Tra le due lame di una forbice
LA LETTERA APERTA DI ANGELA DAVIS, WALDEN BELLO, JUDITH BUTLER, MICHAEL LÖWY E
ALTRI E ALTRE – PUBBLICATA NEI GIORNI SCORSI SU THE GUARDIAN – AI PRIGIONIERI
POLITICI IRANIANI, INTRAPPOLATI “TRA LE DUE LAME DI UNA FORBICE”
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Nel 2023, l’Accademia di Belle Arti di Bologna ha proposto l’installazione
POSTCARDS FROM IRAN, a cura del collettivo di studentesse e artiste iraniane
Bumblebees, realizzata con il supporto della Consulta studentesca e in
collaborazione con Gianluca Costantini, autore del disegno
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Ai nostri compagni attivisti, studenti, pensatori, lavoratori, artisti e altri
prigionieri di coscienza rinchiusi dietro le mura di tutti i centri di
detenzione in Iran:
Vi scriviamo con profondo spirito di solidarietà, con il cuore appesantito dalla
consapevolezza della lotta che state affrontando nelle prigioni iraniane: le
torture, il sistematico stato di abbandono, il silenzio imposto e la brutale
realtà dei processi farsa e delle esecuzioni. In qualità di ex e attuali
prigionieri politici, attivisti e studiosi impegnati nel progetto globale di
abolizione, antiautoritarismo e antiimperialismo, vi vediamo al di là delle
distanze geografiche e del silenzio imposto dalla censura e dai blackout di
Internet. E siamo solidali con voi, poiché vi trovate al crocevia di due fonti
di oppressione.
Da un lato, vi trovate di fronte alla Repubblica Islamica che, sin dalla sua
nascita, ha imposto un controllo sociale e politico assoluto basato su
un’ideologia escludente. È un sistema che sostiene di contrastare il potere
imperiale, pur utilizzando la sua stessa logica di dominio e i suoi sistemi di
detenzione, tortura ed esecuzione. Dall’altro lato, vi trovate di fronte
all’aggressione e alla violenza delle stesse forze imperialiste e sioniste
contro cui la Repubblica Islamica afferma di opporsi. Gli Stati Uniti e Israele
scatenano guerre brutali, distruggono le infrastrutture civili, uccidono
studentesse innocenti e vi trattano come danni collaterali nella loro ricerca
del dominio regionale. Ricordiamo l’orrore del 23 giugno 2025, quando Israele ha
colpito il complesso carcerario di Evin, radendo al suolo il reparto
ospedaliero, la sezione transgender e il centro visitatori. Avete descritto al
meglio questa doppia oppressione quando avete affermato di “sentirvi
intrappolati tra le due lame di una forbice: il regime malvagio che [vi]
imprigiona e tortura e una forza straniera che sgancia bombe sulle [vostre]
teste in nome della libertà”.
Nell’ultimo anno abbiamo assistito all’affilarsi di entrambe le lame delle
forbici. Assistiamo agli arresti arbitrari e alla terribile ondata di esecuzioni
di Stato. Vediamo l’aggravarsi della criminalizzazione della classe lavoratrice
e dei disoccupati, le persecuzioni contro curdi, arabi e baloch e la
trasformazione dei migranti afghani in capri espiatori: tutti tentativi
disperati di spezzare lo spirito di un popolo che non riescono a controllare.
Questa è la logica degli Stati carcerari ovunque: quando non riescono ad
affrontare le crisi che affronta la popolazione, tentano semplicemente di
criminalizzare o far sparire le persone stesse.
Vediamo la stessa logica di dominio quando Israele ricorre alla “detenzione
amministrativa” per trattenere per anni i prigionieri politici palestinesi senza
alcuna accusa. La vediamo quando le autorità israeliane festeggiano una nuova
legge che permette loro di giustiziare i prigionieri politici palestinesi che
non riescono a dominare. La vediamo nei centri di detenzione dell’ICE, dove il
governo statunitense imprigiona la nostra gente nel perseguimento di un’agenda
politica di esclusione razzista o detiene i nostri attivisti politici per aver
osato parlare contro il genocidio israeliano sostenuto dagli Stati Uniti. La
vediamo nella storia degli Stati Uniti che prendono di mira i combattenti per la
libertà, in particolare neri, indigeni, portoricani e altri organizzatori
anticolonialisti, rinchiudendoli per decenni per schiacciare i movimenti per la
liberazione nazionale e la sovranità. E vediamo i legami tra questi sistemi
carcerari che condividono informazioni e tecniche di gestione, come quando la
prigione USP Marion nell’Illinois è diventata un modello per le prigioni
costruite in Iran e in Israele negli anni ’60. Che si tratti di un muro di
confine o del cancello di una prigione, l’obiettivo è lo stesso: mettere a
tacere le persone attraverso la paura, il dominio e l’isolamento.
La vostra lotta è globale quanto i nostri sogni collettivi di libertà e dignità.
Siamo al vostro fianco e respingiamo la falsa dicotomia tra imperialismo e
anti-imperialismo di facciata. Invitiamo la società civile globale e gli
attivisti e le organizzazioni anti-imperialiste a offrire il loro sostegno e la
loro solidarietà incondizionati a tutti i nostri fratelli e sorelle incarcerati
che lottano per la nostra liberazione collettiva, a instaurare rapporti con i
prigionieri politici iraniani e a dare voce alle loro richieste, a esercitare
pressione sulla Repubblica Islamica contestandone la narrativa, e a esortare
quel governo a sospendere immediatamente tutte le esecuzioni e a liberare tutti
i prigionieri politici.
Le autorità iraniane devono porre fine subito alla loro pratica disumana di
morte e incarcerazione. E gli Stati Uniti e Israele devono porre fine alle loro
guerre barbariche e alle sanzioni brutali che, consapevolmente, devastano le
nostre comunità.
In solidarietà e con amore,
Alberto Toscano, professore emerito di critical theory, Goldsmiths, *University
of London
Angela Davis, ex prigioniera politica, illustre professoressa emerita,
*Università della California, Santa Cruz
Bernardine Dohrn, professoressa di diritto in pensione, *Northwestern University
Bill Ayers, professore, College Unbound
Cherríe L Moraga, illustre professoressa emerita dell’Università della
California, Santa Barbara, scrittrice femminista chicana e attivista.
Dan Berger, professore di studi etnici comparati, *Università di Washington
Bothell
Jairus Banaji, storico, professore ricercatore, SOAS, *Università di Londra
Jason Stanley, professore di filosofia, *Università di Toronto
Judith Butler, illustre professoressa presso la Graduate School dell’Università
della California, Berkeley
Keeanga-Yamahtta Taylor, autrice di “From #BlackLivesMatter to Black
Liberation”, professoressa di studi afroamericani presso l’Università di
Princeton
Michael Löwy, direttore emerito della ricerca di sociologia presso il* Centre
National de la Recherche Scientifique, Parigi
Michael Mansfield, avvocato specializzato in diritti umani e libertà civili
Mumia Abu-Jamal, attuale prigioniero politico, educatore, giornalista e
attivista
Ricardo Jiménez, attivista sociale, ex prigioniero politico portoricano
Ruha Benjamin, professoressa di studi afroamericani, *Università di Princeton
Ruth Wilson Gilmore, Graduate Center, CUNY
Walden F Bello, professore a contratto internazionale di sociologia, *State
University of New York at Binghamton
Yasin al-Haj Saleh, scrittore siriano, dissidente politico ed ex prigioniero
politico in Siria.
* Organizzazioni utilizzate solo a scopo identificativo
** I firmatari sono elencati in ordine alfabetico
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Traduzione di Maurizio Acerbo (che ringraziamo) per Rifondazione.it
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