La storia di Bhuyan, in attesa del permesso dal 2020

Progetto Melting Pot Europa - Friday, October 2, 2026

AVV. GENNARO SANTORO, DOTT.SSA LUDOVICA GRASSI 1

Il gioco dell’oca, prima parte (2020-2025): l’inerzia della Prefettura di Roma e della Questura di Latina

La storia di Bhuyan (nome di fantasia) è una delle tante, forse centinaia di migliaia, che si possono incontrare percorrendo le strade di Roma e delle altre città italiane. 

Il suo percorso di regolarizzazione inizia (o meglio: tenta di iniziare) con la regolarizzazione del 2020 – sanatoria che, come evidenziato da Ero Straniero nel report di settembre 2026, ha consentito la stabilizzazione di oltre 130.000 persone che oggi vivono e lavorano nel nostro Paese soltanto dopo 5 anni e lasciando fuori il 40% delle oltre 220.000 istanze originariamente presentate. Quella sanatoria che ha tanto faticato a concretizzarsi che il Consiglio di Stato, con la nota sentenza n. 1596 del 24 febbraio 2025 a seguito di una class action contro i ritardi eclatanti e strutturali ha stigmatizzato l’operato del Ministero arrivando a concludere che “il termine massimo per concludere qualsiasi procedimento relativo agli stranieri è di massimo 180 giorni”. Ciò valeva anche per la sanatoria e, infatti, a nulla sono valse le giustificazioni del Ministero: “I chiarimenti (resi nel presente giudizio) dal Ministero dell’Interno hanno fatto emergere l’adozione di adeguate misure organizzative solo a distanza di circa tre anni dall’entrata in vigore del richiamato provvedimento legislativo (ndr santoria 2020)”.

Bhuyan non è riuscito a concludere quel percorso nonostante avesse un lavoro regolare. Stanco dell’attesa, ad inizio 2023 ha, quindi, formalizzato una ulteriore domanda di rilascio del permesso di soggiorno. Questa volta, chiedendo la protezione speciale presso la Questura di Latina, forte del fatto che da due anni aveva un lavoro regolare. Intanto continua a lavorare, ma ogni volta che si reca in Questura per verificare se il permesso è pronto arriva sempre la stessa risposta: la Questura è ancora in attesa del parere della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. 

A nulla valgono i tentativi della difesa di risolvere la vicenda in sede extragiudiziaria, attivando il potere sostitutivo del Ministero dell’Interno, inerte quanto la Questura. 

Il decreto di rigetto arriva soltanto il 21 gennaio 2025 con una motivazione, ad essere generosi, apparente: nessuna considerazione per i quattro anni di duro lavoro regolare, per il versamento di contributi, per la residenza intanto ottenuta in provincia di Roma, dove si era trasferito per un più remunerativo lavoro di aiuto cuoco in un noto catering.

Viene pertanto depositato un ricorso per il risarcimento del danno da ritardo, il rilascio del permesso per protezione speciale e, in via cautelare, il rilascio di un permesso provvisorio per evitare il licenziamento intanto minacciato dal datore di lavoro preoccupato e stupito – comprensibilmente – dall’assenza di un permesso in corso di validità nonostante una richiesta risalente ad inizio 2023.

Il Tribunale ordina il rilascio del permesso provvisorio a febbraio 2025, ma la Questura di Latina non ottempera. Viene, quindi, presentato un sub-ricorso per chiedere la condanna della Questura per ogni giorno di ulteriore ritardo, accolto dal Tribunale di Roma. Tuttavia, neanche questa ulteriore condanna (con una penale per ogni giorno di ulteriore ritardo) convince la Questura di Latina ad ottemperare all’ordine del giudice, con danno all’erario (e, dunque, all’intera collettività) per alcune migliaia di euro.

A dicembre 2025 tutto sembra risolversi: arriva la sentenza definitiva del Tribunale di Roma2 che ha riconosciuto che il ricorrente ha “sufficientemente documentato in sede giudiziale di aver avviato un positivo percorso di inserimento nel contesto del suo nuovo Paese riuscendo ad integrarsi sul territorio nazionale, dove ha sviluppato rapporti e interazioni sociali e dove ha consolidato la propria posizione lavorativa” dichiarando quindi il suo diritto alla protezione speciale, rilevando che “i presupposti per l’accoglimento della domanda di protezione speciale sussistevano già al momento della proposizione del ricorso in via amministrativa” anche alla luce “della violazione del termine per la conclusione del procedimento amministrativo previsto dalla legge”.

Tuttavia, neppure l’intervenuta sentenza definitiva sembra essere sufficiente a indurre la Questura di Latina al rilascio del permesso di soggiorno, che si dichiara incompetente perchè nelle more della procedura (5 anni dal primo tentativo di regolarizzazione) il ricorrente si è intanto trasferito nella provincia di Roma.

Il gioco dell’oca, seconda parte: l’inerzia della Questura di Roma

A gennaio 2026, dopo 5 anni di attesa e in tasca la vittoria presso il Tribunale, ricomincia il gioco dell’oca innanzi alla Questura di Roma che continua a rinviare la data di consegna del permesso di soggiorno, fino ad indurre la difesa ad introdurre un giudizio di ottemperanza al Tar Lazio, per la nomina di un commissario ad acta che si celebrerà il prossimo 27 ottobre.

La storia di Bhuyan è una delle tante centinaia di migliaia di stranieri che dal 2023, dopo la fallimentare sanatoria del 2020, stanno tentando di regolarizzare la propria posizione, forti del fatto di lavorare in regola e contribuire al sostentamento del Paese. Le Questure invocano l’inerzia delle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale che non emettono i loro pareri (obbligatori, ma non vincolanti). A nulla vale sollecitare il potere ispettivo del Ministero dell’Interno. A nulla valgono finanche le condanne dei Tribunali e il danno all’erario per la condanna alle spese e ad indennizzi. Come nel caso di Bhuyan.

Eppure basterebbe davvero poco per evitare di continuare a rovinare singole vite ed anche evitare inutili condanne dello Stato. Basterebbe regolarizzare una volta per tutte chi ha un lavoro, è inserito nel tessuto sociale italiano e non ha reati, ma, anzi, una integrazione sul territorio. Come in Spagna, dove nel 2026 è stata avviata una regolarizzazione straordinaria che ha coinvolto circa 900mila migranti già presenti nel Paese, puntando ad apportare un contributo significativo al consolidamento del sistema produttivo spagnolo. Regolarizzazione che rispetto alle previsioni inziali ha poi registrato l’80% in più rispetto alla previsione di partenza. Numeri, questi, ben lontani da quelli italiani.

Italia dove la propaganda fa da padrona, con l’annuncio dell’apertura di nuovi CPR che finisce per prevalere sulla necessità, da tempo manifestata dalle imprese italiane, di disporre di manodopera regolare e della società civile che chiede a gran voce la regolarizzazione di chi in Italia diligentemente lavora, paga le tasse e altro non vuole che un titolo di soggiorno.

Leggi gli altri articoli della rubrica di: Papia Aktar, Lorenzo Boffa, Chiara Starita, Raffaele Biondo, Gennaro Santoro, Irene Pavlidi, Aicha Blasioli ed Elena Morelli.

  1. Ludovica Grassi è praticante avvocata e tirocinante presso il Tribunale Ordinario di Roma, collabora con l’area del contenzioso strategico di Attiva Diritti ↩︎
  2. Scarica la sentenza del Tribunale di Roma, 24 dicembre 2025 ↩︎