In ricordo di Nadège. Testimone n. 56 di Women State Trafficking
RR[X] 1
Il mare Mediterraneo viene spesso descritto come un cimitero. Ma un cimitero ha
dei nomi, delle tombe, un posto dove tornare a portare dei fiori.
Ci piace pensarlo come un luogo immenso e accogliente per tutte quelle persone
che cercano di attraversarlo ma non ce la fanno, perché il mare se le ingoia.
Secondo dati ufficiali dell’IOM, le persone disperse in mare nel Mediterraneo
centrale, da gennaio a settembre 2026 sono 993 2 . Si tratta di una stima per
difetto. Perché davvero non sappiamo quante persone si imbarchino e quante
scompaiano tra le onde. Chi scompare senza che nessuno lo veda non entra in
nessuna statistica.
Questo è esattamente quanto è accaduto anche a Nadège ed è probabile che lei sia
una di quelle che nessuna cifra conterà.
Oggi abbiamo appreso della sua scomparsa. Ma nel Mediterraneo scomparsa e morte
diventano sinonimi.
Aveva 25 anni. La sua era l’intervista 56 di Women State Trafficking, la sua
sigla era NDG, veniva dalla Costa d’Avorio.
Dopo essere stata venduta alla frontiera dalla Guardia Nazionale Tunisina nel
novembre del 2025, dopo un periodo di detenzione in Libia, abitava ora in un
campo di migranti sulla costa vicino a Tripoli a Zouia. L’abbiamo conosciuta nel
dicembre di quello stesso anno quando ha iniziato a collaborare con RRX
raccontandoci la sua storia.
Nadège, stanca di aspettare un’evacuazione verso un paese sicuro dove poter
denunciare i trafficanti di Stato, ha deciso di prendere il mare nella notte tra
il 9 e il 10 settembre. Di lei e altre 55 persone, fra cui anche molti bambini,
non sappiamo nulla. Non aveva detto nulla della sua partenza.
Queste sono le sue parole per Women State Trafficking, parte di un’intervista
molto più lunga e di una conversazione durata mesi, interrotta solo una decina
di giorni fa: chi testimonia, di solito, continua a scriverci, a raccontarci i
giorni che passano.
«Dormivo negli zitounes, al km 18, sopra Sfax. La polizia è venuta, ci ha
ammanettate, anche i bambini. Ci hanno picchiate, malmenate… Gli uomini, le
donne, tutti picchiati. Dormivamo, erano le 4 del mattino. Non hanno risparmiato
né le donne incinte, né i bambini. Erano in uniforme, era la Garde Nationale. Ci
hanno messo su 3 bus, direzione Libia. Eravamo sedute a terra. Non potevamo
guardare fuori. Eravamo traumatizzate, piangevamo. Come chiedevi, ti picchiavano
per chiuderci la bocca, come piangevi, ti schiaffeggiavano. (…) Poi i tunisini
ci fanno scendere (dai bus). Avevamo sempre il volto coperto, ci mettono a
terra. Intorno c’è il deserto. C’è il vento, il rumore del vento. C’erano delle
antenne lontano da noi. Eravamo ammanettati. Di notte sono venuti a prenderci.
Ci hanno picchiato. Ci hanno detto… salite, salite… sulle auto. Non si vedeva
nulla. Eravamo incappucciate (…) Nella prigione in Libia, dopo, di notte, tutte
le notti le guardie venivano a prendere le donne, ci prendevano con violenza.
Anche a me. Ti portano fuori, ti prendono in 3 o 4 persone. Poi ci rimettono
nella cella. Ho passato 4 notti lì. Piangevo, gridavo. Mi hanno fatto uscire di
nascosto. È stato un libico che lavorava nella prigione a farmi uscire. Era
giovane. Non ha approfittato di me. Di giorno vengono e ti danno un telefono per
chiamare la tua famiglia. Se non hai nessuno da chiamare, ti picchiano, è per
questo che mi sono ammalata. C’è un nero che lavora per loro e fa da traduttore.
Sono uscita di prigione due settimane fa».
Rileggendo l’intervista nella sua interezza, vengono fuori altri elementi della
sua breve biografia. Nata in un villaggio, obbligata a sposarsi con un uomo più
grande di lei, fugge per liberarsi. Non sapeva leggere né scrivere. Ma sapeva
parlare e sapeva dire con esattezza che cos’è un’ingiustizia. Attraversa a piedi
l’Algeria e la Tunisia, finisce in Libia. Sulla sua strada, sempre qualche uomo,
in uniforme o no, che abusa di lei e delle persone con cui viaggia.
Non stava zitta Nadège, voleva che da questa parte del mare si sapesse; mandava
molti video e molte foto al Giornale delle Rotte affinché il suo racconto
arrivasse anche a noi.
Era combattiva, determinata ad arrivare in Europa. Anche a costo di rischiare la
vita. Aspettava un’evacuazione che non arrivava e il mare era rimasto l’unica
strada aperta.
Come spesso accade, non ha detto che sarebbe stata “lanciata”, come dicono gli
avventurieri quando salgono su un’imbarcazione. All’inizio di settembre, da
Zaouia, dal campo in cui abitava, si è spostata a Tripoli, raccontando che
avrebbe passato un po’ di tempo lì. Ha chiesto dei soldi ad un’amica per
comprare una coperta: ma quei soldi le sono forse serviti a saldare una parte
del viaggio o a comprare acqua e crackers da portare a bordo.
Sappiamo che è salita a bordo di un gommone. A bordo altre 55 persone che come
lei volevano attraversare il mare.
Non sappiamo cosa sia successo. Forse il gommone ha imbarcato acqua; forse il
motore si è inceppato. Forse, il mare era agitato e ha fatto rovesciare
l’imbarcazione. Forse è stata intercettata e riportata indietro, e adesso è in
un luogo di detenzione da cui non puo contattarci; ma sono passati dieci giorni
dalla sua partenza: un tempo troppo lungo di silenzio.
Non vogliamo immaginare la scena di uomini e donne che in acqua si dibattono in
preda al panico. Ma la conosciamo: l’abbiamo ascoltata dai racconti di chi si è
salvato.
Invece, vorremmo che questa immagine disturbasse il sonno di chi firma gli
accordi con Libia e Tunisia, di chi li finanzia, di chi li rinnova.
Noi, che un po’ abbiamo conosciuto Nadège, vogliamo sperare che non abbia
provato terrore né dolore, che non abbia sentito troppo freddo quando la morte è
arrivata a prendersela.
Ciao Nadège. Un abbraccio: quello che non siamo riusciti a darti di persona.
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Comunicati stampa e appelli
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8 Luglio 2026
1. RR[X] è il gruppo di ricerca internazionale autore dei rapporti State
Trafficking e Women State Trafficking. Opera in forma anonima per garantire
la sicurezza dei testimoni e la possibilità di continuare il lavoro di
documentazione.
Per informazioni: statetrafficking@onenetbeyond.org
Ufficio stampa: redazione@meltingpot.org ↩︎
2. Missing Migrants Project, dati aggiornati al 20 settembre ↩︎