Spin Time, la piazza smentisce chi ha scelto di restare fuori

Pressenza - Sunday, September 20, 2026

La manifestazione per Spin Time ha consegnato a Roma un dato difficilmente aggirabile.

Decine di migliaia di persone hanno attraversato la città riportando al centro il diritto sull’abitare e la necessità di sottrarre il futuro urbano alla sola logica della rendita e della speculazione immobiliare.

Gli organizzatori hanno parlato di circa 50 mila partecipanti. Altre cronache hanno utilizzato stime più prudenti, ma descrivono comunque un corteo molto grande e composito, con movimenti sociali, sindacati, associazioni, studenti, organizzazioni politiche e terzo settore.

Il dato assume ancora più significato dopo le polemiche dei giorni precedenti.

Alcune realtà sociali avevano annunciato la decisione di non partecipare, contestando il rapporto costruito intorno alla vertenza Spin Time con l’amministrazione capitolina e sostenendo che le altre battaglie urbanistiche, ambientali e sociali della città non potessero essere ricondotte a quella esperienza.

Critiche legittime, sulle quali è possibile discutere. Ma dopo la manifestazione una domanda rimane: a cosa è servito scegliere la divisione proprio alla vigilia di una mobilitazione così ampia?

Se l’obiettivo delle prese di distanza era depotenziare politicamente il corteo, il risultato è stato opposto.

Spin Time non è diventata la manifestazione di Gualtieri e non è stata la sfilata dell’amministrazione capitolina.

Il protagonista è stato un movimento molto più largo, con una forte presenza di giovani e giovanissimi e una domanda che riguarda tutta Roma: quale modello di città vogliamo costruire?

Lungo il corteo si è parlato di casa, servizi pubblici, patrimonio urbano, spazi sottratti all’abbandono e alla speculazione. Persone con storie e percorsi diversi si sono ritrovate attorno alla convinzione che le trasformazioni della città non possano essere affidate esclusivamente ai grandi interessi immobiliari e finanziari.

Partecipare non avrebbe significato assolvere la Giunta Gualtieri dalle critiche sulle politiche urbanistiche, sull’inceneritore, sugli ex Mercati Generali, sullo stadio di Pietralata o sulle altre questioni che attraversano Roma. Quelle vertenze rimangono aperte.

Avrebbe significato portarle dentro una mobilitazione più grande e utilizzare anche la forza della vertenza Spin Time per ottenere impegni più avanzati sul diritto alla casa e sul patrimonio urbano.

Se il sindaco e settori della maggioranza sono oggi chiamati a misurarsi con questi temi, per chi contesta altre scelte della Giunta si apre un terreno sul quale sviluppare il confronto e il conflitto politico.

La vertenza, del resto, va oltre un singolo edificio. Riguarda il modo in cui Roma decide cosa fare del proprio patrimonio, quali esperienze riconoscere e quali spazi destinare a funzioni sociali.

Una soluzione positiva per Spin Time potrebbe costituire un precedente per altre vertenze abitative e rafforzare la discussione sulle alternative alla rendita e alla finanziarizzazione della città.

Per questo appare contraddittorio che realtà che dichiarano di volere la convergenza delle lotte abbiano scelto di chiamarsi fuori proprio davanti a una mobilitazione capace di mettere insieme soggetti così diversi.

Non è la prima volta che nella sinistra sociale romana emergono divisioni sulle piazze e sui percorsi di mobilitazione. Moltiplicare distinguo e iniziative separate rende però più difficile costruire un fronte sociale capace di tenere insieme diritto all’abitare, servizi pubblici, ambiente, spazi sociali e critica alla rendita urbana.

La manifestazione di sabato ha dimostrato almeno una cosa: le prese di distanza della vigilia non sono riuscite a marginalizzarla.

L’egemonia, del resto, non si esercita soltanto delimitando il proprio campo. Si misura anche nella capacità di stare dentro i conflitti reali, confrontarsi con le loro contraddizioni e provare a collegare lotte differenti.

Oggi la vertenza di Spin Time ha riportato al centro della discussione pubblica romana il diritto alla casa, la salvaguardia degli spazi sociali e culturali e il futuro della città.

Adesso la questione è trasformare quella mobilitazione in risultati concreti. La piazza ha fatto la sua parte. Tocca all’Amministrazione capitolina dare risposte.

 

Giovanni Barbera