
Oltre la logica della reclusione: la pratica della cura e il valore incondizionato dell’esistenza
Pressenza - Sunday, September 20, 2026eventi
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dovere deontologico della cura
Rilanciamo il comunicato postato sulla pagina social della Biblioteca delle donne e Centro di consulenza legale UDIPALERMO, diramato “a seguito delle recenti operazioni investigative e delle perquisizioni che hanno coinvolto operatrici e operatori sanitari in tutta Italia per il rilascio di certificati di non idoneità nei Cpr”_
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Assistiamo con profonda inquietudine a una deriva politica e culturale che pretende di disconoscere la centralità dell’essere umano e della vita vulnerabile per perseguire un’idea di ordine fondata sulla segregazione.
Quando l’esercizio della protezione di chi soffre viene osservato con sospetto, si rischia di smarrire il senso stesso della convivenza e del valore del gesto d’aiuto verso l’altra/o.
Rivolgiamo la nostra più viva e limpida vicinanza alle dottoresse di Bologna e a tutte le professioniste e i professionisti della salute coinvolti negli accertamenti di questi giorni.
La loro attenzione e il loro giudizio professionale non sono espressione di scelte arbitrarie, ma affondano le radici nella presenza concreta di corpi e menti, nella loro unicità e insostituibile realtà. Il loro operato risponde alla natura stessa della pratica clinica e all’inderogabile dovere deontologico della cura: riconoscere la persona che si ha davanti, ascoltarne la fragilità e tutelarne l’integrità fisica e interiore di fronte a luoghi e condizioni che ne compromettono profondamente la salute.
La cura non può essere subordinata a esigenze di controllo, né la valutazione medica trasformata in un ingranaggio di coercizione. Considerare l’intervento sanitario un mero ostacolo al funzionamento della macchina dell’allontanamento significa rovesciarne il senso e tradire la responsabilità della cura, fondata sulla tutela della salute e della dignità umana.
Ribadiamo pertanto con assoluta fermezza che il giudizio clinico e le certificazioni che ne derivano non possono essere delegittimati o strumentalizzati a fini politici. Chi ne porta la responsabilità deve poter operare in piena autonomia, al riparo da pressioni e condizionamenti.
Rifiutiamo infine l’ostinazione verso la reclusione e la gestione emergenziale della vita dei/lle migranti e restiamo al fianco di chi mette al centro gli esseri umani, continuando a difendere uno spazio in cui l’ascolto, la custodia della salute e la tutela dei corpi rimangono le sole bussole e l’unico orizzonte incrollabile del nostro vivere comune.