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Spin Time, la piazza smentisce chi ha scelto di restare fuori
La manifestazione per Spin Time ha consegnato a Roma un dato difficilmente aggirabile. Decine di migliaia di persone hanno attraversato la città riportando al centro il diritto sull’abitare e la necessità di sottrarre il futuro urbano alla sola logica della rendita e della speculazione immobiliare. Gli organizzatori hanno parlato di circa 50 mila partecipanti. Altre cronache hanno utilizzato stime più prudenti, ma descrivono comunque un corteo molto grande e composito, con movimenti sociali, sindacati, associazioni, studenti, organizzazioni politiche e terzo settore. Il dato assume ancora più significato dopo le polemiche dei giorni precedenti. Alcune realtà sociali avevano annunciato la decisione di non partecipare, contestando il rapporto costruito intorno alla vertenza Spin Time con l’amministrazione capitolina e sostenendo che le altre battaglie urbanistiche, ambientali e sociali della città non potessero essere ricondotte a quella esperienza. Critiche legittime, sulle quali è possibile discutere. Ma dopo la manifestazione una domanda rimane: a cosa è servito scegliere la divisione proprio alla vigilia di una mobilitazione così ampia? Se l’obiettivo delle prese di distanza era depotenziare politicamente il corteo, il risultato è stato opposto. Spin Time non è diventata la manifestazione di Gualtieri e non è stata la sfilata dell’amministrazione capitolina. Il protagonista è stato un movimento molto più largo, con una forte presenza di giovani e giovanissimi e una domanda che riguarda tutta Roma: quale modello di città vogliamo costruire? Lungo il corteo si è parlato di casa, servizi pubblici, patrimonio urbano, spazi sottratti all’abbandono e alla speculazione. Persone con storie e percorsi diversi si sono ritrovate attorno alla convinzione che le trasformazioni della città non possano essere affidate esclusivamente ai grandi interessi immobiliari e finanziari. Partecipare non avrebbe significato assolvere la Giunta Gualtieri dalle critiche sulle politiche urbanistiche, sull’inceneritore, sugli ex Mercati Generali, sullo stadio di Pietralata o sulle altre questioni che attraversano Roma. Quelle vertenze rimangono aperte. Avrebbe significato portarle dentro una mobilitazione più grande e utilizzare anche la forza della vertenza Spin Time per ottenere impegni più avanzati sul diritto alla casa e sul patrimonio urbano. Se il sindaco e settori della maggioranza sono oggi chiamati a misurarsi con questi temi, per chi contesta altre scelte della Giunta si apre un terreno sul quale sviluppare il confronto e il conflitto politico. La vertenza, del resto, va oltre un singolo edificio. Riguarda il modo in cui Roma decide cosa fare del proprio patrimonio, quali esperienze riconoscere e quali spazi destinare a funzioni sociali. Una soluzione positiva per Spin Time potrebbe costituire un precedente per altre vertenze abitative e rafforzare la discussione sulle alternative alla rendita e alla finanziarizzazione della città. Per questo appare contraddittorio che realtà che dichiarano di volere la convergenza delle lotte abbiano scelto di chiamarsi fuori proprio davanti a una mobilitazione capace di mettere insieme soggetti così diversi. Non è la prima volta che nella sinistra sociale romana emergono divisioni sulle piazze e sui percorsi di mobilitazione. Moltiplicare distinguo e iniziative separate rende però più difficile costruire un fronte sociale capace di tenere insieme diritto all’abitare, servizi pubblici, ambiente, spazi sociali e critica alla rendita urbana. La manifestazione di sabato ha dimostrato almeno una cosa: le prese di distanza della vigilia non sono riuscite a marginalizzarla. L’egemonia, del resto, non si esercita soltanto delimitando il proprio campo. Si misura anche nella capacità di stare dentro i conflitti reali, confrontarsi con le loro contraddizioni e provare a collegare lotte differenti. Oggi la vertenza di Spin Time ha riportato al centro della discussione pubblica romana il diritto alla casa, la salvaguardia degli spazi sociali e culturali e il futuro della città. Adesso la questione è trasformare quella mobilitazione in risultati concreti. La piazza ha fatto la sua parte. Tocca all’Amministrazione capitolina dare risposte.   Giovanni Barbera
September 20, 2026
Pressenza
Roma. Sabato la manifestazione nazionale per Spin Time
Contro lo sgombero dell’occupazione Spin Time sabato 19 settembre a Roma è stata convocata una manifestazione nazionale. L’appuntamento è alle ore 14 a Piazza della Repubblica, fine corteo a Piazza Vittorio Emanuele. Secondo gli organizzatori la manifestazione del 19 vuole essere un corteo animato e unitario che metta al centro […] L'articolo Roma. Sabato la manifestazione nazionale per Spin Time su Contropiano.
September 18, 2026
Contropiano
[Le nuove mani sulla città] puntata 1 stagione 2
Abbiamo ricominciato con aggiornamenti, conflitti e mobilitazioni dal territorio: ex-mercati generali, stadio di Pietralata, Porto di Fiumicino e Spin Time. Abbiamo parlato di fondi immobiliari, del ruolo dello stato e delle amministrazioni locali con Alessandro Volpi, docente di storia contemporanea all'Università di Pisa. Successivamente c'è stata la corrispondenza con una compagna del Laurentino 38 per la mobilitazione di martedì 22 settembre "basta veleno nei nostri polmoni" contro discariche e inceneritori.
September 17, 2026
Radio Onda Rossa
DIRITTO ALL’ABITARE: IL GOVERNO ESULTA PER ALLOGGI UNIVERSITARI A 850 EURO AL MESE, SABATO CORTEO NAZIONALE A ROMA
Il governo si vanta di aver raggiunto il target di 63.200 nuovi posti letto universitari finanziati con i fondi del PNRR: 33mila sono già pronti, gli altri saranno a disposizione l’anno prossimo. I dati sono stati forniti da Manuela Manenti, Commissaria straordinaria per gli alloggi universitari, in audizione alla Camera in commissione Cultura e Istruzione. Ma di che posti letto si tratta? I dati mostrano prezzi da capogiro con il 70% di questi che potranno essere dati a 850€ al mese. Solo il 30% di questi infatti è riservato al diritto allo studio a tariffe sociali (200-250€). Per di più solo per 12 anni: poi libera tutti. Secondo l’associazione degli affittacamere, gli studentati sono nuovi ma non per tutti. Chi entra nella quota protetta riceve un sostegno reale. Chi resta fuori, pur appartenendo spesso a famiglie con redditi normali e stipendi erosi dall’inflazione, deve affrontare un costo annuale vicino agli ottomila euro soltanto per dormire e studiare. “Così l’accesso all’università torna a dipendere dal reddito della famiglia”. Sabato 19 settembre Spin Time, sgomberato lo scorso 29-30 luglio, promuove a Roma un corteo nazionale “per il diritto all’abitare, alla città e contro la finanziarizzazione immobiliare”. L’appuntamento con il corteo è fissato in piazza della Repubblica alle ore 14.  Il giorno seguente, domenica 20, un’assemblea chiamerà a raccolta reti civiche, movimenti sociali, sindacati, istituzioni locali, organizzazioni religiose e partiti per continuare la mobilitazione e rilanciare la campagna politica sull’abitare. L’assemblea inizierà alle ore 10 davanti allo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme 55. Abbiamo chiesto a Giovanna Cavallo di Spin Time Labs un commento sui dati riguardanti gli alloggi universitari. Ascolta o scarica  Pubblichiamo il comunicato di Spin Time Labs ricevuto in redazione.  Assemblea Nazionale  Dalle vertenze alla costruzione di una politica comune di diritto all’abitare e alla città. Domenica 20 settembre, davanti a Spin Time, via di Santa croce in Gerusalemme 55, Roma, ore 10:00. La vicenda di Spin Time parla a tutte e tutti perché, a partire da un’esperienza concreta, mette in discussione il modo stesso in cui immaginiamo la città e il diritto di abitarla. Partendo da ciò che vogliamo trasformare, vogliamo fare della solidarietà costruita attorno a Spin Time uno spazio di convergenza politica e sociale, capace non solo di difendere il diritto all’abitare, ma di promuovere modelli alternativi di città, fondati sulla partecipazione, sui diritti, sul mutualismo e sulla costruzione di comunità, in contrasto con la rendita, la speculazione, il razzismo e l’idea della città come semplice spazio di valorizzazione economica. Abbiamo promosso questo momento di confronto con le realtà sociali, sindacali, associative, territoriali, studentesche per rispondere ad alcune domande: cosa è cambiato e cosa sta ancora cambiando nelle nostre città e quale città vogliamo costruire? Come possiamo costruire la città che vogliamo e come possiamo farlo insieme? Per iniziare a rispondere parleremo di come coniugare il diritto all’abitare con il diritto alla città, a partire dalle pratiche di mutualismo e partecipazione. Da un lato, il riuso sociale degli spazi come pratica concreta di riappropriazione e trasformazione di luoghi sottratti alle logiche della rendita; dall’altro, la sperimentazione di nuove forme di infrastrutture civiche e comunitarie, capaci di produrre tutele, cultura, relazioni, partecipazione. Con questo primo confronto ci proponiamo di iniziare un percorso comune capace di mettere in relazione le esperienze, competenze e le lotte territoriali per valorizzarne le pratiche, di consolidare e ampliare una campagna nazionale per il diritto all’abitare, contro la rendita e la speculazione e per un’idea diversa di città, fondata sulla giustizia sociale, sulla partecipazione e sulla capacità delle comunità di produrre interesse pubblico. Dopo il corteo del 19 settembre, continuiamo a costruire insieme il percorso. 20 settembre | ore 10:00 | Spin Time, Roma. Alle 14 circa pranziamo assieme. Per difendere ciò che esiste, costruire ciò che manca e conquistare la città che vogliamo. Nei prossimi giorni invieremo un programma più dettagliato e un possibile metodo di lavoro per la giornata. 
September 15, 2026
Radio Onda d`Urto
SPIN TIME: PROSEGUE IL PRESIDIO. SABATO 19 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE
Si punta ad attivare la solidarietà dei residenti dell’Esquilino con l’obiettivo di far tornare al più presto nel rione coloro a cui un alloggio è stato già offerto, ma lontano dal quartiere. Per gli attivisti di Spin Time le famiglie ex occupanti devono restare il più vicino possibile a via “di Santa Croce in Gerusalemme” dove molti di loro lavorano e i più giovani frequentano gli istituti scolastica della zona. Un ulteriore problema è che alle  400 persone sono state assegnate sistemazioni abitative temporanee  per  un massimo di sessanta giorni. Se nel frattempo non sarà assegnato loro un alloggio popolare, sarà di nuovo emergenza abitativa. Intanto in via “di Santa Croce in Gerusalemme” sono state  rimosse  dalla strada,  le tende, i materassi, i ventilatori e tutti gli oggetti utilizzati dagli ex occupanti di Spin Time a partire dal 29 luglio quando, a causa di un principio d’incendio, il palazzo è stato sgomberato dopo 13 anni del centro sociale e del progetto abitativo di rigenerazione urbana. I solidali ribadiscono però che la lotta continua così come il presidio davanti all’immobile sgomberato. Sul marcapiede e nel parcheggio di fronte allo stabile sono stati montati sette gazebo, garantendo la continuità di una parte delle attività che prima si svolgevano tra le mura dell’occupazione. In attesa di una soluzione, gli attivisti hanno indetto una manifestazione nazionale per il 19 settembre, che sarà seguita da un’assemblea pubblica il giorno successivo.  Il corteo partirà da Spin Time e arriverà in via Po, sotto la sede romana di Investire Sgr, il fondo proprietario dell’immobile, ora al centro di una trattativa con il Comune di Roma. Dal presidio dello Spin Time abbiamo raggiunto Leonardo.Ascolta o scarica  
August 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Spin Time non è solo un palazzo: in gioco c’è il modello di città
La vicenda di Spin Time entra in una fase nuova. Le tende sono scomparse da via Santa Croce in Gerusalemme, per gli abitanti sono state individuate sistemazioni temporanee e il presidio ha cambiato forma, ma il nodo vero resta aperto: quale futuro avranno il palazzo, le persone che lo abitavano e l’esperienza sociale costruita in tredici anni? Dal confronto con Roma Capitale è arrivato il via libera ai sette gazebo davanti all’ex Inpdap, che permetteranno di mantenere alcune delle attività sociali, culturali ed educative interrotte dopo l’incendio del 29 luglio. Il prossimo incontro con il Campidoglio è fissato per il 2 settembre. C’è poi la questione decisiva dell’immobile. Roma Capitale vuole accelerare la valutazione necessaria per un eventuale acquisto, cercando di ridurre sensibilmente i tempi della perizia. È un passo importante, ma per ora resta preliminare. La partita vera comincia adesso. Ed è qui che entra direttamente in campo la responsabilità politica di Roberto Gualtieri. Il sindaco ha sostenuto la possibilità di acquisire l’edificio, ha criticato l’atteggiamento della proprietà dopo il fallimento dell’accordo ponte e ha garantito una sistemazione agli abitanti. Sono scelte che vanno riconosciute, ma non basta intervenire quando l’emergenza è già esplosa. A quasi cinque anni dall’insediamento dell’attuale amministrazione, la crisi dell’abitare a Roma non può essere considerata una sorpresa. Era una delle grandi questioni della città già prima dell’incendio di Spin Time. Per questo il punto non è soltanto come si è gestita questa emergenza, ma perché si arrivi ancora troppo spesso a intervenire quando il problema è diventato ingestibile. Una politica dell’abitare deve costruire patrimonio, strumenti e capacità di intervento prima che l’emergenza arrivi. Oggi il Campidoglio riconosce anche la necessità di non disperdere ciò che si è costruito dentro Spin Time. I sette gazebo servono proprio a garantire continuità alle attività mentre l’edificio rimane inaccessibile. È un segnale positivo, ma pone una domanda politica: se quell’esperienza ha un valore sociale da preservare, perché questo riconoscimento arriva soltanto dopo l’incendio? È su questa contraddizione che Gualtieri deve dare una risposta. L’eventuale acquisto dell’ex Inpdap non può trasformarsi in una trattativa senza tempi, mentre le famiglie restano in sistemazioni provvisorie e la comunità rischia di disperdersi. Se il Campidoglio considera davvero l’acquisizione una strada percorribile, deve indicare tempi, condizioni e alternative. Ma sarebbe riduttivo fermarsi al destino di quell’edificio. Spin Time è una battaglia che va oltre Spin Time, perché mette in discussione il modo in cui Roma sta scegliendo di trasformarsi. La città pubblica si misura sulle decisioni urbanistiche, sulla destinazione del patrimonio, sul rapporto con gli interessi immobiliari, sulla qualità dei servizi e sulla possibilità per chi vive e lavora a Roma di continuare ad abitarla. Non basta dichiarare che la casa è una priorità se le trasformazioni urbane vengono giudicate soprattutto per la loro capacità di attrarre capitali, aumentare i valori immobiliari o generare occasioni di investimento. Il punto è capire quale interesse venga prima quando la valorizzazione economica entra in conflitto con i bisogni di chi la città la vive. Per questo la discussione non riguarda soltanto l’acquisto dell’ex Inpdap. Riguarda gli strumenti che l’amministrazione è disposta a mettere in campo per sottrarre parti della città alla sola logica della valorizzazione immobiliare e restituire centralità alla funzione sociale del territorio. È su questo terreno che la città pubblica smette di essere uno slogan. Significa scegliere quale spazio assegnare al patrimonio pubblico, all’edilizia sociale, ai servizi e ai luoghi collettivi. È da queste scelte concrete, non dalle dichiarazioni di principio, che si misura la credibilità di un progetto di città pubblica. Non si tratta di riprodurre esattamente ciò che esisteva prima del 29 luglio né di trasformare automaticamente un’occupazione in un modello. Si tratta di capire se sia possibile costruire una soluzione pubblica che tenga insieme il diritto all’abitare e la continuità di un’esperienza sociale e culturale che per tredici anni ha avuto un ruolo nel territorio. Anche i gazebo possono essere utili soltanto se rappresentano un passaggio. Se diventassero il punto di arrivo, avremmo semplicemente sostituito una forma di precarietà con un’altra. La mobilitazione intanto continua. Il 19 settembre è annunciata una manifestazione nazionale, mentre il 20 settembre è prevista un’assemblea nazionale. Due appuntamenti che possono allargare il confronto al tema più generale del diritto all’abitare, degli spazi sociali e delle trasformazioni urbane. Spin Time costringe Roma a scegliere quale modello urbano vuole perseguire: una città nella quale le trasformazioni vengono orientate principalmente dalla rendita e dal mercato, come è avvenuto troppo spesso finora, oppure una città pubblica costruita a partire dal diritto alla casa e dai bisogni di chi Roma la vive e la fa funzionare. È questa, molto più del destino di un solo palazzo, la battaglia politica che oggi si apre e sulla quale ci aspettiamo risposte chiare da parte dell’amministrazione capitolina. Giovanni Barbera
August 27, 2026
Pressenza
Verso la manifestazione nazionale e l’assemblea (19 e 20 settembre): “Il tempo nuovo di Spin Time”
Cosa accade a Spin Time? Sono passate quattro settimane dall’incendio. Grazie ai percorsi di mutuo aiuto nati negli anni scorsi, intorno alle 400 famiglie rimaste in strada è esplosa una straordinaria solidarietà, Roma Capitale ha cercato soluzioni ascoltando la comunità di Spin time, ma soprattutto è stato messo al centro il diritto all’abitare. Un pezzo piccolo di città, fragile e non privo di limiti e contraddizioni, ha ricordato a tutti e tutte che le città non possono essere lasciate nelle mani dei fondi immobiliari, che il fondo Investire SGR, proprietario dell’immobile sgomberato che oggi si rifiuta di vendere, come tutti i fondi immobiliari speculativi non è neutrale e impoverisce quartieri ed esperienze. Il 19 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale e cui seguirà il 20 un’assemblea pubblica, intanto tutti i residenti hanno trovato una sistemazione d’emergenza, alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio e lo faranno nei prossimi giorni, altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non abbandonare il quartiere per non interrompere percorsi di cura e per salvaguardare la continuità scolastica. Prima, durante e dopo la due giorni Spin Time fa sapere che non smetterà di ricordare che le città sono delle persone che le abitano. Il selciato è ancora bollente alle 7 di sera nell’estate più calda da quando si misura la temperatura terrestre. Ma centinaia di persone hanno partecipato all’importante assemblea pubblica convocata lunedì 25 agosto da Spin Time (400 famiglie sgomberate la notte del 29 luglio con il pretesto di un incendio), mentre prosegue l’interlocuzione con Roma Capitale. Riassumiamo. Sono passate quattro settimane dall’incendio, dallo sgombero e dall’inizio della trattativa con Roma Capitale. Al tavolo c’erano il prefetto Giannini, il sindaco Gualtieri, Baldo Reina (vicario generale della Diocesi di Roma), il questore di Roma Massucci, l’assessore capitolino al patrimonio Tobia Zevi e i rappresentanti della proprietà, Investire SGR. Gualtieri presenta una proposta che prevede l’acquisizione dell’immobile sulla base della valutazione dell’Agenzia del demanio per consentire, nel più breve tempo possibile, il rientro delle famiglie e delle persone più fragili. Il fondo immobiliare Investire SGR, proprietario dell’immobile ex-INPDAP in via Santa Croce in Gerusalemme rifiuta di vendere e di far rientrare centinaia di persone nel palazzo, coprendosi dietro la falsa ingiunzione di inabilità dello stabile e mette a disposizione del Comune 500mila euro per una crisi che costa al Comune circa 3 milioni di euro. Gli uffici comunali e lo sportello di tutela sociale di Spin Time lavorano affinché venisse trovata una soluzione temporanea per le 400 persone che dormivano in strada, e hanno allestito insieme con reti, associazioni e con la Protezione Civile un presidio permanente con tende e gazebo. In pieno agosto in una città che vive una crisi abitativa perenne e strutturale, le strutture disponibili a ospitare 127 nuclei familiari sono poche. Nonostante le difficoltà, grazie al lavoro del Comune e alla comunità di Spin Time, tutti i residenti hanno trovato una sistemazione d’emergenza. Alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio e lo faranno nei prossimi giorni; altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non lasciare il quartiere per non interrompere percorsi di cura e per salvaguardare la continuità scolastica. Si tratta di soluzioni che dovrebbero durare tra i 60 giorni e i 4-6 mesi. Una soluzione tutt’altro che stabile. Le famiglie sgomberate dovranno avere alloggio entro tempi ragionevoli. Ma è un tempo nuovo quello che verrà nei prossimi mesi, un terzo tempo scandito dalla solidarietà di una città, di una popolazione e da migliaia di persone che hanno generato una mobilitazione nazionale, che eccede l’emergenza sociale e abitativa di Roma e ha prodotto la cristallina consapevolezza che nei prossimi mesi sono in gioco le possibilità di un modello di welfare comunitario. A Roma, come a Milano, a Torino, in Puglia, in Molise, in Albania, bisogna cambiare le politiche urbanistiche. I cittadini rifiutano la “presa” dei fondi immobiliari su città e territori, rifiutano il consumo di suolo e la turistizzazione e proprio nelle esperienze degli spazi sociali sottratti alla rendita, si sta elaborando una forma nuova di vita che non è affatto marginale ma offre diverse soluzioni: reti di mutuo aiuto, di solidarietà, di vicinato. Questo nuovo “modello”, sperimentato con successo da almeno vent’anni, tra limiti e contraddizioni, ha a sua volta fatto sì che si accumulasse un sapere comune delle lotte, delle emergenze, delle solidarietà, della cura e della tutela di parole, cose e azioni che oggi riguarda tutti gli esseri viventi sottoposti a distruttive tecnologie di governo, alla rapina indiscriminata di risorse, alla guerra planetaria permanente contro ciò che vive. Un filo rosso lega la lotta per Spin Time al tempo nuovo che viene: la lotta per il diritto all’abitare è lotta contro la precarietà, la lotta contro il lavoro precario è lotta contro la devastazione ambientale, per la formazione, contro il colonialismo e l’oppressione e contro l’idea che esistono popoli sacrificabili. Per questo la questione di Spin Time non riguarda solo Spin Time, dal momento che questa emergenza è stata creata con uno sgombero mascherato da intervento di sicurezza e si è rappresa nel momento in cui Investire SGR ha rifiutato perfino l’accordo ponte proposto dal Comune. Il 19 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale e cui seguirà il 20 settembre un’assemblea pubblica, perché, come tutti gli interventi hanno ricordato, Spin Time non è un problema di ordine pubblico, non è un “pezzo” di città da sgomberare, è uno spazio nel quale da anni si danno risposte concrete all’emergenza abitativa, si fa cultura, scuola, solidarietà e mutualismo che hanno preso il posto dell’abbandono. Da oggi al 19 e 20 settembre il presidio continua per confermare tre scelte: che Spin Time deve rientrare a via di Santa Croce, che occorre cambiare le politiche urbanistiche delle città e, soprattutto, che le città non sono dei fondi immobiliari ma delle persone che le abitano. É in gioco una certa idea di città e di proprietà che a quanto pare vale di più e sorpassa anche le soluzioni amministrativamente e economicamente praticabili. Infatti, ciò che non da oggi emerge è che il capitalismo della rendita produce città nelle quali il valore dei territori viene misurato dal prezzo al metro quadro e non dalla qualità della vita di chi lo abita. I fondi immobiliari speculativi non sono neutrali, fanno politica e gli intrecci tra politiche governative, speculazione immobiliare, repressione, degrado e privatizzazione degli spazi pubblici, alimentato interessi e profitti e impoveriscono ambienti, luoghi storici, esperienze, quartieri, socialità. Studentati di lusso vengono presentati come risposta ai bisogni sociali mentre contemporaneamente persone non riescono a trovare una casa. Terre abitate vengono violate per inutili e dannose “grandi opere” o trasformate in piattaforme per grandi investimenti, grandi infrastrutture per grandi eventi e affitti brevi, mentre le comunità di quei territori rischiano di perdere progressivamente beni, risorse, vita. L’altra evidenza è l’alleanza tra la destra reazionaria che parla di poveri, di aiutare le periferie e i padroni delle città: è su indicazione del Viminale che Investire SGR ha detto NO alla proposta dell’acquisto dello stabile da parte del Comune. Investire SGR è un fondo, è una organizzazione che gestisce molte realtà non solo a Roma, con un falso racconto di sé: sul suo sito web ci sono pagine intere di documenti che alludono alla responsabilità sociale, alla sostenibilità economica e ambientale, all’housing sociale, ma i soci di Investire sono fondazioni come Cariplo, che sarebbero impegnate nel sociale, Allianz e Assicurazioni Generali… Si possono fare tante azioni in questo senso, cominciare a bombardare di mail e di provocazioni questi soggetti, cominciare a dire che prendano una posizione chiara. Bisogna smascherare questi soggetti che hanno speculato senza limiti in questi anni a partire dalla vendita degli immobili pubblici e rimettere al centro un sapere comune che dice che lo spazio pubblico viene prima della massimizzazione del profitto e che il territorio non è una risorsa da sfruttare, è una terra, un luogo e un ambiente da abitare, curare e salvaguardare. La cosiddetta “rigenerazione urbana” deve nascere da processi partecipativi come chiedono perfino i bandi europei e che sia una rigenerazione che tenga conto della rigenerazione sociale. Per questo il “precedente” di Spin Time, come quello del Leoncavallo, di Askatasuna e delle esperienze di luoghi di vita vera e di vera comunità, non quella imposta con i “decreti sicurezza”, con la militarizzazione dei territori, con la razzializzazione delle persone e con l’esclusione sociale, parlano davvero a tutti e tutte, alle povertà diffuse come alla maggioranza delle popolazioni. Questo è il momento in cui queste esperienze iniziano a creare un varco aperto dalle mobilitazioni contro guerra e genocidio, contro i re e le regine di questo mondo, che non devono più sentirsi tranquilli del loro potere che quanto più si crepa tanto più è feroce. Le voci che da qualche anno abbiamo ascoltato dicono in maniera chiara che si mettono a disposizione della città e del paese queste esperienze e che Spin Time deve essere “il precedente” per mostrare che riabitare un palazzo non solo è possibile ma è imperativo in un momento storico in cui “le destre governano senza fare mezza proposta concreta”; che si vuole un modello economico e politico radicalmente diverso da quello che viene imposto, che le risorse siano investite nei quartieri, nel recupero del patrimonio pubblico, che vengano messe al servizio delle persone, che vengano investite nella casa, nella sanità, nella scuola, nei servizi. Paolo Vernaglione Berardi Comune-info
August 25, 2026
Pressenza
Spin Time, trovato alloggio d’emergenza per tutti i residenti. Il presidio continua, assemblea pubblica lunedì 24 agosto
Sono passate tre settimane dall’incendio e dal tentativo di sgombero del 29 luglio e due settimane dal rifiuto da parte di Investire SGR di far rientrare centinaia di persone nel palazzo di Spin Time. Sin da subito, gli uffici comunali e lo sportello di tutela sociale di Spin Time hanno lavorato affinché venisse trovata una soluzione temporanea per le 400 persone che dormivano in strada. La ricerca degli alloggi d’emergenza è stata molto complessa e non è stata priva di criticità in ogni sua fase. In pieno agosto, in una città che già vive una crisi abitativa perenne e strutturale, le strutture disponibili a ospitare 127 nuclei sono poche. Tra gli alloggi trovati ce ne sono alcuni che non sono in condizioni per ospitare decine di persone per molti mesi. In alcuni casi non è stato possibile pulire a fondo le case, in altri non è possibile cucinare né conservare il cibo. In alcuni casi, come quelli delle foresterie, manca qualsiasi parvenza di privacy, che in questa situazione di emergenza è purtroppo un ricordo da settimane per chi ha dormito in strada. E’ stato avviato un tavolo permanente di confronto al fine di migliorare queste e le future criticità, tra le quali la lontananza delle sistemazioni. Queste condizioni sono sparse su tutto il territorio del Comune più esteso d’Italia, spesso oltre il grande raccordo anulare. I 400 residenti di Spin Time hanno un diritto che è stato infranto: il diritto a vivere il loro quartiere. Una casa può dirsi tale quando consente alle persone di vivere la propria vita: curarsi, lavorare, crescere i figli e mantenere le proprie relazioni. Per questo il territorio conta. Nonostante le difficoltà, grazie al lavoro del Comune di Roma e alla comunità di Spin Time, tutti i residenti di Spin Time hanno trovato una sistemazione d’emergenza. Alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio di via Santa Croce in Gerusalemme e lo faranno nei prossimi giorni; altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non lasciare il quartiere per non interrompere percorsi di cura o per salvaguardare la continuità scolastica. Allo stato attuale, si tratta di soluzioni che dovrebbero durare tra i 60 giorni e i 4-6 mesi. L’orizzonte temporale è incerto. Ciò su cui abbiamo certezza, però, è che questa dev’essere una soluzione tutt’altro che stabile. Tutte le famiglie di Spin Time hanno diritto a una casa popolare e, come garantitoci dal Comune, dovranno avere alloggio ERP entro tempi ragionevoli. Fino a quel momento, considereremo l’emergenza Spin Time assolutamente aperta. E fino a quando l’emergenza non potrà dirsi chiusa, il nostro presidio rimarrà a via Santa Croce in Gerusalemme. Questa emergenza è stata creata prima con uno sgombero mascherato da intervento di sicurezza, come è stato dimostrato negli scorsi giorni e poi si è cementificata nel momento in cui Investire SGR ha rifiutato l’accordo ponte proposto dal Comune. La responsabilità di questa emergenza è sulle loro spalle, nonostante il tentativo di lavarsi la coscienza con 500mila euro messi a disposizione del Comune per una crisi che costa al Comune circa 3 milioni di euro. Un cerotto che non aiuta in alcun modo a rimarginare la ferita che si è aperta a fine luglio. Lunedì 24 agosto incontreremo di nuovo i rappresentanti del Comune e chiederemo loro di avanzare sulla trattativa con Investire SGR per l’acquisto del palazzo. Se la proprietà dovesse rifiutare, come abbiamo spiegato grazie all’intervento del nostro team legale, ci sarà la possibilità dell’esproprio d’urgenza. Lo stesso giorno, alle ore 18.00, ci sarà un’assemblea pubblica, in cui inviteremo la città a darci man forte con il presidio, che sarà il preludio alla due giorni del 19-20 settembre, con la manifestazione nazionale e l’assemblea pubblica. Oggi l’unico modo di tutelare questa comunità e riportare i 400 residenti di Spin Time nel loro quartiere è aprire le porte del palazzo. Perché il tempo di Spin Time è ora. Redazione Roma
August 22, 2026
Pressenza
Prima le comunità
Dobbiamo imparare a valorizzare le esperienze in corso. Una comunità di lotta costituita per rispondere ad alcune esigenze dei suoi membri non va pensata come una “cellula sociale”, con un territorio e una popolazione chiusi nei propri confini. Va pensata piuttosto come un addensamento dinamico di relazioni di reciprocità, di riconoscimento e di mutuo sostegno, tendenzialmente estensibili a una moltitudine di attori diversi. Una comunità orientata alla sostenibilità del proprio territorio non può evitare di includere tra gli agenti dei processi che la coinvolgono la vita che lo popola, con tutto quello che esige per essere salvaguardata e quello che può offrire in termini di sostentamento, qualità della vita, bellezza, insegnamento. Conflitto e partecipazione sono l’anima di ogni comunità e crescono contestualmente: non si dà l’uno senza l’altra; e viceversa. Ma è sempre la qualità delle relazioni di reciproca fiducia, con la loro ineludibile componente personale, emozionale e affettiva, a tenerla in vita, a costituirne la forza, l’attrattività e la capacità di durare nel tempo. Mano a mano che la crisi climatica e ambientale renderà più ostiche le condizioni della vita quotidiana comunità con queste caratteristiche dovranno – e in parte già lo fanno – giocare un ruolo insostituibile nel conflitto sociale. Abbiamo ormai numerosi casi di creazione “dal basso” di forze sociali, politiche e culturali a prova di tenuta, fondate in via prioritaria su relazioni di fiducia reciproca. L’ultimo caso è quello di Spin Time, un’esperienza costruita su una perfetta combinazione di tre elementi: la risposta ai bisogni abitativi di un insieme altamente disomogeneo di occupanti, famiglie e single, di svariate nazionalità e culture, che hanno trovato in quell’edificio l’ambito di una forma avanzata di convivenza e di reciproca acculturazione; una serie di servizi – ristorante, palestra, asilo, scuola, laboratori, rivista – funzionali alla costruzione di un legame con il territorio; un centro di elaborazione politica e culturale di valenza internazionale anche grazie alla disponibilità di un ampio anfiteatro e di diversi locali per riunioni e convegni. Il primo di questi casi, per importanza e durata nel tempo, è quello delle comunità No Tav della Valle di Susa: un faro puntato sull’incapacità di comprenderne le ragioni e gli sviluppi dimostrata da tutte le forze istituzionali impegnate nel tentativo di stroncarlo e ben sintetizzata dall’esclamazione stupìta e stupida di Pier Luigi Bersani di fronte alla pervasività e alla durata di quella mobilitazione: “Ma è solo un treno!”. No, non è solo un treno: è una comunità di lotta per la difesa del proprio territorio dalla devastazione e dalla speculazione, ma soprattutto di costruzione e di autoaffermazione di una propria autonomia sociale, politica e culturale, che si è andata costituendo nella contrapposizione frontale all’insensata quanto compatta ostinazione di tutto l’establishment nazionale ed europeo. Poi c’è la vicenda della ex-Gkn, in lotta da cinque anni contro lo smantellamento della fabbrica e della sua forza operaia; un’esperienza che ha visto espandersi a livello locale, nazionale e internazionale la sua influenza e il suo impegno su un numero enorme di temi: produzioni alternative ed ecologiche, studenti, clima, altre fabbriche in crisi, guerre, armi, Palestina, fino all’invenzione geniale del festival della letteratura working class. L’asse portante di quegli sviluppi è una semplice domanda, rivolta a tutti i possibili alleati, che non chiede un’astratta “solidarietà”, ma offre la prospettiva concreta del mutuo sostegno nell’affrontare le difficoltà di ciascuno: “E tu, come stai?” L’approccio che vede nella costruzione di comunità aperte, fondate su fiducia, mutuo sostegno, replicabilità e adattabilità delle pratiche a contesti differenti apre la strada a una duplice prospettiva: la pratica dell’obiettivo con la creazione di aggregati politico-sociali forti, capaci di imporsi o di non soccombere nel conflitto che li contrappone alle rispettive controparti e lo sviluppo, combinando conflittualità e partecipazione, di una consapevolezza diffusa dell’interconnessione di tutti i problemi più importanti che la specie umana – e soprattutto la parte di essa che subisce le decisioni dei pochissimi “padroni del mondo” – si trova a dover affrontare. Con una risposta “dal basso”, adeguata sia in termini di mitigazione che di adattamento, al collasso climatico e ambientale e con il ripudio generalizzato della guerra e del ricorso alle armi: non solo nella risoluzione delle vertenze internazionali tra Stati, ma innanzitutto nella gestione della più grande questione sociale dei decenni a venire: abbandonare la vana, dispendiosa e crudele guerra ai migranti. Con l’accoglienza, il riconoscimento e la valorizzazione delle decine di migliaia, oggi, e dei milioni, domani, delle “persone”, ciascuna con la propria storia, la propria cultura, i propri bisogni, che sono alla ricerca di contesti che solo una comunità aperta può offrire. Una comunità dove potersi costruire una vita diversa, ma anche dove trovare condizioni per poter fare volontariamente  ritorno – dove ancora è possibile, e in molte regioni lo è – nelle loro terre di origine per lavorare al loro risanamento materiale e sociale; con la libertà di movimento, i mezzi materiali e tecnici e soprattutto il “mutuo appoggio” delle comunità ospiti. Dunque, comunità e comunità di comunità, sia come pratica dell’obiettivo che come “visione” di un orizzonte comune da perseguire insieme.       Guido Viale
August 17, 2026
Pressenza
Spin Time, messaggio di solidarietà di Ken Loach e nuova opera di Laika
Il regista inglese Ken Loach, che ha visitato tempo fa lo Spin Time, ha inviato un messaggio di solidarietà agli attivisti e agli abitanti sgomberati dall’immobile. “Mi è dispiaciuto moltissimo apprendere dell’incendio allo Spin Time, del successivo sgombero e delle terribili conseguenze che ha comportato: vivere per strada deve essere davvero difficile per tutti voi, soprattutto per i più piccoli.   Ricordo con grande piacere l’incontro che abbiamo avuto, le idee che abbiamo condiviso e le canzoni che abbiamo cantato: “Bella Ciao” non mi è mai sembrata così bella! Ho potuto constatare che la vostra comunità è creativa e animata da uno spirito generoso, fondata sui principi della condivisione e della compassione. Spero che si trovi quanto prima una soluzione che vi garantisca sicurezza e che la comunità possa riunirsi di nuovo per ricreare quel clima di sostegno reciproco, amicizia e gioia a cui mia moglie Lesley e io abbiamo avuto il piacere di partecipare per alcune ore.  Con i migliori auguri e la mia solidarietà, Ken Loach.” Una nuova opera della street artist Laika è comparsa in una tenda davanti alla sede del Gruppo Investire, proprietario dell’immobile, che ha rifiutato la proposta di acquisto del Comune di Roma. Rappresenta una ragazza che impugna uno scudo con il logo di Spin Time, trafitto da tre frecce che rappresentano speculazione, repressione e abbandono. “Voglio dare un segnale alla proprietà dell’immobile”, ha dichiarato l’artista. “La lotta per Spin Time non si ferma. Troverete tende ovunque se sarà necessario. Mettere fine a questa esperienza significherebbe uccidere un meraviglioso esempio di rigenerazione urbana, un progetto che offre una risposta concreta alle carenze sociali e culturali della città di Roma. Non possiamo permetterlo. Spin Time deve tornare pubblico! Tutto il mio sostegno va agli abitanti e agli attivisti che resistono.” Redazione Roma
August 11, 2026
Pressenza