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20.000 alloggi in affitto: un successo per i costruttori, non per la città
“Gli assessori Biagi e Coggiola insistono a rivendicare meriti inesistenti sul programma “20.000 alloggi in affitto”, ma più che meriti questa amministrazione ha pesanti responsabilità in una vicenda tutt’altro che limpida….” Così iniziava il mio intervento in Consiglio comunale … Leggi tutto L'articolo 20.000 alloggi in affitto: un successo per i costruttori, non per la città sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
LA RENDITA MOLECOLARE
COME LE PIATTAFORME STANNO SMATERIALIZZANDO LA PROPRIETÀ E POLVERIZZANDO LA RESPONSABILITÀ C’è una frase nel materiale promozionale di Arrived — piattaforma statunitense di investimento immobiliare frazionato, sostenuta tra gli altri da Jeff Bezos — che vale la pena fermarsi a leggere con attenzione: niente telefonate a tarda notte. È una promessa rivolta agli investitori, e si riferisce agli inquilini. Questi ultimi, nella grammatica della piattaforma, sono la fonte del disturbo, l’elemento di frizione da eliminare. L’investimento perfetto è quello da cui la persona scompare. Arrived non è un caso isolato né una semplice curiosità americana. È il caso esemplare di una trasformazione strutturale che sta ridisegnando i rapporti tra capitale, abitazione e responsabilità. Capire cosa sta accadendo lì significa anticipare ciò che si sta già muovendo altrove. L’ARCHITETTURA DELLA PIATTAFORMA Il meccanismo è semplice nella forma, complesso nelle implicazioni. Arrived acquista immobili residenziali — abitazioni unifamiliari, case vacanze — e li fraziona in quote acquistabili da chiunque a partire da cento dollari. Gli investitori ricevono dividendi trimestrali proporzionali ai canoni di locazione e partecipano alla rivalutazione dell’immobile in caso di vendita. La piattaforma gestisce tutto il resto: ricerca dell’immobile, finanziamento, ristrutturazioni, rapporti con gli inquilini, manutenzione ordinaria e straordinaria. Alla fine del 2025, oltre 850.000 investitori avevano aderito alla piattaforma, investendo complessivamente più di 300 milioni di dollari in oltre 550 proprietà distribuite in 65 città americane. Nel novembre dello stesso anno, Arrived ha annunciato un nuovo round di finanziamento da 27 milioni di dollari e il lancio di un mercato secondario: una piattaforma dove gli investitori possono scambiarsi tra loro quote di singoli immobili in pochi minuti, con la possibilità di uscire rapidamente dalle posizioni o di ribilanciare il portafoglio. Il CEO Ryan Frazier ha descritto il modello come un “unbundling” del REIT — il fondo comune di investimento immobiliare — applicato ai singoli immobili, così che ciascun investitore possa scegliere le proprietà di proprio gradimento. Alcune case hanno più di mille investitori. La visione dichiarata è quella di un mercato azionario applicato al patrimonio immobiliare residenziale. COSA SI SMATERIALIZZA DAVVERO La narrativa ufficiale presenta tutto questo come “democratizzazione”. L’accesso al mattone, storicamente riservato a chi disponeva di capitale sufficiente per un mutuo o per un acquisto diretto, verrebbe aperto a chiunque abbia cento dollari e uno smartphone. È una storia che funziona perché contiene un dato vero: la proprietà immobiliare è stata a lungo uno strumento di accumulazione riservato alle classi medie e superiori. Ma la democratizzazione dell’investimento non è la stessa cosa della democratizzazione dell’abitare. Anzi, le due cose si muovono in direzioni opposte. Quando un immobile residenziale viene trasformato in strumento finanziario frazionato, accade qualcosa di preciso sul piano strutturale: la catena proprietaria si allunga e si opacizza fino a diventare irrintracciabile. Il proprietario formale non è più una persona fisica o una società identificabile, ma una costellazione dispersa di micro-investitori, ciascuno titolare di una quota infinitesimale, nessuno responsabile di nulla. La gestione è delegata alla piattaforma, che risponde agli investitori ma non agli inquilini. Questa architettura produce un effetto specifico: la responsabilità si dissolve. Non si riduce, non si distribuisce equamente: si dissolve. Chi abita la casa non ha più un interlocutore reale. Ha un’app, un numero di assistenza, un sistema di ticketing. Il rapporto tra chi abita e chi possiede, già asimmetrico nelle sue forme tradizionali, perde qui anche l’ultimo residuo di concretezza umana. LA RENDITA COME CATEGORIA ASTRATTA La finanziarizzazione dell’abitare non è un fenomeno nuovo. I fondi pensione, i fondi immobiliari e le grandi società di gestione patrimoniale hanno da decenni una presenza massiccia nel mercato residenziale. Ma il modello delle piattaforme di investimento frazionato rappresenta qualcosa di qualitativamente diverso: porta quella logica fino alla sua conseguenza più estrema, applicandola non alla scala istituzionale ma a quella molecolare. La rendita immobiliare esiste da quando esiste la proprietà privata. Ma nella sua forma tradizionale comportava almeno una relazione, per quanto squilibrata: tra un proprietario identificabile e un inquilino. Quella relazione poteva essere conflittuale, sfruttativa, ingiusta — e spesso lo era. Ma era pur sempre una relazione tra soggetti e, in quanto tale, produceva responsabilità, diritti, obblighi reciproci, talvolta perfino accordi. Il modello di Arrived elide quella relazione alla radice. La casa diventa un asset come un’azione in borsa. L’inquilino diventa un flusso di cassa. La rendita diventa una categoria puramente astratta, separata dal suo substrato umano. E l’investitore — il nuovo proprietario molecolare — può tranquillamente non sapere in quale città si trovi la casa in cui investe, chi la abiti, in quali condizioni. Questa astrazione non è un effetto collaterale del modello. È il suo prodotto principale, la sua promessa centrale. “Concentrati solo sui guadagni”, dice Arrived ai propri utenti. Tutto il resto — la manutenzione, le riparazioni, le persone — è rumore da cui proteggersi. L’IDEOLOGIA DELLA LIQUIDITÀ Il lancio del mercato secondario nell’autunno del 2025 introduce un elemento ulteriore di complessità. Gli investitori possono ora acquistare e vendere quote di singoli immobili in pochi minuti, con la possibilità di bilanciare rapidamente il proprio portafoglio. Si tratta, nella sostanza, dell’applicazione della logica dei mercati finanziari alla casa intesa come luogo fisico abitato da persone reali. Le implicazioni sono serie. Un mercato azionario applicato agli immobili introduce volatilità là dove la stabilità è un bisogno primario. Se tutti gli investitori decidono di liquidare contemporaneamente le loro quote in un certo mercato — perché i rendimenti calano, perché un’altra piattaforma offre di più, perché un algoritmo segnala un’opportunità altrove — cosa accade agli inquilini? Chi gestisce le proprietà in fase di liquidazione di massa? Chi risponde delle manutenzioni sospese, dei contratti non rinnovati, degli sfratti strumentali? I critici del modello sottolineano come trasformare le abitazioni unifamiliari in prodotti d’investimento aggravi i problemi di accessibilità abitativa, aggiungendo domanda speculativa a mercati già compressi. Non si tratta di una preoccupazione teorica. Quando i capitali si spostano velocemente su scala geografica, attratti dai rendimenti più alti nelle aree “ad alta crescita”, i prezzi delle locazioni nelle aree target aumentano, le comunità si destabilizzano e le fasce di popolazione a reddito medio-basso vengono progressivamente espulse. DEMOCRATIZZARE IL PEGGIO C’è un paradosso al cuore della narrazione democratizzante. Arrived e piattaforme simili si presentano come strumenti di inclusione finanziaria: anche chi non ha i capitali per acquistare una casa può partecipare alla crescita del mercato immobiliare. È un argomento che ha una sua coerenza interna e intercetta una domanda reale, in un momento in cui la proprietà della casa è sempre più inaccessibile per le generazioni più giovani. Ma quello che viene “democratizzato” non è il diritto all’abitare. È la partecipazione alla rendita. E queste due cose non solo non coincidono: sono strutturalmente antagoniste. Più persone partecipano alla rendita come investitori, più la casa come bene d’uso si allontana da chi ne ha bisogno come inquilino. In altri termini, la piattaforma trasforma una quota sempre più ampia della popolazione in piccoli rentier, ciascuno con un interesse diretto alla massimizzazione del canone di locazione e alla valorizzazione del patrimonio. L’effetto politico di lungo periodo non è trascurabile. Chi possiede quote di immobili — anche minute, anche simboliche — tende a sviluppare un orientamento diverso rispetto alle politiche abitative, alla regolamentazione degli affitti, agli investimenti pubblici nell’edilizia. La molecolarizzazione della rendita è anche una molecolarizzazione del consenso a un certo ordine del mercato immobiliare. LA RESPONSABILITÀ COME CATEGORIA OBSOLETA Sul piano giuridico, il modello di Arrived solleva questioni che i sistemi normativi esistenti faticano a inquadrare. In molti ordinamenti, il rapporto di locazione presuppone l’esistenza di un locatore identificabile, con obblighi precisi: manutenzione dell’immobile, rispetto delle norme igienico-sanitarie, responsabilità per i danni. Quando la proprietà è frazionata tra migliaia di micro-investitori e la gestione è delegata a una piattaforma tecnologica con sede in un’altra giurisdizione, chi è il locatore? Chi risponde in caso di inadempimento? Chi può essere convenuto in giudizio? La piattaforma non è neutra: è un intermediario che esercita potere reale sulle condizioni abitative degli inquilini, selezionando le proprietà, fissando i canoni, decidendo le ristrutturazioni, gestendo le procedure di sfratto. Ma la sua posizione giuridica è costruita in modo da minimizzare la responsabilità verso gli abitanti e massimizzarla verso gli investitori. Questo squilibrio non è accidentale. È il prodotto di una precisa scelta di design, che riflette una precisa scelta politica: quella di trattare la casa come un asset finanziario e l’inquilino come un centro di costo da ottimizzare. COSA RIMANE DA FARE Esiste un’alternativa alla finanziarizzazione molecolare dell’abitare. Non è misteriosa né inedita: è l’investimento pubblico nell’edilizia residenziale, la costruzione di patrimonio abitativo sottratto alla logica del mercato, la regolamentazione stringente degli affitti e dei processi di cartolarizzazione immobiliare. Sono politiche che esistono, che hanno funzionato e che in molti contesti sono state smantellate nel corso degli ultimi decenni, precisamente per fare spazio al mercato che oggi si presenta come unica soluzione al problema che ha contribuito a creare. Quello che piattaforme come Arrived rendono evidente — involontariamente, per eccesso di franchezza — è la direzione di marcia di un sistema che ha deciso di trattare il bisogno fondamentale di un tetto come un’opportunità di rendita. La novità non è nella sostanza, che è vecchia quanto il capitalismo. La novità è nella forma: la velocità, la scala, la granularità con cui quella logica viene ora applicata. E soprattutto nella sua presentazione come progresso, come inclusione, come democratizzazione. Quando la promessa è “concentrati solo sui guadagni”, la domanda da fare è sempre la stessa: chi si concentra, invece, sulle persone? FONTI * https://www.nationalmortgageprofessional.com/news/bezos-backed-arrived-launches-real-estate-stock-market-platform * https://www.geekwire.com/2025/bezos-backed-real-estate-startup-arrived-raises-27m-launches-trading-platform/ * https://www.cnbc.com/2025/11/13/arrived-launches-trading-platform-for-shares-of-rental-homes.html * https://www.bisnow.com/national/news/capital-markets/arrived-raises-27m-launches-secondary-marketplace-127117 * https://jacobinitalia.it/con-amazon-tutti-micropadroni-di-casa/ * https://arrived.com Francesco Russo
May 12, 2026
Pressenza
Case promesse e sfratti garantiti
di Gianluca Cicinelli (*) Il governo ha trovato il modo più italiano possibile per affrontare l’emergenza abitativa: promettere case domani e accelerare gli sfratti oggi. Da una parte il Piano casa, con centomila alloggi annunciati in dieci anni, fondi immobiliari, privati da coinvolgere e canoni definiti “accessibili”. Dall’altra il disegno di legge sugli sgomberi e sui rilasci, cioè la parte
Il patto del Comune con la BEI a tutela degli interessi economici: ecco perché
La Sindaca Funaro ha bollato come “fake news” quanto contenuto nell’Appello per rivedere l’incarico alla BEI di un piano di social housing a Firenze, promosso dal Laboratorio per la città. Comunico alla Sindaca che l’Appello è basato … Leggi tutto L'articolo Il patto del Comune con la BEI a tutela degli interessi economici: ecco perché sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Senigallia: mobilitazione per il diritto alla casa
di Sergio Sinigaglia Ieri pomeriggio (29 aprile) una venticinquina di nuclei familiari di Senigallia, insieme ad attivisti ed attiviste del Centro sociale Arvultura, si è recata ad Ancona, alla sede dell’Erap (Ente Regionale per l’Abitazione Pubblica), per un presidio promosso insieme al Sunia della provincia e per incontrare il presidente dell’ente e i tecnici. Si è trattato del primo punto
Senigallia, mobilitazione per il diritto alla casa
Ieri pomeriggio una venticinquina di nuclei familiari di Senigallia, insieme ad attivisti ed attiviste del Centro sociale Arvultura, si è recata ad Ancona, alla sede dell’Erap (Ente Regionale per l’Abitazione Pubblica), per un presidio promosso insieme al Sunia della provincia e per incontrare il presidente dell’ente e i tecnici. Si è trattato di un primo punto di arrivo di una mobilitazione iniziata quasi un anno fa a Senigallia. Stiamo parlando di una città di 48mila abitanti, che raddoppia durante l’estate, da sempre incentrata sull’industria turistica e, per questo, come accade in particolare (ma non solo) in tali contesti, particolarmente problematica per quanto riguarda la reperibilità di un’abitazione. Prezzi al metro quadro di migliaia di euro, ma soprattutto è un’impresa, per chi non può permettersi di accedere a un mutuo, trovare una casa in affitto a costi contenuti e avere un contratto continuativo. Quasi sempre si paga in nero e solo per i mesi invernali: si entra alla fine della stagione estiva e ad aprile si è sbattuti fuori per lasciare spazio ai turisti, a prezzi notevoli. Le amministrazioni comunali e regionali in questi anni hanno fatto ben poco per realizzare case di edilizia pubblica, stendendo tappeti rossi nei confronti dei vari palazzinari. Ma recentemente è emerso un altro grosso problema riguardante chi la casa l’ha avuta dall’ente regionale: gli appartamenti, nel corso degli anni, sono stati lasciati nell’incuria e presentano varie gravi criticità (umidità, perdite d’acqua, impianti di riscaldamento che non funzionano oppure, nel caso siano centralizzati, bollette di alcune migliaia di euro per famiglie con redditi o pensioni modesti, a causa della dispersione del calore). Un’altra grave criticità è l’impossibilità, per gli inquilini, di segnalare le problematiche, perché le telefonate cadono nel vuoto o, nel caso qualcuno si degni di rispondere, poco o nulla viene fatto: un comportamento arrogante, incomprensibile e inaccettabile per un soggetto pubblico. Per questo Arvultura e il Sunia provinciale, da quasi un anno, hanno iniziato un impegno meticoloso nelle zone interessate, insieme alle famiglie esasperate da una situazione che va avanti da anni: un percorso che, a partire da novembre, si è concretizzato in quattro assemblee popolari nei quartieri popolari e in un incontro, a febbraio, nella sala del consiglio comunale, con il sindaco uscente Olivetti (centrodestra) e l’assessore ai servizi sociali Petetta, al quale hanno partecipato molte famiglie, durante il quale è stato chiesto all’amministrazione comunale di fare le dovute pressioni sull’Erap. La mobilitazione dal basso ha pagato, perché prima e dopo Pasqua ci sono stati sopralluoghi del nuovo presidente dell’ente, Fagioli, insediatosi il 4 marzo con il nuovo CdA, insieme ai tecnici. Dato che, sin dall’assemblea di novembre, si era convenuto che l’obiettivo di questa prima fase sarebbe stato un sit-in sotto la sede Erap per presentare le richieste, ieri si è svolta l’iniziativa. Un pullman con più di trenta persone è partito nel primo pomeriggio per rivendicare il diritto alla casa e, una volta arrivati, gli striscioni hanno sintetizzato il senso della protesta: “La casa è un diritto, non un lusso” e “Erap, basta parole. Ora i fatti”. Al termine del confronto, che ha avuto anche toni accesi, si è ottenuta l’apertura, entro settembre, di uno sportello Erap di ascolto e informazione a Senigallia e l’organizzazione di una tavola rotonda tra inquilini, nuova amministrazione comunale (si vota il 23 maggio), Erap e amministratori di condominio, per chiarire ruoli e responsabilità davanti agli interessati, superando l’intollerabile ping-pong di competenze e responsabilità. In questi giorni sono iniziati alcuni primi lavori all’esterno degli edifici, ma resta la parzialità degli interventi. Inoltre i tecnici sono rimasti nel vago, dimostrando come ci si trovi di fronte a un muro di gomma. Se dopo tale passaggio la risposta sarà ancora burocrazia, rimpalli e nessun fatto concreto, inizia a farsi strada la consapevolezza della necessità di mettere in atto forme di disobbedienza civile e di boicottaggio collettivo delle spese. In ballo ci sono la dignità umana e la salute di molte persone, oltre al diritto alla casa. Sergio Sinigaglia
April 29, 2026
Pressenza