In ricordo di Nadège. Testimone n. 56 di Women State Trafficking

Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, September 22, 2026

RR[X] 1

Il mare Mediterraneo viene spesso descritto come un cimitero. Ma un cimitero ha dei nomi, delle tombe, un posto dove tornare a portare dei fiori.

Ci piace pensarlo come un luogo immenso e accogliente per tutte quelle persone che cercano di attraversarlo ma non ce la fanno, perché il mare se le ingoia.

Secondo dati ufficiali dell’IOM, le persone disperse in mare nel Mediterraneo centrale, da gennaio a settembre 2026 sono 993 2 . Si tratta di una stima per difetto. Perché davvero non sappiamo quante persone si imbarchino e quante scompaiano tra le onde. Chi scompare senza che nessuno lo veda non entra in nessuna statistica.

Questo è esattamente quanto è accaduto anche a Nadège ed è probabile che lei sia una di quelle che nessuna cifra conterà.

Oggi abbiamo appreso della sua scomparsa. Ma nel Mediterraneo scomparsa e morte diventano sinonimi.

Aveva 25 anni. La sua era l’intervista 56 di Women State Trafficking, la sua sigla era NDG, veniva dalla Costa d’Avorio.

Dopo essere stata venduta alla frontiera dalla Guardia Nazionale Tunisina nel novembre del 2025, dopo un periodo di detenzione in Libia, abitava ora in un campo di migranti sulla costa vicino a Tripoli a Zouia. L’abbiamo conosciuta nel dicembre di quello stesso anno quando ha iniziato a collaborare con RRX raccontandoci la sua storia.

Nadège, stanca di aspettare un’evacuazione verso un paese sicuro dove poter denunciare i trafficanti di Stato, ha deciso di prendere il mare nella notte tra il 9 e il 10 settembre. Di lei e altre 55 persone, fra cui anche molti bambini, non sappiamo nulla. Non aveva detto nulla della sua partenza.

Queste sono le sue parole per Women State Trafficking, parte di un’intervista molto più lunga e di una conversazione durata mesi, interrotta solo una decina di giorni fa: chi testimonia, di solito, continua a scriverci, a raccontarci i giorni che passano.

«Dormivo negli zitounes, al km 18, sopra Sfax. La polizia è venuta, ci ha ammanettate, anche i bambini. Ci hanno picchiate, malmenate… Gli uomini, le donne, tutti picchiati. Dormivamo, erano le 4 del mattino. Non hanno risparmiato né le donne incinte, né i bambini. Erano in uniforme, era la Garde Nationale. Ci hanno messo su 3 bus, direzione Libia. Eravamo sedute a terra. Non potevamo guardare fuori. Eravamo traumatizzate, piangevamo. Come chiedevi, ti picchiavano per chiuderci la bocca, come piangevi, ti schiaffeggiavano. (…) Poi i tunisini ci fanno scendere (dai bus). Avevamo sempre il volto coperto, ci mettono a terra. Intorno c’è il deserto. C’è il vento, il rumore del vento. C’erano delle antenne lontano da noi. Eravamo ammanettati. Di notte sono venuti a prenderci. Ci hanno picchiato. Ci hanno detto… salite, salite… sulle auto. Non si vedeva nulla. Eravamo incappucciate (…) Nella prigione in Libia, dopo, di notte, tutte le notti le guardie venivano a prendere le donne, ci prendevano con violenza. Anche a me. Ti portano fuori, ti prendono in 3 o 4 persone. Poi ci rimettono nella cella. Ho passato 4 notti lì. Piangevo, gridavo. Mi hanno fatto uscire di nascosto. È stato un libico che lavorava nella prigione a farmi uscire. Era giovane. Non ha approfittato di me. Di giorno vengono e ti danno un telefono per chiamare la tua famiglia. Se non hai nessuno da chiamare, ti picchiano, è per questo che mi sono ammalata. C’è un nero che lavora per loro e fa da traduttore. Sono uscita di prigione due settimane fa».

Rileggendo l’intervista nella sua interezza, vengono fuori altri elementi della sua breve biografia. Nata in un villaggio, obbligata a sposarsi con un uomo più grande di lei, fugge per liberarsi. Non sapeva leggere né scrivere. Ma sapeva parlare e sapeva dire con esattezza che cos’è un’ingiustizia. Attraversa a piedi l’Algeria e la Tunisia, finisce in Libia. Sulla sua strada, sempre qualche uomo, in uniforme o no, che abusa di lei e delle persone con cui viaggia.

Non stava zitta Nadège, voleva che da questa parte del mare si sapesse; mandava molti video e molte foto al Giornale delle Rotte affinché il suo racconto arrivasse anche a noi.

Era combattiva, determinata ad arrivare in Europa. Anche a costo di rischiare la vita. Aspettava un’evacuazione che non arrivava e il mare era rimasto l’unica strada aperta.

Come spesso accade, non ha detto che sarebbe stata “lanciata”, come dicono gli avventurieri quando salgono su un’imbarcazione. All’inizio di settembre, da Zaouia, dal campo in cui abitava, si è spostata a Tripoli, raccontando che avrebbe passato un po’ di tempo lì. Ha chiesto dei soldi ad un’amica per comprare una coperta: ma quei soldi le sono forse serviti a saldare una parte del viaggio o a comprare acqua e crackers da portare a bordo.

Sappiamo che è salita a bordo di un gommone. A bordo altre 55 persone che come lei volevano attraversare il mare.

Non sappiamo cosa sia successo. Forse il gommone ha imbarcato acqua; forse il motore si è inceppato. Forse, il mare era agitato e ha fatto rovesciare l’imbarcazione. Forse è stata intercettata e riportata indietro, e adesso è in un luogo di detenzione da cui non puo contattarci; ma sono passati dieci giorni dalla sua partenza: un tempo troppo lungo di silenzio.

Non vogliamo immaginare la scena di uomini e donne che in acqua si dibattono in preda al panico. Ma la conosciamo: l’abbiamo ascoltata dai racconti di chi si è salvato.

Invece, vorremmo che questa immagine disturbasse il sonno di chi firma gli accordi con Libia e Tunisia, di chi li finanzia, di chi li rinnova.

Noi, che un po’ abbiamo conosciuto Nadège, vogliamo sperare che non abbia provato terrore né dolore, che non abbia sentito troppo freddo quando la morte è arrivata a prendersela.

Ciao Nadège. Un abbraccio: quello che non siamo riusciti a darti di persona.

Comunicati stampa e appelli

Sostieni chi racconta le rotte

Medicinali, cibo, cure, telefoni: un aiuto concreto ai/alle corrispondenti di The Routes Journal, perché possano continuare a testimoniare

8 Luglio 2026
  1. RR[X] è il gruppo di ricerca internazionale autore dei rapporti State Trafficking e Women State Trafficking. Opera in forma anonima per garantire la sicurezza dei testimoni e la possibilità di continuare il lavoro di documentazione.
    Per informazioni: statetrafficking@onenetbeyond.org
    Ufficio stampa: redazione@meltingpot.org ↩︎
  2. Missing Migrants Project, dati aggiornati al 20 settembre ↩︎