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Spin Time, quando un rione diventa comunità
L’incendio che ha costretto oltre quattrocento persone a lasciare le proprie case ha generato una mobilitazione straordinaria in tutta Roma, a partire dall’Esquilino, dove si è attivata una vasta rete di accoglienza e sostegno. Associazioni, cittadine e cittadini stanno dimostrando la forza concreta della solidarietà e della cura reciproca. Nella notte di giovedì 30 luglio un principio di incendio ha interessato l’edificio di Spin Time, in via Santa Croce in Gerusalemme, nel rione Esquilino, a Roma. Da allora, oltre quattrocento persone evacuate non hanno ancora potuto fare ritorno nelle proprie abitazioni. Sabato è stato avviato un confronto tra Roma Capitale e l’ente privato proprietario dell’immobile per individuare una soluzione sul futuro dello stabile. I tempi, tuttavia, appaiono ancora incerti, mentre centinaia di persone continuano a vivere una condizione di emergenza, lontane dalle proprie case e senza sapere quando potranno rientrare. In questi giorni, però, l’Esquilino e l’intera città hanno mostrato fin da subito la forza del legame solidale costruito intorno a questo luogo: una trama di relazioni, prossimità e cura concreta. La mobilitazione che si è attivata non è nata dal nulla e non può essere ridotta a una risposta spontanea ed episodica. È il risultato di anni di legami, collaborazione e fiducia costruiti nel territorio, anche attraverso la rete del Polo Civico Esquilino, di cui Spin Time è tra i soci fondatori. Una rete che oggi sta dimostrando, nei fatti, che cosa significa essere comunità. C’è innanzitutto una solidarietà organizzata, resa possibile dalle associazioni, dal volontariato e dalle tante realtà sociali che, fin dalle prime ore dell’emergenza, hanno garantito accoglienza, assistenza e supporto alle persone evacuate. Le associazioni del Polo Civico Esquilino si sono mobilitate immediatamente. Nonna Roma, Libera Roma e Binario 95 sono impegnate nel sostegno alle famiglie e nella gestione delle docce. MaTeMù ha aperto i propri spazi per accogliere bambine e bambini, offrendo loro un luogo sicuro in cui giocare e trascorrere il tempo. Gasquilino sta organizzando turni per il lavaggio della biancheria e la raccolta di generi alimentari. Slow Food Roma ha attivato la rete dei donatori e dei commercianti del rione, coinvolgendo Sfizio, Forno Conti, Fassi e molte altre realtà del territorio. La Rete degli Studenti Medi e Scomodo stanno garantendo i turni notturni e contribuendo alle pulizie delle sedi del Polo Civico Esquilino e del CSV, dove sono accolte mamme, bambine, bambini e famiglie evacuate. Lo Chorohe ha donato un frigorifero alla sede del Polo. IoStoria sta offrendo supporto attraverso la mediazione linguistica. L’Associazione Genitori Scuola Di Donato, nota per la sua esperienza di scuola aperta partecipata, coordina le attività rivolte ai più piccoli. È un lavoro collettivo fatto di competenze, disponibilità e responsabilità condivise. Un’infrastruttura sociale che non sempre si vede, ma che nei momenti di crisi diventa essenziale. Accanto a questa dimensione organizzata, ce n’è una più silenziosa e diffusa, forse ancora più difficile da raccontare: una rete fittissima, spesso invisibile, composta da gesti quotidiani che stanno tenendo insieme un intero rione. Sono le persone che si offrono di fare le lavatrici. Le famiglie che accolgono nelle proprie case i compagni di scuola dei figli. Chi porta materassini, ventilatori, vestiti, acqua e tutto ciò che può servire. Chi passa davanti a Spin Time, si ferma e domanda semplicemente: «Che cosa serve?». Sono azioni che possono sembrare piccole, ma che, sommate, costruiscono una risposta collettiva potente. Questa solidarietà di vicinato ci ricorda che un altro modo di abitare la città non è soltanto possibile: esiste già. Esiste ogni volta che le persone si riconoscono come parte della stessa comunità, che la cura non viene considerata un fatto privato ma una responsabilità condivisa, che un quartiere decide di non lasciare nessuno solo di fronte a un’emergenza. Anche il punto di raccolta allestito davanti a Spin Time si è organizzato grazie al contributo di centinaia di persone. In pochi giorni sono arrivate donazioni di ogni tipo: spazzolini e prodotti per l’igiene personale, vestiti e biancheria intima, tende, beni di prima necessità, tavoli e piccoli arredi indispensabili per affrontare una situazione che si prolunga ormai da giorni. Davanti allo stabile è nato anche un presidio permanente, animato soprattutto da giovani, volontarie e volontari che hanno costruito un vero spazio di comunità. Non soltanto un luogo di protesta, ma uno spazio di ascolto, assistenza e vicinanza, con un presidio medico, la distribuzione dei pasti e una presenza costante accanto alle famiglie evacuate. Tutto questo rappresenta la risposta più forte all’indifferenza e al rischio che una condizione intollerabile venga progressivamente considerata normale. Non è normale che centinaia di persone non possano rientrare nelle proprie case. Non è normale che famiglie, bambine, bambini, anziani e persone fragili siano costretti a vivere in una condizione di precarietà, in piena estate e con temperature estreme. Non è normale che la durata dell’emergenza venga scaricata sulla capacità di resistenza delle persone e sulla disponibilità inesauribile del volontariato. Di fronte alla straordinaria risposta del territorio, sentiamo innanzitutto il dovere della gratitudine verso chi ha messo a disposizione il proprio tempo, le proprie energie, le proprie competenze, la propria casa o la propria attività. Ma proprio perché riconosciamo il valore di questa mobilitazione, dobbiamo affermare con altrettanta chiarezza un principio politico fondamentale: la solidarietà non può diventare un alibi. La rete territoriale può sostenere, accompagnare, accogliere e prendersi cura. Può ridurre le conseguenze dell’emergenza e impedire che le persone vengano abbandonate. Ma non può e non deve sostituirsi alle responsabilità delle istituzioni. Una comunità attiva non è una comunità chiamata a supplire stabilmente alle carenze del potere pubblico. La partecipazione civica non può essere utilizzata per trasferire sui cittadini, sulle associazioni e sui volontari l’onere di risolvere problemi che richiedono decisioni amministrative, risorse adeguate e assunzione di responsabilità. Al contrario, una rete sociale così forte deve essere riconosciuta come interlocutrice delle istituzioni e come parte di una nuova idea di governo della città. Quanto sta accadendo all’Esquilino mostra che le comunità territoriali sono presìdi indispensabili per questa città: nuovi corpi intermedi, autonomi e non subalterni, capaci di leggere i bisogni, attivare risorse, produrre risposte e costruire coesione sociale. Ma la collaborazione tra istituzioni e comunità ha senso soltanto quando è fondata sulla reciprocità, sul riconoscimento e sulla responsabilità condivisa. Non quando la capacità di auto-organizzazione dei territori viene usata per compensare ritardi, omissioni o mancanza di decisioni. Per questo continuiamo a chiedere una risposta rapida, concreta e trasparente. Le persone evacuate devono poter tornare nelle proprie abitazioni in condizioni di piena sicurezza, nel più breve tempo possibile. Devono ricevere informazioni certe, soluzioni dignitose e risposte all’altezza della situazione. Non chiediamo scorciatoie e non sottovalutiamo la complessità tecnica e amministrativa della vicenda. Chiediamo, però, che la complessità non diventi immobilismo e che il tempo necessario alle istituzioni non venga pagato interamente dalle persone più esposte. Ogni giorno trascorso fuori casa ha conseguenze materiali, economiche e psicologiche. Ogni giorno di incertezza accresce il peso dell’emergenza sulle famiglie e sulla rete territoriale che le sta sostenendo. La questione di Spin Time, inoltre, non riguarda soltanto il destino di un singolo edificio. Interroga il modo in cui Roma affronta il diritto all’abitare, le fragilità sociali e la gestione dei beni immobiliari. Interroga la capacità della città di riconoscere e valorizzare le esperienze che, negli anni, hanno costruito servizi, cultura, mutualismo e inclusione nei quartieri. Interroga, soprattutto, l’idea stessa di città che vogliamo costruire. Una città può limitarsi a intervenire quando l’emergenza è già esplosa, oppure scegliere di investire nella prevenzione, nella cura dei territori e nella collaborazione stabile con le comunità che li abitano. Questo significa riconoscere e rafforzare le nuove forme di mutualismo sociale, come le reti territoriali e i poli civici, non come risorse occasionali da attivare nei momenti di crisi, ma come infrastrutture democratiche essenziali per il benessere e la qualità della vita urbana. Una città può lasciare sole le persone davanti ai problemi, oppure costruire istituzioni presenti, accessibili e responsabili. In questi giorni l’Esquilino ha già indicato una direzione. Ha mostrato che la sicurezza non è soltanto una questione tecnica, ma anche sociale: una comunità è più sicura quando le persone si conoscono, collaborano e si prendono cura le une delle altre. Ha mostrato che la partecipazione non è un esercizio astratto, ma una pratica quotidiana fatta di organizzazione, fiducia e corresponsabilità. Ha mostrato, infine, che il welfare non vive soltanto negli uffici e nei servizi formali, ma anche nelle relazioni di prossimità, nei luoghi civici e nelle reti che rendono un quartiere capace di reagire, proteggere e includere. Questa ricchezza sociale deve essere sostenuta, non sfruttata; riconosciuta, non data per scontata. Deve poter dialogare con istituzioni capaci di assumere fino in fondo il proprio ruolo. Nel frattempo, il presidio davanti a Spin Time continua. Continua perché nessuna famiglia può essere lasciata sola in una situazione di emergenza, in strada e con questo caldo. Continua perché la vicinanza è una forma concreta di responsabilità. Continua perché la solidarietà non è beneficenza, né una risposta occasionale fondata sulla buona volontà di pochi. È una scelta pubblica e collettiva, il modo in cui una comunità riconosce i propri legami e decide di trasformarli in azione. Ma continua anche per ricordare alle istituzioni che quella comunità esiste, è organizzata e chiede di essere ascoltata. La forza dell’Esquilino non può diventare la giustificazione per rinviare le decisioni. Deve diventare, al contrario, la base per una soluzione condivisa, responsabile e duratura. Perché una città giusta non è quella in cui i cittadini sono costretti a sostituire le istituzioni. È quella in cui istituzioni e comunità collaborano, ciascuna assumendosi pienamente la propria responsabilità; in cui nessuno viene lasciato indietro o abbandonato. È quella in cui la solidarietà non serve soltanto a resistere alle emergenze, ma diventa il principio attraverso cui costruire insieme il futuro della città. Polo civico Esquilino Foto di Riccardo Troisi Comune-info
August 3, 2026
Pressenza
Dentro lo Spin Time di Roma: un’esperienza sociale a rischio sgombero
Lo Spin Time, centro sociale e abitativo di Roma, occupato dal 2010 da oltre 120 famiglie e sede di numerose attività mutualistiche, è al centro di un possibile sgombero dopo l’incendio scoppiato nella notte dello scorso 31 luglio in un piccolo magazzino dell’edificio. Le verifiche di vigili del fuoco e Protezione civile hanno lasciato circa 400 persone fuori dal palazzo, mentre Comune, proprietà e occupanti trattano in Prefettura una possibile acquisizione pubblica dell’immobile. Con il rischio di cancellare non solo un’esperienza abitativa, ma anche un importante presidio sociale, sanitario e culturale della città. «So che c’è una sorta di ambulatorio con infermieri e medici volontari a cui ho dato disponibilità per turni, ed anche attività ricreative per minori. E qui sto aspettando mi dicano chi coordina. Oggi sono andata per portare abiti perché col caldo immagino si debbano cambiare spesso e ho trovato una situazione tipo guerra…Mi veniva da piangere…Protezione civile, vigili urbani e alcuni volontari molto carini e accoglienti. La Polizia presidia tutte le entrate. La gente in 5 seduti su una brandina…i volti “sfatti” dalla stanchezza e delusione…una poveretta era completamente fuori agitata parlava da sola e accennava passi di danza, accettata, seguita e coccolata da chi era lì come lei rimasto senza nulla».  Davanti allo Spin Time, il palazzo (quasi) sgomberato in via S.Croce in Gerusalemme a Roma, non lontano dalla Basilica di S.Giovanni, questo racconta una delle tante e tanti romani che in questi giorni si sono recati a portare solidarietà a chi, in un attimo, è stato messo fuori casa e lasciato su sedie e brandine di fortuna. Il cancello di accesso all’edificio è chiuso e sprangato, presidiato dall’interno da una dozzina di agenti che controllano al di là delle sbarre. La situazione è questa dalla notte del 31 luglio, quando andò a fuoco un piccolo magazzino. L’incendio, domato grazie all’intervento tempestivo delle famiglie del palazzo, ha dato il via a una specie di Odissea, con l’intervento dei vigili del fuoco e della Protezione civile, le cui perizie sulla stabilità dell’edificio, a distanza di quattro giorni, hanno avuto più l’aspetto di una volontà di sgombero vero e proprio. Sono circa 400 persone, oltre 120 famiglie, lasciate a stazionare in presidio davanti allo Spin Time, con le temperature infuocate di questo periodo. Nei giorni successivi, la stessa Protezione Civile e la Sala Operativa Sociale del Comune hanno cercato alla bell’e meglio di portare assistenza con tende, bagni chimici, qualche sdraio e alcuni ventilatori che tuttavia, con l’afa asfissiante, ben poco possono fare. La vicenda dello Spin Time è sicuramente singolare, nel panorama delle occupazioni dei comitati di lotta per la casa a Roma: nell’edificio – che fino al 2010 ospitava gli uffici dell’INPDAP e poi, rimasto vuoto, è stato occupato dai comitati di lotta – non viene infatti affrontata soltanto la questione abitativa. Nel palazzo di quasi 17mila metri quadrati, articolato su 10 livelli (otto piani e due interrati di cui uno è un’ampia sala congressi) le attività sono molteplici: oltre agli appartamenti in cui abitano le famiglie ci sono un’osteria popolare, uno sportello legale per chi subisce uno sfratto, un ambulatorio e un servizio di supporto psicologico, un doposcuola, una falegnameria, un auditorium per concerti e spettacoli e una redazione di giovani giornalisti, quella di Scomodo. Nel tempo, gli attivisti hanno anche creato un legame con le realtà ecclesiastiche cittadine: dalla presenza fissa di don Mattia Ferrari, che in occasione del Giubileo organizzò nello stabile proprio il Giubileo dei Movimenti Popolari, ai corsi di formazione e doposcuola a cui partecipano anche delle suore. Una risonanza particolare ebbe la vicenda accaduta nel 2019, quando l’ACEA staccò la corrente elettrica a tutto il palazzo e il cardinale Konrad Krajevskij, Elemosiniere di papa Francesco, intervenì personalmente per riattaccare i contatori, anche a fronte del fatto che nell’edificio vivevano persone malate, qualcuna delle quali dipendente dalle macchine per l’ossigeno. Ma è difficile comprendere la vicenda se non si riannoda il filo a quel 2004, anno delle cartolarizzazioni di Tremonti e delle note Scip 1 e Scip 2, che prevedevano l’alienazione a privati di proprietà immobiliari pubbliche per fare cassa. Un’operazione definita nel complesso da fonti autorevoli come lavoce.info un vero e proprio disastro finanziario per le casse dello Stato. Proprio il palazzo dello Spin Time venne venduto ala società InvestiRE sgr ad un prezzo ben al di sotto del valore di mercato di un simile immobile. Come se non fosse abbastanza, essendo gli uffici dell’INPDAP ancora funzionanti (e lo furono ancora per dieci anni), lo stesso ministero dell’Economia lo prese in affitto proprio dalla società a cui lo aveva venduto, ad un canone questa volta ben superiore agli standard medi del mercato di locazione. Risultato: quella cifra incassata e sottostimata dal ministero fu quasi tutta restituita ai nuovi proprietari che gli avevano affittato il palazzo. Un’operazione insomma quasi a saldo zero – in barba al fatto che quel “dissanguamento” di beni immobili pubblici era stato deciso per sanare il debito pubblico di quegli anni.  All’oggi in questa situazione, pur in fase di stallo (e nella sofferenza degli occupanti) vede aprirsi qualche spiraglio: sono in corso infatti da giorni incontri in Prefettura tra Comune di Roma, la proprietà immobiliare dell’edificio e il comitato di occupanti, con la presenza discreta della Chiesa. La proposta del Campidoglio è quella di acquisto da parte del palazzo per mantenere il più possibile quell’esperienza mista questione abitativa/attività sociali.  Fino a poco tempo la InvestiRE sgr aveva sempre respinto la proposta. Ora, come raccontato dallo stesso assessore capitolino per le Politiche abitative, Tobia Zevi, sembra che il percorso possa avere uno sbocco positivo (anche se è troppo presto per dirlo). Negli anni lo Spin Time è stato un luogo-simbolo di un nuovo tipo di aggregazione sociale, visitato da delegazioni internazionali, attivisti da mezzo mondo e personalità come la giornalista russa, Oksana Chelysheva, amica e “sorella” della cronista di guerra della Novaja Gazeta, uccisa venti anni fa a Mosca, Anna Politkovskaja. The post Dentro lo Spin Time di Roma: un’esperienza sociale a rischio sgombero appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 3, 2026
L'INDIPENDENTE
Aggiornamenti da Spin Time
Aggiornamenti da Spin Time. Gli abitanti continuano a vivere per strada dove le condizioni climatiche di caldo estremo rendono difficilissima la quotidianità con svenimenti quasi ogni ora per le temperature elevate. Oggi pomeriggio alle 18 si terrà il tavolo con il Comune e la proprietà per portare avanti le trattative di acquisto da parte del Comune. Si chiede la presenza di tutte e tutti al presidio permanente davanti ai cancelli di Spin Time come supporto sia agli abitanti che al tavolo istituzionale.
August 3, 2026
Radio Onda Rossa
Solidarietà a Spin Time: nessun uso strumentale dell’incendio per colpire un’esperienza sociale e abitativa
COMUNICATO STAMPA GIÙ LE MANI DA SPIN TIME. ESEMPIO DI RIGENERAZIONE URBANA AL CENTRO DI ROMA L‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università esprime la propria piena solidarietà agli abitanti di Spin Time e a tutte le realtà sociali e culturali che animano quotidianamente questo importante spazio di mutualismo, accoglienza e partecipazione. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo sperimentato fattualmente la difficoltà di reperire spazi per iniziative culturali e sociali a Roma tra richieste economiche spropositate e ostatoli burocratici e logistici notevoli. Spin Time, con i suoi locali e il personale tecnico qualificato, si è mostrato per due anni consecutivi all’altezza delle richieste che ponevamo e infatti per due anni consecutivi l’Osservatorio ha svolto l’appuntamento del Convegno nazionale e l’assemblea nazionale (Convegno 2024 e Convegno 2025) nei suoi locali, potendo anche usufruire dello spazio ristorativo con pietanze frugali, ma dall’alto valore conviviale e sociale. Dalle informazioni finora disponibili emerge che il principio d’incendio sviluppatosi qualche giorno fa sarebbe stato rapidamente circoscritto e spento grazie al tempestivo intervento della comunità residente, senza danni alle persone né all’edificio. Ciononostante, centinaia di persone sono rimaste fuori dalle proprie abitazioni, con ingressi limitati, porte forzate e una situazione di grande incertezza sulle reali condizioni dello stabile. Riteniamo grave che un episodio di questo tipo possa trasformarsi nell’occasione per mettere in discussione il diritto all’abitare e l’esistenza di una delle più importanti esperienze di solidarietà sociale del nostro Paese. Chiediamo che venga fatta piena chiarezza sulle decisioni assunte dalle autorità competenti e che ogni valutazione tecnica sia resa pubblica e trasparente. Allo stesso tempo, denunciamo il rischio che esigenze di ordine pubblico prevalgano su criteri oggettivi di sicurezza, utilizzando l’incendio come pretesto per procedere allo sgombero di un’occupazione abitativa e di un centro culturale che da anni rappresentano un punto di riferimento per centinaia di persone e per associazioni come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che di quegli spazi ha beneficiato. Le istituzioni hanno il dovere di garantire la sicurezza degli/delle abitanti, non di trasformare un’emergenza in un’operazione repressiva. Le persone coinvolte devono poter rientrare nelle proprie case non appena le verifiche tecniche lo consentano, nel pieno rispetto dei loro diritti e della loro dignità. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitano tutte e tutti a partecipare alle iniziative di solidarietà promosse da Spin Time e a vigilare affinché nessuna operazione di sgombero venga giustificata o accelerata sfruttando un episodio che deve essere affrontato esclusivamente sul piano della tutela delle persone e della sicurezza. LA SOLIDARIETÀ NON SI SGOMBERA. DIFENDERE SPIN TIME SIGNIFICA DIFENDERE IL DIRITTO ALL’ABITARE, LA CULTURA, IL MUTUALISMO E GLI SPAZI SOCIALI AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITÀ. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Chi vuole ricominciare con l’estate stagione degli sgomberi?
Da ormai due notti le donne, gli uomini, le bambine e i bambini che abitano dentro il palazzo occupato di Santa Croce in Gerusalemme sono letteralmente in mezzo a una strada, nel pieno di una ondata di calore che sta mietendo danni ambientale ed umani profondi in tutta Italia e […] L'articolo Chi vuole ricominciare con l’estate stagione degli sgomberi? su Contropiano.
July 31, 2026
Contropiano
Roma. A Spin Time la polizia dentro il palazzo e le famiglie ancora per strada
La situazione a Spin Time è questa. Il palazzo , che non sembra affatto in una grave condizione rispetto all’agibilità, è stato praticamente occupato dalla polizia che si alterna nei turni all’interno. Intorno ci sono i blindati e le famiglie stanno in mezzo alla strada con quasi 40 gradi di […] L'articolo Roma. A Spin Time la polizia dentro il palazzo e le famiglie ancora per strada su Contropiano.
July 31, 2026
Contropiano
Spin Time: il diritto alla casa torna al centro dello scontro politico
Dopo l’incendio e il sequestro probatorio disposto dalla Procura, oltre quattrocento persone attendono ancora di sapere quando potranno rientrare nelle proprie case. Mentre proseguono gli accertamenti sulle cause del rogo, la vicenda riporta al centro una domanda che accompagna Spin Time da oltre dodici anni: perché un’esperienza nata per rispondere all’emergenza abitativa continua ancora oggi a colmare un vuoto lasciato dalle politiche pubbliche?  Oltre quattrocento persone sono ancora fuori dalle loro abitazioni. A distanza di ore dal principio d’incendio sviluppatosi nella notte all’interno di Spin Time Labs, il futuro dello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme è ancora incerto. Secondo le prime ricostruzioni disponibili, il rogo sarebbe rimasto confinato a un locale tecnico e non avrebbe provocato feriti. Nelle ore successive la Procura di Roma ha disposto un sequestro probatorio dell’immobile per consentire gli accertamenti sulle cause dell’incendio, sulle condizioni dello stabile e sull’eventuale presenza di responsabilità. Il provvedimento si aggiunge al precedente sequestro già disposto nell’ambito del procedimento relativo all’occupazione dell’edificio, ma ha natura e finalità completamente diverse: non riguarda il contenzioso sull’occupazione, bensì la necessità di preservare lo stato dei luoghi e consentire lo svolgimento delle indagini. Nelle ore successive all’incendio, alcuni esponenti delle forze di centrodestra hanno rilanciato l’ipotesi dello sgombero, tornando a descrivere Spin Time esclusivamente come un problema di ordine pubblico. Una posizione che ha alimentato la preoccupazione di molti residenti, timorosi che un episodio circoscritto possa trasformarsi nell’occasione per chiudere definitivamente un’esperienza che dura da oltre dodici anni. Secondo quanto riferito dagli abitanti, durante i sopralluoghi Vigili del Fuoco e forze dell’ordine avrebbero forzato le porte di alcuni appartamenti per ragioni di sicurezza, nonostante tutte le chiavi fossero già state consegnate. I residenti riferiscono inoltre di non aver ancora ricevuto indicazioni precise sui tempi del rientro né sugli esiti delle verifiche tecniche in corso. Gli accertamenti disposti dalla Procura e le verifiche sull’agibilità rappresentano naturalmente un passaggio indispensabile per garantire la sicurezza delle persone. Ciò che continua ad alimentare la preoccupazione è il protrarsi dell’incertezza. Pur essendo distinto dal precedente sequestro legato al procedimento sull’occupazione, il nuovo sequestro probatorio impedisce il rientro fino alla conclusione delle indagini e lascia aperti interrogativi sul futuro dello stabile. Al di là dell’emergenza di queste ore, la vicenda riporta al centro una domanda che accompagna la storia di Spin Time fin dalla sua nascita: perché centinaia di persone continuano a trovare una risposta al proprio bisogno di una casa in un immobile recuperato dal basso anziché nelle politiche pubbliche? È questo interrogativo, più ancora del destino del singolo edificio, ad aver trasformato Spin Time in uno dei simboli nazionali del dibattito sul diritto alla casa. Per comprenderne le ragioni bisogna tornare al 12 ottobre 2013, quando l’ex sede dell’Inpdap, da tempo inutilizzata, venne occupata nell’ambito di un’iniziativa nata per dare una risposta all’emergenza abitativa. In una città dove già allora decine di migliaia di persone faticavano ad accedere a un alloggio dignitoso, quello stabile smise di rappresentare l’abbandono delle istituzioni e iniziò a ospitare famiglie italiane, lavoratori precari, studenti, persone migranti e cittadini colpiti dalla crisi economica. Oggi vi risiedono oltre quattrocento persone appartenenti a decine di nuclei familiari. Con il passare degli anni Spin Time è diventato molto più di un luogo dove vivere. Attività culturali, laboratori, servizi di assistenza, iniziative sociali e spazi di aggregazione hanno restituito una funzione pubblica a un immobile rimasto inutilizzato, trasformandolo in un punto di riferimento per il quartiere e in una delle esperienze di recupero sociale più conosciute della Capitale. È proprio questa dimensione che spesso scompare nel dibattito pubblico, dove Spin Time viene raccontato soltanto come un’occupazione abusiva. Eppure il fatto stesso che questa esperienza sia riuscita a consolidarsi per oltre dodici anni racconta meglio di qualsiasi slogan quanto sia ancora profonda la crisi della casa a Roma. Nel maggio del 2019 Spin Time uscì definitivamente dalla cronaca romana per diventare un caso internazionale. Dopo il distacco dell’energia elettrica che aveva lasciato senza corrente centinaia di residenti, il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere di Papa Francesco, riattivò personalmente la fornitura elettrica. Quel gesto riportò al centro del dibattito il rapporto tra legalità, funzione sociale della proprietà e diritto alla casa, facendo conoscere Spin Time ben oltre i confini della Capitale. La vicenda torna oggi a interrogare Roma, dove l’emergenza abitativa continua ad aggravarsi. Gli affitti sono sempre più elevati, migliaia di famiglie attendono un alloggio di edilizia residenziale pubblica e una parte consistente del patrimonio immobiliare pubblico continua a rimanere inutilizzata. In questo contesto, esperienze come Spin Time non rappresentano la causa della crisi della casa, ma uno degli effetti più evidenti dell’incapacità delle istituzioni di dare risposte adeguate. La Costituzione affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale dei cittadini e riconosce alla proprietà una funzione sociale. Per questo ridurre la questione della casa a un problema esclusivamente di ordine pubblico significa affrontarne gli effetti senza intervenire sulle cause. Uno sgombero può liberare un edificio, ma non crea una casa in più, non riduce il costo degli affitti e non accorcia le liste d’attesa per un alloggio pubblico. L’esito delle indagini chiarirà le cause dell’incendio e accerterà eventuali responsabilità. Ma nessuna perizia potrà rispondere alla domanda più importante: perché, nel 2026, in una delle capitali più ricche d’Europa, centinaia di persone continuano a trovare una casa in un edificio recuperato dal basso anziché nelle politiche pubbliche? Finché Roma continuerà a convivere con migliaia di famiglie in attesa di un alloggio, affitti sempre più inaccessibili e un enorme patrimonio immobiliare pubblico lasciato inutilizzato, vicende come quella di Spin Time continueranno a ripetersi. Il vero nodo non è soltanto il destino di uno stabile di via Santa Croce in Gerusalemme, ma il fallimento di un sistema che, da troppo tempo, non riesce a garantire un diritto fondamentale come quello alla casa. Giovanni Barbera
July 30, 2026
Pressenza
USB: “Sgombero di Spin Time illegittimo, la scusa dell’inagibilità non regge”
Ancora una volta si utilizzano i Vigili del fuoco per giustificare uno sgombero di centinaia di famiglie, ma il trucco non funziona. I Vigili intervenuti per spegnare l’incendio hanno trovato le fiamme già domate dagli stessi abitanti e si sono limitati ad un intervento di piccola entità, certificato anche dal fatto che è stata richiesta la presenza di una sola squadra. Al termine dell’operazione i Vigili hanno dichiarato l’inagibilità MOMENTANEA, in attesa che tecnici qualificati vengano ad accertare lo stato effettivo dell’immobile. Ma il racconto di chi ha preso parte alle operazioni di soccorso è inequivocabile: in nessun caso si è trattato di un incendio di proporzioni tali da giustificare una dichiarazione di inagibilità dello stabile. Quello che è inaccettabile è che si continui a fare pressione sul personale dei Vigili del Fuoco per giustificare operazioni antipopolari e colpire famiglie colpevoli soltanto di battersi per avere un tetto sopra la testa, che dovrebbe essere invece un diritto riconosciuto e universale. Le famiglie che vivono a Spin Time non hanno rubato la casa a nessuno, anche perché vivono in un palazzo dove per anni ci sono stati uffici pubblici (era una sede INPDAP) e che da tempo è rimasto inutilizzato e abbandonato. Occupandolo hanno semplicemente realizzato un diritto che questo sistema continua a negargli. Basta sgomberi – Spin Time appartiene a chi ci vive Unione Sindacale di Base
July 30, 2026
Pressenza
Roma. Incendio allo Spin Time. La destra ne approfitta e chiede lo sgombero
Questa notte, intorno alle 22, si è sviluppato un principio d’incendio nel palazzo occupato di Spin Time in via Santa Croce in Gerusalemme. L’incendio a quanto pare è stato circoscritto a un locale tecnico affacciato sul cortile interno. La comunità residente ha reagito con tempestività spegnendo l’incendio: l’edificio è stato […] L'articolo Roma. Incendio allo Spin Time. La destra ne approfitta e chiede lo sgombero su Contropiano.
July 30, 2026
Contropiano