società e sul cambiamento della Repubblica islamica
dall’interno, senza cadere in una spirale di guerra e distruzione che, invece, è
ovvio che avvenga con un intervento esterno e bombardamenti a tappeto”. “Questo
non significa – chiarisce Saccucci – che gli esponenti del Pjak non ammettano,
in modo molto onesto, che un indebolimento di Teheran apra a possibilità di
cambiamento. Sono però molto chiari sul fatto che per loro la guerra e il
cambiamento sono due cose molto diverse”.
Il Pjak, infatti, è parte del movimento che si ispira alle idee di Abdullah
Öcalan e al modello del confederalismo democratico. La sua prospettiva, quindi,
non è diversa da quella portata avanti dalle altre organizzazioni del movimento
di liberazione curdo in Turchia e in Siria, impegnate in trattative sul processo
di pace nel primo caso, sull’integrazione dell’Amministrazione autonoma del
Rojava nello stato siriano nel secondo. “Questo paradigma – ricorda Tiziano
Saccucci – ha superato l’idea di uno stato curdo separato, ma vuol portare
avanti un progetto di democratizzazione del paese in cui la parte di Kurdistan
cade (in questo caso l’Iran) e di un sistema di democrazia radicale,
fondamentalmente di autogoverno, delle componenti che vivono in quel paese”.
“La prospettiva, quindi, è quella di un cambiamento della Repubblica islamica
che però non venga dall’esterno, ma che sia portato avanti da tutte le forze
politiche che propongono un Iran democratico e pluralista, in cui le diverse
comunità (curdi, baluchi, persiani, arabi, ecc) possano partecipare a un
cambiamento in senso democratico del paese e costruire un Iran in cui tutte
queste comunità possano godere di un certo livello di autonomia e autogoverno“,
spiega ancora Saccucci. In sostanza, conclude il giornalista ai nostri
microfoni, “se l’Iran aprisse un processo serio, con un riconoscimento dei
diritti politici, culturali, economici e sociali di tutte le componenti,
compresi i curdi, il Pjak sarebbe disposto a cercare una soluzione politica
sulla falsa riga di quanto sta accadendo in Turchia e Siria, il problema è che
in questo momento da Teheran non arriva niente del genere”.
L’intervista di Radio Onda d’Urto a Tiziano Saccucci. Ascolta o scarica.