“Roma è tutta qui”, non si può cancellare la ricchezza degli spazi socialiFra il 2012 e il 2013, 50 occupazioni di immobili inutilizzati riescono a dare
una casa a migliaia di persone, nuclei di famiglie immigrate e italiane. È lo
Tsunami Tour, una mobilitazione enorme promossa dai movimenti di lotta per la
casa uniti contro la mancanza di soluzioni al problema abitativo, che a Roma
condanna decine di migliaia di persone a vivere in precarietà.
Spin Time è una di queste occupazioni. Il palazzo di dieci piani nel quartiere
Esquilino era stata la sede dell’Inpdap (Istituto Nazionale di Previdenza per i
Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) l’ente che gestiva la previdenza e
l’assistenza per le e i dipendenti pubblici fino alla sua soppressione nel 2011,
quando le sue funzioni sono state trasferite all’INPS. L’immobile viene allora
acquisito da un fondo di investimenti immobiliare Investire SGR per essere
“valorizzato”.
> In realtà la sua valorizzazione sociale inizia da subito dopo l’occupazione.
> Con il “cantiere di rigenerazione urbana” si mette in moto un processo che
> porta il palazzo ad aprirsi verso l’esterno, facendo coesistere la dimensione
> abitativa con quella dei servizi alla cittadinanza, tanto di carattere sociale
> quanto culturale.
Sfruttando le potenzialità dell’ex-sede Inpdap, infatti, gli spazi cambiano
rapidamente forma e scopo. La sala conferenze diventa un auditorium, sede di
spettacoli teatrali e concerti di musica classica, la vecchia mensa si trasforma
in un’osteria popolare e a queste attività se ne aggiungono molte altre: dalle
residenze artistiche al doposcuola per il quartiere, dalla falegnameria agli
sportelli sociali.
A Spin Time arrivano in tanti e tante: la comunità proveniente dal Teatro Valle,
le associazioni cattoliche, quelle lgbtqia+, i comitati di quartiere e
l’associazione della vicina scuola elementare Di Donato. In breve tempo si
sperimenta un modello di convivenza che riguarda non solo le oltre 300 persone
di 25 nazionalità diverse che abitano nel palazzo, ma decine e decine di realtà
che qui cominciano a incontrarsi e a contaminarsi.
Si aggiungono poi negli anni seguenti i ragazzi e le ragazze della rivista
“Scomodo”, che utilizzano una parte dello spazio per dar vita a una redazione e
a un centro di aggregazione giovanile.
> Come le occupazioni hanno insegnato, la città è disseminata di edifici
> lasciati inutilizzati per anni, che possono essere riconvertiti a uso
> abitativo. Queste esperienze sono state capaci di rigenerare pezzi di città e
> trasformare ruderi urbani in comunità solidali per l’abitare di tanti e tante.
Il valore di queste esperienze è stato riconosciuto dall’amministrazione
Capitolina, tanto da inserire nel Piano Strategico per il Diritto all’Abitare
2023-2026, Spin Time, insieme a Metropoliz-MAAM, fra gli immobili da acquisire e
riproporre quello che è già avvenuto per l’occupazione di Porto Fluviale per la
quale, dopo l’acquisto, è stata avviata la ristrutturazione utilizzando i fondi
del bando europeo Pinqua.
Acquistare e regolarizzare Spin Time significherebbe restituire a tutta la
cittadinanza ciò che gli spetta di diritto. Riconoscere formalmente la funzione
pubblica che svolge da anni. Dare finalmente a centinaia di famiglie e individui
in emergenza abitativa una soluzione sicura, senza sradicarli da quello che
ormai da dieci anni è il loro luogo di vita.
Ma ecco che nell’ottobre 2023 si manifesta l’intenzione del Ministro degli
Interni Matteo Piantedosi di voler sgomberare il palazzo, nonché della volontà
della proprietà Investire SGR di trasformarlo in un albergo. Parte allora una
resistenza che vede la solidarietà di molte associazioni, movimenti e sindacati
per non cancellare un’esperienza importante per tutta la città.
> Dopo quanto accaduto a Milano con lo sgombero del Leoncavallo e a Torino con
> quello di Askatasuna, la minaccia per Spin Time diventa reale. Si manifesta da
> parte del governo un piano di attacco agli spazi sociali in quanto luoghi di
> aggregazione e di partecipazione. Spazi in cui si dimostra che immaginare
> un’altra città è possibile, mettendo insieme esperienze diverse che sappiano
> convivere e progettare il loro futuro.
È quello che la comunità di Spin Time intende fare, e per discutere con tutta la
città ha convocato un’assemblea pubblica per sabato 10 gennaio alle 14 in via di
Santa Croce in Gerusalemme 55.
Nel comunicato di convocazione scrivono: «Abbiamo visto crescere l’onda di
solidarietà in seguito ai numerosi articoli che minacciavano lo sgombero del
nostro palazzo. Associazioni, cittadin3, partiti, sindacati, giornalist3 e
attor3 hanno risposto al nostro appello. Ora dobbiamo rimetterci all’opera e
dare una risposta organizzata a questa minaccia. Perché se vogliono chiudere gli
spazi sociali e abitativi, bisogna rispondere come comunità. Incontriamoci
perché abbiamo bisogno di una città a misura di tutt3, in cui l’educazione è
garantita a tutte le fasce d’età, in cui il diritto all’abitare non è ostacolato
dalla speculazione privata. Una città che non esclude, ma che accoglie».
E concludono: «Questa battaglia dobbiamo vincerla, non solo per Spin Time, ma
per tutte le esperienze che dal basso organizzano i mondi possibili che questa
destra di governo disprezza».
La copertina è di Marta D’Avanzo
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