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L’intervista del 2010 a Sakineh Mohammadi Ashtiani, un’invenzione di The Guardian
La propaganda imperialista, dal 2001, è solita strumentalizzare i diritti delle donne come “giustificazione di guerra”. Questo l’abbiamo visto con la retorica de “l’esportazione della democrazia” in Afghanistan e con la retorica femonazionalista delle destre conservatrici, ma anche con episodi folkloristici che hanno inaugurato “guerre mediatiche” come le manifestazioni delle controrivoluzionarie conservatrici a Cuba e delle Manitas Blacas in Venezuela. In questi ultimi decenni, ci sono stati episodi simili ad uso e consumo occidentali anche nel contesto iraniano. In Occidente, questi eventi non hanno inciso fermamente in un’opposizione al governo degli ayatollah ma hanno piuttosto contribuito alla diffusione di un’iranofobia generalizzata, senza distinguo di alcun tipo, spesso accrescendo il già diffuso clima islamofobico. In un suo importante documentario, dal titolo Targer Iran, il giornalista e documentarista Fulvio Grimaldi già denunciava due fatti diventati ben presto virali sul mainstream occidentale: i casi del femminicidio di Neda Agha-Soltan e della lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani. Neda Agha-Soltan (1983–2009) è stata una giovane studentessa iraniana di filosofia uccisa a Teheran il 20 giugno 2009 durante la famosa “Rivoluzione Verde” (1), una serie di proteste a seguito delle elezioni presidenziali in Iran del 2009 durante le quali i manifestanti hanno chiesto le dimissioni del premier Mahmoud Ahmadinejad dal suo incarico. Il caso ricevette un’eco mediatica a livello internazionale. Lo scrittore Paulo Coelho ha riconosciuto nel medico il suo miglior amico personale in Iran e ha contribuito alla diffusione del video pubblicandolo su Facebook, nella sua pagina personale, immediatamente seguito da migliaia di utenti. Neda significa “voce” o “chiamata” in lingua farsi e per questo la donna è stata definita come la “voce dell’Iran” e “un simbolo dei manifestanti per la democrazia che stanno attaccando il regime islamico”, nonostante l’obiettivo dei manifestanti fosse esclusivamente il riconoscimento della vittoria del loro leader Mir Hossein Mousavi e non la fine del regime in sé. Per molti giorni seguenti alla data del 20 giugno, la morte di Neda è diventata uno degli argomenti più popolari su Twitter. La vicenda non è stata riportata da media iraniani, ma ha trovato molto spazio sui media internazionali. La CNN ha mostrato il video più volte, con e senza la censura del sangue che usciva dalla bocca e dal naso della ragazza morente. A causa di questa tragedia la ragazza è stata considerata una martire della contestazione ed è diventata, per alcuni giorni, un’icona di Internet. Dopo la sua morte si verificò una confusione riguardo alla sua identità. Il nome di Agha-Soltan venne spesso riportato erroneamente come “Neda Soltani”, sebbene Neda Soltani fosse tuttavia un’altra persona, la cui fotografia del profilo Facebook fu pubblicata erroneamente da numerosi media come immagine della vittima delle proteste. Soltani tentò senza successo di far rimuovere la propria fotografia da internet. La vicenda generò diverse accuse contrapposte: il governo iraniano sostenne che fosse la stessa Agha-Soltan e che la morte fosse stata simulata, mentre altri sostennero che Soltani fosse una persona legata al governo iraniano incaricata di impersonare Agha-Soltan per danneggiarne la memoria. Due settimane dopo la diffusione della notizia, Neda Soltani lasciò l’Iran e ottenne asilo politico in Germania nel 2010. Caso differente fu invece per Sakineh Mohammadi Ashtiani. Venerdì 6 agosto 2010, il giornalista Saeed Kamali Dehghan pubblica su The Guardian un articolo-intervista che diede risonanza internazionale al caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani, una donna iraniana condannata per adulterio e coinvolta in un procedimento per omicidio. Il titolo, costruito in modo sensazionalistico e destinato a suscitare indignazione, recita: «Iraniana condannata alla lapidazione afferma: “È perché sono una donna”» (2). Presentato come un’intervista esclusiva, il pezzo attribuiva ad Ashtiani dichiarazioni in cui accusava le autorità iraniane di aver costruito le accuse contro di lei. Sakineh Mohammadi Ashtiani, nella misteriosa intervista, racconta il suo imminente e terrificante destino nelle mani delle autorità iraniane, lanciando un drammatico appello internazionale denunciando la falsità delle accuse mosse dal regime di Teheran. Il pezzo fu pubblicato in prima pagina sul quotidiano britannico e venne presentato come un’intervista esclusiva ottenuta tramite un intermediario anonimo. L’intervista scatenò un’enorme ondata di indignazione globale, mobilitando governi occidentali e organizzazioni per i diritti umani per fermare l’esecuzione. Una classe politica occidentale mai così unita chiese a gran voce l’immediata liberazione della donna. L’Iran divenne il nemico pubblico numero uno, giustificato dalla feroce applicazione della repressione e dell’oppressione di genere che attuerebbe. Slideshow articolo The Guardian 6 agosto 2010 – traduzione in Italiano   Sedici anni dopo, ad agosto 2026, l’ex giornalista di The Guardian Saeed Kamali Dehghan ha ammesso pubblicamente che la celebre intervista del 2010 a Sakineh Mohammadi Ashtiani — la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e complicità in omicidio — era completamente inventata. Dehghan ha confessato sui social network che quel colloquio non è mai avvenuto. Ha esplicitamente dichiarato di aver “falsificato l’intero pezzo” e di non aver mai parlato con Ashtiani, scatenando forti critiche sulla verifica delle fonti da parte dei media occidentali. «Quell’intervista non è mai esistita». È lo stesso Dehghan a confessarlo, ammettendo che quell’articolo, fin da subito destinato ad avere ripercussioni politiche di enorme portata, era stato interamente costruito: «Voglio chiarire la situazione riguardo a un articolo che ho scritto per il Guardian e che è stato pubblicato in prima pagina. È stato presentato come un’intervista esclusiva con Sakineh Ashtiani. Quell’intervista non è mai avvenuta. Ho fabbricato l’intero pezzo. Era una storia falsa – completamente falsa – e mi assumo la piena responsabilità».     Scuse di Dehghan su Instagram per intervista ad Ashtiani del 2010 – agosto 2026 A sostenere che la falsificazione fosse nota già allora è stata Mina Ahadi, dissidente iraniana in esilio e membro del comitato consultivo dell’Alleanza Internazionale degli Atei. Dopo la confessione di Dehghan, Ahadi ha affermato che il giornalista le aveva ammesso la falsità dell’intervista già il giorno della pubblicazione. Sedici anni dopo, la confessione di Dehghan assume un peso particolare. L’articolo apparve in un momento di forte pressione sull’Iran: nello stesso anno, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU adottò la Risoluzione 1929 (3), introducendo una violentissima serie di sanzioni a Teheran. L’Occidente aveva bisogno di una storia carica di emozioni per giustificare il regime sanzionatorio. L’immagine di una donna condannata a morte per lapidazione era perfetta. La storia si è rapidamente diffusa nei media di tutto il mondo ed è diventata un argomento per coloro che spingevano per l’isolamento globale dell’Iran e per un’eventuale regime-change made in USA. Non è la prima volta che Saeed Kamali Dehghan ammette di aver partecipato a campagne di propaganda anti-Iran mentre lavorava per media occidentali. Nel 2020, ha smentito il suo coinvolgimento nel documentario For Neda di HBO, sulla morte di Neda Agha Soltan durante le proteste del 2009, affermando di essere stato “influenzato da narrazioni occidentali”. L’ex collaboratore ha descritto il film, un tempo considerato un documentario fondamentale sulla violenza dello Stato, come “propaganda anti-Iran”. Per quanto riguarda le falsità occidentali, l’ammissione di Dehghan è tutt’altro che la prima di questo tipo. Nell’ottobre del 1990, una ragazza kuwaitiana di 15 anni di nome Nayirah si è presentata davanti a un gruppo di lavoro del Congresso degli Stati Uniti. In lacrime, ha affermato che i soldati iracheni avevano fatto irruzione negli ospedali kuwaitiani, avevano prelevato i neonati dalle incubatrici e li avevano lasciati morire a terra. Il presidente George H.W. Bush ha ripetutamente citato il suo racconto. La storia è diventata uno degli argomenti utilizzati per ottenere sostegno per l’Operazione Desert Storm. Due anni dopo, è emerso che Nayirah era la figlia dell’ambasciatore del Kuwait negli Stati Uniti e che la sua apparizione era stata orchestrata dall’agenzia di pubbliche relazioni Hill & Knowlton, assunta dal governo kuwaitiano in una campagna multimilionaria. La famigerata storia delle incubatrici non è mai stata confermata. Una bambina è stata indotta a mentire per aiutare a giustificare una guerra. Nel 2003, il New York Times ha licenziato il giornalista Jayson Blair dopo che è emerso che aveva inventato fonti, fabbricato citazioni e interi articoli, comprese storie scritte senza mai lasciare il suo appartamento a New York. Di 73 articoli esaminati dal giornale, 36 contenevano prove di comportamenti scorretti da parte del giornalista. Anche il giornalista Stephen Glass di The New Republic ha inventato 27 dei 41 articoli che ha pubblicato tra il 1995 e il 1998, inventando personaggi e aziende e persino creando siti web falsi per ingannare i verificatori dei fatti. Per non parlare, naturalmente, della famigerata “provetta di antrace” mostrata all’ONU dal segretario di Stato USA Colin Powell come prova dell’esistenza di armi di distruzioni di massa nell’Iraq di Saddam Hussein: inganno occidentale che venne svelato poi dal Rapporto Chilcot del 6 luglio 2016 in cui si denunciò come la storia dell’esistenza delle armi chimiche di Saddam fosse un’invenzione di Blair e Bush per giustificare la loro aggressione militare contro uno Stato sovrano. Nonostante l’intervista specifica a Sakineh fosse un falso, la condanna originaria della donna era reale. Sakineh Ashtiani era stata effettivamente condannata alla lapidazione, pena poi sospesa e commutata in reclusione a seguito delle fortissime pressioni internazionali. La donna confessò anche di essere stata complice nell’assassinio del marito e di aver avuto una relazione con il cugino del consorte. Sakineh venne infine rilasciata dalle carceri iraniane nel 2014 per buona condotta. L’elemento sconvolgente è che vicenda di Sakineh Ashtiani riuscì ad manipolare l’opinione pubblica occidentale in modo dissonante dalla realtà: aveva portato all’attenzione internazionale il tema della pena di morte in Iran senza indurre a pensare criticamente sulla pena di morte, all’epoca presente, in molti stati degli Stati Uniti d’America o in Israele. Oggi, il caso dell’intervista inventata da The Guardian solleva interrogativi sul controllo delle fonti quando una storia ha un enorme impatto sull’opinione pubblica internazionale, in questo caso la repressione iraniana. L’ammissione di Dehghan solleva interrogativi sul controllo delle fonti anche da parte di una delle testate considerate tra le più autorevoli al mondo. Il caso è interessante per ciò che dice sulla stampa, ma anche per un problema più ampio. Nel linguaggio comune, quando si parla di propaganda o notizie false, il riferimento tende automaticamente a modelli politici estranei all’Occidente. Il problema non riguarda soltanto i regimi autoritari o i sistemi informativi sottoposti al controllo di uno Stato, ma riguarda anche i paesi occidentali e, in generale, il progressivo indebolimento della deontologia giornalistica. Una crisi che riguarda l’Italia, patria di un sistema mediatico nel quale il rapporto fra editoria, politica e potere è torbido da decenni, ma anche le grandi testate, che finiscono per piegarsi a narrazioni dominanti, a richieste editoriali già indirizzate cavalcando i propri desideri personalistici di fama ed autoreferenzialità.   (1) Dal 2013 molti membri del Movimento Verde hanno aderito alla coalizione del “Consiglio Nazionale Iraniano per le libere elezioni”, fondata dai sostenitori dello Scià di Persia in esilio del Partito Costituzionalista dell’Iran. (2) Iranian facing stoning speaks: ‘It’s because I’m a woman’ https://www.theguardian.com/world/2010/aug/06/sakineh-mohammadi-ashtiani-iran-interview  (L’articolo-intervista pubblicato il 6 agosto 2010, ad oggi, è ancora disponibile sul sito web di The Guardian senza alcuna nota o rettifica pertinente) (3) La Risoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stata adottata il 9 giugno 2010 ed ha imposto il quarto e più duro pacchetto di sanzioni internazionali contro la Repubblica Islamica dell’Iran a causa del suo programma nucleare e balistico.   Caso di Neda Agha-Soltan e di Neda Soltani: https://www.bbc.com/news/magazine-20267989 https://www.theguardian.com/world/2012/oct/14/iran-neda-soltani-id-mix-up https://web.archive.org/web/20100209021606/http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5iPD-wzCdHuXjid8AqB2gs2iqtn7Q https://www.latimes.com/world/la-fg-iran-neda23-2009jun23-story.html https://www.nytimes.com/2009/06/23/world/middleeast/23neda.html?ref=middleeast https://edition.cnn.com/2009/WORLD/meast/06/21/iran.woman.twitter/ https://archive.wikiwix.com/cache/index.html?t=20090624002432&url=http://www.nydailynews.com/news/us_world/2009/06/21/2009-06-21_neda_young_girl_killed_in_iraq.html https://web.archive.org/web/20090624013907/http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1906040,00.html http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/8111352.stm https://st.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/06/iran-neda-martire.shtml?uuid=051f2ddc-5e84-11de-abfb-f076f654929e&DocRulesView=Libero https://www.theguardian.com/world/2009/jun/22/iran-protests-revolutionary-guard Iranian Womans Martyrdom Told on Facebook Spreads Protests, in Digital Journal, Newstex LLC, 20 giugno 2009.   Caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani: https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/Iran-rilasciata-Sakineh-condannata-per-adulterio-75cc41b3-9932-4699-a983-a1ce93c427bd.html https://www.corriere.it/esteri/10_dicembre_09/sakineh-liberata_df9fff5c-03c1-11e0-8ee8-00144f02aabc.shtml https://www.latimes.com/archives/blogs/babylon-beyond/story/2010-07-12/iran-judiciary-official-says-woman-to-be-stoned-for-husbands-murder-not-just-adultery https://web.archive.org/web/20101206135728/http://www.amnesty.it/pena_di_morte_Iran_lapidazione_adulterio https://www.hrw.org/news/2010/07/07/iran-prevent-womans-execution-adultery https://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/09/28/visualizza_new.html_1758574796.html https://www.repubblica.it/esteri/2010/11/03/news/sakineh_ancora_viva-8696046/?ref=HREC1-5 https://www.repubblica.it/esteri/2014/03/19/news/iran_sakineh_esce_dal_carcere-81395700/ > Torna libera Sakineh, l’iraniana condannata a morte per adulterio https://x.com/insideoverita/status/2092896377009267150 https://it.ncr-iran.org/notizie/iran-news/saeed-kamali-dehghan-e-la-guerra-dellinformazione-di-teheran-contro-la-resistenza-iraniana/ https://www.infopal.it/iran-diritti-delle-donne-islam-e-iranofobia-un-altro-sguardo-intervista-a-hanieh-tarkian/ https://www.youtube.com/watch?v=ZeVYbTw6omE Lorenzo Poli
October 18, 2026
Pressenza
Petromonarchie in crisi: le loro infrastrutture sono devastate
Dall’inizio della guerra, l’Iran e i suoi alleati in Medio Oriente hanno condotto decine di attacchi mirati contro le infrastrutture del Golfo, danneggiando seriamente e bloccando sistematicamente fabbriche, centrali e stabilimenti di vario tipo e causando guasti a cascata e danni economici in tutta la regione, in una campagna ben […] L'articolo Petromonarchie in crisi: le loro infrastrutture sono devastate su Contropiano.
October 17, 2026
Contropiano
SABATO 17/10, TORINO: “IL CONFEDERALISMO DEMOCRATICO IN KURDISTAN, UNA PROSPETTIVA PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE”
Nella puntata di venerdì 16 ottobre 2026 di Mesopotamia – Notizie dal vicino oriente, trasmissione della Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto, abbiamo presentato la conferenza che si svolgerà domani, sabato 17 ottobre, a Torino: “Il confederalismo democratico in Kurdistan, una prospettiva per la pace in medio oriente”. L’evento si svolgerà nell’auditorium della sede della Città Metropolitana, a Torino, in corso Inghilterra 7, a partire dalle 9.30 del mattino. Per spiegare le ragioni per cui è stato organizzato il convegno e per illustrare panel, temi, relatrici e relatori, ai nostri microfoni sono intervenuti Yilmaz Orkan, direttore dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia (Uiki) e Carla Gagliardini, dell’Associazione “Verso il Kurdistan”. La puntata di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente di venerdì 16 ottobre 2026. Ascolta o scarica.
October 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Iran: salviamo Najmeh Amini
Condannata a morte per blasfemia Una donna di 23 anni, Najmeh Amini, è stata condannata alla pena capitale per blasfemia a causa di un post sui social media. A lanciare l’allarme internazionale è stato The Guardian. Studentessa di contabilità, è detenuta nel carcere di Vakilabad, nella città nord-orientale di Mashhad. È stata condannata a oltre 12 anni di carcere e
October 16, 2026
La Bottega del Barbieri
Il grande bluff di Trump sull’Iran
L’amministrazione Trump e i suoi sostenitori, inclusa la pagina editoriale del Wall Street Journal, stanno lavorando senza sosta in questi giorni per manipolare le notizie sulla guerra con l’Iran, facendo apparire che gli Stati Uniti stiano vincendo e che Teheran farebbe meglio a sottomettersi alle richieste di Washington prima di […] L'articolo Il grande bluff di Trump sull’Iran su Contropiano.
October 11, 2026
Contropiano
L’Iran convoca l’ambasciatore francese per la repressione degli studenti
E’ la legge del contrappasso. L’Iran infatti ha convocato l’ ambasciatore francese per la repressione delle manifestazioni studentesche. L’ambasciatore di Parigi a Teheran, Nicolas Roche, si è visto inoltrare una nota per protestare contro “la violenta repressione” delle manifestazioni studentesche e contro le “diffuse violazioni dei diritti umani” riportano con […] L'articolo L’Iran convoca l’ambasciatore francese per la repressione degli studenti su Contropiano.
October 8, 2026
Contropiano
Il “Patto della Mecca” attivato: Ankara e Islamabad a difesa di Riyad
A due mesi dalla sua firma, il Patto della Mecca è ufficialmente operativo. L’alleanza militare trilaterale tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan ha visto, lunedì 6 ottobre, il suo primo banco di prova a Riyad, con la convocazione di una riunione straordinaria del comitato congiunto di difesa e politica estera. […] L'articolo Il “Patto della Mecca” attivato: Ankara e Islamabad a difesa di Riyad su Contropiano.
October 7, 2026
Contropiano
Il dibattito sul trattato di non proliferazione nucleare in Iran
Dopo due ondate di attacchi statunitensi e israeliani nell’arco di un anno, cresce la pressione sulla dirigenza iraniana affinché si ritiri dal Trattato di non Proliferazione Nucleare. I sostenitori affermano che il Trattato non è riuscito a proteggere il programma nucleare civile iraniano né i suoi scienziati. Gli oppositori avvertono […] L'articolo Il dibattito sul trattato di non proliferazione nucleare in Iran su Contropiano.
October 7, 2026
Contropiano
IRAN: “CONTRO LA GUERRA, PER IL CAMBIAMENTO DALL’INTERNO E L’AUTOGOVERNO DEMOCRATICO”. TIZIANO SACCUCCI HA INTERVISTATO ESPONENTI DEL PJAK CURDO-IRANIANO
La redazione di Radio Onda d’Urto ha intervistato Tiziano Saccucci, giornalista freelance che si trova in Kurdistan per svolgere ricerche di approfondimento e un lavoro di reportage nella regione. Saccucci ha avuto la possibilità di intervistare esponenti del Pjak, partito curdo-iraniano attivo nel Rojhelat, la parte del Kurdistan storico che si trova dentro i confini della Repubblica islamica dell’Iran. Nelle ultime settimane, ha pubblicato articoli su il Manifesto e The Amargi. Anche l’intervista per la nostra emittente si è concentrata sulla situazione in Rojhelat e in Iran. “Il 16 settembre, in Rojhelat, si è celebrato il quarto anniversario dell’inizio delle rivolte Jin, Jiyan, Azadi“, racconta Tiziano Saccucci. “Anche se queste rivolte sono state represse e il movimento di piazza si è interrotto, la loro eredità continua. Per quel giorno la coalizione che comprende tutti i più importanti partiti curdi-iraniani ha lanciato un appello allo sciopero generale e nelle città principali del Kurdistan iraniano il 16 settembre tutte le serrande dei negozi sono rimaste chiuse”. “Intervistando alcuni esponenti del Pjak – continua il giornalista freelance – ho capito che molte delle persone che oggi fanno parte del movimento e del partito, fino al 2022 erano studenti e giovani lavoratori, sui 20 anni. Dopo quelle rivolte, spinti dalla violenta repressione da parte dello stato, hanno deciso di entrare nel partito e recarsi sulle montagne del Kurdistan. La forza di quelle rivolte ha fatto sì che, quando la repressione è arrivata alla porta, in molti non hanno deciso di fuggire in Europa. Qualcuno l’ha fatto, ma anche la maggior parte delle persone della diaspora supportano la resistenza in Rojhelat”. Gli attacchi militari dei Pasdaran e dell’esercito iraniano contro i partiti di opposizione curdo-iraniani si sono intensificati dall’inizio dell’aggressione israelo-statunitense all’Iran, ma erano iniziati nel 2022, durante il movimento di massa “Jin, Jiyan, Azadi”, che si era diffuso a tutto il Paese, ben oltre la regione a maggioranza curda e fino alla capitale Teheran. Molte delle posizioni dei partiti curdi di opposizione, clandestini in Iran, si trovano nel territorio della regione autonoma del Kurdistan in Iraq. Il Pjak, il Partito della vita libera in Kurdistan, è presente su entrambi i lati del confine. Opera, cioè, anche nel Kurdistan iraniano, ovviamente in clandestinità. “Contro il Pjak la tattica dei razzi e dei droni che viene usata sulle basi degli altri partiti curdi non funziona perché il Pjak ha adottato la strategia dei tunnel affinata dal Pkk nella guerra contro la Turchia. Contro il movimento vengono utilizzati altri metodi: tre mesi fa c’è stata una vasta operazione dei Pasdaran e dell’esercito iraniano, nella quale dopo 12 ore di combattimenti sono caduti 4 guerriglieri del Pjak e circa una decina di militari iraniani a Mahabad, una delle città più importanti del Kurdistan iraniano”. A proposito della guerra tra Usa-Israele e Iran degli ultimi mesi, Tiziano Saccucci nota come “nonostante si sia fatta tantissima propaganda sul possibile ingresso in guerra, con un’offensiva via terra, da parte dei gruppi curdi contro l’Iran, i partiti curdo-iraniani non hanno in realtà mai portato avanti una simile offensiva“. “Il Pjak – prosegue il giornalista – l’ha rifiutata apertamente dal primo giorno, dichiarando dall’inizio di non essere allineato alla guerra americana e israeliana e di avere una strategia che si basa sul rafforzamento della società e sul cambiamento della Repubblica islamica dall’interno, senza cadere in una spirale di guerra e distruzione che, invece, è ovvio che avvenga con un intervento esterno e bombardamenti a tappeto”. “Questo non significa – chiarisce Saccucci – che gli esponenti del Pjak non ammettano, in modo molto onesto, che un indebolimento di Teheran apra a possibilità di cambiamento. Sono però molto chiari sul fatto che per loro la guerra e il cambiamento sono due cose molto diverse”. Il Pjak, infatti, è parte del movimento che si ispira alle idee di Abdullah Öcalan e al modello del confederalismo democratico. La sua prospettiva, quindi, non è diversa da quella portata avanti dalle altre organizzazioni del movimento di liberazione curdo in Turchia e in Siria, impegnate in trattative sul processo di pace nel primo caso, sull’integrazione dell’Amministrazione autonoma del Rojava nello stato siriano nel secondo. “Questo paradigma – ricorda Tiziano Saccucci – ha superato l’idea di uno stato curdo separato, ma vuol portare avanti un progetto di democratizzazione del paese in cui la parte di Kurdistan cade (in questo caso l’Iran) e di un sistema di democrazia radicale, fondamentalmente di autogoverno, delle componenti che vivono in quel paese”. “La prospettiva, quindi, è quella di un cambiamento della Repubblica islamica che però non venga dall’esterno, ma che sia portato avanti da tutte le forze politiche che propongono un Iran democratico e pluralista, in cui le diverse comunità (curdi, baluchi, persiani, arabi, ecc) possano partecipare a un cambiamento in senso democratico del paese e costruire un Iran in cui tutte queste comunità possano godere di un certo livello di autonomia e autogoverno“, spiega ancora Saccucci. In sostanza, conclude il giornalista ai nostri microfoni, “se l’Iran aprisse un processo serio, con un riconoscimento dei diritti politici, culturali, economici e sociali di tutte le componenti, compresi i curdi, il Pjak sarebbe disposto a cercare una soluzione politica sulla falsa riga di quanto sta accadendo in Turchia e Siria, il problema è che in questo momento da Teheran non arriva niente del genere”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Tiziano Saccucci. Ascolta o scarica.
October 6, 2026
Radio Onda d`Urto
Da #Sigonella all' #Iran, il ruolo dell'Italia - Questa sera a Presa Diretta Rai 3, ore 2030 L’attenzione si sposta sulle basi americane di Comiso, Sigonella e Niscemi, per ricostruirne il ruolo nelle operazioni militari statunitensi legate all’Iran. Il programma parla di 518 voli partiti dall’Italia e ricostruisce anche il confronto tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e Donald Trump sul mancato scalo dei bombardieri a Sigonella. https://www.raiplay.it/video/2026/09/Da-Sigonella-allIran-il-ruolo-dellItalia---PresaDiretta-04102026-9668b12a-2fc5-405b-bfd7-ca42197e6d67.html
October 4, 2026
Antonio Mazzeo